{"id":151,"date":"2005-12-20T18:22:25","date_gmt":"2005-12-20T16:22:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=151"},"modified":"2010-10-18T16:04:40","modified_gmt":"2010-10-18T14:04:40","slug":"una-lunga-storia-il-jeans","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/una-lunga-storia-il-jeans\/","title":{"rendered":"Una lunga storia. Il jeans"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_17578\" style=\"width: 196px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2005\/12\/etichettalevis.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-17578\" class=\"size-full wp-image-17578 \" title=\"etichettalevis\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2005\/12\/etichettalevis.jpg\" alt=\"\" width=\"186\" height=\"199\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-17578\" class=\"wp-caption-text\">Etichetta Levis<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il jeans ha una lunga storia. I mercati del Medio Evo conoscevano gi\u00e0 il tessuto: una stoffa proveniente da Nimes -da cui deriva la denominazione di Denim-, utilizzata per coprire le mercanzie navali. Si tratta di cotone resistente, duraturo, facilmente lavabile, dal caratteristico colore blu dovuto alla tintura del filo di ordito con l&#8217;indigo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molto tempo \u00e8 legata al duro lavoro, a cominciare da quello dei marinai genovesi che lo utilizzavano nell&#8217;800 per la loro tenuta da lavoro. Il termine jean deriva dalla utilizzazione a Genova del demin e dalla sua trasformazione in pantalone da lavoro ad opera degli scaricatori del porto. A partire del 1850 il termine jeans viene utilizzato per designare non il tessuto ma un modello di pantaloni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saranno i cercatori d&#8217;oro ad utilizzare per primi i pantaloni a 5 tasche prodotti a San Francisco da Levi Strass; ad essi si aggiungeranno gli agricoltori, i cowboy: l&#8217;etichetta con due cavalli che tirano un paio di jeans interpreta bene il concetto di resistenza. Negli anni &#8217;20 si impongono negli Stati Uniti come indumento del tempo libero. Nel 1935 viene lanciato il primo jeans da donna e nel 1943 Harper&#8217;s Bazar fotografa uno scamiciato in jeans da portare sui vestiti come comodo grembiule da cucina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il jeans arriva in Europa con le truppe americane di liberazione e si impone grazie al cinema hollywoodiano e ad icone del Western come Gary Cooper o John Wayne. Da allora la storia continua ed \u00e8 lunga, segnata dal &#8220;proibizionismo&#8221; americano di indossarli a scuola e allo stesso tempo da una amplia utilizzazione cinematografica da parte di Marlo Brando e James Dean negli anni &#8217;50. Saranno riammessi in Universit\u00e0 ai tempi di Bob Dylan. Negli anni &#8220;\u02dc60 diventano la divisa dei giovani, sono il denominatore che accomuna i giovani ribelli.<\/p>\n<table style=\"text-align: justify;\" border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"160\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/jeabrando400x20.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"188\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">La contestazione giovanile adotter\u00e0 il mitico modello Levi&#8217;s 501 a divisa collettiva: simbolo delle ideologie rivoluzionarie del &#8217;68 contro il perbenismo conservatore e borghese, diventa inoltre il segno dell&#8217;antimoda.<br \/>\nMa fermiamoci qui, anzi ricominciamo da qui per capire come mai il jeans \u00e8 entrato nella moda, Il jeans, a partire da questo momento -1968- diventa il primo capo globalizzato, e ancora oggi -nel primo decennio del 2000- \u00e8 l&#8217;unico capo di abbigliamento veramente globalizzato, senza previsioni possibili di flessione in questo senso. Non stiamo parlando solo di una globalizzazione geografica, per il jeans si tratta di una globalizzazione totale. All&#8217;abbigliamento differenziato per classi sociali, per et\u00e0 e per sesso, il jeans ha sostituito un capo unico assolutamente indifferenziato e omogeneo, cio\u00e8 uguale per tutti. Trasversale e valido per tutte le classi sociali e tutte le et\u00e0, \u00e8 utilizzato con la stessa disinvoltura dalle star del cinema o dello spettacolo, dal dirigente della multinazionale, e dall&#8217;operaio; dal professore e dallo studente. Si \u00e8 sostituito all&#8217;abbigliamento differenziato per sesso, quale capo sicuramente unisex. Ha infine superato la diversificazione dell&#8217;abbigliamento per culture nazionali per diventare l&#8217;abbigliamento trans-nazionale per eccellenza.<\/p>\n<table style=\"text-align: justify;\" border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"213\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/dolcegabbana.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"160\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span class=\"image_caption\">Dolce &amp; Gabbana<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono gli elementi che possono aver determinato questa proiezione cos\u00ec generalizzata sul mondo dell&#8217;abbigliamento, e, potremmo dire, sulla cultura del nostro tempo?<br \/>\nOltre quanto appena detto, si potrebbe azzardare qualche considerazione sulla linea della costruzione dell&#8217;identit\u00e0 personale. Riattraversiamone la storia alla luce dei mutamenti sociali.<br \/>\nNarrando la sua storia vanno indicati gli elementi che lo caricano di senso, di significati vari, di volta in volta diversi e quasi opposti. Il tessuto povero, forte, \u00e8 legato al lavoro duro; \u00e8 un tessuto che riecheggia il coraggio, la tenacia americana verso conquista della sua democrazia. Ma il tessuto \u00e8 duttile, ammette un cambio a partire dalla colorazione; si lascia modificare e personalizzare. Un capo globale che narra per\u00f2 una storia personale: li si pu\u00f2 scolorire, li si pu\u00f2 strappare, rammendare, modificare seguendo un pensiero personale, lasciandoli per\u00f2 immutati nella loro forma essenziale. Una capacit\u00e0 di costruire identit\u00e0 molto lieve, poco significativa, ma pur sempre un tentativo di differenziazione: uniformarsi cercando comunque di differenziarsi. Perch\u00e9 questa \u00e8 una necessit\u00e0 della persona !<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia personalizzata del jeans \u00e8 sottolineata dal fatto che la tela \u00e8 modificabile sul corpo: quanto pi\u00f9 \u00e8 stretto rigidamente al corpo tanto pi\u00f9 ne prende la forma. E questo risponde bene anche al processo di sessualizzazione dell&#8217;abbigliamento; il jeans, simbolo della ribellione giovanile, diventa il simbolo della trasgressione sessuale. E&#8217; il primo e universale capo unisex. Tanto stretto al corpo, \u00e8 come una seconda pelle per chi lo indossa; non solo, ma con le cuciture e i rinforzi, le tasche, accentua il richiamo sulle zone sessuali.<br \/>\nMa non finisce qui la storia del jeans: continua con il suo ingresso nell&#8217;universo della moda.<\/p>\n<table style=\"text-align: justify;\" border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"164\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/senza_titolo4.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"164\" height=\"160\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span class=\"image_caption\">Dolce &amp; Gabbana<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compare griffato con qualche piccola variazione; poi, pian piano diventa una presenza costante nelle collezioni, seguendo i dettami delle fantasie degli stilisti, stagione dopo stagione, con una trasformazione nei modelli e nelle lavorazioni che la dice lunga riguardo alla &#8220;rigida&#8221; duttilit\u00e0 del tessuto. Si ritrova contaminato da nuove tecnologie di lavaggi o dall&#8217;utilizzo accanto al cotone di fibbre costose, come il platino; arricchito da cristalli e da pietre, lussuosamente ricamato. *<\/p>\n<table style=\"text-align: justify;\" border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"160\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/copia_di_foto_sfilata_cavagna_damico_005.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"236\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td><span class=\"image_caption\">jeans al platino di G. Cavagna<\/span><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorprendentemente quindi lo troviamo presente sui mercati con due &#8220;registri&#8221; diversi: da una parte permane come abbigliamento per il duro lavoro manuale e ideale abbigliamento per il tempo libero; ma scopriamo anche che ha la sua importante nicchia di mercato come capo alla moda volubile e lussuoso, anzi un must; l&#8217;unico capo che possiamo considerare come uscito dal flusso della moda e permanere nella moda senza trasformansi in &#8220;costume&#8221; o &#8220;divisa&#8221; . Un capo quindi che va considerato &#8220;oltre la moda&#8221;.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/151?pdf=151\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il jeans ha una lunga storia. I mercati del Medio Evo conoscevano gi\u00e0 il tessuto: una stoffa proveniente da Nimes -da cui deriva la denominazione di Denim-, utilizzata per coprire le mercanzie navali. Si tratta di cotone resistente, duraturo, facilmente lavabile, dal caratteristico colore blu dovuto alla tintura del filo di ordito con l&#8217;indigo. 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