{"id":15015,"date":"2010-06-10T12:27:52","date_gmt":"2010-06-10T10:27:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=15015"},"modified":"2010-06-18T10:34:30","modified_gmt":"2010-06-18T08:34:30","slug":"stile-vintage-il-rifugio-del-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/stile-vintage-il-rifugio-del-contemporaneo\/","title":{"rendered":"Stile vintage, il rifugio del contemporaneo"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_15016\" style=\"width: 253px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/franco-jacassi-00.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15016\" class=\"size-medium wp-image-15016  \" title=\"franco-jacassi-00\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/franco-jacassi-00-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"243\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/franco-jacassi-00-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/franco-jacassi-00-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/06\/franco-jacassi-00.jpg 778w\" sizes=\"(max-width: 243px) 100vw, 243px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15016\" class=\"wp-caption-text\">Franco Jacassi nel suo showroom di via Sacchi<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">Un atelier di moda \u00e8 come una biblioteca. Cos\u00ec dice Franco Jacassi, collezionista ed esperto di moda, parlando dello showroom che nel 1986 ha aperto a Milano, nel cuore di Brera:\u00a0 &#8220;Qui gli addetti ai lavori vengono a trovare emozioni o a fare documentazione storica per le loro linee. Questo posto \u00e8 un archivio prezioso di vestiti, accessori, tessuti, libri e riviste d&#8217;epoca&#8221;. Lo spazio di via Sacchi, infatti, \u00e8 da sempre tappa obbligata non solo per gli appassionati del vintage, ma anche per gli stilisti in cerca di nuove ispirazioni.<br \/>\nEd \u00e8 vero che\u00a0entrando nell&#8217; atelier di Jacassi, quell&#8217;atmosfera di sacralit\u00e0 e di sogno l&#8217;avverti subito e ti conquista, perch\u00e9 tra gli abiti dei couturier del passato hai la sensazione di essere dietro le quinte di un teatro, in una dimensione sospesa, al di fuori della realt\u00e0. E gi\u00e0 pensi che quando uscirai da l\u00ec ti convertirai definitivamente allo stile d&#8217;antan.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">L&#8217;intervista comincia subito con una precisazione: mai confondere il vintage con un semplice capo usato. E infatti, con l&#8217;eleganza che lo contraddistingue, Jacassi mi bacchetta immediatamente quando cedo a questa facile tentazione: &#8220;Il gusto e la moda venivano espressi dai grandi creatori, non dalla sartina di periferia o dai magazzini a buon mercato. Come succede nell&#8217;arte tutte le cose fatte dagli artisti hanno mantenuto un valore e questo vale anche nella moda. Occorre saper scegliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Come si riconosce un pezzo vintage?<br \/>\n<\/strong>Te lo insegna l&#8217;esperienza e il gusto della ricerca, di scoprire qualcosa che gli altri non hanno visto, qualcosa di raro! Sicuramente la griffe fa la differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>La moda \u00e8 anche gioco, travestimento: \u00e8 in questo che risiede il fascino del vintage?<br \/>\n<\/strong>Ogni persona ha un suo stile, una sua personalit\u00e0 e il vintage consente appunto di esprimersi\u00a0 attraverso la valorizzazione di ci\u00f2 che nelle varie decadi ha dato un&#8217;impronta a un certo tipo di gusto.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>E poi c&#8217;\u00e8 anche la poesia di voler rievocare un&#8217;emozione attraverso l&#8217;abito&#8221;\u00a6<br \/>\n<\/strong>Certo, come nel caso dell&#8217;attrice che veste vintage perch\u00e9 vuol rivivere nella vita normale certe sensazioni che ha vissuto nella finzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Ma forse oggi pi\u00f9 che la forza evocativa dell&#8217;abito \u00e8 l&#8217;idea del recupero a fare da traino.<br \/>\n<\/strong>Se la vediamo cos\u00ec il vintage \u00e8 sicuramente una scelta ecologica, ma in questo senso non lo abbiamo inventato noi: gi\u00e0 negli anni &#8217;30, in periodo di crisi, Elsa Schiaparelli consigliava alle nonne di far rivivere gli abiti regalandoli alle nipoti. E poi\u00a0 conviene: una borsa Chanel o Ysl degli anni &#8217;70 puoi pagarla 350 euro, mentre nuova ti costa oltre 2000 euro&#8221;\u00a6<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>E anche gli stilisti ne approfittano e fanno di necessit\u00e0, virt\u00f9&#8221;\u00a6<br \/>\n<\/strong>Sicuramente oggi la moda soffre un momento di stanchezza, perci\u00f2 rilanciare il gusto retr\u00f2 \u00e8 un modo per affascinare ancora, per avvicinare nuovamente alla moda.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Qual \u00e8, secondo lei, l&#8217;epoca che si porta meglio oggi?<br \/>\n<\/strong>Dipende dal proprio stile: c&#8217;\u00e8 la ragazzina che sta bene vestita anni 60, con le minigonne di Pierre Cardin.<br \/>\nLa donna di 40 anni che vuole esprimere il suo lato pi\u00f9 sensuale sceglie Versace degli anni 80 e invece una persona pi\u00f9 poetica, pi\u00f9 intima, sta benissimo vestita con degli abitini anni 20 -30 oppure \u00a0anni 50. Non bisogna poi trascurare il fatto che nell&#8217;arco del 900 la struttura fisica della donna si \u00e8 modificata: le spalle sono pi\u00f9 sviluppate e poche ancora portano scarpe di taglia 35.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Cosa si vende di pi\u00f9?<\/strong><br \/>\nIn assoluto Pucci. Ma la mia fortuna sono le borse di Chanel, di Vuitton, di Hermes o le Gucci con il manico di bamb\u00f9: la gente \u00e8 disposta ad accaparrarsele a prezzi folli! Ma io preferisco una Roberta Di Camerino, che \u00e8 davvero un pezzo unico e puoi acquistarla a 350 euro! O una Schiaparelli del &#8220;\u02dc36: la paghi 1000 euro e ce l&#8217;hai solo tu!Lei ha iniziato a lavorare negli anni &#8217;70 e a contatto con i grandi maestri del made in Italy e non solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Come \u00e8 cambiato lo scenario della moda?<br \/>\n<\/strong>E&#8217;\u00a0cambiato innanzitutto il tipo di vita della gente e quindi anche il gusto per le cose belle. La moda contemporanea \u00e8 molto\u00a0diversa e gli stilisti oggi non investono tanto nella ricerca e nella cura del dettaglio&#8221;\u00a6E i prezzi sono molto pi\u00f9 bassi: negli anni &#8220;\u02dc80 compravo una camicia di Versace e la pagavo 1 milione e 800 mila lire; oggi la stessa camicia, unica, costa 400 euro e suona gi\u00e0 cara!<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Anche la moda \u00e8 un segno dei tempi&#8221;\u00a6<br \/>\n<\/strong>Gli aspiranti\u00a0stilisti non hanno pi\u00f9 le possibilit\u00e0 di una volta e anche i grandi ormai non fanno pi\u00f9 i creativi, ma gli uomini di mercato, di finanza e quindi ti mandano degli assistenti che per bravi che siano sono sempre dei ragazzi giovani che devono imparare e che non sanno sempre come si fa la ricerca. E questo perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 una diversa formazione e poi sono cambiate le esigenze del mercato: se il commerciale dice che certe\u00a0cose non si vendono, lo stilista non le fa pi\u00f9! C&#8217;\u00e8 un adeguamento al mercato, \u00a0ci sono pi\u00f9 paletti alla creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Quale \u00e8 secondo lei il modo migliore per indossare un pezzo vintage?<br \/>\n<\/strong>Sicuramente \u00e8 pi\u00f9 trendy mixare il vecchio con il contemporaneo, ma non necessariamente \u00e8 il modo migliore:dipende da dove uno si trova e da cosa fa in quel momento. Non si pu\u00f2 certo pensare di andare in ufficio abbigliati con un capo d&#8217;antan. Il vintage va visto per quei momenti un po&#8217; particolari lo si sceglie quando si vuole esercitare un certo fascino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15015?pdf=15015\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un atelier di moda \u00e8 come una biblioteca, dove gli appassionati vanno a trovare emozioni e gli stilisti a documentarsi e a cercare l&#8217;ispirazione per le nuove collezioni. Chiacchierata con l&#8217;esperto e collezionista Franco Jacassi, sul significato dell&#8217;abbigliamento d&#8217;antan.<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1973],"tags":[1858,71,1991,1199,128,1992,1978,1790,1411,8681,1914,117,625],"class_list":["post-15015","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-intervistiamo-chi","tag-borsa","tag-chanel","tag-couturier","tag-gucci","tag-moda","tag-pucci","tag-retro","tag-roberta-di-camerino","tag-schiaparelli","tag-stile","tag-stilisti","tag-versace","tag-vintage"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15015"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15015"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15015\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15030,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15015\/revisions\/15030"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15015"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15015"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15015"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}