{"id":28340,"date":"2013-01-28T20:14:11","date_gmt":"2013-01-28T18:14:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=28340"},"modified":"2016-12-23T18:17:41","modified_gmt":"2016-12-23T16:17:41","slug":"le-uova-del-mito-sbarcano-in-borsa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/le-uova-del-mito-sbarcano-in-borsa\/","title":{"rendered":"Le uova del mito sbarcano in borsa"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_28346\" style=\"width: 175px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/uova-4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28346\" class=\" wp-image-28346 \" title=\"Uova di Faberg\u00e9\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/uova-4.jpg\" alt=\"Uova di Faberg\u00e9\" width=\"165\" height=\"248\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28346\" class=\"wp-caption-text\">Uova di Faberg\u00e9<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla Russia zarista di met\u00e0 Ottocento alla Rivoluzione bolscevica del 1917, dalle beghe legali novecentesche all\u2019odierno capitalismo di Borsa, passando come una meteora persino nel settore del <em>personal care<\/em>. Queste, in sintesi, le vicissitudini di Faberg\u00e9, un<span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\">o dei pi\u00f9 antichi e prestigiosi marchi di alta gioielleria. Ora la maison \u00e8 quotata allo Stock Exchange di Londra, dopo che a fine 2012\u00a0Gemfields Plc\u00a0(gruppo Pallinghurst), attiva nel business estrattivo di pietre preziose, ne ha assunto il controllo azionario pressoch\u00e9 totale (corrispondendo 142 milioni di dollari, pagati con azioni proprie di nuova emissione).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di attrarre investitori\u00a0 interessati ai beni d\u2019alta gamma, nella consapevolezza che \u201ca parit\u00e0 di ricavi e di profitti la valutazione in Borsa di un\u2019azienda del lusso \u00e8 molto maggiore rispetto a quella di una del settore minerario\u201d, come spiegato da Sean T. Gilbertson, Executive Director di Gemfields, societ\u00e0 che l\u2019anno scorso ha conseguito performance reddituali straordinari, vedendo crescere i propri ricavi del 108% fino a quota 83,7 milioni di dollari. In realt\u00e0, l\u2019interesse di Gemfields nei confronti del gioielliere degli Zar \u00e8 dettato anche da ambizioni di leadership che fanno da volano a ben ponderate strategie. Ricordiamo, infatti, che Gemfields (con sedi in Francia, Svizzera, Regno Unito e \u00a0alcuni laboratori in Italia), in quanto proprietario della miniera di Kagem in Zambia \u00e8 il pi\u00f9 grande produttore mondiale di smeraldi, vantando una quota di circa il 20% delle pietre verdi totali. Inoltre estrae il 40% delle ametiste esistenti al mondo ed ha recentemente avviato una ricca miniera di rubini in Mozambico. Nessun mistero, dunque, che Gemfields punti a diventare leader planetario del settore delle gemme di colore, con l\u2019intenzione di lanciare una sfida competitiva al business dei diamanti.<\/p>\n<div id=\"attachment_28345\" style=\"width: 172px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/logo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28345\" class=\"size-full wp-image-28345\" title=\"logo di Faberg\u00e9\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/logo.jpg\" alt=\"logo di Faberg\u00e9\" width=\"162\" height=\"116\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28345\" class=\"wp-caption-text\">logo di Faberg\u00e9<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il medesimo Gilbertson ha affermato: \u201cL\u2019acquisizione di Faberg\u00e8 \u00e8 una grande opportunit\u00e0 per creare un gruppo capace di muoversi in questa direzione. Con Faberg\u00e8, Gemfields controller\u00e0 un marchio con un nome meraviglioso e un grande potere, che ci consentir\u00e0 di posizionare le nostre pietre in cima alla piramide del lusso e farle competere ad armi pari con i diamanti. Se chiedessi a qualcuno di indicare due o tre brand di gioielleria da cui acquistare dei diamanti di qualit\u00e0, sono certo che saprebbe citarli subito. Ma se dicessi di fare lo stesso per degli orecchini con smeraldi o un anello con zaffiri o un ciondolo con rubini, per quella persona sarebbe pi\u00f9 difficile fare una scelta. Non c\u2019\u00e8 un unico player percepito automaticamente come leader nelle gemme di colore. Noi aspiriamo a colmare questo gap\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_28344\" style=\"width: 195px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/uova-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28344\" class=\" wp-image-28344  \" title=\"Uova di Faberg\u00e9\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/uova-5.jpg\" alt=\"Uova di Faberg\u00e9\" width=\"185\" height=\"115\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28344\" class=\"wp-caption-text\">Uova di Faberg\u00e9<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 dunque chiaro che Gemfields mira a fare di Faberg\u00e9 la propria \u201cpunta di diamante\u201d grazie al fortissimo vantaggio competitivo assicurato dal controllo della filiera produttiva e commerciale delle gemme. Ci\u00f2 consentir\u00e0 di far giungere le pietre direttamente dal produttore al cliente finale, con evidenti benefici di prezzo. Inoltre, in un contesto in cui i valori dell\u2019etica, della responsabilit\u00e0 sociale e della trasparenza sono sempre pi\u00f9 importanti per i consumatori, Gemfields ha fatto deciso affidamento sui fattori dell\u2019approvvigionamento etico e della CSR (Corporate Social Responsibility), ottenendo il riconoscimento legale di \u201cprimo fornitore mondiale di gemme di colore eticamente estratte\u201d. Per quanto riguarda gli aspetti distributivi, il top manager ha annunciato che aperture di boutique avverranno solo nel medio periodo, ovviamente nelle principali piazze del lusso globale come Parigi, Milano, Singapore.<\/p>\n<div id=\"attachment_28343\" style=\"width: 203px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/uova-3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28343\" class=\" wp-image-28343 \" title=\"Uova di Faberg\u00e9\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/uova-3.jpg\" alt=\"Uova di Faberg\u00e9\" width=\"193\" height=\"128\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28343\" class=\"wp-caption-text\">Uova di Faberg\u00e9<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come noto, Faberg\u00e8 fu fondata nel 1842 a San Pietroburgo da Gustav Faberg\u00e9, il cui figlio Peter Carl divenne il gioielliere ufficiale della Corona Imperiale realizzando nel 1885 il primo uovo della mitica serie, concepito come raffinatissimo dono dello Zar Alessandro III alla moglie Maria Dagmar di Danimarca. Il gioiello, strutturato sul modello delle matrioske, aveva al suo interno un tuorlo d\u2019oro che a sua volta conteneva una gallina d\u2019oro al cui interno si celava una piccola corona imperiale con un rubino a forma di uovo. Le preziose creazioni garantirono alla maison un prestigio assoluto su scala internazionale, finch\u00e9 nel 1917 non deflagr\u00f2 la rivoluzione leninista, che port\u00f2 alla fine dei Romanov ed alla cacciata dello stesso gioielliere, a cui furono sottratti tutti i beni. Poi del marchio Faberg\u00e8 si sent\u00ec parlare per meste ragioni di cronaca solo nel 1951 in occasione di un processo che vide soccombere i discendenti di Peter Carl, privati di ogni diritto allo sfruttamento del nome. Fu cos\u00ec che il brand pass\u00f2 ad una societ\u00e0 americana per l\u2019incredibile cifra di soli 25 mila dollari, che stridono a confronto degli 1,55 miliardi versati nel 1989 da Unilever, multinazionale leader nel settore dell\u2019igiene e cura della persona, per acquisire Faberg\u00e9 Inc (la quale intanto aveva rilevato la maison cosmetica Elizabeth Arden). Unilever cerc\u00f2 di far fruttare il prestigioso marchio ideando ben 10 licenze per diversi prodotti, dalle cravatte agli occhiali da vista, dal profumo \u201cBrut\u201d alla Barbie Faberg\u00e9 in edizione limitata, selettivamente distribuiti nel mondo. Il resto \u00e8 storia dei nostri giorni con Pallinghurst Resources (guidata da Brian Gilbertson, ex Ceo del colosso minerario Bhp Billiton) che nel 2007 compra Faberg\u00e9 per 38 milioni di dollari, investendone poi altri 160 per riposizionare il brand al vertice della gioielleria. Dopo il drastico taglio di tutti i licenziatari ad eccezione di quello per gli orologi, nonch\u00e9 lo sfoltimento della gamma di prodotti ed il ridimensionamento della rete di negozi, nella maison vengono fatte entrare Tatiana e Sarah Faberg\u00e9, pronipoti di Peter Carl, e nel 2009 avviene il lancio della prima collezione di <em>haute joaillerie<\/em>. Lo stesso anno ha visto l\u2019apertura a Ginevra della prima boutique monomarca della nuova era della maison. E\u2019 quindi seguito l\u2019<em>opening<\/em> di un negozio a Londra Mayfair, di un altro a New York in Madison Avenue e di due corner nel londinese Harrods e in Lane Crawford a Hong Kong. Ed oggi Faberg\u00e8 \u201cbrilla\u201d in Borsa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28340?pdf=28340\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Russia zarista di met\u00e0 Ottocento alla Rivoluzione bolscevica del 1917, dalle beghe legali novecentesche all\u2019odierno capitalismo di Borsa, passando come una meteora persino nel settore del personal care. Queste, in sintesi, le vicissitudini di Faberg\u00e9, uno dei pi\u00f9 antichi e prestigiosi marchi di alta gioielleria. 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