{"id":20988,"date":"2011-03-22T13:20:27","date_gmt":"2011-03-22T11:20:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=20988"},"modified":"2011-03-22T13:27:42","modified_gmt":"2011-03-22T11:27:42","slug":"istruzioni-per-vendere-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/istruzioni-per-vendere-moda\/","title":{"rendered":"Istruzioni per vendere moda"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cliente-non-ha-sempre-ragione-web.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-20990\" title=\"cliente web\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cliente-non-ha-sempre-ragione-web-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cliente-non-ha-sempre-ragione-web-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cliente-non-ha-sempre-ragione-web-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cliente-non-ha-sempre-ragione-web.jpg 399w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/cliente-non-ha-sempre-ragione-web-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a>Non si contano ormai i &#8220;guru&#8221; che &#8211; con toni pi\u00f9 o meno enfatici &#8211; trattano di vendite, prescrivendo regole di ogni sorta per gestire i clienti. I testi pi\u00f9 seri, per\u00f2, concordano tutti sull&#8217;esigenza di fondare il perseguimento del successo su un&#8217;attenta considerazione di due elementi strategici basilari: come acquisire nuovi clienti in modo programmatico e quali obiettivi specifici assegnare ai propri clienti attivi. A costo di esprimere concetti lapalissiani, vogliamo nondimeno riprendere e puntualizzare alcuni punti chiave. Porsi i due suddetti interrogativi di fondo per riuscire poi a rispondere ad essi significa partire gi\u00e0 col piede giusto (e lo spirito giusto) nell&#8217;azione di vendita, senza curarsi troppo delle &#8220;formule&#8221; propinate dai vari manuali a mo&#8217; di ricetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni azienda di moda, come ben sappiamo, presenta l&#8217;inderogabile necessit\u00e0 di integrare quasi continuamente il proprio portafoglio clienti, sostituendo ed inserendo nuove figure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta di un compito facile, dal momento che ogni cliente nuovo rappresenta un mondo a s\u00e9, non esente da rischi per chi gli si approccia. Tuttavia, non saremo noi i primi ad affermare che il successo arride proprio a chi ha il coraggio di osare e di infrangere, se opportuno, le regole precostituite. Premesso ci\u00f2, se si vuole che l&#8217;acquisizione di nuovi clienti diventi un&#8217;attivit\u00e0 programmatica, su cui cio\u00e8 fare affidamento costante, occorre innanzitutto che il venditore sappia identificare gli esatti interlocutori di riferimento. Egli deve, quindi, inserire nella propria agenda l&#8217;attivazione dei contatti utili ad ottenere un appuntamento, adottando tutti gli espedienti che permettano di superare i diversi filtri frapposti. In seconda battuta, il fine da raggiungere per il venditore deve essere quello di ottimizzare il tempo concesso durante la visita per farsi conoscere e per sondare quali possano essere le eventuali aree di comune interesse per il futuro. In particolare, egli deve individuare i bisogni del cliente, che possano indurre quest&#8217;ultimo a considerare nuove alternative, e, nel contempo, deve consentirgli una ragionevole valutazione dell&#8217;affidabilit\u00e0 e del posizionamento di prezzo della propria azienda. Tale si delinea, in sintesi, la meccanica di una sana relazione commerciale. L&#8217;altra faccia dell&#8217;azione di vendita, per\u00f2, prevede che, dopo l&#8217;acquisizione programmatica di nuovi clienti, vengano assegnati loro degli obiettivi specifici. Questi ultimi possono essere congiunturali (ad esempio, in termini di fatturato o di volumi) e strutturali (da attribuire in modo personalizzato ai singoli): la differenza principale tra i due tipi \u00e8 costituita soprattutto dal tempo che caratterizza il perseguimento di uno o di un altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/buonvenditore-300x232.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-20991 alignright\" title=\"buonvenditore-300x232\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/buonvenditore-300x232.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"186\" \/><\/a>Gli obiettivi congiunturali hanno una durata per lo pi\u00f9 breve (limitata al massimo di un anno), mentre quelli strutturali hanno una durata superiore ai due anni e potrebbero anche definirsi strategici. Un esemplare del primo genere \u00e8 indubbiamente il target assegnato al cliente per l&#8217;anno in corso; del secondo genere \u00e8 il mantenimento di un cliente all&#8217;interno dei primi 10 di fascia A dell&#8217;intero portafoglio aziendale (i clienti di fascia A, infatti, sviluppando la maggior quota del fatturato, denunciano la contribuzione marginale pi\u00f9 bassa in termini unitari e beneficiano delle migliori condizioni di vendita in termini di sconti, tempi di pagamento, promozioni, premi di fine anno, ecc.). Ma \u00e8 il concetto di <em>partnership <\/em>che in realt\u00e0 pi\u00f9 viene sviluppato in siffatto contesto, per una reciproca convenienza fra le parti: il dr. Hannibal Lechter de &#8220;Il silenzio degli innocenti&#8221; avrebbe perfettamente definito questo legame &#8220;quid pro quod&#8221; (avere qualcosa in cambio di qualcos&#8217;altro), da non confondere col pi\u00f9 meschino &#8220;do ut des&#8221; (ti do qualcosa perch\u00e9 tu mi dia qualcos&#8217;altro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In complesso, si pu\u00f2 rilevare che i venditori professionali sono coscienti non solo del processo di vendita di cui sono protagonisti, bens\u00ec anche del processo di acquisto di cui simultaneamente sono protagonisti i compratori. Ed \u00e8 proprio la comprensione di entrambi questi processi (interazioni comportamentali e strategia di vendita) che porta ad un successo pi\u00f9 consistente. Il venditore, pertanto, deve 1) saper catturare l&#8217;attenzione (&#8220;Approach&#8221;), 2) creare interesse (&#8220;Analysis&#8221;), 3) creare il desiderio di acquistare (&#8220;Active Presentation&#8221;), 4) ottenere la convinzione della controparte (&#8220;Answer objection&#8221;), 5) indurla alla decisione finale di comprare (&#8220;Always be closing&#8221;). Gli economisti chiamano questo processo &#8220;piano di vendita delle 5 A&#8221;. Pianificare \u00e8 essenziale, infatti, per il venditore che voglia avere un miglior senso delle dinamiche interpersonali. Con questo stile di operare, inoltre, si fanno crescere le relazioni, che si possono evolvere in affari a lungo termine ed eventualmente in <em>partnership<\/em>. Il compito del venditore, in sostanza, \u00e8 quello di aiutare l&#8217;acquirente durante la trattativa, comunicando flessibilmente con lui: per usare una metafora, potremmo affermare che il rapporto si configura come una sorta di danza dove l&#8217;uno segue il passo dell&#8217;altro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, prendiamo in esame quelle che sono state individuate come le caratteristiche distintive dei venditori migliori, siano essi imprenditori, manager o puri agenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la capacit\u00e0 di programmare;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la capacit\u00e0 di relazionarsi con le altre persone;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la disponibilit\u00e0 a fare pi\u00f9 del dovuto;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la capacit\u00e0 di godersi la vita;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la padronanza della propria vita;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la capacit\u00e0 di ascoltare;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">7)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 la riconoscenza verso gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Cliente1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-20993\" title=\"Cliente\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Cliente1.jpg\" alt=\"\" width=\"270\" height=\"180\" \/><\/a>Riguardo alle ultime due qualit\u00e0, che forse qualcuno non si sarebbe atteso in lista, va detto che \u00e8 stato calcolata in diversi milioni di euro ogni anno la perdita (in termini di tempo sprecato e di fraintendimenti) subito dalle aziende per la scarsa attitudine ad ascoltare con attenzione nel corso delle riunioni. In realt\u00e0, ascoltare, al pari di leggere, non \u00e8 solo un processo fisico, ma \u00e8 un atto intellettuale che pu\u00f2 essere migliorato a condizione che si compia un minimo sforzo. E la riconoscenza che ruolo ha? Si \u00e8 riscontrato che persino i pi\u00f9 duri professionisti non mancano mai di ringraziare le persone che collaborano con loro anche per le piccole cose che fanno: non \u00e8 possibile avere successo quando si offende o si manipola la gente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20988?pdf=20988\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Non si contano ormai i &#8220;guru&#8221; che &#8211; con toni pi\u00f9 o meno enfatici &#8211; trattano di vendite, prescrivendo regole di ogni sorta per gestire i clienti. 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