{"id":30379,"date":"2013-12-28T15:47:50","date_gmt":"2013-12-28T13:47:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=30379"},"modified":"2016-12-18T17:44:18","modified_gmt":"2016-12-18T15:44:18","slug":"buon-anno-sicuramente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/buon-anno-sicuramente\/","title":{"rendered":"Buon anno? Sicuramente!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2-2104.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-30381\" alt=\"2- 2104\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/2-2104.jpg\" width=\"251\" height=\"201\" \/><\/a>Tra i molti auguri che vorrei rivolgere al mondo della moda per il nuovo anno ce n\u2019\u00e8 uno in particolare, che non pu\u00f2 prescindere da quanto accaduto di recente a Prato, dove 7 Cinesi sono morti carbonizzati nel rogo del dormitorio-gabbia all\u2019interno della loro fabbrica di abbigliamento. Voglia il Cielo \u2013 e voglia il nostro cosiddetto fashion system &#8211; che stragi di operai come questa non accadano mai pi\u00f9, a maggior ragione nella civile Italia\u2026 che non \u00e8 il Bangladesh, dove qualche mese fa in uno stabilimento tessile in fiamme perirono 1127 persone, soprattutto donne e ragazzi.<\/p>\n<p>Oltre a svolgere indagini sulla causa tecnica dell\u2019incendio, ora si versa qualche lacrima mediatica, si fa un po\u2019 di retorica sullo sfruttamento, si organizzano fiaccolate, si proclamano minuti di silenzio, ecc. ecc., quanto basta per mettere a tacere la coscienza collettiva. No, cos\u00ec non va, cos\u00ec non basta. Ci sono domande che pesano come macigni: perch\u00e9 non si sono obbligati i Cinesi, che a Prato valgono 2 miliardi di euro all&#8217;anno, ad operare nel rispetto delle norme? Perch\u00e9 sono rimasti inascoltati gli allarmi che da tempo lanciano le altre aziende \u2013 quelle regolari che quotidianamente fanno i \u201csalti mortali\u201d per onorare tutti gli adempimenti? Il Ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha dichiarato che dal 76% dei controlli sulle imprese cinesi sono emerse irregolarit\u00e0. Perch\u00e9 allora si \u00e8 permesso che continuassero ad operare al di sopra di qualsiasi legge?<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/5-2014.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-30384\" alt=\"5-2014\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/5-2014-300x300.jpg\" width=\"240\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/5-2014-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/5-2014-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/5-2014-80x80.jpg 80w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/5-2014.jpg 540w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>Mette i brividi il fatto che non sia nemmeno possibile identificare i poveri cadaveri, gente entrata clandestinamente in Italia, vissuta nell\u2019ombra e finita nell\u2019ombra, senza un nome n\u00e9 un segno di piet\u00e0 familiare. Bene ha fatto il Ministro per l&#8217;Integrazione C\u00e8cile Kyenge ad assicurare che l\u2019Italia compir\u00e0 passi ufficiali verso il governo di Pechino per affrontare il fenomeno dell\u2019immigrazione illegale. Finalmente, viene da esclamare! La Kyenge ha comunque ammesso che \u201cnon \u00e8 facile lavorare con una comunit\u00e0 che ha le proprie tradizioni e la propria cultura. Occorre cercare il dialogo, fermo restando che abbiamo i nostri principi costituzionali\u201d.<\/p>\n<p>A questo punto si impone un\u2019ulteriore riflessione che coinvolge anche la nostra industria della moda nazionale: quanti avevano interesse a \u201cnon accorgersi\u201d della realt\u00e0 pratese? A quanti, per \u201ctagliare\u201d i costi, fa comodo che la catena della subfornitura sia poco trasparente e controllata? Molti Cinesi \u2013 come ampiamente noto &#8211; producono capi per aziende che poi li rivendono non solo agli ambulanti dei mercati, ma pure alle catene della<strong>\u00a0<\/strong>grande distribuzione<strong>.<\/strong> E noi consumatori finali non ci chiediamo mai cosa ci sia dietro un maglione o una giacca acquistati per pochi euro?<\/p>\n<p>Ci piacerebbe che tutte le aziende della moda, in nome della responsabilit\u00e0 etica, sottoscrivessero un protocollo per la sicurezza e la lotta allo sfruttamento dei lavoratori, impegnandosi a far s\u00ec che lungo l\u2019intera filiera venissero garantite condizioni dignitose a tutti. Grandi catene come H&amp;M, Inditex\/Zara, C&amp;A, Pvh e Tchibo, che hanno fornitori in Bangladesh, l\u2019hanno gi\u00e0 firmato. E sempre pi\u00f9 lo faranno, se anche i consumatori dimostreranno di non essere pi\u00f9 disponibili ad acquistare da chi se ne infischia del rispetto di seppur minime condizioni di sicurezza.<\/p>\n<p>Comunque il tragico fatto di cronaca di Prato mi ha anche fatto ripensare al libro \u201c<em>Chi ha paura dei Cinesi\u201d<\/em><i> <\/i>(Rizzoli-Bur, 2008) di Mario Portanova e Lidia Casti, che offre uno spaccato sorprendente, per molti aspetti, del lavoro cinese in Italia. I due autori hanno scoperto, ad esempio, che nella maggioranza dei casi gli operai non sono abusati o ridotti in schiavit\u00f9, sebbene lavorino per 14 ore al giorno e dormano nei laboratori stessi, come nella vicenda di Prato; la circostanza sconvolgente \u00e8 che sono sovente essi stessi a scegliere liberamente queste condizioni alla \u201cOliver Twist\u201d per guadagnare in fretta quanto basta per tornare in Cina e aprire l\u00e0 una loro attivit\u00e0. Quindi per autopromuoversi!<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/4-2014-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-30383\" alt=\"4-2014\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/4-2014--300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/4-2014--300x225.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/4-2014-.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Che certi nostri imprenditori ne approfittino \u00e8 un altro discorso\u2026\u00a0 Portanova e Casti in effetti hanno considerato il caso tipico di un laboratorio (a Milano) in cui gli operai cinesi lavoravano a cottimo: ogni pantalone cucito fruttava 1,20 euro, che andavano per met\u00e0 al titolare cinese e per met\u00e0 al lavoratore (pare che a Prato agli operai andassero solo 0,40 euro a pezzo). Tempi e compensi non erano stabiliti dall\u2019imprenditore cinese, ma da una primaria catena della grande distribuzione italiana! Questi lavoratori dormivano e mangiavano in fabbrica in condizioni simili a quelle di Prato, ma non si sentivano abusati: affermavano di avere scelto di emigrare da clandestini mettendo in conto una vita infame per due o tre anni, allo scopo di guadagnare dieci volte quello che avrebbero ottenuto in patria. E in patria sognavano di tornare presto con il gruzzolo accumulato e di intraprendervi una vita agiata. In quest\u2019ottica, risparmiare i soldi di cibo e affitto, vivendo letteralmente nel posto di lavoro, accelera notevolmente la realizzazione del \u201cbusiness plan\u201d. Anche se ci\u00f2 non toglie che esistano migranti ingannati dai trafficanti e strozzati dal debito, sequestrati, picchiati, va detto che essi non sono la norma dell\u2019immigrazione illegale cinese in Italia.<\/p>\n<p>Resta il fatto che nel nostro Paese di lavoro si continua a morire, tanto pi\u00f9 nelle circostanze in cui operano i Cinesi. Esigiamo che il settore della moda non lo consenta pi\u00f9, a costo di ritoccare qualche prezzo al rialzo, prezzo che i consumatori devono essere disposti a pagare se non vogliono sentirsi a disagio nei loro panni!<\/p>\n<p>Buon anno a tutti allora, un anno davvero buono perch\u00e9 umano!<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30379?pdf=30379\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra i molti auguri che vorrei rivolgere al mondo della moda per il nuovo anno ce n\u2019\u00e8 uno in particolare, che non pu\u00f2 prescindere da quanto accaduto di recente a Prato, dove 7 Cinesi sono morti carbonizzati nel rogo del dormitorio-gabbia all\u2019interno della loro fabbrica di abbigliamento. 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