{"id":22681,"date":"2011-07-15T13:28:52","date_gmt":"2011-07-15T11:28:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=22681"},"modified":"2011-07-15T13:31:16","modified_gmt":"2011-07-15T11:31:16","slug":"esportare-la-dolce-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/esportare-la-dolce-vita\/","title":{"rendered":"Esportare la dolce vita"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/la-dolce-vita-poster-l3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22682\" title=\"la-dolce-vita-poster-l[3]\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/la-dolce-vita-poster-l3-200x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a>Esportare la dolce vita. \u00c8 questo il nome e il proposito del convegno organizzato da Confindustria, unitamente ad Assolombarda e al centro studi Prometeia, sugli obiettivi e le opportunit\u00e0 delle aziende italiane all&#8217;estero entro i prossimi sei anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dolce vita ci rimanda ad un immaginario lontano nel tempo, ma quanto mai significativo per la storia del nostro Paese, denso di fascino e suggestioni che hanno reso l&#8217;Italia famosa a livello mondiale per uno stile di vita unico nel suo genere. Ed \u00e8 proprio da tali traguardi che la nostra economia dovrebbe ripartire, esportando non solo semplici prodotti, ma tutto il bagaglio culturale e simbolico che questi stessi prodotti portano con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 dunque questa la sfida che Confindustria lancia all&#8217;imprenditoria nostrana, artefice di notevoli successi in passato riguardo agli investimenti esteri, ma manchevole al momento di un&#8217;ulteriore spinta alla crescita che Paesi come la Francia e la Germania stanno sviluppando con eccellenti risultati. La crisi degli ultimi anni ha inevitabilmente segnato i consumi interni e le quote di mercato conquistabili internazionalmente, ma i dati relativi al primo trimestre del 2011 diventano confortanti in un&#8217;ottica futura, se si pensa al lieve miglioramento riportato nelle esportazioni, soprattutto nel settore dell&#8217;abbigliamento e delle calzature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;ultimo ventennio non si fa che sottolineare costantemente l&#8217;incombente minaccia economica e competitiva rappresentata dagli ormai noti mercati emergenti, Cina e India in primis, seguite dalla Russia, che presenta per\u00f2 una struttura di consumi pi\u00f9 matura e articolata. Il peso crescente delle prime due potenze, oltre a farsi sentire lungo l&#8217;intera filiera delle produzioni di massa e negli innumerevoli bazar spuntati in ogni angolo delle nostre citt\u00e0, si sta progressivamente spostando proprio sul lato pi\u00f9 consumistico. Le strutture sociali si stanno modificando a ritmi serratissimi, la classe media si sta ampliando e rafforzando e conseguentemente il potere d&#8217;acquisto diventa sempre pi\u00f9 pressante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nuovi ricchi, la cui quota aumenter\u00e0 di 188 milioni entro il 2016, guardano alla manifattura europea ed italiana in particolare come al raggiungimento di uno status symbol, frutto di un percorso di crescita economica e sociale che li sta traghettando nel tempo verso consumi sempre pi\u00f9 frequenti, in cui la massima attenzione \u00e8 riservata al logo e alla griffe. \u00c8 proprio facendo leva sul forte potere simbolico del made in Italy che le nostre aziende negli ultimi tempi continuano ad aprire in loco numerosi punti vendita, sia indipendenti, sia all&#8217;interno di grandi magazzini e hotel di lusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;apertura di tali store costituisce per le nostre aziende un notevole investimento, non solo per le alleanze strategiche da mettere in campo con gli imprenditori locali, ma anche per l&#8217;ampia procedura di training del personale, finalizzata a trasmettere al consumatore finale una cultura di prodotto che purtroppo, ad oggi, risulta ancora incompleta all&#8217;interno dei mercati emergenti. Appare quindi chiara la difficolt\u00e0 per le piccole e medie imprese di mettere in atto solidi investimenti in tali Paesi, manovra invece molto pi\u00f9 agevole per i grandi gruppi finanziari del lusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se fino a qualche decade fa si guardava ai giganti orientali semplicemente come siti di produzione, in cui poter usufruire degli innegabili vantaggi di costo, relativi alla manodopera e ai meno stringenti limiti legislativi, nel XXI secolo non basta pi\u00f9. Questi Paesi sono cresciuti, socialmente ed economicamente, sviluppando temuti competitor a livello internazionale e investendo imponenti capitali nei pi\u00f9 disparati ambiti dell&#8217;industria, compresa quella occidentale. Per quanto riguarda la Cina, ad esempio, le zone costiere e l&#8217;area orientale in particolare sono progredite a ritmi impensabili e parallelamente la classe media si \u00e8 imposta come la nuova classe dirigente, attuando quel percorso che l&#8217;Occidente ha sperimentato pi\u00f9 di mezzo secolo fa. Allo stesso modo, l&#8217;India si sta progressivamente uniformando agli standard occidentali, nonostante i tempi e i modi di adeguamento siano molto diversi rispetto al concorrente cinese, data la presenza di una cultura tradizionale molto pi\u00f9 significativa e totalizzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali popolazioni hanno quindi superato da un po&#8217; la fase iniziale di accettazione del prodotto occidentale, arrivando a considerare quest&#8217;ultimo come una conquista sociale ed un simbolo di ricchezza. Non \u00e8 quindi difficile ipotizzare per il futuro un percorso del tutto simile a quello sperimentato dal consumatore occidentale nel tempo, che inglobi quindi una precisa cultura di prodotto, unita ad una propensione all&#8217;acquisto che sia prima di tutto emozionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affinch\u00e9 tali previsioni possano trovare una definitiva realizzazione, \u00e8 necessario che il nostro Paese investa sul commercio estero valutando anche altre variabili, come l&#8217;apertura di pi\u00f9 Istituti di cultura internazionali, flussi turistici in entrata e la registrazione dei marchi sui mercati esteri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quindi solo penetrando tali mercati da un punto di vista culturale e simbolico, oltre che produttivo ed economico, che sar\u00e0 possibile sfruttare e trarre indiscussi vantaggi dalle potenzialit\u00e0 ricettive dei nuovi giganti internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/22681?pdf=22681\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esportare la dolce vita. \u00c8 questo il nome e il proposito del convegno organizzato da Confindustria, unitamente ad Assolombarda e al centro studi Prometeia, sugli obiettivi e le opportunit\u00e0 delle aziende italiane all&#8217;estero entro i prossimi sei anni. 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