{"id":15248,"date":"2010-07-05T14:00:31","date_gmt":"2010-07-05T12:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=15248"},"modified":"2010-07-07T13:57:27","modified_gmt":"2010-07-07T11:57:27","slug":"come-rinnovare-il-made-in-italy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/come-rinnovare-il-made-in-italy\/","title":{"rendered":"Come rinnovare il Made in Italy"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/altro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-15249\" title=\"altro\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/altro-298x300.jpg\" alt=\"\" width=\"179\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/altro-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/altro-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/altro-80x80.jpg 80w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/altro.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 179px) 100vw, 179px\" \/><\/a>L&#8217;espressione &#8220;Made in Italy&#8221; rimanda subito all&#8217;idea di qualit\u00e0, a prodotti belli e ben fatti, validi per materiali, design, lavorazione, <em>know-how<\/em> incorporato. Evoca soprattutto il concetto di creativit\u00e0, un elemento che dovrebbe sempre pi\u00f9 &#8220;fare la differenza&#8221; rispetto ai concorrenti, giustificando prezzi superiori alla luce di una superiore capacit\u00e0 aziendale di trovare soluzioni alternative a quelle proposte da altri. Per fortuna questo finora non \u00e8 stato difficile per molte imprese del sistema Italia, specialmente se inserite in distretti, la cui logica ed organizzazione aiutano le piccole eccellenze a &#8220;mettersi in rete&#8221; con non grandi risorse.<\/p>\n<p>Ma negli anni della globalizzazione imperante, il &#8220;Made in&#8221; ha subito un radicale cambiamento di significato economico e culturale, assistendo alla progressiva erosione della sua connotazione di identit\u00e0 territoriale e convertendosi in un&#8217;opzione organizzativa pi\u00f9 o meno casuale all&#8217;interno di una complessa filiera geograficamente diffusa. Per anni i guru del marketing hanno tuonato che la denominazione di origine geografica doveva essere rimpiazzata dal brand aziendale come unica garanzia di qualit\u00e0: in pratica, doveva a tutti i costi avvenire il passaggio dal &#8220;Made in&#8221; al &#8220;Made by&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/Made_in_Italy_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-15250\" title=\"Made_in_Italy_\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/Made_in_Italy_-226x300.jpg\" alt=\"\" width=\"158\" height=\"210\" \/><\/a>La lezione di questi ultimi tempi, venuta dalla crisi economica, ha invece indotto le imprese a rivalutare il lavoro manifatturiero anche come un fattore discriminante sul mercato politico ed istituzionale: la sfida \u00e8 dunque diventata quella di coniugare i vincoli di una <em>pipe-line<\/em> che impone economie di scala e rigorose razionalizzazioni produttive con il ruolo che gli Stati hanno assunto nelle politiche fiscali o di tutela dell&#8217;occupazione nazionale. Sebbene il processo di globalizzazione sia irreversibile, il Made in Italy ha dovuto reinventarsi, ponendo contestualmente un certo argine ad una pi\u00f9 che avviata tendenza alla delocalizzazione produttiva.<\/p>\n<p>D&#8217;altronde, ovunque la crisi ha reso i clienti pi\u00f9 selettivi su prezzi e qualit\u00e0, per cui le aziende italiane della moda (tessile, abbigliamento, design, accessori, gioielli) hanno di fronte a s\u00e9 l&#8217;imperdibile opportunit\u00e0 di sfruttare i valori e le competenze tradizionali del Belpaese, a cui tuttavia devono dare nuova voce. In particolare, verso le imprese dell&#8217;alto di gamma i clienti nutrono aspettative di qualit\u00e0 assolutamente garantita e creativit\u00e0 legata ad un contesto territoriale. Lo hanno gi\u00e0 capito molti brand i quali hanno subito adottato diverse strategie di comunicazione incentrate sulla celebrazione delle capacit\u00e0 distintive che stanno dietro il prodotto. Si veda Gucci, che ha lanciato la campagna pubblicitaria &#8220;Forever now&#8221; in cui esalta i propri artigiani come interpreti della tradizione di eccellenza fiorentina. O Dolce&amp;Gabbana, che nei loro eventi hanno messo sovente in mostra immagini di mani sartoriali. Per non parlare di marchi come Brunello Cucinelli o Tod&#8217;s, che da sempre valorizzano il proprio territorio di origine con le persone che vi lavorano.<\/p>\n<p>In sostanza, fare Made in Italy deve sempre pi\u00f9 tradursi nell&#8217;offerta di valore autentico ad un cliente globale quanto mai esigente in fatto di bilanciamento di tradizione e innovazione.<\/p>\n<p>Certamente restano da risolvere i due storici problemi nazionali del controllo della legalit\u00e0 nella moda (per evitare che la produzione sia assicurata soprattutto da laboratori clandestini) e dell&#8217;acculturamento dei giovani al fine di attrarli verso gli &#8220;antichi&#8221; mestieri con proposte formative che garantiscano competenze utili e status sociale adeguato.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec, crediamo, potr\u00e0 rinnovarsi il &#8220;miracolo&#8221; del Made in Italy<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15248?pdf=15248\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;espressione &#8220;Made in Italy&#8221; rimanda subito all&#8217;idea di qualit\u00e0, a prodotti belli e ben fatti, validi per materiali, design, lavorazione, know-how incorporato. 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