{"id":1586,"date":"2008-12-01T12:46:38","date_gmt":"2008-12-01T10:46:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=1586"},"modified":"2010-06-22T13:13:37","modified_gmt":"2010-06-22T11:13:37","slug":"milano-fashion-global-summit-settima-edizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/milano-fashion-global-summit-settima-edizione\/","title":{"rendered":"Milano Fashion Global Summit. Settima Edizione"},"content":{"rendered":"<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"27\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"border: black 1px solid;\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/copia__di_logo_mfgs_home.gif\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"22\" height=\"176\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&#8220;Luxury Check Up: Riuscir\u00e0 il lusso a svilupparsi con i soli nuovi mercati&#8221;?<br \/>\nQuesta domanda ha riunito marted\u00ec 25 novembre 2008, i principali protagonisti internazionali del fashion system, per un check up sull&#8217;evoluzione possibile del mercato della moda e del lusso nella presente congiuntura economico-finanziaria. L&#8217;evento &#8211; la settima edizione del Milano Fashion Global Summit- organizzato da Class Editori in collaborazione con The Wall Street Journal, la Camera Nazionale della Moda Italiana e Merrill Lynch, si \u00e8 svolto presso l&#8217;Aula Magna della Universit\u00e0 Bocconi<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Riuscir\u00e0 il lusso a svilupparsi con i soli nuovi mercati? Quale \u00e8 stato l&#8217;impatto della crisi economico-finanziaria in atto sui settori della moda e del lusso? E quali sono le possibili strategie per affrontarla ed uscirne? Quali aspettative \u00e8 lecito disegnare nei confronti dei mercati emergenti India, Cina Medio Oriente nel presente scenario macroeconomico? Quale sar\u00e0 il comportamento del consumatore; come risponder\u00e0 al test natalizio?<br \/>\nDomande pesanti; a cui hanno cercato di dare una risposta i principali protagonisti internazionali del fashion system riuniti a Milano per la settima edizione del Milano Fashion Global Summit. Risposte moderatamente ottimiste; sicuramente orientate ad indicare una severa strategia aziendale che non ammette disattenzioni, o dilazioni nelle decisioni.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"161\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/loro_piana.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"161\" height=\"215\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Loro Piana<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>Quali in sintesi le considerazioni dei numerosi relatori intervenuti?<\/strong><\/p>\n<p>Attenzione al prodotto, sostenere la qualit\u00e0; mantenere la tradizione artigianale per il Made in Italy e proporre l&#8217;Italia come polo di produzione mondiale .<\/p>\n<p>Il presidente della CNMI, Cav. Mario Boselli, \u00e8 ottimista ed individua 4 fattori che possono agire in favore del Made in Italy proprio come conseguenza della crisi: la perdita di competitivit\u00e0 della Cina che non fa paura come prima; la riduzione dell&#8217;antidumping in molti paesi; il calo dei costi delle materie prime; il recupero dell&#8217;euro sul dollaro che ha favorito le esportazioni. &#8220;L&#8217;Italia pu\u00f2 tornare ad essere la fabbrica dell&#8217;alto di gamma&#8221;, afferma Mario Boselli e punta lo sguardo sulla produzione, sull&#8217;occasione che si ci offre, grazie all&#8217;apparato produttivo rappresentato dai distretti, di richiamare in Italia quelle aziende -anche non italiane- che producevano all&#8217;estero e stanno facendo marcia indietro. Cos\u00ec sta succedendo per alcune storiche griffe inglesi che, sulla via del ritorno a casa, hanno dimostrato di prediligere la qualit\u00e0 artigianale italiana.<\/p>\n<p>Le considerazioni e i suggerimenti di Diego della Valle, fondatore del gruppo Tod&#8217;s, e di Franco Cologni direttore di Compagnie Financi\u00e8re Richemont, vanno sulla stessa linea. Capitalizzare il Made in Italy. &#8220;Il valore del brand risiede nell&#8217;artigianilit\u00e0 del Made in Italy dice della Valle, bisogna evitare di produrre fuori&#8221;. &#8220;Il cliente cerca il valore -insiste Cologni-, bisogna offrire cosa belle ad un prezzo accessibile,<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"206\" align=\"right\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/todsredcrocdrivingshoe.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"133\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>I gommini Tod&#8217;s<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>perch\u00e9 questa crisi porter\u00e0 ad un po&#8217; di pulizia in un mercato che ha visto molti eccessi, in termine di aperture, ma principalmente di prezzi troppo elevati rispetto al valore del prodotto&#8221;.<\/p>\n<p>Sul valore del prodotto hanno richiamato l&#8217;attenzione i ricercatori di Piattaforma Moda di SDA BOCCONI, Salvo Testa, Erica Corbellini e Stefania Saviolo presentando le conclusioni di uno studio sull&#8217;identit\u00e0 del consumatore attuale. &#8220;Sul medio termine -ha affermato Salvo Testa- sar\u00e0 necessario stressare l&#8217;aspetto qualitativo del prodotto di alta gamma e dare dignit\u00e0 a quello di massa&#8221;. A cominciare dalla qualit\u00e0 delle materie prime -sottolinea Sergio Loro Piana- illustrando una strategia aziendale che gi\u00e0 dal 2006 aveva individuato la necessit\u00e0 di &#8220;presentare il marchio come riferimento assoluto, per coloro che cercavano autenticit\u00e0 e unicit\u00e0&#8221;, compratori quindi che cercano la qualit\u00e0 per se stessa e non per ostentazione.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"206\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/246557_003_00.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"170\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ferragamo<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Per Michele Norsa ad di Salvatore Ferragamo la strategia del gruppo sar\u00e0 quella di mantenere il sogno che fino ad ora \u00e8 stato venduto con il marchio Ferragamo, ma allo stesso tempo avvicinare il prodotto al consumatore che vuol comprare qualcosa che dura nel tempo. Bisogna andare incontro al compratore, catturarlo, cercarlo ad esempio negli aeroporti; raggiungerlo attraverso il web, da dove presto passer\u00e0 il 10% delle vendite. Internet \u00e8 un business aggiuntivo che va sostenuto e in tempi rapidi. Soddisfare la necessit\u00e0 del compratore di sentirsi unico, accudito, con un servizio di customer care attento, che aiuti nella scelta, e miri anche a fidelizzare il compratore: perch\u00e9 la clientela -non si pu\u00f2 dimenticare che \u00e8 di natura &#8220;infedele -\u00e8 un patrimonio da conservare con cura, specialmente nei momenti di crisi.<\/p>\n<p><strong>Strategie promosse dall&#8217;interno e dall&#8217;esterno delle aziende<\/strong><br \/>\nIn linea di massima studiosi, analisti e imprenditori coincidono, al momento di suggerire le misure per affrontare la situazione di crisi.<br \/>\nDalla Valle sintetizza cos\u00ec il suo punto di vista: rimettere in gioco alcune regolette di buon governo: magazzini leggeri, assicurarsi liquidit\u00e0, continuare a produrre nuove idee, nuovi stimoli, nuovi prodotti, non frenare la ricerca e lo sviluppo. Fabio Canali della Lectra insiste proprio sullo sviluppo tecnologico. Paola Durante analista della Merrill Lynch aggiunge: sostenere il brand, aumentare la liquidit\u00e0, trasparenza e qualit\u00e0 sia del management che della governance, &#8220;resisteranno -dice- le aziende con forti flussi di cassa e poco indebitate&#8221;.<\/p>\n<p>Dall&#8217;esterno &#8220;non abbiamo bisogno di interventi a pioggia&#8221; dice della Valle &#8220;il made in Italy non ha chiesto nulla alla politica; anche ora la crisi la stiamo gestendo direttamente, ma lavorando in modo pressante&#8221;.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"170\" align=\"right\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/copia_di_pe09-cucinelli_gunex_001.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"170\" height=\"256\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Cucinelli,-Gunex-Rivamonti<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Certamente in questa congiuntura, da parte delle istituzioni, sarebbero necessari tre tipi di interventi immediati per poter &#8220;permetterci gi\u00e0 tra pochi mesi di mostrare i risultati e cominciare a raccogliere i frutti&#8221;. Sono &#8211; sempre secondo il patron di Tod&#8217;s- &#8220;detassazioni, poche; alleggerimenti fiscali subito su ricerca, sviluppo e innovazione, sulle tredicesime e sui contributi&#8221; che permettano di mantenersi competitivi su mercati; ma anche per operare una politica di solidariet\u00e0 e far arrivare qualcosa in pi\u00f9 in busta paga, perch\u00e9 la gente non arriva a fine mese. &#8220;Il capitale vero di una azienda -dice Franco Cologni- \u00e8 il capitale umano; se i tagli si fanno in questo senso, alla ripresa sar\u00e0 difficile rimanere concorrenziali&#8221;. Centralit\u00e0 delle risorse umane in azienda avverte Brunello Cucinelli.<\/p>\n<p>Ultima considerazione, e rimanendo negli interventi esterni, \u00e8 il sostegno al Made in Italy, per non essere costretti ad andare all&#8217;estero per i prodotti a maggior contenuto di qualit\u00e0. &#8220;Se l&#8217;importante non \u00e8 quanto costi ma quanto vali \u00e8 il Made in Italy che bisogna capitalizzare&#8221; conclude Della Valle.<br \/>\nFabrizio Onida presidente CRESPI\u00a0(Centro ricerche sui processi di innovazione e internazionalizzazione) dell&#8217; Universit\u00e0 Bocconi insiste sul fatto di investire in marchi, e sui canali distribuzione.<br \/>\nAncora a monte di quanto detto le soluzioni non sono nelle mani degli imprenditori. Andrea Pellegrini di Merryl Lynch ricorda che la crisi porter\u00e0 ad una nuova impostazione &#8220;Dobbiamo tornare a fare le banche, cio\u00e8 aiutare gli imprenditori a crescere, anche se la finanza deve continuare ad esserci&#8221;.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"208\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/copia__di_borsa_dana_dsc_4382_001.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"208\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Furla<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Non potevano mancare le domande relative agli strumenti finanziari pi\u00f9 opportuni. Il suggerimento viene da Marco De Benedetti di Carlyle Group e da Barbara Rovetta della SDA Bocconi. Per le aziende di lusso i fondi di private equity vanno rivalutati: possono rappresentare al meglio le necessit\u00e0 di questa aziende &#8220;perch\u00e9 -ha detto de Benedetti- sanno cogliere a pieno le potenzialit\u00e0 dei brand&#8221;<\/p>\n<p><strong>E i mercati esteri?<\/strong><br \/>\nIl Summit si proponeva di esaminare i mercati emergenti e le opportunit\u00e0 che possono offrire per superare la crisi; in realt\u00e0 nell&#8217;intera giornata di dibattito il tema dominante \u00e8 stato il Made in Italy e pi\u00f9 concretamente gli sforzi necessari, proprio in questa congiuntura, per mantenerne il valore.<\/p>\n<p>Ciononostante le indicazioni relative ai tre principali mercati -India, Cina, Medio Oriente- sono stati precise. La parola d&#8217;ordine trasmessa \u00e8 stata affrontarli con grande responsabilit\u00e0. Vediamoli brevemente.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;India<\/strong> \u00e8 un potenziale grande mercato composto nel medio-lungo termine di 12 milioni di persone con reddito annuo superiore ai 100 mila dollari, raffinate e preparate diversamente da altri paesi emergenti, con abitudine al bello come fatto culturale assodato. Attualmente sono per\u00f2 da tener presenti i seguenti fattori che consigliano molta prudenza e pazienza per affrontare tale mercato:<br \/>\n&#8211; La cultura indiana non si presta ad una occidentalizzazione dei consumi. Inoltre nell&#8217;ambito dell&#8217;abbigliamento &#8220;vanta industrie manifatturiere con marchi e stilisti locali che dettano legge&#8221; afferma Luca Ferro office manager Value partners Mumbai. E non si pu\u00f2 trascurare il fatto che le donne &#8220;preferiscono ancora ricorrere all&#8217;abbigliamento tradizionale per le grandi occasioni&#8221;.<br \/>\n&#8211; E&#8217; necessario indianizzare il prodotto o almeno proporne ad hoc, anche per quei prodotti verso i quali la clientela indiana pu\u00f2 essere pi\u00f9 sensibile, come preziosi e accessori. Non si pu\u00f2 quindi porre il problema del mercato indiano solo in termini di retail, ma anche di produzione affrontandolo con un partner locale. E&#8217; il caso di Morellato che ha avviato una attivit\u00e0 manifatturiere in loco, in partership con Gitanjali gigante internazionale dell&#8217;ambito della gioielleria.<br \/>\n&#8211; Non si possono trascurare i punti critici del mercato indiano:difficolt\u00e0 burocratiche, mancanza di infrastrutture, logistica. L&#8217;80% del reatil \u00e8 inoltre ancora all&#8217;interno delle grandi catene alberghiere.<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"160\" align=\"right\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/ice7ximore_002.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"240\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Iceberg &#8211; ph. Paul de Grauve<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>La Cina<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 un grande mercato che crescer\u00e0 meno del previsto, in conseguenza della attuale crisi, ma continuer\u00e0 a crescere. Esistono gi\u00e0 250 milioni di persone con alto potere di acquisto moda, senza considerare il mondo giovanile che vuole prodotti moda. Paolo Fontanella ad di Furla afferma &#8220;non vediamo segnali di rallentamento ai piani messi in atto&#8221; e Giancarlo de Risio ad Versace aggiunge &#8220;Nel 2005 non avevamo nulla, oggi abbiamo 21 boutique di propriet\u00e0; nel 2009 per noi la Cina prender\u00e0 il posto del mercato americano&#8221;. Anche per Fornarina marchio giovane di Fornari spa , il futuro \u00e8 roseo. Presente in Cina dall&#8217; &#8217;86, ha oggi 72 negozi nel Sudest e prevede una espansione nel Nord e nell&#8217;Ovest del Grande Paese.<\/p>\n<p><strong>Il Medio Oriente?<\/strong><br \/>\nUna zona di portata strategica, con una clientela attenta ai marchi di nicchia, con qualit\u00e0, dove \u00e8 possibile portare &#8220;gusto, e qualit\u00e0 italiane a chi ha fame del made in Italy&#8221; afferma Matteo Cordero di Montezemolo del gruppo Poltrona Frau &#8220;Questi mercati, Dubai, Qatar, Bahrain -dice Giancarlo Cartiglio ad di Marni- rappresentano un&#8217;area con grandi potenzialit\u00e0 di crescita&#8221;. Lorenzo Braccialini, direttore marketing di Braccialini punta il dito sul fatto che in questi mercati &#8220;\u00e8 necessario esserci, perch\u00e9 l\u00ec approda un turismo internazionale; quindi esserci \u00e8 un grande investimento di comunicazione&#8221;. Tutto facile? No, prosegue. &#8220;La joit venture \u00e8 d&#8217;obbligo e poi i punti vendita devono essere presidiati perch\u00e9 i soci sono troppo giovani per avere esperienza reatil&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La Russia<\/strong>. Anche il mercato russo si presenta come un ottimo sbocco commerciale per il Made in Italy specialmente per il settore maschile come conferma Carlalberto<\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"208\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/corneliani_ss08_027.jpg\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"277\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Corneliani<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Corneliani &#8220;Abbiamo 12 punti vendita monomarca nelle pi\u00f9 importanti citt\u00e0 russe sui 35 totali in tutta la Russia &#8220;. Altre aziende che hanno rapporti gi\u00e0 consolidati con il mercato russo sono Gilmar e Swinger internazional ed avvertono &#8220;solo con una buona dose di flessibilit\u00e0 e una buona conoscenza del territorio&#8221; sar\u00e0 possibile conquistare altri spazi. Dall&#8217;interno del mercato un monito agli investitori italiani: &#8220;I consumatori russi &#8211; avverte Mikhail Kusnirovich fondatore di una catena di department store di lusso- sono preparati; non possono essere trattati come consumatori di serie B&#8221;. L&#8217; ad di Swinger Mathias Facchini consiglia umilt\u00e0, per affrontare il mercato con la nota giusta, evitando di &#8220;considerare la Russia un Paese del Terzo mondo&#8221;, anche perch\u00e9 oggi offre migliori garanzie di liquidit\u00e0 rispetto a dieci anni fa.<\/p>\n<p><strong>Il mercato interno e il tradizionale mercato USA<\/strong><br \/>\nLa conclusione del percorso della giornata pu\u00f2 essere data dalle parole dell&#8217; ad di Pitti Immagine Raffaello Napoleone che ha avvertito: &#8220;Per uscire da questo clima le aziende devono saper guardare tutti i mercati non solo Russia, India, Cina o Brasile. Non ci si pu\u00f2 dimenticare che il mercato interno e quello americano rappresentano il 65% delle vendite per le aziende italiane&#8221;<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1586?pdf=1586\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Luxury Check Up: Riuscir\u00e0 il lusso a svilupparsi con i soli nuovi mercati&#8221;? Questa domanda ha riunito marted\u00ec 25 novembre 2008, i principali protagonisti internazionali del fashion system, per un check up sull&#8217;evoluzione possibile del mercato della moda e del lusso nella presente congiuntura economico-finanziaria. 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