{"id":23466,"date":"2011-10-11T12:27:30","date_gmt":"2011-10-11T10:27:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=23466"},"modified":"2011-10-29T15:44:13","modified_gmt":"2011-10-29T13:44:13","slug":"distretti-della-moda-ai-raggi-x","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/distretti-della-moda-ai-raggi-x\/","title":{"rendered":"Distretti della moda ai raggi X"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_23469\" style=\"width: 298px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/image1564_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-23469\" class=\"size-full wp-image-23469 \" title=\"image1564_3\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/image1564_3.jpg\" alt=\"I distretti esaminati\" width=\"288\" height=\"180\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-23469\" class=\"wp-caption-text\">Parte dei distretti esaminati<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una mappatura dei 12 distretti italiani del settore tessile-moda-persona (che rappresenta quasi la met\u00e0 del nostro sistema distrettuale) \u00e8 stata effettuata dal gruppo bancario Unicredit in collaborazione con la Federazione dei Distretti Italiani al fine di creare, attraverso un&#8217;analisi quali-quantitativa &#8220;sul campo&#8221;, i profili strategici delle singole realt\u00e0 territoriali e di individuare per ciascuna le pi\u00f9 consone ipotesi progettuali di sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggetto dell&#8217;indagine sono state le 12 filiere di Prato (tessile-abbigliamento), Montappone e Massa Fermana (cappello), Fermo (calzatura), Belluno (occhiali), Santa Croce sull&#8217;Arno (pelle e cuoio), Biella (tessile-laniero), Valenza Po (gioielli), Montebelluna (sport system), Verona (moda), Vicenza (orafo-argentiero), Veneto (moda), Puglia (moda).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono emersi alcuni temi di particolare rilievo alla luce del difficile momento storico che l&#8217;economia italiana sta vivendo, a cominciare da quello della dimensione aziendale. E&#8217; evidente che, in linea generale, la dimensione \u00e8 un fattore strettamente legato alla capacit\u00e0 di generare performance reddituali e competitive: le imprese pi\u00f9 grandi riescono a beneficiare della flessibilit\u00e0 produttiva ottenuta esternalizzando sulla rete di piccole aziende fornitrici buona parte della volatilit\u00e0 congiunturale e possono avvantaggiarsi dell&#8217;affermazione della marca, nonch\u00e9 del rapporto consolidato con il mercato finale. Le unit\u00e0 minori spesso si presentano sottocapitalizzate, con margini bassi, molto sensibili alle fasi critiche del ciclo economico, poco produttive e pi\u00f9 vulnerabili nella struttura finanziaria. Talvolta, per\u00f2, come si verifica nei distretti della concia di Santa Croce e dell&#8217;occhiale di Belluno, le imprese pi\u00f9 piccole sono finanziariamente pi\u00f9 solide di quelle grandi, ricorrendo di pi\u00f9 ai mezzi propri e di meno al capitale di terzi. Comunque, in linea di massima, appare chiara la necessit\u00e0 per le aziende di puntare ad una maggiore massa critica dimensionale, obiettivo che pu\u00f2 essere raggiunto anche per mezzo di rapporti stabili ed efficienti di cooperazione intra-distrettuale, tanto pi\u00f9 che oggi il legislatore intende favorire la formalizzazione di tali modalit\u00e0 aggregative attraverso i cosiddetti &#8220;contratti di rete&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altro tema di particolare interesse \u00e8 quello delle imprese leader di distretto, cio\u00e8 di quelle realt\u00e0 produttive che hanno saputo lanciare con successo i propri marchi sul mercato o semplicemente perch\u00e9 si sono distinte a livello territoriale in virt\u00f9 della loro crescita dimensionale. Esse giocano un ruolo fondamentale nella creazione dell&#8217;economia del distretto dando vita a reti di collaborazione formali ed informali, sovente trainando un&#8217;intera filiera e tutto l&#8217;indotto locale. E&#8217; il caso di protagonisti del tessile-abbigliamento come Zegna e Loro Piana a Biella, la cui cooperazione con i partner del distretto \u00e8 alla base del raggiungimento di notevoli eccellenze qualitative di prodotto, rese possibili da un costante processo di ricerca stilistica e di innovazione dei materiali. In altri contesti invece, come a Belluno (occhiali) e Montebelluna (sport system), i leader hanno progressivamente allentato i rapporti con le reti del territorio preferendo ri-localizzare buona parte delle loro attivit\u00e0 all&#8217;estero, fenomeno a cui \u00e8 conseguita una fase di deindustrializzazione che ha impoverito il tessuto produttivo delle rispettive zone. Lo studio di Unicredit-Federdistretti ha voluto sottolineare con enfasi come sia importante la collaborazione a tutti i livelli, anche tra imprese concorrenti sui medesimi mercati, con l&#8217;obiettivo di razionalizzare su una scala pi\u00f9 ampia determinati costi senza perdere i vantaggi competitivi di ciascuno. Valga il buon esempio di Santa Croce sull&#8217;Arno (concia di pellami), dove \u00e8 stato costituito un efficiente polo logistico intermodale in una sana logica consortile. Inoltre, laddove esistano enti di distretto (associazioni imprenditoriali e pubblica amministrazione) in grado, oltre che di rappresentare l&#8217;aggregato territoriale nei confronti dell&#8217;esterno, anche di esprimere una vera capacit\u00e0 di orientamento strategico e progettuale nella realizzazione di azioni comuni (si veda ancora il virtuoso modello di Santa Croce), \u00e8 possibile addivenire a risultanti eclatanti in termini di strategie condivise e seguite dalla maggioranza degli imprenditori locali. Va da s\u00e9 quanto importante sia per un distretto la <em>governance<\/em> come catalizzatore di efficienza e fattore anti-individualismo, di cui ci offre un raro paradigma Verona-Moda con il suo Consorzio ad hoc che, voluto da privati imprenditori, opera in modo pragmatico delineando orientamenti strategici e progettualit\u00e0 operative a favore delle aziende aderenti.<\/p>\n<div class=\"mceTemp\" style=\"text-align: justify;\">\n<dl id=\"attachment_23468\" class=\"wp-caption alignright\" style=\"width: 299px;\">\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/image1564_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-23468\" title=\"image1564_2\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/image1564_2.jpg\" alt=\"I distretti esaminati\" width=\"289\" height=\"200\" \/><\/a><\/dt>\n<dd class=\"wp-caption-dd\">Parte dei distretti esaminati<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca ha\u00a0altre s\u00ec\u00a0rimarcato l&#8217;importanza del tema dell&#8217;innovazione tecnica e stilistica, a proposito della quale \u00e8 emerso che non necessariamente l&#8217;avanguardia \u00e8 guidata dalle imprese leader, sebbene siano queste ad investire di pi\u00f9. Lo dimostra il caso di Biella, dove sono le pi\u00f9 piccole e flessibili aziende ad attivare la ricerca da proporre alle maggiori; mentre a Santa Croce l&#8217;innovazione scaturisce dalla collaborazione tra le imprese del territorio e gli uffici stile delle imprese clienti, con cui vengono delineati i nuovi trend di moda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per altri aspetti \u00e8 apparsa pi\u00f9 critica la scarsa disponibilit\u00e0 delle piccole e medie imprese ad aderire a processi di riposizionamento strategico che interessano il distretto nel suo complesso. In altri termini, spesso il piccolo imprenditore sembra non rendersi conto che i propri modelli tradizionali non sono pi\u00f9 adeguati ai nuovi scenari commerciali. Tra i pi\u00f9 lungimiranti in tal senso vi sono gli operatori dei distretti di Fermo (calzature) e Santa Croce (concia), consapevoli di essere parte di un organismo pi\u00f9 ampio, articolato e forte di quanto possano essere le singole unit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La transizione da una cultura locale ad una internazionale passa per la comprensione dell&#8217;esigenza da parte delle imprese di aprirsi a nuovi mercati e nuove modalit\u00e0 di produzione, anche se \u00e8 fondamentale che esse si mantengano radicate al proprio territorio. I distretti che risultano pi\u00f9 internazionalizzati sono Belluno e Fermo, con quote di export pari all&#8217;80% del fatturato, ma anche Biella, Vicenza e Valenza Po registrano quote significative (tra il 40 e il 60%), con proprie aziende leader che gi\u00e0 da tempo hanno varcato i confini per imporre i loro brand nel mondo. Comunque, in questi distretti resta una larga parte di imprese minori, a carattere artigiano, tuttora incapaci di fare il salto di qualit\u00e0 verso una dimensione ed una cultura di respiro internazionale. Per favorire l&#8217;accesso ai mercati esteri particolarmente utili e necessarie, ma non sufficienti, alle PMI sono le attivit\u00e0 di supporto svolte dalle associazioni e dagli enti distrettuali, ma per creare le condizioni idonee all&#8217;apertura della strada dell&#8217;internazionalizzazione occorrono ben altre condizioni &#8220;mentali&#8221; e materiali, come s&#8217;\u00e8 visto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, possiamo solo affermare che in un mondo governato da logiche sempre pi\u00f9 globali, le nostre imprese dei distretti della moda hanno dinanzi a s\u00e9 innumerevoli sfide, opportunit\u00e0 e minacce, per cui il loro successo o fallimento dipenderanno in modo crescente dall&#8217;intelligenza che esse useranno nel prendere la direzione di marcia. Comunque, una cosa \u00e8 certa: per tutti sar\u00e0 pi\u00f9 facile procedere uniti che in ordine sparso. I distretti, in fondo, ci sono per questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di seguito il link per scaricare la pubblicazione <a href=\"https:\/\/www.unicredit.it\/library\/it\/gruppo\/docs\/vol_distretti.pdf\">I distretti della Moda\u00a0<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.unicredit.it\/library\/it\/gruppo\/docs\/vol_distretti.pdf\">https:\/\/www.unicredit.it\/library\/it\/gruppo\/docs\/vol_distretti.pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23466?pdf=23466\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mappatura dei 12 distretti italiani del settore tessile-moda-persona (che rappresenta quasi la met\u00e0 del nostro sistema distrettuale) \u00e8 stata effettuata dal gruppo bancario Unicredit in collaborazione con la Federazione dei Distretti Italiani al fine di creare, attraverso un&#8217;analisi quali-quantitativa &#8220;sul campo&#8221;, i profili strategici delle singole realt\u00e0 territoriali e di individuare per ciascuna le&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2009],"tags":[3842,3852,3843,3845,3844,3851,3850,3849,3847,3848,3841,3846,3839,3840],"class_list":["post-23466","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-moda-e-consumi","tag-dietretto-del-cappello","tag-distretti-industriali-italiani","tag-distretto-calzaturiero","tag-distretto-conciario","tag-distretto-dellocchiale","tag-distretto-moda-puglia","tag-distretto-moda-veneto","tag-distretto-moda-verona","tag-distretto-orafo","tag-distretto-sportsystem","tag-distretto-tessile-abbigliamento","tag-distretto-tessile-laniero","tag-federazione-dei-distretti-italiani","tag-unicredit"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23466"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23466"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23466\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23466"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23466"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23466"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}