{"id":15666,"date":"2010-09-06T18:21:38","date_gmt":"2010-09-06T16:21:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=15666"},"modified":"2017-04-30T19:48:20","modified_gmt":"2017-04-30T17:48:20","slug":"la-moda-che-fece-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/la-moda-che-fece-litalia\/","title":{"rendered":"La Moda che fece l&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/images.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-15675\" title=\"images\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/images.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"214\" \/><\/a>Si avvicina il 150\u00b0 anniversario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia ed io vorrei ripercorrere il &#8220;sogno&#8221; risorgimentale attraverso la moda del secondo &#8216;800.<\/p>\n<p>Era il Marzo 1848 quando Milano insorgeva contro gli Austriaci e l&#8217;intera sua popolazione, con nobile eroismo, si batteva per la propria libert\u00e0 con ogni mezzo, compreso l&#8217;abbigliamento. In particolare, il giornale cittadino &#8220;Il Corriere delle Dame&#8221;, che vantava molti abbonamenti in tutta la Penisola, divenne uno straordinario strumento di propaganda patriottica, esercitando una forte influenza sul costume e sugli usi mondani (specialmente nei ceti pi\u00f9 alti). Nata come resoconto e commento degli spettacoli scaligeri, mescolando melodramma e moda, bel canto e bella vita, la pubblicazione si rivel\u00f2 in quel momento il punto di innesco di un&#8217;autentica &#8220;rivoluzione&#8221; nel guardaroba sia maschile sia femminile.<\/p>\n<p>Il numero uscito con la data del 18 Marzo riferiva di un clima teso, poco incline a lussi e vanit\u00e0, per cui riteneva opportuno proporre &#8220;un modesto abbigliamento per gramaglie&#8221;, ancorch\u00e9 &#8220;bellissimo&#8221;, sconsigliando invece abiti da sera eleganti.<\/p>\n<div id=\"attachment_15672\" style=\"width: 169px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/garibaldi-con-il-cappello-alla-calabresepg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15672\" class=\"size-medium wp-image-15672 \" title=\"garibaldi con il cappello alla calabresepg\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/garibaldi-con-il-cappello-alla-calabresepg-199x300.jpg\" alt=\"\" width=\"159\" height=\"240\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15672\" class=\"wp-caption-text\">Garibaldi con il cappello alla calabrese o all&#39;&quot;Ernani&quot;<\/p><\/div>\n<p>Il 30 Marzo, poi, prescriveva cappelli &#8220;alla calabrese&#8221; e abiti di velluto a coste (questi ultimi prodotti esclusivamente in Lombardia, a Vaprio d&#8217;Adda) in evidente polemica con i panni di lana provenienti dagli asburgici Paesi di Austria e Germania. Si badi che il cappello &#8220;alla calabrese&#8221; era addirittura vietato dal Governo, a seguito delle sollevazioni popolari del Febbraio precedente. Veniva considerato, infatti, suscitatore di echi verdiani, richiamando il copricapo &#8220;all&#8217;Ernani&#8221;. La sua forma a cupola cilindrica con ala rialzata di lato o sul retro, caratteristica del costume del principe-bandito e dei suoi uomini, venne presto adottata da tutti i volontari che, da ogni regione d&#8217;Italia, giungevano a Milano per sostenere la causa degli abitanti in lotta.<\/p>\n<p>Pare, per\u00f2, che fosse poco gradito alle signore, in quanto troppo appariscente. &#8220;Il Corriere delle Dame&#8221; suggeriva loro, piuttosto, di indossare come segno di contestazione una sciarpa di pizzo bianco, a coprire la tipica acconciatura da contadina lombarda, ovvero con le trecce alzate sulla nuca, ornate di spilloni d&#8217;argento.<\/p>\n<p>L&#8217;importante era evitare ogni ostentazione o sfarzo e preferire semplici &#8220;vestiture di confidenza&#8221;, pi\u00f9 adatte ad affermare il vero spirito nazionale. Erano ammessi, quindi, gli abiti neri con relativa mantellina o scialle quadrato di cachemire (per chi se lo poteva permettere), il mazzolino di fiori tricolore usato a mo&#8217; di coccarda, e come tessuto iconico quello scozzese caro alla Regina Vittoria, simbolo di un popolo fiero che aveva combattuto per la propria indipendenza.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, a Torino, il giornale locale &#8220;Il Mondo illustrato&#8221; riportava la notizia di un ballo presso l&#8217;Accademia Filarmonica, in cui erano stati presentati due modelli, uno per uomo e uno per donna, di abiti qualificati &#8220;all&#8217;italiana&#8221;. Dal figurino maschile pubblicato si evince che si tratta dell&#8217;abbigliamento definibile &#8220;alla lombarda&#8221;, vale a dire con cappello piumato &#8220;all&#8217;Ernani&#8221; e tessuti di velluto &#8220;nazionale&#8221; per abiti stretti alla vita da un&#8217;alta cintura (a cui gli uomini appendevano la spada).<\/p>\n<div id=\"attachment_15674\" style=\"width: 172px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/BoldiniritrattodiGiuseppeVerdi1886.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-15674\" class=\"size-medium wp-image-15674 \" title=\"BoldiniritrattodiGiuseppeVerdi1886\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/BoldiniritrattodiGiuseppeVerdi1886-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"162\" height=\"210\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-15674\" class=\"wp-caption-text\">Verdi ritratto da Boldini<\/p><\/div>\n<p>Racconto qualche  curiosit\u00e0, a questo punto, sul &#8220;look&#8221; del sopra evocato Giuseppe Verdi, il popolarissimo musicista che, in virt\u00f9 del ruolo acquisito dalla sua opera, a ragione pu\u00f2 essere definito &#8220;l&#8217;impolitico che un\u00ec l&#8217;Italia&#8221;. Egli non fu certamente un uomo &#8220;alla moda&#8221;: vestito sempre di scuro, anche al culmine dei suoi trionfi teatrali non dismise la &#8220;mantellina&#8221; di origine paesana, che forse gli ricordava il tabarro indossato nella natale Busseto, le cravatte di seta nera legate a fiocco, i capelli a zazzera, il cappello a tesa rotonda e grandi ali da alzare e abbassare a propria discrezione (che &#8220;Il Corriere delle Dame&#8221; descriveva come idoneo per la campagna, simile a quello &#8220;che portano i paesani della Linguadoca&#8221;), il paletot di panno pesante (reputato dal medesimo giornale di moda un indumento &#8220;a dispetto del buon genere&#8221;, indicato solo per cocchieri, infermieri, parrucchieri: sic!). Si pu\u00f2 ben dire che le uniche concessioni ai dettami della moda Verdi le fece per i ritratti, dipinti o fotografici, come quello celeberrimo eseguito da Boldini nel 1886, in cui il Maestro appare con un elegante cilindro di feltro e una pregiata sciarpa bianca di seta con qualche linea di colore.<\/p>\n<p>Quanto alle signore, l&#8217;iconografia ottocentesca ce le mostra in genere &#8220;imbozzolate&#8221; in corsetti rigidi e dominate da vistose strutture a palchi sovrapposti, che dallo chignon dei capelli sfociano nelle crinoline delle vesti. Finch\u00e9 Charles Frederick Worth non lanci\u00f2 nuove fogge, sparigliando i codici estetici. Egli propose, in particolare, l&#8217;unificazione della parte superiore e inferiore (&#8220;princess&#8221;) e una sorta di &#8220;corazza&#8221; che blindava la silhouette in una morsa ferrea, bench\u00e9 costellata di delicati merletti.<\/p>\n<p>Dame da combattimento? Il verbo dell&#8217;insurrezione sembrava pervadere anche la moda in quel fiammeggiante XIX secolo, che del resto aveva visto i trionfi della <em>pasionaria<\/em> &#8220;Salammb\u00c3\u00b4&#8221;.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15666?pdf=15666\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si avvicina il 150\u00b0 anniversario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia ed io vorrei ripercorrere il &#8220;sogno&#8221; risorgimentale attraverso la moda del secondo &#8216;800. Era il Marzo 1848 quando Milano insorgeva contro gli Austriaci e l&#8217;intera sua popolazione, con nobile eroismo, si batteva per la propria libert\u00e0 con ogni mezzo, compreso l&#8217;abbigliamento. 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