{"id":21034,"date":"2011-03-28T16:12:26","date_gmt":"2011-03-28T14:12:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=21034"},"modified":"2011-03-28T16:12:26","modified_gmt":"2011-03-28T14:12:26","slug":"il-copyright-italiano-e-i-sessant%e2%80%99anni-della-moda-made-in-italy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-copyright-italiano-e-i-sessant%e2%80%99anni-della-moda-made-in-italy\/","title":{"rendered":"Il copyright italiano e  i sessant&#8217;anni della moda made in Italy"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/imagesLOgo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-21039\" title=\"imagesLOgo\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/imagesLOgo.jpg\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"176\" \/><\/a>La mostra <em>&#8220;Copyright Italia. Brevetti, marchi, prodotti 1948-1970&#8221;,<\/em> ospitata dal 25 marzo al 3 luglio 2011 presso l&#8217;Archivio Centrale dello Stato a Roma, ripercorre gli anni della ricostruzione conseguente al secondo conflitto mondiale e dello sviluppo economico e scientifico dell&#8217;Italia, illustrando i presupposti del cosiddetto <em>&#8220;miracolo economico&#8221;<\/em>, attraverso storie di persone e di imprese. Il cuore dell&#8217;esposizione \u00e8 costituito da oggetti-madre, raccontati secondo la metafora del teatro anatomico. I prodotti, i marchi e i brevetti, simbolo della capacit\u00e0 innovativa e del copyright italiano, creano legami tematici dando vita ad un percorso multimediale, alimentato da racconti molteplici, in cui \u00e8 messo in risalto il contributo fondamentale del settore tessile e della moda.<\/p>\n<p>La mostra evidenzia le scoperte che hanno rivoluzionato tra il 1948 e il 1970 la nostra identit\u00e0 nazionale, i consumi, gli stili di vita, dedicando alla moda una sezione ricca e articolata, caratterizzata da contributi fotografici e video, campagne pubblicitarie, abiti e accessori straordinari e innovativi. Il percorso spiega, come gi\u00e0 negli anni fra le due guerre, alcune imprese italiane incrementassero le esportazioni, espandendosi al di fuori dei confini nazionali; marchi come Borsalino e Zegna si diffondevano in Europa, calzature e tessuti italiani erano presenti nei mercati di oltreoceano. L&#8217;esposizione non manca di sottolineare il legame tra due compleanni importantissimi, nell&#8217;anno in cui l&#8217;Italia compie 150 anni, si celebra anche il 60\u00b0 anniversario della moda made in Italy. L&#8217;evento organizzato in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia accoglie infatti, il racconto organico delle griffe e delle capitali fashion della penisola, che hanno contribuito in modo determinante, all&#8217;affermazione all&#8217;estero del nostro stile.<\/p>\n<p>Nel 1951 il marchese Giovanni Battista Giorgini invitava a Firenze i buyers dei pi\u00f9 importanti grandi magazzini americani, per assistere ad una sfilata che riuniva l&#8217;eccellenza della produzione sartoriale del\u00a0\u00a0\u00a0 Bel Paese. In passerella sfilavano le calzature di Salvatore Ferragamo, gli abiti di Roberto Capucci e le creazioni delle Sorelle Fontana che assieme a Fernanda Gattinoni, vestivano le grandi attrici hollywoodiane e di Cinecitt\u00e0. Il dialogo con il cinema ha rappresentato una leva strategica fondamentale, perch\u00e9 la moda italiana divenisse competitiva a livello internazionale, insidiando il primato dell&#8217;haute couture francese.<\/p>\n<p>In una video intervista Micol Fontana racconta la nascita dell&#8217;abito da sposa, confezionato per le nozze di <em>Linda Christian<\/em><em> <\/em><em>e<\/em> Tyrone Power, la visita a sorpresa di Jaclyn Kennedy nell&#8217;atelier romano delle tre sorelle della moda, il rapporto con Coco Chanel e l&#8217;ideazione di abiti <em>&#8220;tutto fare&#8221;<\/em>, adatti per diversi momenti della giornata e pensati per esaudire le richieste delle donne americane. Il percorso della mostra accoglie il famoso &#8220;<em>pretino&#8221;<\/em> dalla Collezione <em>&#8220;linea talare&#8221;<\/em>, creato per l&#8217;autunno-inverno 1955-1956 dalla maison Fontana ed indossato da Ava Gardner. E&#8217; esposto uno scenografico abito del 1970 di Fernanda Gattinoni in taffet\u00e0 di seta con stampa cachemire, nei colori ocra, vermiglio, avorio e verde giada, caratterizzato da un&#8217;ampia gonna con strascico. Il corpetto, interamente ricamato con fili di seta, riproduce elaborati motivi floreali.<\/p>\n<p><em>&#8220;Copyright Italia&#8221; <\/em>accoglie il sandalo <em>&#8220;invisibile&#8221;<\/em> realizzato nel 1947 da Salvatore Ferragamo, con mascherina formata da un unico filo di nylon e zeppa ad effe. Nel 1951 Ferragamo brevettava un tipo di calzatura femminile a giorno,<em> <\/em>combinata con una contro-calzatura in materiali e colori differenti, denominata <em>&#8220;kimo&#8221;<\/em> ed ispirata al tabi giapponese. Il modello fu portato in passerella a Firenze il 12 febbraio del 1951, nell&#8217;ambito della sfilata organizzata dal marchese Giorgini assieme agli abiti di Emilio Schuberth. La mostra in corso a Roma, ospita un sandalo in raso nero della maison toscana, associata ad un kimo intercambiabile nella variante in lycra gialla del 1951. A partire da quegli anni l&#8217;idea della polifunzionalit\u00e0 diveniva una costante della griffe fiorentina, confermata nel tempo, attraverso la creazione di accessori unici.<\/p>\n<div id=\"attachment_21036\" style=\"width: 181px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/1-Roberto-Capucci-1965-Parigi-C.-Primangeli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21036\" class=\"size-full wp-image-21036 \" title=\"1 Roberto Capucci 1965 Parigi C. Primangeli\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/1-Roberto-Capucci-1965-Parigi-C.-Primangeli.jpg\" alt=\"\" width=\"171\" height=\"256\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21036\" class=\"wp-caption-text\">Roberto Capucci 1965 Parigi ph C. Primangeli<\/p><\/div>\n<p>Nel 1965 Roberto Capucci realizzava un gruppo di particolarissime creazioni, presentate per la prima volta a Parigi nell&#8217;atelier di Rue Cambon. Gli abiti producevano uno speciale effetto visivo, attraverso l&#8217;uso di un materiale semplice e inusuale, le perline in plastica fosforescente dei rosari. L&#8217;idea nacque da una processione notturna, a cui Capucci assistette casualmente. Approfittando degli scioperi dell&#8217;energia elettrica che affliggevano Parigi, il Maestro ide\u00f2 un geniale <em>coup d&#8217;effet<\/em>, le luci nel salone della presentazione vennero spente improvvisamente e gli abiti uscirono in passerella al buio, suscitando grande interesse e curiosit\u00e0. L&#8217;evento fu riportato dalla stampa di tutto il mondo e la rivista LIFE gli dedic\u00f2 una copertina dal titolo <strong><em>&#8220;<\/em><\/strong><em>Why luminescence in fashion?&#8221;.<\/em> Due di queste eccezionali creazioni in cr\u00eape drap, scelte per l&#8217;unicit\u00e0 dell&#8217;idea creativa e per la carica innovativa, sono esposte a Roma, altri due abiti basati sulla stessa originale modalit\u00e0 di realizzazione, sono attualmente esposti al Philadelphia Museum of Art.<\/p>\n<p>Intanto alla creativit\u00e0 sartoriale, si andava affiancando la produzione industriale. Nel 1951 Achille Maramotti fondava a Reggio Emilia il brand Max Mara, con l&#8217;intento di produrre abbigliamento femminile confezionato di alta qualit\u00e0; un obiettivo all&#8217;avanguardia, in un paese dove la moda, era ancora esclusivamente un&#8217;attivit\u00e0 artigianale. Gli anni &#8217;60 segnarono un&#8217;evoluzione nelle tecniche produttive e nella qualit\u00e0 dei capi. Max Mara iniziava a realizzare, accanto ad ampi cappotti doppiopetto taglio maschile, piccole collezioni che comprendevano tailleur eleganti e sportivi; entravano nello staff creativo Luciano Soprani, Lison Bonfis, Graziella Fontana ed Emanuelle Khan che hanno collaborato allo sviluppo della collezione e delle nuove linee <em>&#8220;Pop&#8221;<\/em> e <em>&#8220;My Fair&#8221;. <\/em>Il percorso della mostra accoglie il tailleur <em>&#8220;Saton&#8221; <\/em>in panno di lana verde prato e verde mela, foderato in taffet\u00e0 verde, della collezione Pop proposta per l&#8217;autunno\/inverno 1967-68 da Max Mara. Londra si affermava come capitale mondiale della moda e il fermento creativo proveniente dal Regno Unito veniva recepito e rielaborato dal celebre marchio italiano, che alla fine degli anni &#8217;60 lanciava la collezione &#8220;<em>Sportmax&#8221;.<\/em> Nasceva una nuova imprenditorialit\u00e0, la creativit\u00e0 si esprimeva in prodotti che consentivano al corpo di <em>&#8220;abitare l&#8217;abito&#8221; <\/em>(secondo la definizione del designer Nanni Strada).<\/p>\n<p>Negli anni &#8217;70 il baricentro della moda italiana si spostava a Milano, radicandosi nella collaborazione fra industria e stilismo. Le prime avvisaglie di questo passaggio sono visibili negli accessori prodotti con materiali industriali da Gianfranco Ferr\u00e9. Il percorso della mostra in corso a Roma, ospita una cintura in cuoio non trattato, impunturato a punto sellaio e con chiusura in metallo brunito creata nel 1970 da Ferr\u00e9 e una cintura doppia in cuoio naturale, con molla decorativa in metallo cromato, progettata dall&#8217;<em>&#8220;architetto della moda&#8221;<\/em> nello stesso anno.<\/p>\n<p>La mostra <em>&#8220;Copyright Italia. Brevetti, marchi, prodotti 1948-1970&#8221; <\/em>\u00e8 promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri &#8211; Unit\u00e0 Tecnica di Missione per il 150\u00b0 anniversario dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia e dal Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali &#8211; Direzione Generale per gli Archivi e Archivio Centrale dello Stato. Eni \u00e8 partner ufficiale e sponsor della manifestazione, realizzata a partire da un progetto scientifico dell&#8217;Universit\u00e0 &#8220;Luigi Bocconi&#8221; di Milano.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 33%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-21034 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/ferragamo3.jpg\" title=\"Ferragamo - Il sandalo invisibile\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/ferragamo3-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Ferragamo - Il sandalo invisibile\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption21041\"><span class=\"imagecaption\">Ferragamo - Il sandalo invisibile<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/max-mara.jpg\" title=\"Max Mara-Manifesto di E. Carboni 1958\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/max-mara-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Max Mara-Manifesto di E. Carboni 1958\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption21040\"><span class=\"imagecaption\">Max Mara-Manifesto di E. Carboni 1958<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/imagesLOgo.jpg\" title=\"\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/imagesLOgo-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"\" \/><\/a>\r\n<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Copia-di-3-Roberto-Capucci-1965-Prigi-ph-A.-Volpe.jpg\" title=\"Roberto Capucci 1965 Parigi ph A. Volpe\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Copia-di-3-Roberto-Capucci-1965-Prigi-ph-A.-Volpe-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Roberto Capucci 1965 Parigi ph A. 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Volpe<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Copia-di-129a.jpg\" title=\"Ferragamo - bozzetto de Il sandalo invisibile\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/Copia-di-129a-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Ferragamo - bozzetto de Il sandalo invisibile\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption21037\"><span class=\"imagecaption\">Ferragamo - bozzetto de Il sandalo invisibile<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/1-Roberto-Capucci-1965-Parigi-C.-Primangeli.jpg\" title=\"Roberto Capucci 1965 Parigi ph C. 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