{"id":18224,"date":"2011-01-13T17:22:29","date_gmt":"2011-01-13T15:22:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=18224"},"modified":"2019-05-08T16:23:32","modified_gmt":"2019-05-08T14:23:32","slug":"che-casa-ti-sei-messa-in-testa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/che-casa-ti-sei-messa-in-testa\/","title":{"rendered":"Che &#8220;CASA&#8221;\u009d ti sei messa in testa?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Se oggi l&#8217;architettura \u00e8 tanto di moda, forse \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 diventata come la moda. In effetti, con l&#8217;avvento dei materiali moderni e la continua evoluzione tecnologica, la &#8220;veste&#8221; di un edificio \u00e8 sempre pi\u00f9 considerata una componente autonoma della costruzione, per cui la &#8220;tenda&#8221; della facciata &#8211; fino a qualche decennio fa vista come appesa alla gruccia della struttura &#8211; \u00e8 divenuta un tessuto artistico a se stante (gi\u00e0 nell&#8217;Ottocento, comunque, Gottfried Semper definiva l&#8217;architettura <em>textile Kunst<\/em>), una sorta di bella maschera legittimata persino a coprire eventuali <em>d\u00e9faillances<\/em> progettuali. In altri termini, anche in questo ambito fino a pochi decenni or sono puramente tecnico, il look e la comunicazione fondata sull&#8217;immagine sono giunti a conquistare la parte del leone, sulla falsariga di quanto accaduto da tempo nel <em>fashion system<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_18230\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/prada_transformer_views.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18230\" class=\"size-medium wp-image-18230 \" title=\"prada_transformer_views\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/prada_transformer_views-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"170\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-18230\" class=\"wp-caption-text\">Il Prada Transformer di Seoul<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, la facciata di un edificio \u00e8 resa svolazzante come una tunica di Miyake; sbrindellata come una veste di Margiela; drappeggiata come un peplo di Vionnet; destrutturata come una giacca di Armani; tecno-chic come una blusa di Prada; bizzarra come un cappello di Westwood. Di plastica o di metallo, di cemento o di vetro, colorata o esangue, pieghettata come una gonna o rigida come un tailleur da ufficio, la &#8220;pelle&#8221; di una costruzione \u00e8 oggi chiamata a &#8220;fare il monaco&#8221;, ovvero ad essere la costruzione stessa (con una sorta di sublimazione in sineddoche per cui la parte incarna il tutto), inseguendo il mito di una struttura che sia allo stesso tempo superficie&#8221;\u00a6 senza badare se il risultato \u00e8, a volte, &#8220;sotto il vestito niente&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moda, d&#8217;altro lato, spesso identificata col trionfo del superfluo, dell&#8217;effimero, del precario, si \u00e8 trasformata (specialmente dagli anni &#8217;80 in poi e grazie a stilisti del Sol Levante come il succitato Issey Miyake, nonch\u00e9 Rei Kawakubo, Junya Watenabe) in un terreno di ricerca e sperimentazione che trascende il mero abito, quantunque ben lungi dal venir meno alla sua intrinseca, fisiologica missione di offrire a chiunque l&#8217;illusione di piacere, di piacersi, essere pi\u00f9 seducente, fosse pure per <em>l&#8217;espace d&#8217;un matin<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_18231\" style=\"width: 215px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Diller.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-18231\" class=\"size-full wp-image-18231 \" title=\"Diller\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Diller.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"267\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-18231\" class=\"wp-caption-text\">La camicia di Liz Diller e Ricardo Scofidio<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ben vedere, \u00e8 il rapporto con il corpo ad accomunare moda e architettura, nella misura in cui entrambi i fenomeni approcciano la misura (in senso proprio e figurato), ossia si relazionano con le distanze fisiche e sociali. Le cosiddette &#8220;archi-star&#8221; del Terzo Millennio, alter ego dei grandi couturier, giocando fra la tentazione di monumentale spettacolarit\u00e0 da una parte e l&#8217;esigenza di leggerezza sostenibile dall&#8217;altra, stanno intensivamente adottando strategie di progettazione all&#8217;insegna della metafora dell&#8217;involucro e scardinando l&#8217;idea di un ordine estetico precostituito. Al centro vi \u00e8 soprattutto il concetto di &#8220;piega&#8221;, a cui hanno fatto da apripista Diller e Scofidio, che gi\u00e0 nel 1993 a New York presentarono alcune camicie da uomo deformate e spiegazzate, frutto di una contaminazione scevra di pregiudizi formali tra moda e architettura, derivata piuttosto da processi di design e metodi di produzione innovativi, richiamanti la destrutturazione dei linguaggi canonici ed evocanti filosoficamente le teorie di Jacques Derrida e, in generale, l&#8217;arte concettuale. Interessanti ricerche in questo senso sono state compiute anche dalle due italiane Nanni Strada, la quale ha addirittura preceduto i nipponici nella realizzazione di abiti plissettati &#8220;da viaggio&#8221;, ed Elena Manfredini, pi\u00f9 nota a Los Angeles che da noi come creatrice di abiti tagliati al laser e non solo. Del resto, \u00e8 risaputo che <em>nemo propheta in patria<\/em>. Tanto pi\u00f9 in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, sempre pi\u00f9 spesso la progettazione sociale porta gli stilisti a collaborare con gli architetti: i couturier pi\u00f9 sensibili a queste istanze fin dagli albori si sono dimostrati soprattutto gli olandesi Viktor&amp;Rolf, i giapponesi Shigeru Ban e Kazuyo Sejima, \u00a0il turco-cipriota Hussein Chalayan (di cui resta celebre la performance che accompagn\u00f2 la collezione autunno\/inverno del 2000-2001, interpretata da quattro modelle vestite con mobili da salotto, simboli dell&#8217;estrema fragilit\u00e0 dell&#8217;esistenza dei profughi): il tema trasversale sembra essere quello dell&#8217;emergenza, che richiede materiali e strutture leggeri, facilmente movibili ed asportabili da quanti debbano malauguratamente abbandonare le loro case all&#8217;improvviso. Non \u00e8 quindi retorico, alla fine, notare come abito e abitazione abbiano la stessa radice.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 25%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-18224 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/minaret-Issey-Miyake.jpg\" title=\"Abito &quot;Minaret&quot; di Issey Miyake\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/minaret-Issey-Miyake-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Abito &quot;Minaret&quot; di Issey Miyake\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption18225\"><span class=\"imagecaption\">Abito \"Minaret\" di Issey Miyake<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Prada-Transformer1.png\" title=\"Il Prada Transformer di Seou\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Prada-Transformer1-150x150.png\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Il Prada Transformer di Seou\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption18226\"><span class=\"imagecaption\">Il Prada Transformer di Seou<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/epuicentro-prada.jpg\" title=\"Epicentro di Prada a Tokio \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/epuicentro-prada-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Epicentro di Prada a Tokio \" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption18227\"><span class=\"imagecaption\">Epicentro di Prada a Tokio <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/minaret-Issey-Miyake1-e1294929576309.jpg\" title=\"Abito &quot;Minaret&quot; di Issey Miyake\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/minaret-Issey-Miyake1-e1294929576309-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Abito &quot;Minaret&quot; di Issey Miyake\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption18228\"><span class=\"imagecaption\">Abito \"Minaret\" di Issey Miyake<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/prada_transformer_views.jpg\" title=\"Il Prada Transformer di Seoul\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/prada_transformer_views-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Il Prada Transformer di Seoul\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption18230\"><span class=\"imagecaption\">Il Prada Transformer di Seoul<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Diller.jpg\" title=\"La camicia di Liz Diller e Ricardo Scofidio\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/Diller-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"La camicia di Liz Diller e Ricardo Scofidio\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption18231\"><span class=\"imagecaption\">La camicia di Liz Diller e Ricardo Scofidio<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl>\r\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18224?pdf=18224\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se oggi l&#8217;architettura \u00e8 tanto di moda, forse \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 diventata come la moda. In effetti, con l&#8217;avvento dei materiali moderni e la continua evoluzione tecnologica, la &#8220;veste&#8221; di un edificio \u00e8 sempre pi\u00f9 considerata una componente autonoma della costruzione, per cui la &#8220;tenda&#8221; della facciata &#8211; fino a qualche decennio fa vista come&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2764],"tags":[1759,2782,2779,2784,2409,2783,128,2785,2781,2780],"class_list":["post-18224","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-mo-d-a-a","tag-architettura","tag-elena-manfredini","tag-elizabeth-diller","tag-gottfried-semper","tag-issey-miyake","tag-jacques-derrida","tag-moda","tag-moda-e-architettura","tag-nanni-strada","tag-ricardo-scofidio"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18224"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18224"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18224\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":43544,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18224\/revisions\/43544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18224"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18224"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18224"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}