{"id":27640,"date":"2012-11-28T20:41:24","date_gmt":"2012-11-28T18:41:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=27640"},"modified":"2016-12-30T18:07:03","modified_gmt":"2016-12-30T16:07:03","slug":"a-zonzo-per-mostre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/a-zonzo-per-mostre\/","title":{"rendered":"A zonzo per mostre"},"content":{"rendered":"<p><strong>UNA MOSTRA A COLORI IN RICORDO DI COVERI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/coveri-story.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-27648\" title=\"coveri story\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/coveri-story.jpg\" alt=\"\" width=\"141\" height=\"54\" \/><\/a>\u201cCovery story &#8211; Da Prato al Made in Italy\u201d: cos\u00ec si intitola la coloratissima mostra che fino al 18 febbraio anima l\u2019Auditorium della Camera di Commercio di Prato, dedicata ad uno degli stilisti che contribuirono a creare il sensazionale mito della moda italiana anni \u201980. Enrico Coveri, che prima di couturier era stato indossatore, fu colui che pi\u00f9 di tutti punt\u00f2 l\u2019arco del suo talento sui colori, manifestando una vera idiosincrasia per le tinte spente e optando per l\u2019esuberanza cromatica dell\u2019estate. Prima di lui nessuno aveva osato tanto, ma questa audacia lo premi\u00f2, al punto che a soli 25 anni fu coronato dal successo in quel di Parigi presentando la sua prima sfilata. Era il 1977 e la sua eccentricit\u00e0 stava per conquistare il mondo. Energico, fantasioso e brillante come i suoi abiti, Coveri cap\u00ec presto l\u2019importanza strategica di diversificare la produzione espandendola dalla moda in senso stretto agli accessori, ai profumi, al design, ai cosmetici, alle pellicce. La mostra in corso a Prato gli rende giusto merito ripercorrendo gli step fondamentali della sua folgorante carriera attraverso disegni, video, campagne pubblicitarie, opere d\u2019arte che l\u2019hanno ispirato e tante foto (con famose top allora all\u2019inizio dell\u2019attivit\u00e0 come Claudia Schiffer e Naomi Campbell).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>IL CINEMA IN PASSERELLA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo speciale rapporto\u00a0&#8211; di osmosi, potremmo dire\u00a0&#8211; tra abiti di scena e personaggi \u00e8 oggetto della spettacolare mostra \u201cHollywood Costume\u201d, visitabile al Victoria and Albert Museum di Londra fino al 27 gennaio. Un centinaio di costumi che hanno fatto la storia del cinema sono esposti non come oggetti a se stanti, ma nel contesto per cui sono stati creati, grazie al corredo di copioni, brani di film, musiche, testi esplicativi e molto altro. La mostra londinese, frutto di 5 anni di appassionata ricerca da parte dell\u2019ex-costumista Deborah Nadoolman (suoi gli abiti delle pellicole di \u201cIndiana Jones\u201d e dei \u201cBlues Brothers\u201d), mira a raccontare la storia della mecca hollywoodiana e dei suoi protagonisti attraverso un elemento solo in apparenza secondario e banale come l\u2019outfit, il quale spesso anzi \u00e8 assurto esso stesso a \u201cpersonaggio\u201d del film che ha reso \u201ccult\u201d ed indimenticabile, influenzando poi la moda sulle passerelle e nella vita quotidiana. Si pensi agli abiti indossati da Vivien Leigh nel ruolo di Rossella O\u2019Hara in \u201cVia col vento\u201d, ai tubini di Audrey Hepburn alias Holly Golightly in \u201cColazione da Tiffany\u201d, alle camicie nere ed ai pantaloni a zampa da elefante di John Travolta nei panni di Tony Manero in \u201cLa febbre del sabato sera\u201d, agli abiti elegantissimi (per cui si \u201cscomodarono\u201d stilisti del calibro di Ferragamo, Chanel, Prada, Dior) di Glenn Close\/Crudelia De Mon in \u201cLa carica dei 101\u201d, le deliziose scarpine paillettate di Judy Garland quando interpretava Dorothy nel \u201cMago di Oz\u201d. E se vi diciamo cappello a bombetta, chi vi viene in mente? (curiosamente Charlie Chaplin\u00a0&#8211; che avrete senz\u2019altro indovinato &#8211; per s\u00e9 non voleva costumisti, preferendo scegliersi da solo gli abiti di scena).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0UNA CASCATA DI DIAMANTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/van-Cleef-et-Arpels.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-27665\" title=\"van Cleef et Arpels\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/van-Cleef-et-Arpels.jpg\" alt=\"\" width=\"119\" height=\"74\" \/><\/a>Non solo diamanti, ma anche tanto oro, preziosi rubini, turchesi, zaffiri, perle, le gemme pi\u00f9 belle proposte in creazioni raffinate, moderniste, esotiche e d\u00e9co in uno dei luoghi d\u2019arte pi\u00f9 romantici di Parigi: il Mus\u00e9e des Arts D\u00e9coratifs. I suoi saloni sino al 10 febbraio 2013 si tramutano in uno straordinario porta-gioie che ospita la retrospettiva \u201cVan Cleef &amp; Arpels, l&#8217;art de la haute joaillerie\u201d, dedicata ai meravigliosi gioielli della celebre maison francese. Sautoir, bracciali, collier, spille, orecchini, anelli, ciondoli trovano nella sede museale uno scrigno degno del loro valore, in particolare i pezzi pi\u00f9 importanti che furono pubblicati sin dagli anni \u201920 su prestigiose riviste di moda, da Vogue Paris a F\u00e9mina, da Vogue America e Harper\u2019s Bazaar. Si tratta di sontuose parure floreali e collier a cerniera che hanno abbracciato il collo e i polsi delle teste coronate e delle star del jet set internazionale come Grace di Monaco, Maria Callas, Fran\u00e7oise Hardy, la duchessa di Windsor, Liz Taylor, Soraya. Nell&#8217;avveniristico allestimento di Patrick Jouin e Sanjit Manku spiccano alcune mirabili invenzioni messe a segno da Van Cleef &amp; Arpels, tra cui la minaudi\u00e8re in lacca e brillanti che sostitu\u00ec la borsetta da sera o il \u201cSerti Myst\u00e9rieux\u201d brevettato nel 1933: una tecnica di incastonatura delle pietre preziose che rende invisibile ogni possibile giuntura o intelaiatura, per cui le gemme paiono giustapposte l&#8217;una all&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0MODA \u201cIMPRESSIONANTE\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/L\u2019impressionnisme-et-la-mode.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-27661\" title=\"L\u2019impressionnisme et la mode\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/L\u2019impressionnisme-et-la-mode.jpg\" alt=\"\" width=\"142\" height=\"142\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/L\u2019impressionnisme-et-la-mode.jpg 225w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/L\u2019impressionnisme-et-la-mode-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2012\/11\/L\u2019impressionnisme-et-la-mode-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 142px) 100vw, 142px\" \/><\/a>\u201cPrender\u00f2 un giornale di moda per capire come si vestiranno le donne dopo la mia morte e questi chiffons mi diranno pi\u00f9 sull\u2019umanit\u00e0 futura di quanto non mi dicano i filosofi, i romanzieri, i predicatori, i saggi\u201d. Cos\u00ec scriveva ironicamente Anatole France ed alle sue parole sembrano essersi ispirati gli ideatori della squisita mostra parigina \u201cL\u2019impressionnisme et la mode\u201d allestita al Mus\u00e9e d\u2019Orsay fino al 20 gennaio, destinata poi a volare oltre oceano alla volta del MoMa a New York e del Chicago Art Institut. Finalit\u00e0 di questa iniziativa \u00e8 descrivere attraverso un\u2019ottantina di dipinti (Degas, Renoir, Monet, Caillebotte, Tissot, Bazille, Manet, ecc.) l\u2019influenza che la moda ha esercitato sull\u2019arte in un\u2019epoca (1865-1885) in cui gli abiti erano uno status symbol, o meglio un segno di distinzione di una societ\u00e0 borghese lussuosa e mondana, in una Parigi che si avviava sempre pi\u00f9 a diventare Ville Lumi\u00e8re. Sfilano cos\u00ec in mostra cappelli e guanti, scarpe e ventagli, bastoni da passeggio e parasole, oltre agli abiti naturalmente, e vari figurini di moda, tutti disposti in modo magistrale dal canadese Robert Carsen. Vi fanno eco dalle tele le scene condite di fresco realismo della bella vita cittadina raffigurate soprattutto da Manet, Degas, Renoir (quest\u2019ultimo figlio di un sarto e di una tessitrice), attenti illustratori della \u201crobe du matin\u201d, della \u201ctoilette d\u2019apr\u00e8s-midi\u201d, della \u201crobe de grand diner\u201d e \u201cde bal\u201d, nonch\u00e9 del mondo che vi ruotava intorno, dalle modiste ai parrucchieri, senza trascurare gli uomini, anch\u2019essi sempre pi\u00f9 sensibili ai codici di urbanit\u00e0. Un\u2019annotazione tecnica infine: sorprende osservare come sovente i grandi impressionisti accennassero appena i volti per concentrarsi sull\u2019abbigliamento, a riprova di quanta importanza attribuissero al costume.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/27640?pdf=27640\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A zonzo per mostre: da quella dedicata a Enrico Coveri a Prato fino al 18 febbraio,  alla spettacolare \u201cHollywood Costume\u201d al Victoria and Albert Museum di Londra fino al 27 gennaio. 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