{"id":28514,"date":"2013-02-27T16:07:34","date_gmt":"2013-02-27T14:07:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=28514"},"modified":"2013-02-27T16:07:34","modified_gmt":"2013-02-27T14:07:34","slug":"novecento-di-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/novecento-di-moda\/","title":{"rendered":"Novecento di Moda"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_28519\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dottori_Aurora_sul_golfo1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28519\" class=\" wp-image-28519 \" title=\"Dottori_Aurora_sul_golfo\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dottori_Aurora_sul_golfo1-300x300.jpg\" alt=\"Dottori_Aurora_sul_golfo\" width=\"240\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dottori_Aurora_sul_golfo1-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dottori_Aurora_sul_golfo1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dottori_Aurora_sul_golfo1.jpg 500w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dottori_Aurora_sul_golfo1-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28519\" class=\"wp-caption-text\">G. Dottori, Aurora sul golfo, 1935<\/p><\/div>\n<p>Trovano spazio anche la moda, i gioielli e il design nella\u00a0grande mostra che, fino al 16 Giugno,\u00a0Forl\u00ec dedica alla cultura figurativa del secolo scorso. Ideata da Antonio Paolucci e curata da Fernando Mazzocca, la\u00a0 rassegna\u00a0\u00e8 ospitata\u00a0nelle sale dei Musei di San Domenico\u00a0e\u00a0porta il titolo tanto semplice quanto\u00a0efficace\u00a0di <strong>\u201cNovecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre\u201d<\/strong>. In effetti, si propone di\u00a0far luce sulla temperie di quell&#8217;epoca densa e ardua che va dal primo dopoguerra al tragico epilogo del secondo conflitto mondiale, indagando\u00a0le opere dei\u00a0maggiori\u00a0esponenti dell&#8217;<em>intellighentia<\/em> italiana,\u00a0i quali\u00a0si sentirono investiti della missione di creare nuove espressioni artistiche per i tempi a venire.\u00a0Il pi\u00f9 lucido\u00a0esponente di tale\u00a0clima\u00a0fu\u00a0lo scrittore\u00a0Massimo Bontempelli, che nel 1926\u00a0fond\u00f2 la rivista \u201c900\u201d convinto che \u201cIl Novecento ci ha messo molto a spuntare. L\u2019Ottocento non pot\u00e9 finire che nel 1914\u201d. In tale contesto ideale le vicende della moda\u00a0vennero ad intrecciarsi\u00a0strettamente, anzi ad identificarsi pressoch\u00e9 completamente\u00a0con quelle della cultura e della politica, originando, tra il sogno parigino e l\u2019autarchia, la prospettiva della grande <em>couture<\/em> italiana.<\/p>\n<p>La\u00a0vasta esposizione\u00a0forlivese intende dunque\u00a0 rievocare\u00a0il <em>milieu<\/em>\u00a0che\u00a0vide non solo architetti, pittori e scultori, ma anche stilisti, designer, grafici, pubblicitari, ebanisti, orafi, cimentarsi in un progetto comune che rispondeva, attraverso una profonda revisione del ruolo dell\u2019artista, alle istanze del cosiddetto \u201critorno all\u2019ordine\u201d,\u00a0sulla scia\u00a0della crisi delle avanguardie storiche, in particolare il Cubismo e il Futurismo, considerate l\u2019ultima\u00a0manifestazione di un processo di dissolvimento dell\u2019ideale classico iniziato con il Romanticismo.\u00a0\u201cUna solida geometria di oggetti, una nuova classicit\u00e0 di forme\u201d affermava\u00a0Carlo Carr\u00e0, mentre De Chirico concludeva il suo scritto programmatico sul ritorno della figura umana esclamando: \u201cPictor classicus sum\u201d. Il modello di una ritrovata armonia tra tradizione e modernit\u00e0 sostenuto da questi intellettuali ebbe\u00a0il sostegno del regime (anche grazie\u00a0all\u2019abilit\u00e0\u00a0organizzativa di Margherita Sarfatti), che in quanto tale era alla ricerca della definizione di un\u2019arte di Stato, ansioso di\u00a0sfruttare a fini propagandistici e di consenso il linguaggio classicista degli artisti e in molti casi la loro stessa complicit\u00e0.<\/p>\n<p>Per quanto concerne la moda in senso stretto, gli anni &#8217;20 segnarono una decisa inversione di rotta in materia abbigliamento femminile, risentendo dell\u2019influenza forte del razionalismo e della passione per le geometrie. Gli abiti, quindi, si fecero pi\u00f9\u00a0sobri, con linee diritte, vita bassa, gonne pi\u00f9 corte; invece i vestiti da sera, senza maniche e con spalline sottili,\u00a0optarono per tessuti leggerissimi (seta, tulle, organza, chiffon), sovente arricchiti di frange e perline. Si accorciarono anche i capelli, mentre i cappelli si trasformarono in piccole <em>cloche<\/em> portate fino alle sopracciglia.\u00a0In seguito, abbandonati i fasti degli &#8220;anni ruggenti&#8221;\u00a0post grande depressione del \u201929, la moda espresse il\u00a0suo tempo\u00a0scegliendo\u00a0di privilegiare forme pi\u00f9 femminili e meno androgine. Prese le distanze dalle linee marcate del decennio precedente, negli anni &#8217;30 gli abiti si fecero morbidi e fascianti, le gonne si allungarono sotto il ginocchio per il giorno e fino alla caviglia di sera. Rimase per\u00f2 di tendenza la grande\u00a0novit\u00e0 introdotta\u00a0negli anni passati: pienamente sdoganato, il pantalone divent\u00f2 un capo elegante<strong>,<\/strong> tanto\u00a0da essere\u00a0indossato con disinvoltura da\u00a0dive\u00a0del calibro di\u00a0Marlene Dietrich. La vera rivoluzione degli anni \u201930, tuttavia, furono\u00a0i tessuti: la crisi infatti costrinse a risparmiare sui filati ed ecco che, per la prima volta nella storia, l\u2019industria dell\u2019abbigliamento propose\u00a0le fibre sintetiche: il nylon (e non la seta) divenne il materiale pi\u00f9 utilizzato per la fabbricazione di calze e collant, vera e propria invenzione dell\u2019epoca. Il<strong>\u00a0<\/strong>trucco anni &#8217;30 era tutto focalizzato sulle labbra:\u00a0un <em>must <\/em>fu\u00a0il rossetto rosso, a corredo di un incarnato molto chiaro. Quanto all&#8217;acconciatura,\u00a0si imponeva la\u00a0riga laterale, con\u00a0i capelli agghindati in larghe onde che incorniciavano il viso in una chioma quasi scultorea.<\/p>\n<div id=\"attachment_28520\" style=\"width: 269px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dinamica-dellazione1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-28520\" class=\"size-full wp-image-28520\" title=\"Dinamica dell'azione\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Dinamica-dellazione1.jpg\" alt=\"Dinamica dell'azione\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-28520\" class=\"wp-caption-text\">E. Prampolini &#8211; Dinamica dell&#8217;azione 1939<\/p><\/div>\n<p>La mostra di Forl\u00ec rievoca le principali occasioni in cui gli uomini di cultura si prestarono a celebrare l\u2019ideologia e i miti del Fascismo, come esemplificano soprattutto l\u2019architettura pubblica, la pittura murale e la scultura monumentale. Sono\u00a0documentate la I e la II Mostra del Novecento Italiano (rispettivamente del 1926 e &#8217;29); la grande Mostra della Rivoluzione Fascista, allestita a Roma nel 1932-1933 in occasione del decennale della marcia su Roma; la V\u00a0Triennale di\u00a0Milano (che vide la consacrazione della pittura murale intesa come arte nazional-popolare); la rassegna dell\u2019E42 di Roma. La pittura murale e la scultura monumentale, che furono con l\u2019architettura l\u2019espressione pi\u00f9 significativa e meglio riuscita di quel periodo, vengono indagate all\u2019interno degli edifici pubblici, come i Palazzi di Giustizia, le Poste, le Universit\u00e0.\u00a0 La presenza a questo evento di tanti dipinti, sculture, cartoni per affreschi, opere di grafica, cartelloni, mobili, oggetti d\u2019arredo, gioielli, abiti, intende offrire una visione a tutto tondo del rapporto tra le arti ed il costume, confrontando artisti s\u00ec diversi, ma tutti accomunati dal fine\u00a0di ridefinire ogni aspetto della realt\u00e0 e della vita, passando dal mito classico a una mitologia\u00a0assolutamente contemporanea. Il compito dell\u2019artista,\u00a0come\u00a0sancito da\u00a0Bontempelli, divenne quello di \u201cinventare miti, favole, storie, che poi si allontanino da lui fino a perdere ogni legame con la sua persona, e in tal modo diventino patrimonio comune degli uomini e quasi cose della natura\u201d.<\/p>\n<p>Attraverso i maggiori protagonisti (pittori come Severini, Casorati, Carr\u00e0, De Chirico, Balla, Depero, Oppi, Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Dudreville, Dottori, Funi, Sironi, Campigli, Conti, Guidi, Ferrazzi, Prampolini, Sbis\u00e0, Soffici, Maccari, Rosai, Guttuso, e scultori come Martini, Andreotti, Biancini, Baroni, Thayaht, Messina, Manz\u00f9, Rambelli)\u00a0appare in tutto il suo nitore\u00a0la variet\u00e0 delle esperienze tra Metafisica, Realismo Magico e le grandi mitologie del Novecento. Questo superamento della pittura da cavalletto per recuperare il rapporto tra la pittura e l\u2019architettura signific\u00f2 il grande ritorno al Quattrocento italiano visto come fonte di ispirazione per gli intelletti contemporanei, cos\u00ec che\u00a0Giotto, Masaccio, Mantegna, Piero della Francesca, per\u00a0le loro rappresentazioni realistiche, sospese tra meraviglia e precisione,\u00a0furono sentiti particolarmente vicini.<\/p>\n<p>Due\u00a0quadri\u00a0straordinari introducono alla mostra forlivese: la nitida,\u00a0ariosa, perfettamente\u00a0prospettica veduta urbana della \u201cCitt\u00e0 ideale\u201d della Galleria Nazionale di Urbino, e \u201cSilvana Cenni\u201d, capolavoro del 1922 di Felice Casorati, che rievoca Piero della Francesca e insieme i ferraresi del \u2019400 in un\u2019atmosfera metafisica.\u00a0Ma la vera icona dei\u00a0quasi trent\u2019anni di storia italiana abbracciati dall\u2019esposizione \u00e8\u00a0senza dubbio la \u201cMaternit\u00e0\u201d di Gino Severini\u00a0(1916) risalente al suo periodo post-avanguardie futuristico-cubiste. L&#8217;opera, in effetti, \u00e8 quasi un <em>unicum<\/em>, collocando l&#8217;autore vicino all\u2019esperienza del Picasso neoclassico: il tema \u00e8 tradizionale, la tecnica figurativa \u00e8 chiaramente ispirata alla pittura toscana del Quattrocento, la composizione non ha nulla del dinamismo che, variamente declinato, aveva caratterizzato fino ad allora\u00a0la pittura di Severini, per cui questo dipinto \u00e8 leggibile come un consapevole tentativo di spingersi in avanti\u00a0(testimoniato sotto il profilo teorico\u00a0nel saggio &#8220;Du Cubisme au classicisme&#8221;).<\/p>\n<p>Il Novecento, in definitiva, pass\u00f2 dall\u2019arte alta agli oggetti della vita quotidiana, dove si respirava la stessa atmosfera di ritorno alla misura classica, anche nella manipolazione di materiali preziosi. Lo testimoniano gli splendidi mobili e gli altri oggetti di arredo disegnati da Piacentini, Cambellotti, Pagano, Montalcini, Muzio, Gio Ponti e i gioielli realizzati da Alfredo Ravasco.\u00a0 Tutti da ammirare, anche per capire meglio l\u2019Italia e gli Italiani di allora\u2026 nonch\u00e9 di oggi.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/28514?pdf=28514\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trovano spazio anche la moda, i gioielli e il design nella\u00a0grande mostra che, fino al 16 Giugno,\u00a0Forl\u00ec dedica alla cultura figurativa del secolo scorso. 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