{"id":15252,"date":"2010-07-03T15:52:34","date_gmt":"2010-07-03T13:52:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=15252"},"modified":"2010-07-03T16:00:24","modified_gmt":"2010-07-03T14:00:24","slug":"il-bottone-che-fa-la-differenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-bottone-che-fa-la-differenza\/","title":{"rendered":"Il bottone che fa la differenza"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_15254\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/NAVARRA.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15254\" class=\"size-medium wp-image-15254 \" title=\"NAVARRA\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/NAVARRA-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/NAVARRA-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/NAVARRA.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15254\" class=\"wp-caption-text\">Bottoni grandi come borchie sulla cintura per gli abiti armatura di Gaetano Navarra (A\/I 2010-2011) <\/p><\/div>\n<p>All&#8217;inizio era una spilla decorativa che i romani appuntavano sulle toghe, poi diventa niente altro che un\u00a0 semplice dischetto metallico che i germani usavano per allacciare i vestiti. \u00a0Versatile nelle funzioni e nell&#8217;aspetto, il bottone (dal francese arcaico\u00a0<em>bouton<\/em>, che vuol dire gemma di pianta, bocciolo)\u00a0aveva nel &#8220;\u02dc700 una funzione quasi esclusivamente decorativa: veniva cucito, come una medaglia, sui baveri delle giacche dei personaggi pi\u00f9 importanti ed era decorato ad arte dai migliori artigiani dell&#8217;epoca. E&#8217;\u00a0stata la mania di papi e re: si narra che Francesco I di Francia ne avesse appuntati su un solo abito 13.600 e che Luigi XIV arriv\u00f2 a pagare una cifra esorbitante per ottenere niente altro che sei bottoni. Ancor pi\u00f9 esigente era Papa Clemente VII (1478-1534), che, dicono, i bottoni se li faceva fabbricare uno a uno.<br \/>\n<strong>Dagli abiti&#8230;<br \/>\n<\/strong>Anticamente il bottone non veniva usato dalle donne perch\u00e9 suggeriva in modo sconveniente che da qualche parte c&#8217;era un&#8217;apertura: per questo il gentil sesso era costretto a cucirsi addosso le tuniche al mattino e a scucirle la sera. \u00a0Nel 1200, quando le linee diventano attillate per dare pi\u00f9 slancio alla figura, anche in Italia comincia a diffondersi la moda dei bottoni: i pomelli o maspilli, cos\u00ec venivano chiamati all&#8217;epoca, permettevano di aprire le maniche per infilarvi le braccia e chiuderle strettamente.<\/p>\n<p><strong>&#8230;alle stanze del potere<br \/>\n<\/strong> Con il passare dei secoli i bottoni si vestono d&#8217;oro, d&#8217;ambra, di perla, di corallo e d&#8217;argento (quelli fabbricati con questo materiale venivano utilizzati anche al posto della moneta). E a proposito del valore che arriva ad assumere il bottone ai tempi, il dizionario della moda cita i versi di un antica serenata siciliana, che testimonia come l&#8217;autore non trovasse migliore paragone per rivolgersi all&#8217;amata : &#8220;D&#8217;oro e d&#8217;argento, vu siti nu buttuni, buttuni di &#8220;\u02dcna manica infatata&#8221;.<br \/>\nNel 1400\u00a0 l&#8217;accessorio si impreziosisce cos\u00ec tanto da essere colpito dalle leggi suntuarie, le norme che limitavano gli eccessi di lusso nella moda maschile e femminile. In particolare, veniva impedito alla gente dei ranghi inferiori di cucire sulle proprie giacche pi\u00f9 di cinquanta bottoni d&#8217;argento, per ch\u00e8 non ci si mostrasse pi\u00f9 ricchi o pi\u00f9 importanti di quanto non si fosse realmente.\u00a0Addirittura la donna non poteva neppure ardire o presumere di portare &#8220;pi\u00f9 argento che una libbra d&#8217;imbottonatura&#8221;, cos\u00ec recitava una disposizione fiorentina del 1415.\u00a0 Il bottone, dunque, esprimeva anche una funzione sociale, motivo per cui oggi chiamiamo le stanze del potere, le stanze dei bottoni. E chiss\u00e0 se ancora oggi qualcuno mantiene l&#8217;antica tradizione (pi\u00f9 diffusa in Liguria, Alto Adige e Sicilia), di lasciare in dote alle spose, un set di bottoni in filigrana&#8221;\u00a6<\/p>\n<div id=\"attachment_15255\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/montgomery-1-150x150.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15255\" class=\"size-full wp-image-15255 \" title=\"montgomery-1-150x150\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/montgomery-1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/montgomery-1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/07\/montgomery-1-150x150-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15255\" class=\"wp-caption-text\">Il modello in legno a oliva, chiuso con alamari, \u00e8 il bottone reso celebre dal generale Montgomery <\/p><\/div>\n<p>Poi le cose cambiano: attorno alla met\u00e0 del 1800, con la rivoluzione industriale, l&#8217;uso di materiali costosi diventa meno frequente e anche per i bottoni si scelgono metalli poveri, come legno, corno, <strong><span style=\"font-weight: normal;\">conchiglia, finta tartaruga. Spopolano in quegli anni i bottoni da donna <\/span><\/strong>in vetro nero sfaccettato<strong><span style=\"font-weight: normal;\">,<\/span> <\/strong>detto<strong><em> <\/em><\/strong>jais.<br \/>\nPoveri nella manifattura, ma originali nella forma, il xx secolo rlancia il bottone dal punto di vista<strong> <\/strong>estetico:<strong> <\/strong>la moda e l&#8217;arte si sbizzarriscono con\u00a0 la versione pi\u00f9 moderna dei maspilli.\u00a0Coco chanel crea i bottoni gioiello\u00a0 e negli anni 30 si vedono i primi esemplari fantasia e in pelle, che risalgono al genio di Elsa Schiaparelli.<br \/>\nMa la guerra impone un ritorno alla sobriet\u00e0 e solo negli anni &#8220;\u02dc60 il bottone ritrova la sua natura di accessorio fashion. \u00a0E&#8217; allora che la moda lo ripropone. \u00a0In versione gioiello, tempestato di strass o semplicemente coloratissimo: comunque sia, il bottone rimane, per i pi\u00f9 raffinati, il dettaglio che fa la differenza.<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15252?pdf=15252\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All&#8217;inizio era una spilla decorativa che i romani appuntavano sulle toghe, poi diventa niente altro che un\u00a0 semplice dischetto metallico che i germani usavano per allacciare i vestiti. \u00a0Versatile nelle funzioni e nell&#8217;aspetto, il bottone (dal francese arcaico\u00a0bouton, che vuol dire gemma di pianta, bocciolo)\u00a0aveva nel &#8220;\u02dc700 una funzione quasi esclusivamente decorativa: veniva cucito, come&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1,25],"tags":[2086,2084,1827,2085,2087,1221],"class_list":["post-15252","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria","category-storia","tag-arte-gioiello-strass","tag-bottone-elsa-schiaparelli","tag-coco-chanel","tag-forma-moda","tag-modello","tag-montgomery"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15252"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15252"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15252\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15256,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15252\/revisions\/15256"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15252"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15252"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15252"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}