{"id":17839,"date":"2010-11-16T17:41:52","date_gmt":"2010-11-16T15:41:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=17839"},"modified":"2010-11-16T17:41:52","modified_gmt":"2010-11-16T15:41:52","slug":"giovani-ma-poco-innovativi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/giovani-ma-poco-innovativi\/","title":{"rendered":"Giovani, ma poco innovativi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_17840\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Chanel_Tattoo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-17840\" class=\"size-thumbnail wp-image-17840\" title=\"Chanel A\/I 2010\/2011\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Chanel_Tattoo-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Chanel_Tattoo-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Chanel_Tattoo-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-17840\" class=\"wp-caption-text\">L&#39;innovativit\u00e0 di Karl Lagerfeld<\/p><\/div>\n<p>Riservano non poche sorprese i risultati di una ricerca che alcuni studiosi dell&#8217;Universit\u00e0 Bocconi hanno condotto per anni sulle sfilate di moda milanesi e parigine: i brand del pr\u00eat-\u00e0-porter che cambiano di pi\u00f9 da una stagione all&#8217;altra non sono quelli giovani, come si sarebbe portati a credere per intuizione, ma quelli consolidati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l&#8217;obiettivo di analizzare i modelli di innovazione e l&#8217;influsso esercitato su di essi dai giornali opinion leader nel mondo del fashion, le ricercatrici Emanuela Prandelli e Paola Cillo hanno esaminato il decennio dal 1998 al 2008 considerando tutte le collezioni delle maison pi\u00f9 presenti nei calendari ufficiali delle sfilate, secondo i dati forniti dalla Camera Nazionale della Moda di Milano e dalla Fed\u00e9ration Fran\u00c3\u00a7aise de la Couture et du Pr\u00eat-\u00e0-porter di Parigi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;indagine, i cui esiti sono confluiti nel paper &#8220;Innovation Patterns in Global Fashion: Firms&#8217; Behaviour and the Influence of Critical Audience Evaluation&#8221; (presentato a met\u00e0 Settembre scorso alla Conferenza della Strategic Management Society di Roma), ha avuto come oggetto un campione di 42 aziende (di cui 22 partecipanti alle sfilate italiane), i cui capi in passerella sono stati studiati analiticamente in base a cinque parametri: tessuto, taglio, colore, lunghezza, decoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni articolo preso in esame &#8211; codificato e comparato con l&#8217;analogo della collezione precedente &#8211; \u00e8 stato poi assegnato un indice di innovazione, la cui media ha consentito di giungere ad un indicatore complessivo per stagione riferito a ciascun brand.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul fronte dei media, le ricercatrici bocconiane hanno raccolto tutte le recensioni post-sfilate di alcune autorevolissime pubblicazioni come Wwd, International Herald Tribune, The New York Times, Style.com, arrivando infine ad un indice sintetico di valutazione su ogni collezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le &#8220;scoperte&#8221; pi\u00f9 interessanti scaturite da questa indagine vi \u00e8 appunto la seguente: bench\u00e9 comunemente si ritenga che le maison di moda pi\u00f9 antiche siano meno innovative per timore di incrinare la propria reputazione e mettere in discussione la propria identit\u00e0, in realt\u00e0 sono proprio loro quelle meno influenzate dai giudizi degli opinion leader e, pertanto, pi\u00f9 orientate al cambiamento.<\/p>\n<div id=\"attachment_17841\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Yves-Saint-Laurent-ai-2010-11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-17841\" class=\"size-thumbnail wp-image-17841\" title=\"Yves-Saint-Laurent A\/I 2010\/2011\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Yves-Saint-Laurent-ai-2010-11-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Yves-Saint-Laurent-ai-2010-11-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2010\/11\/Yves-Saint-Laurent-ai-2010-11-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-17841\" class=\"wp-caption-text\">La classicit\u00e0 di Stefano Pilati<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro questo atteggiamento si scorge non solo la maggior vocazione alla sperimentazione dei brand pi\u00f9 datati (con minori condizionamenti finanziari), ma anche la strategia da essi perseguita di generare sempre pi\u00f9 &#8220;bisogni&#8221; nei loro clienti, pianificando una sorta di &#8220;obsolescenza&#8221; dei prodotti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece, i marchi giovani, che sembrano sparigliare le carte quando entrano nel settore, avvertono presto la necessit\u00e0 di affermare il proprio &#8220;ego&#8221; e di rendersi visibili ed identificabili oltre la nicchia-target di partenza. Dunque, sono loro quelli che cercano maggiormente il consenso degli opinion leader e, quando l&#8217;hanno ottenuto, per mantenerlo, frenano gli impulsi innovativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa ricerca, per altri aspetti, ci induce pure a riflettere su quanto rapidamente i cambiamenti nella moda si diffondano nel mondo, tanto da richiederne sempre di nuovi. La moda, in effetti, \u00e8 un fenomeno globale fin dalle origini, in grado di superare i confini locali sia in senso fisico (grazie ai commerci e ai viaggi) sia in termini di omogeneizzazione dei gusti (si pensi alla moda del nero lanciata nel &#8220;\u02dc400 da Filippo il Buono, duca di Borgogna). E se, da un lato, un capo \u00e8 di moda perch\u00e9 incorpora caratteristiche uniche legate al luogo di origine (Parigi nel XIX secolo, Londra prima e Milano poi nel XX secolo), d&#8217;altro lato il mercato a cui si rivolge \u00e8 internazionale, cos\u00ec come lo \u00e8 la filiera produttiva (qualcuno pu\u00f2 negare che molti abiti &#8220;made in Italy&#8221; sono parzialmente realizzati all&#8217;estero?).<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/17839?pdf=17839\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riservano non poche sorprese i risultati di una ricerca che alcuni studiosi dell&#8217;Universit\u00e0 Bocconi hanno condotto per anni sulle sfilate di moda milanesi e parigine: i brand del pr\u00eat-\u00e0-porter che cambiano di pi\u00f9 da una stagione all&#8217;altra non sono quelli giovani, come si sarebbe portati a credere per intuizione, ma quelli consolidati. 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