{"id":26400,"date":"2012-07-24T12:56:53","date_gmt":"2012-07-24T10:56:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=26400"},"modified":"2016-12-31T10:16:58","modified_gmt":"2016-12-31T08:16:58","slug":"gioie-di-famiglia-in-mostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/gioie-di-famiglia-in-mostra\/","title":{"rendered":"Gioie di Famiglia in mostra"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_26401\" style=\"width: 216px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/8861309852.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-26401\" class=\" wp-image-26401 \" title=\"Cover del Catalogo mostra del 2008\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/8861309852-257x300.jpg\" alt=\"Cover del Catalogo mostra del 2008\" width=\"206\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/8861309852-257x300.jpg 257w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/8861309852.jpg 429w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-26401\" class=\"wp-caption-text\">Cover del Catalogo mostra del 2008<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stato protagonista indiscusso dell\u2019incantevole mostra \u201cIl Cammeo Gonzaga\u201d (svoltasi a Palazzo Te di Mantova nel 2008) e ci fornisce l\u2019occasione per parlare di una delle pi\u00f9 straordinarie collezioni di preziosi di tutti i tempi: quella dei Gonzaga, appunto. Cominciamo dallo strepitoso cammeo che venne inciso ad Alessandria d\u2019Egitto nel III secolo a.C., ora conservato al Museo dell\u2019Ermitage di San Pietroburgo. Alto circa16 cme largo 12, \u00e8 lavorato su un minerale a tre strati, una variet\u00e0 d\u2019agata nota come \u201csardonica d\u2019Arabia\u201d, e raffigura una potente coppia imperiale (sposi e fratelli insieme): Tolomeo II Filadelfo e la moglie Arsinoe II, signori d\u2019Egitto. La qualit\u00e0 del manufatto \u00e8 sublime: lo scultore-orafo scav\u00f2 fino a raggiungere la venatura pi\u00f9 profonda e scura della pietra usandola come sfondo, mentre modell\u00f2 i volti dei due personaggi nello strato intermedio caratterizzato da due gradazioni di bianco, in modo che il profilo maschile sembrasse illuminato da un fascio di luce e quello femminile restasse nell\u2019ombra. Inoltre, ricav\u00f2 dallo strato superiore della pietra, di colore marrone, i capelli, l\u2019elmo e lo scudo, inserendolo infine in una montatura d\u2019oro. Un capolavoro, quindi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo misteriose peripezie, il cammeo nel 1500 giunse improvvisamente a Mantova entrando nelle collezioni di Isabella d\u2019Este. Riusc\u00ec poi a scampare agli assedi della citt\u00e0, finendo a Praga, da dove fu trafugato rocambolescamente e condotto a Stoccolma, prima di raggiungere Roma via nave. Nell\u2019Urbe, per\u00f2, un ladro se ne impadron\u00ec e lo port\u00f2 a Parigi, dove la \u201cgioia\u201d trov\u00f2 in Giuseppina Beauharnais, consorte di Napoleone, una nuova proprietaria (per l\u2019occasione, la gemma prese il nome di Cammeo Malmaison), finch\u00e9 la stella del Bonaparte si ecliss\u00f2 e fu lo zar di Russia Alessandro I ad aggiudicarsi la \u201cpiccola meraviglia\u201d, che rec\u00f2 a San Pietroburgo con s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come nascono i cammei, quali ne sono i materiali e le tecniche?<\/p>\n<div class=\"mceTemp\" style=\"text-align: justify;\">\n<dl id=\"attachment_26403\" class=\"wp-caption alignright\" style=\"width: 250px;\">\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Gemma-Augustea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-26403 \" title=\"Gemma Augustea\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Gemma-Augustea-300x271.jpg\" alt=\"Gemma Augustea\" width=\"240\" height=\"217\" \/><\/a><\/dt>\n<dd class=\"wp-caption-dd\">Gemma Augustea arte romana I\u00b0 d.c in agata sardonica<\/dd>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte di far apparire la pietra malleabile come cera, incidendola per farne rilievi precisi grondanti di luce e colore, tali da creare l\u2019effetto di una pittura, \u00e8 molto difficile e delicata. Si dice che il miglior incisore della storia fu Dioscoride, che l\u2019imperatore Augusto volle alla sua corte (come Alessandro il Grande aveva voluto Pirgotele). \u00c8 la variopinta (e durissima) agata sardonica la regina in assoluto del cammeo. Lo scultore-orafo gi\u00e0 nell\u2019antichit\u00e0 sapeva ben armonizzare il disegno agli strati cromatici della gemma, ed il suo studio preliminare non poteva difettare di precisione estrema. Incideva, uno dopo l\u2019altro, fino a 6-8 strati di colore col solo aiuto di un piccolo trapano ad arco dalla punta rivestita di un miscuglio di olio, smeriglio e polvere di diamante. Durante la lavorazione, puliva e lucidava ripetutamente con olio la pietra e, infine, la lavava con acqua tiepida. Era un lavoro che poteva durare anni. Alla fine, per\u00f2 emergeva la bellezza allo stato puro: le sfumature bianche, gialle e marroni della sardonica indiana, nere e blu della sardonica araba, in un gioco da favola di luci e ombre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cammeo \u00e8 nato presso le corti ellenistiche (Alessandria d\u2019Egitto in primis) per rappresentare il massimo della preziosit\u00e0: il lusso estremo, diremmo oggi. I sovrani dell\u2019epoca amavano far incidere su pietra i propri ritratti e qualcuno, non accontentandosi delle semipreziose agata, onice e corniola, arriv\u00f2 a far incidere diamanti, smeraldi, granati, ametiste. Cleopatra, ad esempio, era solita donare il proprio volto su diamante a coloro cui voleva rendere onore (emulata, in tempi pi\u00f9 recenti, dalla regina inglese Vittoria, appassionata collezionista di cammei, soprattutto di turchese e conchiglia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019arte del cammeo \u2013 che aveva prodotto favolosi oggetti come la \u201cTazza Farnese\u201d, la \u201cGemma Augustea\u201d o il \u201cGran Cammeo di Francia\u201d &#8211;\u00a0 cominci\u00f2 a declinare col tramonto dell\u2019impero romano, quando vennero meno anche le maestranze adeguate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi gli artisti del corallo sono sempre pi\u00f9 rari, ma sopravvivono alcuni centri d\u2019eccellenza, come l\u2019italiana Torre del Greco, patria del corallo, dove ancora si lavora a mano col bulino.<\/p>\n<div id=\"attachment_26405\" style=\"width: 212px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Gran-Cammeo-di-Francia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-26405\" class=\" wp-image-26405 \" title=\"Gran Cammeo di Francia\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Gran-Cammeo-di-Francia.jpg\" alt=\"Gran Cammeo di Francia\" width=\"202\" height=\"240\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-26405\" class=\"wp-caption-text\">Gran Cammeo di Francia I\u00b0 secolo d.c<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mostra a Mantova, oltre al \u201cCammeo Gonzaga\u201d, vi erano altri raffinati cammei, fra cui, solo per citare un esempio, quello di \u201cDioniso su un carro condotto da Psychai\u201d, realizzato nel I secolo a.C. da Sostratos, proveniente dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (un tempo appartenente alla collezione papale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Palazzo Te si sono potuti ammirare, inoltre, innumerevoli tesori d\u2019alta oreficeria della corte lombarda: gioielli (soprattutto a forma di animali), gemme, cristalli, argenti e mirabilia naturali (avori, coralli, corna di rinoceronte lavorate, uova di struzzo, porcellane, tappeti, disegni e stampe, dipinti e soprammobili, medaglie, monete, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalit\u00e0 ultime di questo \u201cfanatismo\u201d collezionistico dei Gonzaga erano l\u2019autocelebrazione e la volont\u00e0 di primeggiare sulle altre case reali europee. Spesso, poi, questi preziosi erano doni diplomatici ricevuti da vari Paesi, che i Gonzaga quasi sempre ricambiavano con i cavalli dei loro celebri allevamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I documenti attestano che nel Cinquecento la collezione Gonzaga era al suo massimo splendore, una delle pi\u00f9 ricche e sofisticate del Continente. Poi \u2013 si sa come va il mondo (<em>sic transeat gloria mundi<\/em>, annoterebbe qualche latinista) \u2013 le vicende personali dei Signori di Mantova, con la conseguente compromissione della situazione finanziaria, cui si sommarono rovesci bellici e dinastici, portarono nel 1630 circa alla dispersione dell\u2019immensa raccolta.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/26400?pdf=26400\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 stato protagonista indiscusso dell\u2019incantevole mostra \u201cIl Cammeo Gonzaga\u201d (svoltasi a Palazzo Te di Mantova nel 2008) e ci fornisce l\u2019occasione per parlare di una delle pi\u00f9 straordinarie collezioni di preziosi di tutti i tempi: quella dei Gonzaga, appunto. 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