{"id":21388,"date":"2011-05-09T14:27:00","date_gmt":"2011-05-09T12:27:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=21388"},"modified":"2011-05-09T18:22:19","modified_gmt":"2011-05-09T16:22:19","slug":"la-moda-nei-musei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/la-moda-nei-musei\/","title":{"rendered":"La moda nei musei"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_21391\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/firenze_capucci2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21391\" class=\"size-medium wp-image-21391\" title=\"firenze_capucci2\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/firenze_capucci2-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/firenze_capucci2-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/firenze_capucci2.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21391\" class=\"wp-caption-text\">Il museo della Fondazione R. Capucci<\/p><\/div>\n<p>Nel tempo sono sorti infiniti dibattiti sulla liceit\u00e0 del rapporto fra arte e moda, <em>querelle<\/em> che puntualmente si sono risolte con il ritenere la moda un&#8217;arte applicata, in quanto manchevole di una fondamentale caratteristica, propria dei pi\u00f9 alti rami dell&#8217;arte tradizionale: l&#8217;eternit\u00e0. Un&#8217;opera d&#8217;arte \u00e8 per definizione destinata a scrivere la storia, a configurarsi come l&#8217;eterno specchio di quella specifica mente creativa o di quello specifico periodo storico. Parallelamente la moda \u00e8 per sua stessa natura transitoria, destinata ad una fugacit\u00e0 che risulta essere la sua principale ragione di vita, la condicio sine qua non per il suo sviluppo e per la sua stessa sopravvivenza. Inoltre un abito, al di l\u00e0 delle valenze socio-culturali o di stampo estetico che pu\u00f2 portare con s\u00e9, \u00e8 prima di tutto un elemento di tipo funzionale, ideato ed utilizzato per scopi pratici, che nulla quindi hanno a che fare con il pi\u00f9 intimo valore dell&#8217;arte nobile e sovrana che, nella sostanza, rimane fine a se stessa.<\/p>\n<p>Nel corso del &#8220;\u02dc900 abbiamo per\u00f2 assistito alla nascita di movimenti artistici che nella loro attuazione hanno promulgato valori e sfide completamente differenti rispetto all&#8217;arte tradizionale. Se quest&#8217;ultima agiva sul piano della forma, tentando di riprodurre con un tratto di pennello o di scalpello un aspetto della vita umana, un avvenimento, una particolare intuizione, le avanguardie artistiche agivano su un piano totalmente opposto. Esse erano concentrate sull&#8217;espressione di un disagio socio-culturale che finiva per rappresentare un preciso momento storico, visto e interpretato dal peculiare spirito dell&#8217;artista. Tale cambio di rotta si \u00e8 manifestato anche attraverso la rottura con il significato pi\u00f9 antico, tradizionale dell&#8217;opera d&#8217;arte. In un klimax ascendente, culminato con il fenomeno del <em>readymade<\/em> (subito pronto), qualsiasi oggetto, anche il pi\u00f9 comune e il pi\u00f9 avulso da una classificazione di tipo creativo, se trasportato dal contesto che gli era proprio, alle rassicuranti mura di un museo, poteva diventare un&#8217;opera d&#8217;arte, destinata quindi ad una vita eterna, destinata a riempire le pagine della storia dell&#8217;arte e dell&#8217;umanit\u00e0. Se con l&#8217;arte sacra, gli oggetti venivano addirittura svalutati per configurarsi come pezzi museali, Duchamp, rompendo tutti gli schemi e le convinzioni di durata centennale, pot\u00e9 prendere un oggetto comune, frutto della produzione di massa, quale un orinatoio, per trasformarlo in un&#8217;opera simbolo di una ben precisa filosofia artistica. Con il cambio dunque dell&#8217;aspettativa di vita di un oggetto qualsiasi, cambia anche la sua valenza storica, estetica ed artistica.<\/p>\n<div id=\"attachment_21390\" style=\"width: 245px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/V.Westwood-al-Kyoto-Costume-Institure.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-21390\" class=\"size-medium wp-image-21390\" title=\"V.Westwood al Kyoto Costume Institute\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/05\/V.Westwood-al-Kyoto-Costume-Institure-235x300.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"300\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-21390\" class=\"wp-caption-text\">V.Westwood al Kyoto Costume Institute<\/p><\/div>\n<p>A questo punto risulta lampante la centralit\u00e0 dei musei nel conferire dignit\u00e0 intellettuale ed artistica ad oggetti assolutamente insignificanti. L&#8217;istituzione \u00e8 in grado di palesare al mondo e alla storia dell&#8217;umanit\u00e0 il frutto di un&#8217;intuizione creativa, anche se quest&#8217;ultima sembra rinnegare tutto ci\u00f2 che l&#8217;ha preceduta. Ma il museo pu\u00f2 farlo. Come istituzione \u00e8 in grado di destinare all&#8217;eternit\u00e0 dei simboli che, proprio perch\u00e9 manchevoli di un filo che li accomuni all&#8217;arte precedente, possono vantare un&#8217;unicit\u00e0, una peculiarit\u00e0 visiva e di contenuto che ne sancisce la differenza, l&#8217;innovazione, la novit\u00e0. E proprio per tale motivo il fine ultimo del sistema arte \u00e8 raggiunto: regalare alla storia nuove pagine, prive spesso di una concatenazione contenutistica con ci\u00f2 che le ha precedute e altrettanto spesso risultato di un vero e proprio rifiuto storico.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che, sulla spinta delle avanguardie artistiche, l&#8217;intero sistema ha messo in discussione e rovesciato convinzioni prima fermamente sostenute. Gli orizzonti artistici si sono ampliati a dismisura, lo status di creativo si \u00e8 radicalmente trasformato e la moda ha fatto capolino, inserendosi nel novero della pura creativit\u00e0. Se Chanel riforma l&#8217;abbigliamento femminile creando l&#8217;immagine della donna moderna e proclamando la funzionalit\u00e0 dell&#8217;abito, Elsa Schiaparelli fa tesoro dell&#8217;arricchimento culturale derivante dai rapporti con i principali artisti dell&#8217;epoca e pensa ad una moda in grado di stupire, di lasciare un segno, di scrivere la storia non pi\u00f9 dell&#8217;abbigliamento, ma di una reale ricerca intellettuale e creativa. Col tempo si fanno strada quindi figure che determinano un cambio di rotta, facendosi portavoce di istanze creative ed artistiche, prima ancora che estetiche o pratiche. Decenni dopo Vivienne Westwood si far\u00e0 interprete delle medesime convinzioni, diventando la regina di un movimento di strada che segner\u00e0 radicalmente la storia della moda e l&#8217;approccio stesso alla moda. L&#8217;obiettivo non \u00e8 vestire, coprire, abbigliare, l&#8217;obiettivo \u00e8 farsi ricordare, lasciare un segno che possa essere storicamente riconoscibile.<\/p>\n<p>Non da ultimo, il Metropolitan Museum di New York ha dedicato una retrospettiva ad Alexander Mc Queen, ultimo rivoluzionario e visionario della storia della moda. Grazie alle competenze e alla lungimiranza del Costume Institute e del curatore della mostra Andrew Bolton, una delle istituzioni pi\u00f9 autorevoli del panorama artistico contemporaneo ha celebrato una figura che non poteva non impressionare ed entusiasmare anche i critici pi\u00f9 severi. Mc Queen \u00e8 stato in grado, nonostante la sua breve vita, di generare sentimenti contrastanti, di scioccare e allo stesso tempo stupire una platea incredula di ci\u00f2 che la sua mente fosse in grado di elaborare ed esprimere, attraverso creazioni che non erano dei semplici abiti, ma racconti, rivelazioni, storie appartenenti ai mondi pi\u00f9 diversi, anche se talvolta oscuri.<\/p>\n<p>Se dunque un museo come il Met omaggia figure del mondo della moda, indagandone le pi\u00f9 profonde intuizioni, non sar\u00e0 in grado di destinare alla storia creativi appartenenti comunque ad un&#8217;arte che \u00e8 stata classificata come subordinata a quelle invece tradizionalmente maggiori? E se cos\u00ec fosse, non sarebbe questa la dichiarazione di un mutamento di prospettive nel mondo dell&#8217;arte? Nonostante la diversit\u00e0 di valore e di intenti fra arte e moda non possa essere messa in discussione, bisogna riconoscere l&#8217;attenzione delle istituzioni artistiche a figure centrali della moda, attenzione che permette a tali personaggi di essere consegnati alla storia.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21388?pdf=21388\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel tempo sono sorti infiniti dibattiti sulla liceit\u00e0 del rapporto fra arte e moda, querelle che puntualmente si sono risolte con il ritenere la moda un&#8217;arte applicata, in quanto manchevole di una fondamentale caratteristica, propria dei pi\u00f9 alti rami dell&#8217;arte tradizionale: l&#8217;eternit\u00e0. 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