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	<title>IMORE</title>
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	<description>Rivista di Moda e Cultura di Moda</description>
	<lastBuildDate>Sat, 18 May 2013 16:49:54 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Il piatto ride</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 16:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Sbolzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Trend]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione vegetariana]]></category>
		<category><![CDATA[costumi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Mangiare vegetariano]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Maino]]></category>
		<category><![CDATA[vegano]]></category>
		<category><![CDATA[Zuppa di cavolo rosso]]></category>

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		<description><![CDATA[Expo 2015 ci rende  tutti più sensibili ai temi del food. Anche il mondo della moda, il Made in Italy per eccellenza, sta ampliando i contatti con il food (i prodotti alimentari tipicamente italiani) e il beverage (i raffinati vini italiani) per viaggiare congiuntamente sui mercati stranieri. E' quindi giustificata che le nostre pagine raccolgano una intervista sulla cucina vegetariana, che si chiude -non poteva mancare!- con una facile e stuzzicante ricetta.<div class='yarpp-related-rss'>

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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28858" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/varie2-vegetariane.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28855];player=img;"><img class="size-medium wp-image-28858" alt="pietanze  vegetariane" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/varie2-vegetariane-300x125.jpg" width="300" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">pietanze vegetariane</p></div>
<p style="text-align: justify;">La conoscenza della moda e dei modi passa anche attraverso l’indagine dei costumi alimentari. Così, questa volta abbiamo voluto intervistare uno chef vegetariano, per capire meglio il nostro tempo, le dinamiche e i valori di una società sempre più fluida e diversificata. Nella fattispecie ci siamo rivolti ad un giovane e colto cuoco milanese, Michele Maino, titolare della “Osteria al 55” in Via Messina. Formazione internazionale, ex-giornalista e studioso di lingue orientali, con la sua apertura intellettuale e la sua esperienza poliedrica, Maino ci ha aiutato a degustare al meglio il “sapore” del presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Mangiare vegetariano è più una moda, un’esigenza salutistica, un’istanza etica?</b></p>
<p style="text-align: justify;">In verità è tutte e tre le cose: naturalmente, l’ordine di importanza fa la differenza. Ritengo che alla luce dei più recenti studi clinici, mangiare vegetariano sia non solo un’esigenza per la salute, ma quasi un imperativo. Ed ecco il richiamo etico (oltre alla grande questione della violenza sugli animali…). Infine, proprio perché si tratta di un tema di scottante attualità, non poteva che interessare anche i trendsetter e diventare quindi un fenomeno di moda (ancora una nicchia, in questa reviviscenza mediatica della cucina alla quale stiamo assistendo sul piccolo schermo).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cosa significa esattamente essere vegetariano? Implica solo un modello alimentare o uno stile di vita tout-court?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una ricetta. Ci sono diversi approcci all’alimentazione vegetariana, che possono essere più o meno ideologici, supportati o meno da un apparato epistemologico, accompagnati o meno da una sensibilità particolare. Ciò che posso dire con certezza, perché frutto di conoscenza empirica, è che il corpo diventa più sensibile, più etereo, meno pesante… e quindi più predisposto a seguire un intelletto curioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Nel mondo della moda – modelle, stilisti, fotografi, giornalisti, ecc. -  il vegetarianesimo sembra piuttosto diffuso. E’ il mero bisogno di restare in linea o come lo spiega?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Anche la cocaina è molto diffusa negli stessi ambienti. Dubito che sia per il bisogno di magrezza. Credo che, da un lato, queste categorie di persone abbiano bisogno, proprio per la natura stessa del loro lavoro, di essere sempre “up to date”. Secondariamente, una certa cucina rarefatta di impronta vegana o, più di recente, vegana-crudista, penso abbia un forte impatto emotivo e filosofico su chi è votato a una magrezza patologica, come molte indossatrici, a patto però di non comprenderla fino in fondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>In sintesi, quanti tipi di alimentazione vegetariana esistono?</b></p>
<p style="text-align: justify;">I vegetariani non mangiano la carne e il pesce. Alcuni non mangiano nemmeno le uova. Altri mangiano le uova, ma non i prodotti caseari. Chi non magia nulla di origine animale, nemmeno il miele, è detto vegan, o vegano. <b></b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Su quali forti valori e caratteri distintivi si fonda la Sua cucina? Che ingredienti predilige?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Gli ingredienti ai quali attingo per realizzare la mia cucina sono per l’80% di origine locale, il più possibile a km 0, e il restante 20% di origine “etnica”: una proporzione che rispecchia appieno l’attuale composizione della nostra società. Prediligo ingredienti freschi, puri, non lavorati.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Cucinare vegetariano è esclusivamente una questione di ingredienti o anche di metodi?</b></p>
<p style="text-align: justify;">E’ una questione sia di ingredienti sia di tecniche. Nella mia cucina in particolare, benché io provenga dalla scuola francese che predilige le tecniche, amo far “parlare” gli ingredienti. Ad esempio, piuttosto di un blend di spezie, preferisco che sia solo un aroma ad esprimersi nel piatto, per permettere a chi l’assaggia di sperimentare in modo assoluto quel mero elemento.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>In quali piatti si esprime al meglio la Sua arte culinaria?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Come esempi potrei portare il risotto alla curcuma fresca e Roquefort, che serviamo alla “Osteria al 55”, dove la tradizione lombarda del risotto incontra il sapore orientale della curcuma fresca (preziosissimo antiossidante) e il famoso erborinato di pecora francese. Oppure la panna cotta. un piatto semplicissimo della nostra tradizione, ma realizzato con addensanti di origine vegetale e insaporito con degli agrumi orientali. Insomma: tradizione e novità mescolati con criterio, con la giusta misura, per realizzare piatti gradevoli e riconoscibili, ma nello stesso tempo originali e spiazzanti, anche fosse solo per un piccolo dettaglio.</p>
<div id="attachment_28857" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/varie1-vegetariane.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28855];player=img;"><img class="size-medium wp-image-28857" alt="pietanze  vegetariane" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/varie1-vegetariane-300x124.jpg" width="300" height="124" /></a><p class="wp-caption-text">pietanze vegetariane</p></div>
<p style="text-align: justify;"><b>Che formazione ha ricevuto come chef? E quanto importante è stata la Sua educazione precedente nel forgiarLa in cucina?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Ho frequentato la scuola di alta cucina francese “Le Cordon Bleu”, che mi ha messo in grado di creare piatti aventi anche una valenza estetica, quindi una cucina bella e buona. Ho voluto diventare chef dopo essere diventato vegetariano: mi imbattevo in troppo cibo scadente e desideravo realizzare una mia cucina. In precedenza mi ero laureato in lingue orientali ed avevo lavorato come giornalista e fotografo: queste esperienze mi hanno aperto la mente spingendomi verso ricette<i> fusion</i> ponderate, che non siano solo miscugli dettati dalle mode.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>E’ dimostrabile scientificamente che seguire un regime dietetico vegetariano non comporta rischi per la salute?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, essere vegetariani giova alla salute, come ha dimostrato un approfondito studio recentemente pubblicato (“The China Study” dello scienziato americano T. Colin Campbell, edito in Italia da Macro Edizioni) che ha comparato in tre decenni gli stili di vita di varie popolazioni, dimostrando che chi segue un’alimentazione vegetariana sta meglio e si ammala di meno, soprattutto va incontro a minori rischi tumorali.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Quanto business ruota attorno alla cucina vegetariana? Ciò fa lievitare i costi?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente il giro d’affari è notevole, in particolare se riferito a certi nomi. Per quanto riguarda i prezzi, bisogna tener presente che quella vegetariana è spesso una cucina di ricerca molto sofisticata, che richiede acquisti speciali e lavorazioni ad alta intensità di manodopera, per cui i costi crescono. Comunque io cerco di contenerli il più possibile, malgrado persegua la massima qualità: un menù completo da me costa sui 36 euro (vino escluso).</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Infine, è banale, ma ineludibile, la richiesta di una ricetta facile facile per i nostri lettori, soprattutto per i più inesperti ai fornelli…</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Zuppa di cavolo rosso</i></p>
<p style="text-align: justify;">Ingredienti: 1 cavolo rosso di media grandezza, 1 cipolla rossa, 1 litro di latte di riso, sale integrale, olio di oliva, sesamo bianco, sesamo nero</p>
<p style="text-align: justify;">Procedimento: mondare la cipolla, tagliarla in due e affettare finemente le due metà. Mettere un filo d’olio in una pentola e farlo scaldare a fuoco medio. Quando l’olio è caldo, aggiungere la cipolla e soffriggere senza colorare. Rimuovere la foglia più esterna del cavolo, dividerlo in due e tagliare ciascuna metà a striscioline come se fossero crauti. Aggiungere il cavolo alla cipolla, salare e far stufare per una ventina di minuti evitando accuratamente che la preparazione prenda colore: se necessario, aggiungere un po’ d’acqua. Quando il cavolo avrà acquistato un bel colore blu intenso e sarà appassito, aggiungere il latte di riso. Portare a bollore, spegnere il fuoco e, con un minipimer a immersione, rendere il tutto una crema densa e omogenea. A parte, tostare il sesamo in una padella o in forno (a 180° per 5 minuti). Servire la crema e decorare con il sesamo che, da buon esaltatore di sapidità, intensificherà il piccante naturale del cavolo.</p>
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		<title>Si fa presto a dire spot</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:48:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Di Maio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda e Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cartier]]></category>
		<category><![CDATA[Centro per lo studio della moda e della produzione culturale.]]></category>
		<category><![CDATA[fashion movie]]></category>
		<category><![CDATA[L’amore vero ha un colore e un nome]]></category>
		<category><![CDATA[Miu Miu]]></category>
		<category><![CDATA[Modacult]]></category>
		<category><![CDATA[Prada e Roman Polansky]]></category>
		<category><![CDATA[Women’s tales]]></category>
		<category><![CDATA[“Fashion movies. Il cinema come strumento di comunicazione per la moda”]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ultima frontiera della comunicazione di moda è il fashion movie.  Le grandi griffe si affidano sempre più alla macchina da presa per comunicare la propria immagine, attraverso piccoli corti d’autore, seguendo un trend di cui pionere fu, già nel 2000, il fotografo inglese Nick Knight fondatore di Show studio, la prima piattaforma web dei video [...]<div class='yarpp-related-rss'>

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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28853" class="wp-caption alignleft" style="width: 199px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Destinée-Cartier.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28850];player=img;"><img class="size-full wp-image-28853" alt="Immagine del fashion movie Destinée per Cartier" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Destinée-Cartier.jpg" width="189" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Immagine del fashion movie Destinée per Cartier</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’ultima frontiera della comunicazione di moda è il <strong>fashion movie</strong>.  Le grandi griffe si affidano sempre più alla macchina da presa per comunicare la propria immagine, attraverso piccoli corti d’autore, seguendo un trend di cui pionere fu, già nel 2000, il fotografo inglese Nick Knight fondatore di Show studio, la prima piattaforma web dei video di moda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Miu Miu,</strong> per esempio,  ha una sezione del sito dedicata a <a title="http://www.miumiu.com/en/women_tales/5/film" href="http://www.miumiu.com/en/women_tales/5/film"><b>Women’s tales</b></a>, una serie di quattro cortometraggi  che espolarano una storia di amore al femminile, da diversi punti di vista e sensibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">E dalla collaborazione di due grandi nomi della moda e del cinema,  come <strong>Prada e  Roman Polansky</strong>, nacque <b>A<a href="http://www.youtube.com/watch?v=-gl-kaGumng" rel="shadowbox[sbpost-28850];player=swf;width=640;height=385;"> Therapy</a></b><a href="http://www.youtube.com/watch?v=-gl-kaGumng" rel="shadowbox[sbpost-28850];player=swf;width=640;height=385;">,</a> un  film di 3 minuti che fu presentato a Cannes lo scorso anno, in selezione ufficiale, nonostante si trattasse di uno spot.</p>
<p style="text-align: justify;">Del fenomeno dei  corti di moda si è parlato con il regista Luca Guadagnino, all’università Cattolica di Milano nel corso di una conferenza intitolata “Fashion movies. Il cinema come strumento di comunicazione per la moda” , organizzata da ModaCult, Centro per lo studio della moda e della produzione culturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono diversi modi di comunicare la moda attraverso la macchina da presa. L’ultima tendenza, dopo il foto shoot filmato è, per esempio, filmare il backstage dello shooting. Perchè  “lo spot non basta più e per creare una strategia di comunicazione più forte si sfrutta tutto fino a confezionare lo spot dello spot” , ha spiegato il regsita a cui  <strong>Cartier</strong> ha affidato  <b><a href="http://www.youtube.com/playlist?list=PL61FD9029B653C8AB">L’amore vero ha un colore e un nome</a>, </b>la trilogia di short movies ambientati a Parigi, dedicati all’anello di fidanzamento<b></b></p>
<p style="text-align: justify;">Ma che differenza c’è tra lo spot e il film? Oltre alla durata -  un corto dura in media 2’, ma puo’ arrivarenche a 15’- il contenuto:  lo spot è di solito astratto, mentre lo short movie racconta una storia vera e propria. E attraverso la storia il brand si promuove, comunicando il proprio sentimento, un modo di essere, in una sorta di “autobrandizzazione in cui il cliente vuole dire non più: io ho il brand, ma io sono il brand”, ha spiegato Guadagnino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nell’epoca dei  video virali da cosa dipende la buona riuscita di un fashion movie? Secondo Guadagnino la comunicazione in questo caso è tanto più efficace quanto maggiore è la capacità del marchio di conoscere il proprio desiderio.  Non è un caso che nei fashion film più raffinati  il marchio si intravede soltanto per tutta la durata della storia. In “A therapy” , per esempio, il cappotto, oggetto del desiderio, è più un classico del guardaroba  di un’altolocata che un capo di Prada  immediatamente riconoscibile. In questo, ha spiegato Guadagnino,  sta la genialità del film: identificare il brand con i valori dell’intelligenza e dell’umorismo, attraverso un racconto in cui il marchio da invisibile diventa totalizzante.</p>
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		<title>Capri. Dove meglio?</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 18:29:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simona Como Bersani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Autogrill Villoresi est]]></category>
		<category><![CDATA[CAPRI TRENDWATCHING FESTIVAL]]></category>
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		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman]]></category>
		<category><![CDATA[“Consuming for life]]></category>

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<p style="text-align: justify;">Cornice –che è essa stessa quadro- dell’appuntamento il teatro dell’Hotel Quisisana, da sempre luogo di incontro di personalità provenienti da tutto il mondo. Luogo dove arricchire , oltre gli occhi, la mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflessioni colte per indagare cosa il futuro arriverà a dirci e a riservarci. “Il futuro è già lì che si gira a guardarci…..”</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“Compro, dunque sono?”. </i>Questo il focus e il tema di quest’anno. Filo conduttore, dunque, la testimonianza di varie figure volta a ragionare sui trend emergenti atti a individuare comportamenti sociali, consumi, stili di vita, evoluzioni del gusto, del costume e dell’estetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Come descritto da Elena Marinoni, <i>“….la manifestazione prende le mosse dai risultati di un osservatorio condotto a livello internazionale e basato su una metodologia di ricerca di matrice etnografica che intercetta sul nascere, prima che diventino fenomeni di massa, le tendenze e i temi che caratterizzeranno il nostro futuro prossimo e che possono configurarsi oggi come una variabile critica di successo per chi opera in ambiti quali la moda, il design, la cultura del progetto, il marketing e la comunicazione.”</i></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le tematiche più interessanti a cui ha cercato di dare risalto chi a ciò ha dedicato tempo e studi, quella che si pone come obiettivo la ricerca di come si stia evolvendo la figura del consumatore, esso stesso autore e attore del proprio agire. Massimo Banzi, per esempio, guru del “physical computing” –<i>“pensare e fare”</i>, come dice lui, e <i>“non ci vuole il permesso di nessuno per rendere le cose eccezionali”-</i>, e Henry Mason, di “trendwatching.it”, il portale leader nell’analisi dei consumer trends internazionali, hanno cercato di chiarire bene dove ci si spingerà a partire dalla condivisione delle menti capaci di fare scaturire progetti vincenti. E ancora, vivace ed eclettico personaggio, Andrew Keen, imprenditore della Silicon Valley, controcorrente e fuori dal coro portavoce <i>“di una tesi contro l’imperativo della condivisione, l’apertura, la trasparenza personale, il grande esibizionismo”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Quali i negozi del futuro, quali le tendenze emergenti che si stanno affermando dal punto di vista qualitativo nel mondo del retailing e dello shopping internazionale, l’associazionismo tra consumatori, il cambiamento delle realtà di una città come Napoli visto attraverso gli occhi di studenti universitari “sul campo”: questi alcuni tra i tanti argomenti degni di attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi un po’ impressionante vedere spuntare da un’isola dal sapore decisamente romantico e apparentemente immobile, luogo di cui Neruda scrisse:</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“sostiene nel suo centro</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>l’anima come una moneta,</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>che il tempo e il vento pulirono</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>lasciandola pura come mandorla</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>intatta e agreste</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>tagliata nella pelle dello zaffiro….”</i>,</p>
<p style="text-align: justify;">segnali così innovativi e sorprendenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Supermercati del futuro, food design district per expo 2015 a cura dello studio Ratti e il progetto pilota del nuovo Autogrill Villoresi est, un edificio che <i>“si adatta al cambiamento del clima, con illuminazione naturale e altamente sostenibile”, </i> a cura di Giulio Ceppi di Total Tool, società per consulenze di identità integrate; case-scultura create con stampanti tridimensionali e riproducibili in un lampo; possibilità di fare esperienze di shopping a partire da specchi-monitor che rimandano la propria immagine abbigliata per condividerla con gli amici su una piattaforma virtuale; turni di clienti alla cassa per ottenere sconti particolari in una cogestione solidale.</p>
<p style="text-align: justify;">E i meravigliosi “nuovi paradigmi” illustrati magnificamente da Francesco Morace, fondatore di Future Concept Lab, con il suo credo convinto della necessità di un ritorno a valori perduti e la sua fiducia nella capacità tutta “nostra” di poter riuscire a compiere un “terzo miracolo italiano”. <i>“L’identità italiana, che suona falsa quando la si consideri in termini burocratico-politici, è autentica se la osserviamo nel suo farsi, quando si afferma dal basso, nella sua quotidianità”.</i> Partire dalla propria unicità per attirare l’attenzione e l’interesse di altri pronti a veicolarla e a renderla universale. Locale e globale per sfidare crisi e nodi duri da sciogliere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Baumann.png" rel="shadowbox[sbpost-28845];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-28848" alt="Baumann" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Baumann-300x90.png" width="300" height="90" /></a>Infine, a chiusura di tante lezioni e discorsi seducenti, una vera lectio magistralis. Quella tenuta da Zygmunt Bauman, famoso fautore e inventore del concetto di “società liquida”, considerato uno dei massimi sociologi e intellettuali esistenti. Inquietante per alcuni la sua critica all’aspetto mercificato della vita e alle conseguenze disastrose di ciò. Incisiva e profondamente toccante la sua riflessione colta e semplice nello stesso tempo su “identità sociale e consumi” e su “consumi e felicità”, dal titolo “Consuming for life, or to death?”. Non nuova per chi già avvezzo ai suoi pensieri e alla lettura dei suoi innumerevoli scritti, ma sempre adatta e utile da risentire. Perché portatrice di qualcosa che tocca corde trasversali.</p>
<p style="text-align: justify;">Salvarsi dalla tirannia dell’effimero, ritenere la propria vita un’opera d’arte, sospendere l’affanno di rincorrere la felicità ritenendo che possa essere raggiunta con l’incremento delle cose acquistate e possedute, rendersi consapevoli che la snervante ricerca del “consumo” porta al deterioramento delle relazioni –anch’esse ridotte a una sorta di “usa e getta”-, darsi obiettivi non impossibili e credere nei limiti, avere fiducia nella “solidità” dei rapporti, delle cose, e nella loro possibilità di durata…..</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile non dargli ragione, difficile guardare i faraglioni senza immaginare tutti gli occhi che negli anni ne hanno percepito l’immutata e “non consumata” bellezza, difficile pensare al domani a prescindere da quel che si è fatto fino ad ora.</p>
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		<title>Wedding Novel. Fare memoria di un giorno memorabile</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 18:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marinella Calzona</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sposarsi]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia numerosa]]></category>
		<category><![CDATA[Matrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[wedding novel]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/fedi.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28838];player=img;"><img class="alignleft size-medium wp-image-28840" alt="fedi" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/fedi-300x172.jpg" width="300" height="172" /></a>“Tutti gli sposi desiderano che il loro matrimonio sia memorabile, non solo per loro, che ne sono i protagonisti, ma anche per i parenti e gli amici con cui hanno deciso di condividere quel giorno felice. Per questo si fanno migliaia di foto, si preparano bomboniere – che spesso sono oggetti costosi e piuttosto inutili- si curano i dettagli del menù”.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Così inizia una singolare intervista o meglio una intervista ad un personaggio singolare e creativo che ha trasformato la consuetudine a scrivere agli amici affettuose  righe di felicitazioni per il loro matrimonio,  in un lavoro: il lavoro di uno scrittore che racconta solo storie d&#8217;amore vere perché dice “non c’è romanzo più avvincente della vita”.  Afferma che non si tratta di una idea originale, anzi è un’idea antichissima, messa in atto già dagli imperatori romani.</p>
<p style="text-align: justify;">Avete mai sentito parlare di  <strong>wedding novel</strong>? Penso di no. Ce lo facciamo spiegare da Guido Vassallo classe 1975, laureato in lettere classiche con una tesi sui carmi d’occasione presso la corte imperiale in età tardo-antica, ha frequentato il Master di Scrittura per la fiction e per il cinema presso l&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">I futuri sposi scopriranno  che è un modo innovativo, sostitutivo delle bomboniere, per lasciare  un ricordo, singolarmente carico di memorie, agli amici e agli  inviatati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per saperne di più basta cliccare <a href="http://www.weddingnovels.com/">www.weddingnovels.com</a></p>
<p style="text-align: justify;"><i>La wedding novel -</i>ci racconta-<i> è un romanzo che ripercorre, con un poco di ironia e qualche piccola pretesa letteraria, la storia degli sposi, di come si sono conosciuti, di cosa li ha spinti a unire le loro vite. Un libro che sta nella tasca della giacca, si legge in un’oretta e contiene una vita. Anzi due. La cosa simpatica è che dà al matrimonio un risvolto culturale che dura nel tempo. E poi molti degli invitati magari si ritroveranno nelle pagine del libro, soprattutto se hanno avuto un ruolo nella vicenda dei due protagonisti. Le prime esperienze sono state molto positive. Sembra un’idea originale ma la storia insegna che già nell’impero romano alcuni imperatori per il giorno delle nozze invitavano scrittori noti del tempo a celebrare l’evento con componimenti poetici, alcuni dei quali sono giunti fino a noi. </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Scriverle è un hobby, una passione, un lavoro, una missione?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Ho sempre avuto la passione per la scrittura. Quando i miei amici hanno cominciato a sposarsi spesso mi trovavo lontano e non mi era possibile partecipare alla celebrazione delle nozze. Allora tiravo fuori una vecchia penna stilografica e scrivevo loro delle lettere in cui riversavo i sentimenti contrastanti che albergavano nel mio cuore: da un lato la gioia di vederli felici e il desiderio che potessero esserlo sempre a fianco della persona che amavano; dall’altro la strana sensazione di pensare che un giorno quei ragazzi con cui avevo giocato a calcetto potessero diventare padri di bambini in carne e ossa, e quelle ragazze che a scuola erano capaci di piangere per un brutto voto potessero essere chiamate ‘mamma’ da qualcuno. Lettere che univano un pizzico di goliardia e qualche pensiero più serio. E che erano sempre molto apprezzate. Erano gli antenati delle wedding novels. Allora mi sono detto: perché non farlo diventare un lavoro? </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Perché pensi che possa essere utile conservare memoria di una storia d’amore?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Non è un segreto che il numero dei matrimoni è in calo e i divorzi aumentano. Vedo molte coppie che si separano anche dopo pochissimi anni da quando si sono sposate. Ho l’impressione che spesso hanno dimenticato, o forse mai saputo, che la vita di coppia non è la somma delle vite di due individui ma una cosa nuova, come un germoglio che è spuntato il giorno delle nozze e deve crescere. Quando ci si stanca un po’ di stare insieme, perché la convivenza logora un po’, tornare alle radici, ripescare il passato può essere un buona strada per ricominciare. Andarsi a rileggere, ricordare l’inizio di tutto, quando ci si è conosciuti, la trepidazione delle prime volte insieme, quando nei confronti dell’altro ci si comportava con una delicatezza estrema, per evitare il rischio di rovinare tutto…  </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Che visione hai del matrimonio e della famiglia?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Sono cresciuto in una famiglia numerosa dove mi sono sempre divertito un mondo. Non mi è mancato mai un fratello per giocare a calcio nel corridoio di casa o una sorella a cui fare i dispetti. I miei genitori hanno creato in casa un clima di collaborazione e condivisione di una ricchezza incredibile. Penso che questa sia una delle più belle cose che mi siano successe nella vita. Sono convinto che tutta questa inesauribile ricchezza sgorghi dalla fonte dell’unione profonda che lega mio padre e mia madre, che li ha sempre legati, sin dal primo giorno. Mi piacerebbe con le WN dare un mio piccolo contributo alla creazione di famiglie così, dove non ci si stanca mai di volersi bene. E in una società in cui sembra che non sia possibile prendere impegni duraturi sussurrare all’orecchio di molti ‘Ehi! Hai mai pensato che forse anche oggi è possibile coltivare il sogno di un amore per sempre?’</i></p>
<p style="text-align: justify;"><b><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/matrimonio.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28838];player=img;"><img class="alignright size-medium wp-image-28842" alt="matrimonio" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/matrimonio-192x300.jpg" width="192" height="300" /></a>Ho guardato il tuo sito. Suggerisci libri, film con tema matrimonio, amore non sempre a lieto fine, spesso carichi di dolore. Sembra quasi tu voglia suggerire ai futuri sposi un percorso di approfondimento.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>La buona letteratura e il buon cinema spesso aiutano a vivere le vite di altri, sono una sorta di laboratorio dei sentimenti dove possiamo sperimentare situazioni, emozioni, scelte che non sono le nostre, vedere a cosa portano, che conseguenze hanno. Le letture, in particolare, ci rendono più esperti dell’animo umano. Non esperti nel senso di eruditi, ma esperti perché in qualche modo facciamo delle esperienze, e questo ci aiuta a vivere meglio la nostra vita, quella vera. Magari per evitare errori o per riconoscere prima le strade perigliose e non imboccarle. In fondo ci sono alcuni romanzi che sono delle vere e proprie WN. Uno di questi, si chiama I doni della vita ed è opera di Irène Némirovsky, donna di grande sensibilità. Racconta la storia di una coppia che, pur attraversando difficoltà di ogni genere, scopre come sia un dono avere accanto una persona fedele.</i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Raccontami come nasce una wedding novel ?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Nasce dalla convinzione che non c’è romanzo più avvincente della vita. Fior fior di scrittori si arrovellano per inventare storie avventurose, ma le più belle storie le scrivono le persone con le loro scelte quotidiane. Le scriviamo tutti noi. </i><i>È questa cosa che mi affascina. Quando una coppia decide di scrivere la propria WN ci incontriamo qualche mese prima delle nozze (in ogni caso quando è già stata stabilita la data) e mi faccio raccontare a grandi linee il loro percorso. Insieme cerchiamo ciò che è più caratteristico, particolare. Soprattutto mi interessano quegli eventi, situazioni, che sembrano delle coincidenze e che poi si rivelano invece snodi provvidenziali che li hanno fatti incontrare, conoscere, innamorare. Poi elaboro una scaletta che sottopongo agli interessati mentre vado scrivendo i capitoli del libro, che pian piano aggiustiamo insieme, aggiungendo particolari, personaggi, sfumature. Per ultimo definiamo il titolo e inventiamo insieme la copertina. </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Nella fase di raccolta delle informazioni come hai visto i tuoi “clienti”? Divertiti, riflessivi, annoiati? Pensi che questo percorso sia servito anche a loro  per riconfermare la loro scelta?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Gli incontri previ alla redazione delle WN sono molto simpatici e si crea subito in bel clima di fiducia. L’amore, quello vero, è creativo, ha linguaggi sempre diversi. Nei racconti che sento ci sono alcune somiglianze e tante cose diverse che rendono unica ogni relazione. Credo che aiuti molto i due nubendi ri-raccontarsi la loro storia e riflettere su alcuni passaggi. Una volta, chiacchierando davanti a un caffè, due fidanzati in procinto di sposarsi mi hanno raccontato il loro primo litigio, scatenato, come spesso capita, da motivi di gelosia, e terminato con la pace e il perdono. ‘</i><i>È stata la prima volta che un ragazzo ha pianto per me’ ha detto lei, commossa. Ne è nato un bello scambio di idee sulla funzione che può avere, nella vita della coppia, un litigio, che a volte può trasformarsi in un’occasione di conoscenza reciproca e rafforzare l’amore. </i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Vuoi raccontare una storia per i nostri lettori? Un esempio di una wedding novel?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i>Un aneddoto tratto da una delle WN già pubblicate e che parla di come sa essere creativo chi ama è il seguente. Lui abbastanza squattrinato, vorrebbe portare lei a Parigi, la città degli innamorati, e chiederle di sposarlo. Solo che l’operazione è costosa e poi lei studia ancora all’università, peraltro in una città a duecento chilometri da dove abita lui. Bisogna inventarsi qualcosa. L’occasione è data da una festa di compleanno: lei ha invitato lui e un gruppetto di amici a casa sua per celebrare i suoi 25 anni. Finita la cena, per non dover viaggiare di notte, tutti si sistemano a dormire nella piccola casa. E lì scatta il piano. Con la complicità degli amici lui fa chiamare lei in una stanza e… su una parete c’è un enorme poster panoramico di Parigi notturna vista dalla cima della torre Eiffel. E lì davanti, in pigiama, con l’anello e tutto: ‘Ci sposiamo?’</i></p>
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		<title>Curiosando nel guardaroba della Duchessa</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Sbolzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[abiti storici]]></category>
		<category><![CDATA[lavori realizzati da M. Luigia d'Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Luigia d’Austria]]></category>
		<category><![CDATA[Museo “Glauco Lombardi” di Parma]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Museo “Glauco Lombardi” di Parma, nato dalla passione di un grande collezionista d’arte (scomparso nel 1970), raccoglie testimonianze storiche e artistiche di grande interesse su Maria Luigia d’Austria  (1791-1847), duchessa di Parma, Piacenza, Guastalla, ed il suo illustre marito Napoleone Bonaparte, oltre a numerose opere e preziosi documenti relativi al Ducato di Parma nei [...]<div class='yarpp-related-rss'>

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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28812" class="wp-caption alignleft" style="width: 181px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Isabella-Bazzini-Cavalli-di-Fidenza.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28801];player=img;"><img class="size-medium wp-image-28812" alt="Abito di Isabella Bazzini Cavalli di Fidenza" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Isabella-Bazzini-Cavalli-di-Fidenza-171x300.jpg" width="171" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Abito di Isabella Bazzini Cavalli di Fidenza</p></div>
<p>Il Museo “Glauco Lombardi” di Parma, nato dalla passione di un grande collezionista d’arte (scomparso nel 1970), raccoglie testimonianze storiche e artistiche di grande interesse su Maria Luigia d’Austria  (1791-1847), duchessa di Parma, Piacenza, Guastalla, ed il suo illustre marito Napoleone Bonaparte, oltre a numerose opere e preziosi documenti relativi al Ducato di Parma nei secoli XVIII e XIX. Non molti comunque conoscono questo “gioiellino” museale, dove è presente anche una sezione dedicata all’abbigliamento, che abbiamo trovato molto interessante.</p>
<p>Tra i capi esposti, ad esempio, figura un abito intero (tipo <i>princesse</i>) aderente in vita, appartenuto alla nobile Isabella Bazzini Cavalli di Fidenza. Chiuso sul davanti, con pieghe morbide nella gonna, in seta marezzata ocra guarnita di finiture in pizzo a tombolo e cordoncino, il modello è di manifattura italiana post-unitaria; il busto, sostenuto da stecche, è accompagnato da una fascia in pizzo nera. Colpisce i visitatori  anche un abito della prima metà dell’800, costituito da una gonna e da un corpetto in garza di seta color perla ricamata a motivi floreali in lamé d&#8217;argento e foderata in seta avorio scuro, che fu indossato dalla duchessa Maria Luigia: il corpetto ha maniche a palloncino e l&#8217;ampio scollo è rifinito con pizzo in tulle meccanico e merletti a fuselli in seta avorio con filo d&#8217;oro di contorno, mentre la gonna è arricciata intorno alla vita con plissettatura nel mezzo dietro.</p>
<p>E’ invece un manufatto parigino di inizio ‘800 un abito con manto di gala della stessa Maria Luigia. L&#8217;intero abito è in tulle di seta color avorio decorato da <i>mouches</i> in lamé d&#8217;argento e foderato con raso di seta anch&#8217;esso in tinta avorio. E&#8217; formato da corpetto e gonna distinti: il corpetto, chiuso posteriormente da una fila di ganci, presenta uno scollo a barca, fregiato di un tulle plissettato e strette maniche che partono basse ed arrivano al gomito, dove sono rifinite con due balze arricciate e soprammessi in tulle; la gonna è composta da tre teli di tulle pieghettati in vita e cuciti ad un nastro di seta, con chiusura a ganci posteriore. L&#8217;estremità inferiore della gonna è ornata da un ricamo in lamé d&#8217;argento a cornucopie in gruppi di tre e tralci di vite. Il manto, in seta marezzata azzurra, presenta un lungo strascico ed è allacciato in vita sul davanti. Lungo il perimetro è ripetuto il ricamo a cornucopie e pampini in lamé. Sul corpetto è posta una fascia trasversale in seta azzurra su cui è applicata la Croce di Gran Maestro dell&#8217;Ordine Costantiniano di San Giorgio in oro e smalto.</p>
<div id="attachment_28814" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Maria_Luigia-i-ricami.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28801];player=img;"><img class=" wp-image-28814 " alt="Vetrina con i ricami di M. Luisa d'Austria" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Maria_Luigia-i-ricami-225x300.jpg" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vetrina con i ricami di M. Luisa d&#8217;Austria</p></div>
<p>La duchessa, che amava ben vestire e seguiva con passione le vicende della moda, si cimentava spesso di persona in lavori di ricamo, ai ferri o all’uncinetto. Tra i suoi manufatti in mostra al Museo Lombardi possiamo citare un berretto circolare eseguito all&#8217;uncinetto in cotone verde e filo dorato (rimasto incompiuto; si conserva anche un residuo della matassina di filo utilizzata) e un altro berretto con la sommità tonda realizzata all&#8217;uncinetto a punto basso, con ciniglia blu e fili d&#8217;oro e d&#8217;argento, bordure in cotone lavorate a ferri e all`uncinetto. Merita una citazione speciale una borsetta realizzata all&#8217;uncinetto con fili di seta policroma e filo dorato, di forma allungata: subito al di sotto dell&#8217;apertura, la vera e propria tasca è ornata da un motivo a fiori su fondo bianco; la parte superiore della borsetta è realizzata con filo in prevalenza azzurro e maglia più larga, e presenta un elemento decorativo ad anello. La sommità è ornata da una nappina dorata ed azzurra, come le due, di minori dimensioni, che pendono dalla tasca. Vi è poi una bustina impreziosita da Maria Luigia col monogramma della figlia Albertina Sanvitale, in raso di seta leggermente imbottito, ricamata entro una cornice floreale in seta policroma, velluto, filo d&#8217;argento e perline su fondo nero.</p>
<p>Sono numerosi poi i canovacci ricamati dalla duchessa, tra cui un panno in juta con ricamo floreale per una poltrona: l’articolo presenta un disegno a tralci di rose e foglie intercalati a nastri, parzialmente ricamato a punto croce in lana e seta di varie tonalità di verde, giallo, marrone, rosa e violetto. Il ricamo, incompiuto, era destinato ad abbellire una grande poltrona: lo schema, infatti, è adattato al cuscino, ai braccioli e allo schienale. Non mancano, inoltre, vari centrini eseguiti dalla sovrana, tra i quali uno circolare in seta realizzato all&#8217;uncinetto con un ornamento a grani policromi su una base color corda. Va citata anche una coltre battesimale ricamata dalla duchessa per la figlia Albertina nel 1817: di forma rettangolare, la copertina è in seta rosa, ha bordi ricamati e reca ulteriori ricami angolari a motivi vegetali stilizzati, uguali per gli angoli opposti, in filo d&#8217;argento e lamè di platino. Realizzati da Maria Luigia sono anche dei tappeti da tavolo con fantasie floreali ed uccelli: uno in lana nera con frange policrome presenta splendide figure ricamate in seta e perline.</p>
<p>Tra le altre meraviglie tessili esposte al Museo Lombardi, ricordiamo un copriletto cinese di fine ‘800, quadrato, in seta beige con motivi ornamentali ricamati a punto pieno, punto erba e punto nodi in filo di seta blu, azzurra e bianca, rappresentanti al centro un pavone circondato ai quattro angoli da fiori e foglie. Il ricamo è bordato, dall&#8217;interno all&#8217;esterno, da bande perimetrali traforate e da un ulteriore decoro fitomorfico; un orlo a giorno rifinisce il bordo esterno.</p>
<p>Di fine ‘800 è un cappottino da bimbo in velluto blu elettrico con mantellina e manicotto coordinati. Il capo, foderato e imbottito in lana e seta marrone chiaro, presenta sul davanti un tulle meccanico ricamato in filo di cotone a motivi vegetali, che si chiude con ganci e bottoni a pressione sul lato sinistro; al tulle è applicata per tutta la sua ampiezza una fascia in velluto blu, riproposta anche nella parte posteriore del cappotto. La mantellina, parimenti foderata in cotone marrone scuro, si chiude con un gancio sotto al collo, rivestito in seta blu.  Sono pure presenti varie decorazioni cavalleresche, tra cui un’insegna ricamata dell&#8217;Ordine di San Gennaro di Collazione della Casa Borbone delle Due Sicilie. L’oggetto è formato da una croce biforcata inframmezzata da quattro Gigli Reali aventi al centro l&#8217;immagine del Santo Patrono di Napoli raffigurato in abiti vescovili con la mano destra in atto di benedire e la verga pastorale. Su un cartiglio si legge il motto: &#8220;In sanguine foedus&#8221; (l’illustre Reale Ordine di San Gennaro fu fondato dal Re di Napoli Carlo III di Borbone il 3 luglio 1738 in occasione del suo matrimonio con Maria Amalia di Sassonia).</p>
<div id="attachment_28810" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Foulard-Manufacture-Heim-et-fils-a-St.Gall_.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28801];player=img;"><img class=" wp-image-28810 " alt="Foulard Manufacture Heim et fils a St.Gall" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Foulard-Manufacture-Heim-et-fils-a-St.Gall_-300x295.jpg" width="240" height="236" /></a><p class="wp-caption-text">Foulard Manufacture Heim et fils a St.Gall</p></div>
<p>Si possono poi ammirare vari foulard della manifattura Heim e figli, tra cui un modello raffigurante al centro la testa di Napoleone e, agli angoli, salici con simbologia funeraria. Il tessuto, in seta color avorio, presenta in corrispondenza di due immagini angolari la marca di fabbrica: &#8220;Lith. de la Manufacture Heim et fils a St.Gall&#8221;. La testa di Napoleone è raffigurata entro un nimbo luminoso in cui è scritto: &#8220;N-A-P-O-L-E-O-N&#8221;. E’ invece dell’atelier di Louis-Hippolyte Le Roy un manto, datato 1810, di cui nel Museo parmigiano resta un frammento consistente in una piccola pezza in raso di seta bianca con ricchi ricami fitomorfici in oro ed argento. Ad esso si accompagna una bustina di carta con l&#8217;indicazione vergata a china: &#8220;Morceau du Manteau / Impérial porté le jour du / Sacre par l&#8217;Imp.e Marie Louise&#8221;. Si tratta dunque di un lacerto del manto indossato da Maria Luigia in occasione del suo matrimonio (1810): la duchessa fece fondere l&#8217;oro che lo ricopriva per farne dono alla città di Parma durante un&#8217;epidemia di colera (quasi certamente quella del 1836).</p>
<p>Da segnalare altresì una gonna appartenuta alla contessa Francesca Omati Bazzini, di manifattura italiana. L’indumento è in raso di seta color bronzo, con tasca singola sul lato sinistro e allacciatura posteriore con fettucce di cotone in tinta, foderata in cotone verde oliva; all&#8217;estremità inferiore è applicata una balza plissettata sormontata da una bordura in pizzo beige. Menzioniamo anche alcune mantelline femminili, tra cui una in velluto color prugna con applicazioni a cordoncino in corrispondenza degli spicchi che la compongono; essa presenta un collo chiuso da cinque ganci metallici, intorno al quale è stato applicato un secondo ampio collo di colore marrone scuro decorato con passamanerie. Vi sono poi una mantellina in tulle di seta nero con applicazioni in velluto e raso di seta pure neri lungo tutta la superficie a formare un motivo a zigzag; ed una mantellina in seta nera plissettata nel collo e nella parte inferiore, con applicazioni in pizzo nero di diverso tipo variamente lavorato con <i>rouches</i> e ricami nella parte superiore e sul collo; il capo si chiude sul davanti con ganci e due fettucce in gros nero.</p>
<p>Davvero interessanti sono dei mutandoni da donna in cotone bianco operato felpato all&#8217;interno, decorati con pizzo in cotone bianco lavorato a uncinetto applicato alle due estremità inferiori. Le gambe, che coprono all&#8217;incirca fino a poco sotto il ginocchio, non sono unite in altri punti che all&#8217;altezza  della cintura, all&#8217;interno della quale scorre una fettuccia in cotone bianco che funge da chiusura. I mutandoni fanno la loro comparsa nell&#8217;abbigliamento femminile ai primi dell&#8217;Ottocento, al di sotto dei leggeri e trasparenti abiti di mussola, ma non diventano universalmente diffusi sino agli anni Cinquanta del secolo, quando le ampie crinoline a gabbia lasciano le gambe scoperte e quindi i mutandoni diventano una valida soluzione per proteggersi dal freddo e da sguardi indiscreti. Inizialmente lunghi fino alla caviglia, si accorciano progressivamente al ginocchio verso fine secolo; indossati a scelta sopra o sotto il busto, i modelli prevalenti sono sostanzialmente due: con le gambe unite come calzoni, oppure con le gambe separate e tenute insieme solo dalla cintura, come nel pezzo del Museo Lombardi.</p>
<div id="attachment_28817" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Scialle-in-pizzo-Chantilly.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28801];player=img;"><img class=" wp-image-28817 " alt="Scialle in pizzo Chantilly appartenuto a Maria Luigia d'Austria" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Scialle-in-pizzo-Chantilly-300x224.jpg" width="270" height="202" /></a><p class="wp-caption-text">Scialle in pizzo Chantilly appartenuto a Maria Luigia d&#8217;Austria</p></div>
<p>E’ di manifattura francese ottocentesca uno scialle triangolare, in pizzo Chantilly a fuselli in lana nera, che presenta motivi vegetali e floreali; in particolare le foglie, molto simili a quelle di acanto, hanno forme allungate e terminazioni arrotondate, mentre i fiori, rappresentati verticalmente, hanno petali allungati e dall&#8217;aspetto molle e irregolare. In alcune zone sono presenti grappoli di bacche dalla forma circolare, boccioli e fiori appena dischiusi. Il fondo, a punto <i>Alençon</i>, crea un effetto tulle grazie a un filato di titolo minore rispetto a quello utilizzato per i motivi decorativi, realizzati a maglie di rete più fitte con griglie riempitive a punto rete di <i>Honeycomb</i>. I motivi sono contornati da filo a due capi con torsione a S, mentre i bordi sono rifiniti a <i>picots</i> semplici. Citiamo anche uno scialle rettangolare di manifattura ignota in lana grigio-nera tessuto a telaio; le bordure, concluse da frange, presentano motivi floreali e disegni cachemire policromi. Pregevole è pure uno scialle italiano ricamato appartenuto a Guglielmina Schwing, di forma quadrata, in taffetà di seta avorio, ricamato a punto piatto e punto stelo lungo il bordo con motivi floreali tono su tono che si infittiscono e ampliano in un angolo; intorno al perimetro si sviluppa una trama a rete in macramè completata da lunghe frange. Parimenti notevoli sono un grande scialle quadrato bifacciale in seta beige con frange a nodi, ricamato con scene allegoriche delle varie attività umane in sete policrome, ed uno scialle ricamato con scene campestri appartenuto a Maria Luigia e proveniente dalla Cina, dono dell’Imperatore Chiaching della dinastia Qing, vissuto tra il 1796 e il 1820.</p>
<p>Vi sono poi varie stole di seta. Una nera, lavorata a fuselli, presenta un bordo smerlato a <i>picots</i> semplici con motivi floreali ricorrenti; differenti fiori decorano la rete della parte centrale: su una base rettangolare di tulle meccanico, il modello presenta una decorazione con bordo smerlato su tre lati, cucito a mano con finitura a <i>picots</i>; il quarto lato è invece rifinito con un orlo dritto fatto a mano. Sontuosa è un’altra stola di manifattura francese della seconda metà del XIX secolo, con pizzo <i>Blonde</i> in seta bianco, provvisto di ricami floreali rappresentati da margherite, fiori di campo e tulipani circondati da sottili racemi e foglie di acanto con terminazioni stondate; i bordi sagomati presentano un motivo che si ripete lungo tutta la stola, costituito da una foglia ricurva che arriva ad assumere una forma circolare, originante un fiore simile a un tulipano circondato da tre fiorellini a sei petali.</p>
<p>Un cenno, infine, ad un copricapo femminile in cotone bianco e merletto a fuselli di forma romboidale con barbe rettangolari arrotondate all&#8217;estremità. Nella parte centrale del rombo su un fondo tulle si staglia un motivo a campanula dai bordi festonati che introduce dalle proprie volute due racemi fioriti con roselline, boccioli e fiori di campo; lungo tutto il bordo fiorellini raggruppati, foglie, volute ed elementi ovoidali determinano la festonatura del velo.</p>
<p>Insomma, al Museo “Glauco Lombardi” la duchessa è sempre disponibile ad aprirci con garbo il suo favoloso guardaroba senza tempo, in cui storia, moda, arte e buon gusto si intrecciano intensamente.</p>

<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/vestito-maria-Luigia.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='vestito-maria  Luigia'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/vestito-maria-Luigia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Abito di Maria Luigia d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Scialle-in-pizzo-Chantilly.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Scialle in pizzo Chantilly'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Scialle-in-pizzo-Chantilly-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Scialle in pizzo Chantilly appartenuto a Maria Luigia d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Scialle-cinese-dono-dellImperatrice-di-cINA.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Scialle cinese dono dell&#039;Imperatrice di cINA'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Scialle-cinese-dono-dellImperatrice-di-cINA-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Scialle cinese dono dell&#039;imperatrice di Cina a M. Luisa d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/maria-luigia-duchessa-di-parma.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='maria-luigia-duchessa-di-parma'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/maria-luigia-duchessa-di-parma-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ritratto di M. Luisa d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Maria_Luigia-i-ricami.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Maria_Luigia i ricami'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Maria_Luigia-i-ricami-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Vetrina con i ricami di M. Luisa d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Maria_Luigia-canovacci.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Maria_Luigia canovacci'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Maria_Luigia-canovacci-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Canovacci ricamati da M. Luigia d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Isabella-Bazzini-Cavalli-di-Fidenza.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Isabella Bazzini Cavalli di Fidenza'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Isabella-Bazzini-Cavalli-di-Fidenza-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Abito di Isabella Bazzini Cavalli di Fidenza" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Frammento-del-manto-imperiale.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Frammento del manto imperiale'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Frammento-del-manto-imperiale-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Frammento del manto imperiale di Maria Luisa" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Foulard-Manufacture-Heim-et-fils-a-St.Gall_.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Foulard Manufacture Heim et fils a St.Gall'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Foulard-Manufacture-Heim-et-fils-a-St.Gall_-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Foulard Manufacture Heim et fils a St.Gall" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Coltre-battesimale-per-la-figlia-Albertina.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Coltre battesimale per la figlia Albertina'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Coltre-battesimale-per-la-figlia-Albertina-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Coltre battesimale per la figlia Albertina" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Canovaccio-lavorato-a-mezzo-punto.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Canovaccio lavorato a mezzo punto'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Canovaccio-lavorato-a-mezzo-punto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Canovaccio lavorato a mezzo punto da M. Luisa d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Borsetta-per-denaro-alluncinetto.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Borsetta per denaro all&#039;uncinetto'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Borsetta-per-denaro-alluncinetto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Borsetta per denaro all&#039;uncinetto lavorato da M. Luigia d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Berretto-incompleto.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Berretto incompleto'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Berretto-incompleto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Berretto incompleto lavorato da M. Luigia d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Berretto-alluncinetto.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='Berretto all&#039;uncinetto'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Berretto-alluncinetto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Berretto lavorato da M. Luigia d&#039;Austria" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='abito'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Abito di M. Luigia d&#039;Austria - dietro" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-m.-Luisa.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28801];player=img;' title='abito m. Luisa'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-m.-Luisa-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Abito di M. Luigia d&#039;Austria - avanti" /></a>

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		<title>Addio al Maestro del Colore</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Sbolzani</dc:creator>
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<p style="text-align: justify;"><strong> “Maestro del colore”</strong> (come lo definì il pittore Balthus), stilista “rivoluzionario”, anticonformista e innovativo, atleta olimpionico, esule dalmata e prigioniero di guerra ad El Alamein: <strong>Ottavio (Tai) Missoni</strong> ha incarnato vari ruoli nella sua lunga vita, conclusasi il 9 Maggio scorso a 92 anni, ma soprattutto è stato un Signore in ogni ambito, uno spirito libero che alla vita ha sempre detto “sì”. Nel 1971 il “<em>New York Times</em>” scrisse in questi termini delle creazioni sue e della moglie Rosita: “È quanto farebbe Coco Chanel se fosse ancora viva, giovane e al lavoro nella moda”; cosicché l’inseparabile coppia negli anni &#8217;80 si trovò ad essere identificata con “<em>La Moda</em><em>”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che stilista, Missoni preferì sempre definirsi artigiano, dotato di una sensibilità speciale per le sfumature del colore, convinto comunque che: “Il colore appartiene a tutti. Ognuno ha i suoi colori, la natura è fatta di colori. Se poi il colore viene a far parte del tuo mestiere è un altro discorso: il mio era quello di fare maglie. I miei strumenti di lavoro erano due: materia e colore. Poi tutto cambia con l&#8217;esperienza. Pensa alla musica: le note sono solo sette, pensa a quante infinite melodie sono state composte. I colori di base sono ancora meno. Guarda gli artisti e la natura stessa, quanto sono riusciti a creare con questi quattro elementi. È qualcosa di cui ti servi a seconda della tua vita e delle persone che ti stanno intorno”.</p>
<div id="attachment_28796" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/missoni3.png" rel="shadowbox[sbpost-28793];player=img;"><img class=" wp-image-28796 " alt="I colori MIssoni" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/missoni3-300x262.png" width="240" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">I colori MIssoni</p></div>
<p style="text-align: justify;">Così la moglie ha descritto la sua tecnica: “Disegna sulla maglia con dei pennarelli. I suoi disegni sono come spartiti musicali, ogni colore corrisponde a un numero. Non è semplice da spiegare senza mostrarlo. Lui conosce i macchinari, è una tecnica che ha inventato lui”. Ci piace questa immagine di uno stilista che si fa “scrittore” di tessuti, trasponendo quasi se stesso nelle fibre… “Il colore è parte integrante del mio Dna &#8211; ha dichiarato egli stesso &#8211; Dalla Dalmazia e da Ragusa ho portato con me i blu, che profumano d’oltremare, e i rossi aranciati dei tramonti sull’Adriatico; i gialli caldi screziati d’ocra e marrone parlano di rocce e sabbie, lambite, rimescolate ed erose dalle onde. Non possono mancare i neri, che amalgamano. E poi il viola, mio colore prediletto, in tutte le sue sfumature. Se si guarda bene c’è sempre, anche se non compare a prima vista”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ottavio Missoni è stato anche un grande imprenditore, che ha saputo fondare un impero di respiro internazionale con utili netti da 160 milioni di euro. Eppure lui, onesto e sincero con tutti, a cominciare da se stesso, non esitava a confessare: “Io non ho studiato per questo mestiere, me lo sono trovato tra le mani casualmente e mi è piaciuto. Forse vivrei in campagna ed alleverei polli, magari dalle uova colorate. Oppure farei le stesse cose, però sceglierei sempre un genere artigianale. Oggi come oggi mi darei alla progettazione dei giardini. Ho un giardino bellissimo a Sumirago, pieno di fiori tutto l&#8217;anno. Li curo da quarant&#8217;anni. È il posto preferito dalla mia sposa Rosita. Sì, fare i giardini è proprio un bel mestiere”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ironico e autoironico, si divertiva a spiazzare tutti affermando: “Per vestirsi male non serve seguire la moda, ma aiuta” e, scherzando in una trasmissione televisiva, dichiarò: “Non mi chiedete di moda, non me ne intendo, e nemmeno dei miei colleghi, non li conosco bene, li saluto e basta”. Riguardo ai suoi vestiti poi disse: “Non compro abiti firmati, mi metto quello che mi piace. Quando sono stato invitato al Quirinale mi serviva uno smoking&#8230; Non producendo io quella roba, sono entrato da Armani e ne ho comprato uno”.</p>
<div id="attachment_28795" class="wp-caption alignleft" style="width: 189px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-Missoni.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28793];player=img;"><img class=" wp-image-28795 " alt="Abito Missoni" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-Missoni-199x300.jpg" width="179" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Abito Missoni</p></div>
<p style="text-align: justify;">Missoni nacque l’11 Febbraio 1921 a Ragusa (Dubrovnik) da padre di origine friulana e madre dalmata. Nel ‘27 la famiglia si trasferì a Zara, dove Ottavio trascorse la giovinezza. In effetti, egli si considerò sempre un esule dalmata e fino al 2006 fu sindaco di quella città in esilio. Se lasciò Zara, fu per diventare un atleta di livello mondiale (si classificò sesto nella finale dei 400 ostacoli alle Olimpiadi Londra del 1948), e poi, quando la guerra interruppe la carriera sportiva, si ritrovò in Africa e, nel caos dei combattimenti, finì in mano agli Inglesi. Al rientro in Italia, sperimentò il dramma dell’esilio forzato, senza però perdersi d’animo, anzi reinventandosi come modello di fotoromanzi a Milano. A questo punto conobbe la moglie Rosita e con lei creò una piccola impresa d’abbigliamento a gestione familiare: lei disegnava i vestiti e preparava pacchi, lui girava con il campionario cercando di convincere i negozianti a comprare i suoi estrosi tessuti. Proprio quelle righe colorate, nate anche dai limiti tecnici delle prime macchine, assursero a marchio inconfondibile: dal primo attivo di una lira alla vetrina alla Rinascente nel 1958, dalla sfilata a Palazzo Pitti che inaugurò il <i>nude-look</i> alle copertine di “Vogue”, il brand Missoni è oggi un sinonimo di stile, eleganza e fantasia.</p>
<p style="text-align: justify;">Due anni fa era uscita un’intensa autobiografia di “Tai” intitolata “Una vita sul filo di lana”, scritta con Paolo Scandaletti (Rizzoli), mentre nel Marzo scorso era stato presentato al Bif&amp;st Bari International Film Fest il bel documentario “Missoni Swing” firmato dal registac, un lungo dialogo fra l’autore e lo stilista, in omaggio ai sessant’anni dalla nascita della sua maison: da piccola maglieria a Gallarate a colosso della moda mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Addio Tai,  possa tu riposare in un altro mondo di colore.</p>
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<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/missoni3.png' rel='shadowbox[sbalbum-28793];player=img;' title='missoni3'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/missoni3-150x150.png" class="attachment-thumbnail" alt="I colori MIssoni" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-Missoni.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28793];player=img;' title='Abito Missoni'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/abito-Missoni-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Abito Missoni" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/001-Copia.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28793];player=img;' title='001 - Copia'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/001-Copia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Rosita e Ottavio Missoni foto courtesy Missoni" /></a>

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		<title>Psicologia di Gran Lusso</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 17:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sonia Sbolzani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda e Consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Artigianalità ]]></category>
		<category><![CDATA[COGS]]></category>
		<category><![CDATA[cool]]></category>
		<category><![CDATA[Cost Of Goods Sold]]></category>
		<category><![CDATA[lusso]]></category>
		<category><![CDATA[Selling General and Administrative Expenses)]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/images.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28788];player=img;"><img class="size-full wp-image-28791 alignleft" alt="images" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/images.jpg" width="260" height="194" /></a>Che cos’è un bene di lusso? La miglior risposta potrebbe forse essere la seguente: è quel bene grazie al quale abbiamo (e siamo) qualcosa che gli altri non hanno (e non sono). E’ ciò che ci fa sentire “cool”, per dirla all’americana. Per buona parte del XX secolo essere “cool” significava poter disporre delle innovazioni tecnologiche più all’avanguardia in vari campi; poi, quando la produzione di massa rese disponibili ad un vasto pubblico oggetti standardizzati, associandoli all’idea di modernità, progresso, industria, si affermò un nuovo concetto di “cool” legato all’artigianalità, al patrimonio ereditario, alla personalizzazione. Non si trattava ovviamente di un artigianato ripreso pari pari dal passato, ma di una metodologia professionale fondata sull’eccellenza del design, delle materie prime, della tecnica professionale, dell’aggiornamento tecnologico continuo. Nasceva così la moderna industria del lusso come oggi la conosciamo.</p>
<p>La fortuna di questa concezione &#8211; in particolare l’idea di vendere esclusività a migliaia di persone – crea comunque un inevitabile paradosso: come si fa ad essere “cool” ed esclusivi quando si ha sempre più successo e si raggiunge sempre più gente? In un primo tempo ciò non venne visto come un problema; poi l’esperienza di Pierre Cardin fece riflettere gli addetti ai lavori. Furono inventati molti stratagemmi per prolungare nel tempo l’effetto “cool”: diversificazione del marchio (stilisti italiani, a cominciare da Armani), stretto controllo della distribuzione (Louis Vuitton), riposizionamento della marca e aumenti di prezzo (Burberry), vendita iper-selettiva (Hermes). Ma nessuno di questi sistemi è perfetto e, alla lunga, nessuno funziona.</p>
<p>La questione è che le barriere all’entrata nel settore del lusso sono prevalentemente nelle cosiddette SG&amp;A (Selling, General and Administrative Expenses), ovvero negli investimenti in pubblicità e rete al dettaglio. Le economie di scala sono un fattore-chiave, per cui i player di maggiori dimensioni possono permettersi di sostenere certi costi e reggere la concorrenza. Eppure le barriere all’entrata in termini di COGS (Cost Of Goods Sold) sono relativamente basse nei comparti della moda, dove la manifattura è in larga misura manuale e richiede modesti capitali per l’automatizzazione; la distribuzione è piuttosto semplice e alti margini consentono ai produttori minori di compensare facilmente gli svantaggi logistici.</p>
<p>Le barriere all’entrata connesse al marchio sono una lama a doppio taglio. Quando la domanda sorride ad un brand, le barriere diventano invalicabili. Nel momento in cui i consumatori diventano più sofisticati, il rischio è che essi desiderino qualcosa di diverso, qualcosa che li faccia “distinguere”. La parabola di Coach (accessori fashion) è esemplare: ad un certo punto Coach divenne talmente “cool” che tutti lo volevano, tutti lo compravano, tutti lo possedevano e quando arrivò qualcun altro con un’alternativa (Michael Kors, Tori Birch), molti lo abbandonarono.</p>
<p>Un simile scenario può verificarsi anche per i nostri marchi del lusso? In un certo senso, questo sta già accadendo, sebbene al rallentatore. Una soluzione è quella di portare il marchio e la sua aura “cool” in nuovi ambiti, ma ciò è attuabile fino ad un certo punto: sono pochi i brand che possono permettersi di aprire negozi su scala planetaria! Ancora peggio, aprire il marchio ad un’audience più ampia rischia di accelerare il processo di evaporazione  dell’alone “cool” agli occhi dei consumatori più sofisticati, che possono lamentare: “Se ce l’ha anche la mia segretaria, io acquisterò qualcos’altro”. La fortuna dei mega-brand sta nella loro capacità di reclutare nuovi consumatori, sostitutivi di quelli persi al top, o attraverso nuove boutique o tramite la spinta all’innovazione o grazie allo sviluppo socio-demografico. La sfortuna, invece, sta nella velocità con cui i clienti si spostano come uno sciame di cavallette verso i nuovi marchi. A tante cavallette si possono comparare anche i clienti cinesi di beni di lusso, che adorano fare shopping, si spostano rapidamente e non sembrano particolarmente fedeli alla marca.</p>
<p><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/cartier.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28788];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-28790" alt="cartier" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/cartier.jpg" width="300" height="170" /></a>Un’altra maniera per i leader del lusso di vincere la scommessa è quella di diversificare i loro portafogli di marchi, come hanno fatto egregiamente Kering (ex-PPR), Gucci, Bottega Veneta, LVMH. Ora, a fronte di una domanda in crescita, con consumatori raffinati e molto frammentati, è lecito attendersi che i leader del lusso decidano di ricorrere ad ulteriori fusioni e acquisizioni, tanto più che molti di essi dispongono di parecchia liquidità.</p>
<p>Per comprendere meglio le dinamiche del settore dei beni di lusso, consigliamo la visione dell’ottimo rapporto – “LUXURY GOODS: Psychology &amp; Mechanics” &#8211; elaborato da Luca Solca, Managing Director Sector Head Global Luxury Goods, Exane BNP Paribas (www.exanebnpparibas.com), in collaborazione con Paola Bertini e Hui Fan. Ne riportiamo l’incipit originale: “There is a lot in this primer, focusing on the competitive dynamics and levers to build competitive advantage in the luxury goods industry. One key message we want to emphasise here is barriers to entry. There is a major structural difference between fashion, leather and jewellery &#8211; on one hand &#8211; and watches, fragrances and cosmetics, winese and spirits &#8211; on the other. The former enjoy SG&amp;A related barriers: communication and retail costs favor scale &#8211; but no COGS related barriers, as manufacturing is largely manual and involves no major investment. The latter combine SG&amp;A and COGS defences &#8211; either because manufacturing is highly automated and requires massive capex (and volume) to create an efficient COGS position (watches), or because logistics is very complex (fragrances and cosmetics, wines and spirits). This makes a huge difference in defensibility in the long term. Riding the middle class in EM is all very well, but what we care about is how defensible this proposition will be in the face of new entrants, local me toos, etc. Watches, fragrances and cosmetics, wines and spirits promise materially better defense barriers than fashion, leather and jewellery”.<b> </b></p>
<p>Particolarmente interessante è la parte di analisi riferita alla psicologia di base dei beni di lusso:</p>
<p>-         “Mi sento ricco, quindi compro”</p>
<p>-         “Guarda quanto sono cool”</p>
<p>-         “Non sono come te”</p>
<p>-         “W la personalizzazione”</p>
<p>-         “Le disuguaglianze economiche sono i migliori amici del lusso”</p>
<p>I beni di lusso sono un segnale indirizzato agli altri per accrescere la propria visibilità e ciò è soprattutto evidente in Paesi come Russia, Medio Oriente, Cina. I consumatori più raffinati preferiscono prodotti di nicchia, meno appariscenti, che denotano cultura e sofisticazione dei gusti. Si assiste, inoltre, ad una crescente propensione al “fatto su misura”, per cui la domanda dei beni di lusso non è più monolitica, ma composta da un mosaico di pretese. Infine, va obiettivamente rilevato, sebbene suoni un po’ fuori luogo in drammatici tempi di crisi come questi, che le forti differenze di reddito giovano al lusso: si vedano i casi di Cina e Russia. Laddove, invece, esiste una certa uniformità reddituale, come nei Paesi scandinavi, la percentuale della spesa per i beni di lusso sul Prodotto Interno Lordo è più bassa.</p>
<p><i>Dura sed luxury.</i></p>

<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/cartier.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28788];player=img;' title='cartier'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/cartier-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="cartier" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/images.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28788];player=img;' title='images'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/images-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="images" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Bulgari-lvmh.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28788];player=img;' title='Bulgari-lvmh'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/Bulgari-lvmh-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bulgari-lvmh" /></a>

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		<title>“PUNK: Chaos to Couture” lo stile anti-istituzionale per eccellenza conquista il Met</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 16:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Babusci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Costume Institute del Metropolitan Museum di New York]]></category>
		<category><![CDATA[Metropolitan Museum of Art]]></category>
		<category><![CDATA[Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas P. Campbell]]></category>
		<category><![CDATA[“PUNK: Chaos to Couture”]]></category>
		<category><![CDATA[“Seditionaries”]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mostra “PUNK: Chaos to Couture”, organizzato dal Costume Institute del Metropolitan Museum di New York e visitabile presso il Met dal 9 maggio al 14 agosto 2013. La percorriamo insieme corredando l'articolo con le foto dell celebrità intervenute all'inaugurazione. Le mise scelte per l'occasione talvolta sfiorano il cattivo gusto;  ma sottolineano non solo il fatto che gli stilisti continuino ad utilizzare il linguaggio estetico del movimento, ma anche l'impatto del punk sull’haute couture nonostante i suoi contenuti inquietanti, aggressivi e trascressivi. <div class='yarpp-related-rss'>

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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_28784" class="wp-caption alignleft" style="width: 184px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/sienna_miller_wearing_burberry_to_the_costume_institute_gala_benefit_metropolitan_museam_of_art._06_may_2013.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28775];player=img;"><img class=" wp-image-28784 " alt="Sienna Miller veste Burberry, Foto courtesy Burberry" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/sienna_miller_wearing_burberry_to_the_costume_institute_gala_benefit_metropolitan_museam_of_art._06_may_2013-193x300.jpg" width="174" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Sienna Miller veste Burberry, Foto courtesy Burberry</p></div>
<p style="text-align: justify;">“PUNK: Chaos to Couture”, mostra organizzato dal Costume Institute del Metropolitan Museum di New York e visitabile presso il Met dal 9 maggio al 14 agosto 2013, esamina l&#8217;impatto del punk sull’haute couture, dalla nascita del movimento negli anni ‘70 fino all’influenza esercitata sulla nostra contemporaneità. «Fin dalle sue origini, il punk ha avuto un&#8217;influenza incendiario sulla moda» ha sottolineato Andrew Bolton, curatore del Costume Institute «anche se la democrazia del punk è in contrasto con l’autocrazia della moda, gli stilisti continuano ad appropriarsi del vocabolario estetico del punk per catturare il suo portato di ribellione giovanile e la sua forza aggressiva».</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Thomas P. Campbell,</span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> direttore e CEO del Metropolitan Museum of Art ha evidenziato come l’impronta del punk, e la sua mescolanza di riferimenti, sia stata alimentata dagli sviluppi artistici di movimenti come il Dada e il Postmodernismo: ha quindi particolare senso presentare questa mostra in un museo come il Metropolitan;  ha sottolineato inoltre «in effetti è il dialogo tra arte e moda ciò che rende il Costume Institute così unico». L’esposizione è stata realizzata grazie al contributo di Moda Operandi e al supporto aggiuntivo di Condé Nast, a questo proposito Campbell ha aggiunto: «Progetti come questo non possono essere realizzati senza sponsorizzazioni, e abbiamo molto apprezzato la generosità di Moda Operandi, e dei suoi co-fondatori Aslaug Magnusdottir e Lauren Santo Domingo».</span></p>
<p style="text-align: justify;">Abiti punk originali, della metà degli anni &#8217;70, si giustappongono a proposte moda recenti per illustrare come haute couture e prêt-à-porter abbiano preso in prestito i simboli visivi del movimento: alle paillettes si sostituiscono le spille da balia, le piume divengono lameette, le perline cedono il passo alle borchie. La mostra ruota attorno a materiali, tecniche e ornamenti propri dello stile anti-istituzionale per eccellenza, e si concentra sul rapporto tra il concetto di punk &#8216;fai-da-te&#8217; e il concetto di couture &#8216;su misura&#8217;. Tutto è presentato attraverso un percorso multimediale e come una esperienza multisensoriale; i vestiti “prendono vita” grazie alla proiezione di video musicali d&#8217;epoca, a specifiche tecniche audio.</p>
<div id="attachment_28783" class="wp-caption alignright" style="width: 169px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/cara_delevingne_wearing_burberry_to_the_metropolitan_museam_of_art_2013_costume_institute_gala_in_new_york_-_6_may_2013.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28775];player=img;"><img class=" wp-image-28783 " alt="Cara Delevingn veste Burberry courtesy Burberry" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/cara_delevingne_wearing_burberry_to_the_metropolitan_museam_of_art_2013_costume_institute_gala_in_new_york_-_6_may_2013-199x300.jpg" width="159" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Cara Delevingn veste Burberry, foto courtesy Burberry</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ognuna delle sette gallerie, m anche l&#8217;organizzazione per aree tematiche, ruotano attorno a personalità di spicco che incarnano i concetti generali che sono sottesi alla moda esposta. La prima galleria è dedicata al CBGB di New York rappresentato da Blondie, Richard Hell, The Ramones e Patti Smith. Segue una galleria ispirata a Malcolm McClaren e Vivienne Westwood,<b> </b>alla sua  “Seditionaries” boutique aperta al civico 430 di King’s Road a Londra. La galleria di “Clothes for Heroes”, rappresentata da Jordan, prende in esame designer che hanno esteso il linguaggio visuale del punk interpretato originariamente<b> </b>da McLaren e Westwood, fondendo il realismo sociale con diverse forme di espressione artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “fai-da-te”, inteso come contributo durevole del punk all&#8217;alta moda, è esplorato nelle quattro gallerie finali. La versione “Hardware” si concentra sull&#8217;uso, nella couture, di borchie, chiodi, catene, cerniere, lucchetti, spille di sicurezza e lame di rasoio; questa tendenza ha per icona Sid Vicious. La versione “Bricolage” mette in evidenza l&#8217;impatto della personalizzazione come regola di base del punk sull&#8217;alta moda, includendo l&#8217;uso di materiali di riciclo e della cultura del consumo come esemplificato da Wayne County. La versione “Graffiti” e “Agitprop” esplora la tradizione punk della provocazione e dello scontro, esemplificata attraverso immagini e testi dai Clash. La versione “Destroy” esamina l&#8217;effetto “rip-it-to-shreds” dello spirito punk, tipicizzato da Johnny Rotten, tramite indumenti strappati e tagliuzzati associati alla logica del decostruzionismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i designer coinvolti nella mostra ci sono Christopher Bailey (Burberry), Francisco Costa (Calvin Klein), Christophe Decarnin (Balmain), Ann Demeulemeester, Dior, Domenico Dolce  e  Stefano Gabbana, John Galliano, Nicolas Ghesquière (Balenciaga), Viktor Horsting and Rolf Snoeren (Viktor &amp; Rolf), Rei Kawakubo (Comme des Garçons), Karl Lagerfeld (Chanel), Helmut Lang, Martin Margiela, Alexander McQueen, Franco Moschino and Rossella Jardini (Moschino), Kate and Laura Mulleavy (Rodarte), Miuccia Prada, Gareth Pugh, Hedi Slimane (Saint Laurent), Riccardo Tisci (Givenchy), Gianni Versace, Yohji Yamamoto e Vivienne Westwood.</p>

<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/chelsea_clinton_wearing_burberry_to_the_metropolitan_museam_of_art_2013_costume_institute_gala_in_new_york_-_6_may_2013.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28775];player=img;' title='chelsea_clinton_wearing_burberry_to_the_metropolitan_museam_of_art_2013_costume_institute_gala_in_new_york_-_6_may_2013'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/chelsea_clinton_wearing_burberry_to_the_metropolitan_museam_of_art_2013_costume_institute_gala_in_new_york_-_6_may_2013-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Chelsea Clinton veste Burberry, foto courtesy Burberry" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/image001-e1368118633379.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28775];player=img;' title='image001'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/image001-e1368118633379-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Krizia veste Alicia Quarkers, foto courtesy Krizia" /></a>
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		<title>“Roberto Capucci. La ricerca della regalità”</title>
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		<pubDate>Sun, 05 May 2013 14:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maura Babusci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Architetture in Tessuto]]></category>
		<category><![CDATA[Reggia di Venaria]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Capucci]]></category>
		<category><![CDATA[Venaria Reale]]></category>
		<category><![CDATA[‘Sposa in Rosso’]]></category>
		<category><![CDATA[“Roberto Capucci. La ricerca della regalità”]]></category>

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<p style="text-align: justify;">La Reggia di Venaria ospita un’esposizione inedita, che celebra il genio creativo di Roberto Capucci, rivolgendo un’attenzione particolare ad uno dei temi più cari al grande creativo: la ricerca della regalità. La regalità è intesa come resa solenne dell’abito, ha sottolineato Massimiliano Capella, curatore della mostra: un leitmotiv che ricorre in tutta la produzione del maestro, dagli anni cinquanta ad oggi, negli abiti da giorno e da gran sera, nelle creazioni per il palcoscenico e in quelle per le cerimonie istituzionali o religiose, nei grandiosi abiti-scultura appositamente ideati per le esposizioni museali. “<i>Roberto Capucci. La ricerca della regalità”</i>, allestita nelle Sale delle Arti della Reggia dal 23 marzo all’8 settembre 2013, ripercorre attraverso 50 creazioni, 32 illustrazioni, diversi bozzetti, video e testimonianze la capacità innata di dare vita a creazioni dotate di una grazia maestosa. Va in scena una caratteristica distintiva del lavoro di Roberto Capucci, individuabile sin dal suo debutto ufficiale avvenuto nel 1951 a Firenze, in un contesto ricco di cultura e legato ad una visione aristocratica dello stile (parliamo, in pratica, della nascita dell’Alta Moda italiana).</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso rappresenta un’occasione unica per ammirare abiti creati dal grande stilista appositamente per regine, star e dame del gran mondo. Capucci ha vestito personalità importanti, tra le altre, le principesse Borghese, Odescalchi e Colonna, le attrici Valentina Cortese e Silvana Mangano, la cantante lirica Raina Kabajvanska, star internazionali come Marilyn Monroe, Esther Williams e il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini. Gli abiti ideati per queste donne eccezionali danno vita a un percorso dotato di grande fascino, che attraversa la seconda metà del Novecento raccontando molto sulle evoluzioni della moda e del lusso, ricostruendo, contemporaneamente, l’itinerario creativo di uno dei più grandi maestri della moda mondiale. Roberto Capucci ha tenuto a sottolineare:<b> </b><i>&#8220;Torino mi ha già accolto due volte con la sua signorilità e stile inconfondibili; in questa terza occasione, mi apre le porte di una delle residenze di corte più prestigiose e suggestive del mondo; ne sono felicissimo ed onorato e spero che le mie creazioni, in questa splendida mostra sulla Ricerca della Regalità, possano suscitare profonde emozioni creando una ideale sintonia con l&#8217;imponente e maestosa Reggia, uno dei simboli eccellenti del barocco europeo&#8221;. </i></p>
<p style="text-align: justify;">L’esposizione organizzata dal Consorzio La Venaria Reale in collaborazione con la Fondazione Roberto Capucci racconta, attraverso diverse sezioni tematiche, il rapporto tra Capucci e il senso più elevato del concetto di eleganza femminile; le singole creazioni illustrano una visione e restituiscono un’interpretazione indiscutibilmente artistica della moda.</p>
<div id="attachment_28772" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/2.-1978-Roberto-Capucci.-Foto-Claudia-Primangeli.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28767];player=img;"><img class="size-medium wp-image-28772 " alt="Roberto Capucci - 1978. Foto Claudia Primangeli " src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/2.-1978-Roberto-Capucci.-Foto-Claudia-Primangeli-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Capucci &#8211; 1978. Foto Claudia Primangeli</p></div>
<p style="text-align: justify;">La sezione intitolata <i>“Spose regine” </i>presenta creazioni ideate dal maestro per nozze leggendarie. Tra le proposte più celebri e spettacolari gli abiti realizzati per Daniela e Patrizia Memmo, per le sorelle Valentina e Clara Nasi, per la marchesa Polissena di Bagno, per la marchesa Costanza di Canossa e per la principessa Maria Pace Odescalchi. La sezione comprende anche uno spettacolare abito da sposa ispirato all’opera del Tiepolo, in particolare al celebre affresco “<i>La continenza di Scipione” </i>del 1743-44, e la<i> ‘Sposa in Rosso’</i>, capolavoro in mikado di seta presentato per la prima volta nel 2009 presso Palazzo Fortuny a Venezia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ particolarmente innovativa la sezione “<i>Donne, primedonne e nobildonne” </i>che propone, attraverso abiti unici, storie dal sapore leggendario come il rapporto a distanza con Marilyn o l’amicizia con Silvana Mangano, Valentina Cortese, Raina Kabaivanska e Rita Levi Montalcini.</p>
<p style="text-align: justify;">La sezione intitolata “<i>Arte e Natura nella ricerca della regalità” </i>presenta abiti-scultura nati in momenti cruciali per la carriera di Capucci.  Le due tematiche si affiancano, in modo particolare, a partire dal 1968 e in seguito al rientro a Roma da Parigi, nella ricerca di una moda che sia <i>“oltre la moda”.</i> Nel percorso espositivo sono presentati alcuni esempi emblematici che vanno dalle creazioni ispirate all’arte e all’architettura classica, vestiti che prendono a prestito dalla natura foglie, corolle e farfalle, fino<i> </i>alle 12 <i>Architetture in Tessuto </i>realizzate per la<i> </i><i>Biennale di </i><i>Venezia</i> del 1995.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>“Il disegno del maestro”</i> è raccontato attraverso una sezione espressamente dedicata.</p>

<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/3.-2009-Roberto-Capucci-Sposa-in-Rosso-Palazzo-Fortuny-Venezia-foto-Claudia-Primangeli-2.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28767];player=img;' title='3. 2009, Roberto Capucci &#039;Sposa in Rosso&#039;, Palazzo Fortuny Venezia, foto Claudia Primangeli 2'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/3.-2009-Roberto-Capucci-Sposa-in-Rosso-Palazzo-Fortuny-Venezia-foto-Claudia-Primangeli-2-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Roberto Capucci &#039;Sposa in Rosso&#039;, Palazzo Fortuny Venezia, foto Claudia Primangeli 2" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/1.-1956-Roberto-Capucci.-Foto-Claudia-Primangeli.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28767];player=img;' title='1. 1956, Roberto Capucci. Foto Claudia Primangeli'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/1.-1956-Roberto-Capucci.-Foto-Claudia-Primangeli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Roberto Capucci. Foto Claudia Primangeli" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/2.-1978-Roberto-Capucci.-Foto-Claudia-Primangeli.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28767];player=img;' title='2. 1978, Roberto Capucci. Foto Claudia Primangeli'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/05/2.-1978-Roberto-Capucci.-Foto-Claudia-Primangeli-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Roberto Capucci - 1978. Foto Claudia Primangeli" /></a>

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		<title>Arte e moda in mostra a New York</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Apr 2013 18:15:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Di Maio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi e notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Camille di Claude Monet]]></category>
		<category><![CDATA[Claude Monet]]></category>
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		<category><![CDATA[Donna con i ventagli di Edoaurd Manet]]></category>
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		<category><![CDATA[Metropolitan Museum of Art di New York]]></category>
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		<description><![CDATA[I dipinti impressionisti e gli abiti originali dell’epoca esposti al Metropolitan Museum of Art di New York raccontano il legame  tra l’ arte e la moda nella Parigi del XIX secolo. <div class='yarpp-related-rss'>

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<p style="text-align: justify;">E’ in corso  fino al 27 maggio,  al Metropolitan Museum of Art di New York, la  mostra dal titolo “Impressionismo, moda e modernità”, realizzata in collaborazione con l’Art Institute di Chicago e il  Musée d’Orsay di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le quattro sezioni tematiche – <i>refashioning figure painting</i>, <i>en plein air</i>, <i>the white dress</i> e <i>the black</i> <i>dress</i> –  ci riportano indietro nel tempo, tra crinoline, bustini e cappellini, nella città più in voga dell’epoca, Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">“L&#8217;ultima moda è assolutamente necessaria in un quadro. E&#8217; ciò che nella pittura conta di più”,  così scriveva Édouard Manet nel 1881, a testimoniare lo scambio vivace che c’era a quel tempo tra l’arte e la moda nella capitale francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Monet a Renoir, da Tissot a Degas, da Manet a Corot, sono 79 i dipinti in mostra, accanto ai quali sono allestiti 14 abiti originali insieme alle scarpe, agli ombrellini, alle riviste, alle  fotografie, per un totale di 100 pezzi.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra si apre con l’abito e il dipinto di <b>Camille, </b>di Claude Monet: la futura moglie dell’artista è qui ritratta di spalle, mentre si sistema timidamente il berretto. In primo piano il vestito, a strisce verdi, completato da una lussuosa giacca di pelliccia: Monet ritrae il look del momento e ne fa una opera d’arte<b>.    </b></p>
<p style="text-align: justify;">Nella sezione dedicata al vestito bianco sono raccolti invece  i dipinti che raccontano la moda dell’abito di cotone, più informale, quello che si porta di giorno.</p>
<div id="attachment_28758" class="wp-caption alignright" style="width: 189px"><a href="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-2-Repose-1871-Édouard-Manet.jpg" rel="shadowbox[sbpost-28755];player=img;"><img class=" wp-image-28758 " alt="E. Manet - Repose 1871" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-2-Repose-1871-Édouard-Manet-224x300.jpg" width="179" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">E. Manet &#8211; Repose 1871</p></div>
<p style="text-align: justify;">In <b>Repose, </b>di Édouard Manet, la pittrice Berthe Marie Pauline Morisot  riposa, cadente, sul sofà.   La Morisot, che da lì a pochi anni sarebbe diventata la cognata di Manet, sposando il fratello Eugène, dichiarò successivamente che, a dispetto del titolo dell’opera,  fu molto faticoso per lei sostenere quella posa a causa di un terribile crampo alla gamba che la poverina dovette sopportare: Manet, infatti, non le permetteva di muoversi, per paura che la gonna si sgualcisse.</p>
<p style="text-align: justify;">Vezzosi sono gli abiti dei ritratti all’aria aperta nei quali si possono ammirare i vestiti più in voga: è l’epoca delle crinoline che sostengono le gonne voluminose in cotone piquè e dei corpetti che ricalcano il modello dei boleri spagnoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro grande protagonista dei tempi era il vestito nero di seta:  l’abito da sera, simbolo indiscusso di eleganza e sensualità.  Nel dipinto <b>Donna con i ventagli</b>, Manet ritrae Nina de Callias, nota intellettuale dell’epoca, in una mise che esprime tutto il suo spirito bohémiene: la blusa in stile orientale, il bolero ricamato, gli orecchini pendenti,  i bracciali dorati  e, per finire,  una vezzosa piuma nei capelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dipinto <b>La Parigina</b>, sempre di Édouard Manet, è ritratta l’attrice  Ellen André, musa di molti pittori, tra cui Degas e Renoir, che qui appare fiera come un’amazzone, dentro al suo abito nero avvolgente, dal colletto increspato. Una grossa collana, il tocco in più che impreziosisce la figura</p>
<p style="text-align: justify;">Tantissimi ancora i dipinti che ritraggono le parigine sfarzose durante gli eventi mondani, come nel ritratto <b>Il Ballo</b>, di James Tissot, in cui  una donna elegantissima,  abito giallo e ventaglio alla mano, cattura lo sguardo dell’osservatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Completano la mostra le piccole nature morte che hanno come soggetto scarpette, pantofoline e altri accessori.</p>
<p style="text-align: justify;">Non manca, infine, una sezione dedicata alla moda maschile, con protagonista assoluto, il cappello.</p>

<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-6-La-galleria-dedicata-alla-moda-maschile-Met.-museum-of-Art-di-New-York.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='foto 6 '><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-6-La-galleria-dedicata-alla-moda-maschile-Met.-museum-of-Art-di-New-York-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La galleria dedicata alla moda maschile, Met. museum of Art di New York" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-5-La-Parigina-1875-Édouard-Manet.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='NM 2068'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-5-La-Parigina-1875-Édouard-Manet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="E. Manet - La Parigina 1875" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-4-Donna-con-i-ventagli-ritratto-di-Nina-De-Callias-1873-Edouard-Manet.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='foto 4 Donna con i ventagli (ritratto di Nina De Callias), 1873 - Edouard Manet'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-4-Donna-con-i-ventagli-ritratto-di-Nina-De-Callias-1873-Edouard-Manet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="E. Manet - Donna con i ventagli (ritratto di Nina De Callias), 1873" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-3-bis-Abito-bianco-in-cotone-piqué-con-ricami-neri.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='foto 3 bis Abito bianco in cotone piqué con ricami neri'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-3-bis-Abito-bianco-in-cotone-piqué-con-ricami-neri-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Abito bianco in cotone piqué con ricami neri" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-3-Donne-in-giardino-1866-Claude-Monet.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='foto 3  Donne in giardino, 1866 - Claude Monet'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-3-Donne-in-giardino-1866-Claude-Monet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C. Monet - Donne in giardino, 1866" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-2-Repose-1871-Édouard-Manet.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='RISDM 59-027'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-2-Repose-1871-Édouard-Manet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="E. Manet - Repose 1871" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-1-Camille-1866-Claude-Monet.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='Camille Monet,the painter&#039;s first wife (1847-1879). Canvas, 1866.'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/foto-1-Camille-1866-Claude-Monet-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C. Monet - Camille !866" /></a>
<a href='http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/copertina.jpg' rel='shadowbox[sbalbum-28755];player=img;' title='copertina'><img width="150" height="150" src="http://www.imore.it/rivista/wp-content/uploads/2013/04/copertina-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="copertina" /></a>

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