{"id":21317,"date":"2011-05-02T10:28:31","date_gmt":"2011-05-02T08:28:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=21317"},"modified":"2011-05-01T10:29:17","modified_gmt":"2011-05-01T08:29:17","slug":"il-cocktail-che-fa-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-cocktail-che-fa-cultura\/","title":{"rendered":"Il cocktail che fa cultura"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_21320\" style=\"width: 220px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/locandina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21320\" class=\"size-medium wp-image-21320 \" title=\"locandina\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/locandina-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"147\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/locandina-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/locandina.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21320\" class=\"wp-caption-text\">Locandina della mostra americana<\/p><\/div>\n<p>Cocktail: una parola che evoca subito sfarzose atmosfere <em>en plein air<\/em> alla Grande Gatsby o spensierati ritrovi salottieri in stile &#8220;Colazione da Tiffany&#8221;, con eleganti signore e signori in abiti colorati e fantasiosi. Al rituale del cocktail il Museo d&#8217;arte di Rhode Island School of Design (USA) dedica ora una grande mostra, aperta fino al 31 Luglio, dal titolo &#8220;Cocktail Culture: Ritual and Invention in American Fashion, 1920-1980&#8221;. Vi sono esposti oltre 220 oggetti, tra capi d&#8217;abbigliamento e accessori dei pi\u00f9 importanti stilisti internazionali, cappelli e guanti, gioielli e tessuti, opere d&#8217;arte e fotografie, mobili e pezzi di design, nonch\u00e9 attrezzi per preparare le diverse bevande.<\/p>\n<p>In effetti, dall&#8217;epoca del proibizionismo fino agli anni &#8217;80 il cocktail ha rappresentato uno degli appuntamenti mondani pi\u00f9 amati, soprattutto oltreoceano, tanto da dar vita ad un vero e proprio cerimoniale fatto non solo di shaker e bicchieri, ma anche di gesti, ritmi di vita e modi di pensare, arrivando com&#8217;\u00e8 ovvio ad influenzare fortemente la moda. E proprio la moda, assieme al design, oggi resta la lente con cui mettere a fuoco nel modo pi\u00f9 efficace la storia del cocktail party a partire dai Roaring Twenties, a cui fece seguito nel 1933 il clamoroso divieto di produrre, commerciare e consumare alcolici in tutti gli Stati Uniti. Fu questo divieto, paradossalmente, a conferire grande impulso al rito del cocktail ed a consacrarlo come emblema dell&#8217;American Way of Life, trasferendolo dai locali pubblici alle mura domestiche o ai bar clandestini (noti come <em>speakeasy<\/em>) o alle navi da crociera. Era l&#8217;epoca in cui impazzava il jazz, uomini e donne scoprivano la passione per il ballo e lo praticavano liberamente indossando abiti agili e leggeri che, per le donne, si accorciavano sempre pi\u00f9 destrutturandosi per rendere il corpo protagonista.<\/p>\n<div id=\"attachment_21319\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/HollyGolightly.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21319\" class=\"size-medium wp-image-21319 \" title=\"HollyGolightly\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/HollyGolightly-257x300.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/HollyGolightly-257x300.jpg 257w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/HollyGolightly.jpg 343w\" sizes=\"(max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21319\" class=\"wp-caption-text\">Audrey Hepburn nei panni di Holly Golightly<\/p><\/div>\n<p>Il cocktail divenne quindi anche uno strumento di emancipazione della donna, la cui tendenza al look informale (<em>leisure wear<\/em>) trov\u00f2 il suo coronamento dopo la Seconda Guerra Mondiale nella versatilit\u00e0 dei tailleur, eleganti e comodi nello stesso tempo, adatti sia in ufficio che alle feste: basta aggiungere o togliere qualche accessorio e la metamorfosi \u00e8 compiuta.<\/p>\n<p>Comunque, fu negli anni &#8217;50 che prese forma l&#8217;immagine del cocktail dress che tuttora abbiamo in mente, casual ma raffinato, che alle esigenze di praticit\u00e0 del giorno sposa la cerimoniosit\u00e0 della sera: \u00e8 il trionfo dell&#8217;abito da t\u00e8, da tardo pomeriggio, cos\u00ec ben interpretato da Holly Golightly ovvero Audrey Hepburn col suo tubino nero, la quale nell&#8217;immaginario collettivo resta l&#8217;icona dello stile giusto per le occasioni semi-informali. Trend proseguito poi negli anni Sessanta, allorch\u00e9 i mutamenti sociali in corso toccarono anche lo stile del cocktail rendendolo ancora pi\u00f9 <em>free &amp; soft<\/em>, aprendo la strada al successo dell&#8217;abito prendisole, perfetto per l&#8217;ambiente del giardino dove nel frattempo il party si \u00e8 spostato dall&#8217;originario salotto.<\/p>\n<p>La mostra di Rhode Island School of Design si chiude con gli anni Settanta e Ottanta, in cui la Pop Art dett\u00f2 legge finanche nel mondo della moda, ispirando stampe psichedeliche e colori chiassosi per un abbigliamento realizzato con tessuti sintetici, a cui si affiancarono sontuosi tailleur-pantalone e sensualissimi abiti dalle scollature abissali.<\/p>\n<p>Ufficialmente il primo cocktail party risult\u00f2 quello organizzato dalla Signora Welsh di St. Louis (Missouri) nel 1917 per una cinquantina di ospiti, ma gi\u00e0 nella prima met\u00e0 dell&#8217;Ottocento il termine cocktail era in uso per designare una bevanda alcolica ottenuta mescolando ingredienti diversi (distillati, acqua, bitter, zucchero, erbe aromatiche, soda, ecc.). Il fondatore della tecnica <em>mixologist<\/em> ancora in voga \u00e8 riconosciuto essere Jerry Thomas, celebre non tanto per la creazione di nuovi liquori quanto per la capacit\u00e0 di giostrare abilmente con attrezzi vari, inventando il mito del barman che nell&#8217;ampia gestualit\u00e0 esprime i suoi caratteri distintivi d&#8217;eccellenza.<\/p>\n<div id=\"attachment_21318\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/cocktails.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21318\" class=\"size-medium wp-image-21318 \" title=\"cocktails\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/cocktails-300x157.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"126\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21318\" class=\"wp-caption-text\">Cocktails<\/p><\/div>\n<p>Se la moda del cocktail si diffuse anche in Europa, va notato che in Italia non si afferm\u00f2 mai del tutto (da noi la cultura del vino \u00e8 sempre stata ben radicata), addirittura &#8220;combattuta&#8221; da letterati come Filippo Tommaso Marinetti a suon di prose al fulmicotone (vedasi la &#8220;Cucina Futurista&#8221;).<\/p>\n<p>Oggi dell&#8217;antico mito&amp;rito del cocktail sopravvive ben poco e forse la moda non ha pi\u00f9 le sue muse tra le signore che nel tardo pomeriggio sorseggiano un Bellini o un Negroni. Il termine &#8220;abito da cocktail&#8221; rimane, comunque, ad indicare un abbigliamento non propriamente formale ma nemmeno casual, elegante e non molto elaborato, corto o lungo che sia. Bene ha fatto questa mostra americana a ricordarcene la storia foriera di tante tendenze importanti.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21317?pdf=21317\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cocktail: una parola che evoca subito sfarzose atmosfere en plein air alla Grande Gatsby o spensierati ritrovi salottieri in stile &#8220;Colazione da Tiffany&#8221;, con eleganti signore e signori in abiti colorati e fantasiosi. Al rituale del cocktail il Museo d&#8217;arte di Rhode Island School of Design (USA) dedica ora una grande mostra, aperta fino al&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,25],"tags":[339,3257,3258,2943,3259],"class_list":["post-21317","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi","category-storia","tag-audrey-hepburn","tag-cocktail","tag-cocktail-culture-ritual-and-invention-in-american-fashion-1920-1980","tag-colazione-da-tiffany","tag-holly-golightly"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21317"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21317"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21317\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21317"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21317"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21317"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}