{"id":1021,"date":"2005-03-24T21:22:16","date_gmt":"2005-03-24T19:22:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=1021"},"modified":"2008-12-17T10:33:12","modified_gmt":"2008-12-17T08:33:12","slug":"il-trionfo-dell%e2%80%99etnico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-trionfo-dell%e2%80%99etnico\/","title":{"rendered":"Il trionfo dell&#8217;etnico"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"general_text\"> <span class=\"summary\"><\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"102\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/18_285.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"102\" height=\"150\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span class=\"image_caption\">Gigli by courtesy Altaroma<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La globalizzazione fa tendenza. Le collezioni primavera-estate 2005 guardano ai Paesi lontani, esotici e suggestivi. Il multietnico, che la moda fa proprio, sembra diventare per il consumatore una nuova frontiera della sua identit\u00e0. Dimenticare le proprie origini. Immergersi in un clima dove non hanno spazio punti di riferimento precisi: le proprie radici, le proprie tradizioni.<\/span><\/span><!--more--><\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"153\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/gonna_001.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"153\" height=\"170\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span class=\"image_caption\">Max Mara<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Il trionfo dell&#8217;etnico. La tendenza non \u00e8 nuova. Negli anni &#8217;60 gli stilisti iniziano ad ispirarsi a popoli lontani e ancora sconosciuti. Attingono agli abiti-costume dell&#8217;Africa, del lontano Oriente o delle Isole del Pacifico; ma anche ad etnie minori, i pellirosse d&#8217;America o gli zingari. Sulla fine degli anni &#8217;70 una famosa collezione di Sant Laurent porta in passerella le tradizioni dei popoli dell&#8217;est europeo. Quindi, parei polinesiani o sarong indonesiano, kaftani e pantaloni alla turca, kimono giapponese, sari indiano e pantaloni jodhpurs, e l&#8217;elegante djellabah marocchino con il suo cappuccio e le sue lunghe maniche, o le gonne a balze e gli scialli coloratissimi degli zingari sono tutti costumi che hanno gi\u00e0 ampliamente ispirato altre e passate collezioni.<\/p>\n<p>Lo stile etnico ha segnato tutte le sfilate. I richiami sono alle tradizioni indiane, giapponesi o cinesi. Ma anche alle piccole etnie come gli abiti del popolo rom reinterpretrati da Romeo Gigli. Anche l&#8217;Africa \u00e8 presente: dal Marocco all&#8217;Africa del popolo Masai.<br \/>\nLe contaminazioni con li tradizioni asiatiche si ritrovano nelle camicie con le maniche tagliate a kimono e negli abiti stretti in vita come da ob\u00ec, le larghe fusciacche annodate sul davanti del kimono. Troviamo giacchine a chiusura asimmetrica di ispirazione cinese, pantaloni persiani o una rientepretazione del jodhpurs. Ed ancora, i decori tipici di questi Paesi: le collane, i ricami, le pietre, gli specchietti, tutto ci\u00f2 che moltiplica la luminosit\u00e0. L&#8217;utilizzo dei tessuti come la seta, shantung, il raso, il broccato segnano l&#8217;elemento pi\u00f9 classicamente asiatico.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"157\" align=\"right\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/rocco.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"157\" height=\"200\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span class=\"image_caption\">Rocco Barocco<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Ma qui si impone una considerazione. Pi\u00f9 che ad una vera ispirazione, che in alcuni stilisti \u00e8 innegabile, viene da pensare al tentativo di conquistare, utilizzando le loro fogge pi\u00f9 tradizionali, Paesi che si aprono ad essere nuovi mercati. Paesi con una grande tradizione di lusso, che, se a loro volta conquistati dalla moda Mady in Italy, saranno una buona risorsa economica.<br \/>\nGuardiamo ora questa tendenza dalla parte del consumatore. Si pu\u00f2 ipotizzare che con la globalizzazione si stia instaurando un avvicinamento ad altre culture, anche le pi\u00f9 tradizionalmente emarginate come il popolo rom. Da ci\u00f2 ne potr\u00e0 derivare un reciproco apprezzamento, dagli effetti certamente positivi. Dall&#8217;altra per\u00f2 il multietnico &#8211; che la moda fa proprio- sembra essere diventato per il consumatore una nuova frontiera della sua identit\u00e0. Dimenticare le proprie origini. Immergersi in una plurietnica dove non hanno spazio punti di riferimento precisi: le proprie radici, le proprie tradizioni.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1021?pdf=1021\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La globalizzazione fa tendenza. 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