{"id":30696,"date":"2014-02-16T16:48:47","date_gmt":"2014-02-16T14:48:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=30696"},"modified":"2016-12-18T16:57:52","modified_gmt":"2016-12-18T14:57:52","slug":"nuove-creativita-il-primo-incontro-del-ciclo-doppio-filo-arte-e-moda-al-macro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/nuove-creativita-il-primo-incontro-del-ciclo-doppio-filo-arte-e-moda-al-macro\/","title":{"rendered":"\u201cNuove Creativit\u00e0\u201d il primo incontro del ciclo \u201cDoppio filo. Arte e moda al MACRO\u201d"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_30702\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Toshiko-Horiuchi_ph-Roberto-Boccaccino_0016.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30702\" class=\"size-medium wp-image-30702\" alt=\"Toshiko Horiuchi ph Roberto Boccaccino\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Toshiko-Horiuchi_ph-Roberto-Boccaccino_0016-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30702\" class=\"wp-caption-text\">Toshiko Horiuchi ph Roberto Boccaccino<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Un appuntamento con le <strong>\u201cNuove Creativit\u00e0\u201d<\/strong> ha inaugurato il ciclo di conferenze intitolato <strong>\u201cDoppio filo. Arte e moda al Macro\u201d<\/strong>, iniziativa a cura dell&#8217;Ufficio Didattico \u2013 Area Universit\u00e0 e Accademie del celebre museo romano realizzato in collaborazione con Rossana Buono dell&#8217;Universit\u00e0 di Tor Vergata e Tiziana Musi, docente presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma. Il progetto prevede il coinvolgimento di esperti, stilisti e personalit\u00e0 di spicco del mondo della moda accompagnati da artisti che indagano e utilizzano le pi\u00f9 recenti forme di sperimentazione.<\/p>\n<p>La scelta dell&#8217;argomento prende spunto da <strong>\u201cHarmonic Motion\/Rete dei draghi\u201d<\/strong>, lavoro dell&#8217;artista giapponese Toshiko Horiuchi MacAdam esposto al <strong>Macro<\/strong> e visitabile fino a dicembre del 2014: una struttura site specific, collocata nella hall del museo e realizzata intrecciando manualmente fili colorati. Il tessuto \u00e8 posto al centro delle dinamiche creative e della ricerca dell&#8217;artista che, nei primi anni della sua attivit\u00e0, ha lavorato come designer di stoffe a New York. Prende corpo nelle opere un&#8217;indagine accurata della struttura e delle possibili modalit\u00e0 di applicazione, che si concretizza in sculture, architetture abitabili che richiamano l&#8217;intervento attivo del pubblico attratto dall&#8217;impossibilit\u00e0 di una semplice fruizione passiva. Ma \u00e8 l\u2019intero ciclo di conferenze che si focalizza sul tessuto; si parte dal materiale, per studiare le possibili metamorfosi e forme di utilizzo in ambito artistico e sartoriale, per costruire una narrazione fatta di contaminazioni che confrontano l&#8217;uso tradizionale e il dis-uso artistico, l&#8217;artigianato e le azioni performative, la storia dell&#8217;arte e la storia del costume.<\/p>\n<p>In un discorso cos\u00ec articolato non poteva mancare una riflessione sulla manualit\u00e0 artigianale come recupero nell&#8217;ambito delle nuove ricerche (dalla knitting art alla fiber art) ma anche come strumento proprio della produzione sartoriale.<\/p>\n<p>Fra gli esperti coinvolti la <strong>Direttrice dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma, Tiziana D&#8217;Achille<\/strong>. L&#8217;incontro del 12 febbraio, curato e moderato da Tiziana Musi, \u00e8 partito dall&#8217;interrogativo se la moda possa essere considerata o meno una forma d&#8217;arte, anche in relazione alla capacit\u00e0 dell&#8217;universo fashion di essere interprete, specchio e costruzione della realt\u00e0 nel momento in cui si vive. La curatrice ha evidenziato, inoltre, la volont\u00e0 di ragionare sui concetti di artigianalit\u00e0 e artisticit\u00e0 basandosi sul recupero di un\u2019identit\u00e0 legata a storie diverse rispetto ai processi di industrializzazione e globalizzazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_30701\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Harmonic-Motion_ph-Roberto-Boccaccino_0004.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-30701\" class=\"size-medium wp-image-30701\" alt=\"Harmonic Motion ph Roberto Boccaccino\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/02\/Harmonic-Motion_ph-Roberto-Boccaccino_0004-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-30701\" class=\"wp-caption-text\">Harmonic Motion ph Roberto Boccaccino<\/p><\/div>\n<p>Fra i relatori intervenuti <strong>Clara Tosi Pamphili, Fondatrice di A.I. Artisanal Intelligence<\/strong>\u00a0 gi\u00e0 membro del consiglio d&#8217;amministrazione di Altaroma, docente all\u2019Accademia e giornalista d&#8217;arte e moda che ha invitato a riflettere sul successo ottenuto da eventi espositivi come \u201cAlexander McQueen: Savage Beauty\u201d (mostra che ha registrato l&#8217;ottavo incasso nella storia del Metropolitan) dimostrando come una linea di demarcazione possa essere superflua quando entrano in gioco competenze forti e indubbie professionalit\u00e0. L&#8217;attenzione della relatrice si \u00e8 quindi focalizzata sulla performance \u201cEternity Dress\u201d, interpretata da Tilda Swinton e portata in scena al Palais Galliera, Museo della Moda della citt\u00e0 di Parigi, capace di raccontare il lavoro alla base della moda consentendo, contemporaneamente, di \u201cdimenticarsi\u201d o di \u201cnon chiedersi\u201d se si stia facendo moda o si stia facendo arte.<\/p>\n<p>Centrale \u00e8 stato anche l&#8217;intervento della fashion designer <strong>Cristina Bomba<\/strong>, motivata da una ricerca maniacale della bellezza, che \u00e8 solita presentare i suoi lavori nelle gallerie d&#8217;arte; unica eccezione \u00e8 stata una sfilata \u201cferma\u201d realizzata nel 2004, in cui le creazioni sono state indossate da persone di tutte le et\u00e0 che rimanevano immobili al loro posto. La stilista ha spiegato: \u201cHo creato uno stile che non trovavo rappresentato e che \u00e8 stato definito minimalista, intimista, stile povero innanzitutto, perch\u00e9 proposto in epoche in cui accadevano altre cose\u201d (basti pensare ai tessuti scelti a partire dagli anni &#8217;80 in netto contrasto con il mood dominante nel decennio). Una stilista dall&#8217;animo d&#8217;artista capace di inseguire la stoffa perfetta, ad esempio una rosa impressa sulla seta, fino all&#8217;altro capo del mondo. \u201cL&#8217;abito deve essere fruito e non semplicemente ammirato \u2013 ha spiegato, aggiungendo \u2013 realizzo creazioni che le persone possano indossare sentendosi a proprio agio. In effetti non mi chiedo, quando realizzo un abito, se quel capo si vender\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>E&#8217; intervenuta quindi l&#8217;artista Susan Crile che, riferendosi anche al progetto realizzato in collaborazione con il brand Bomba, ha spiegato: \u201cSono entrata nella moda dalla porta di emergenza come artista, come una pittrice. La bellezza e l&#8217;orrore sono i due poli del mio lavoro. Il mio legame con la bellezza risale all&#8217;infanzia e si collega in particolare al motivo decorativo, l&#8217;aspetto politico del mio lavoro \u00e8 nato invece durante la Guerra del Golfo\u201d. Il concetto politico \u00e8 utilizzato essenzialmente in un\u2019ottica d\u2019impegno sociale, come rifiuto dell&#8217;odio e degli abusi di potere. La bellezza emerge prepotentemente dall&#8217;amore per i motivi decorativi utilizzati come strumenti per arrivare all&#8217;anima delle persone, secondo una visione multietnica e trasversale.<\/p>\n<p>Il lavoro pittorico s\u2019incontra con la seta, in un progetto di stampa sul tessuto nobile iniziato in India 10 anni fa. Susan Crile ha sottolineato: \u201cAbbiamo impiegato tre anni per trovare la seta giusta, i colori giusti, solo per iniziare qualcosa che potesse essere magico\u201d. Il lavoro \u00e8 passato dalle serigrafie su tessuto all&#8217;uso hand made degli stampi in legno, per creazioni leggere come un soffio di aria calda tra cui spicca anche lo scialle realizzato per le Valigie di Cristina Bomba.<\/p>\n<p>Il progetto delle Valigie accoglie quindi l&#8217;unica creazione non firmata dalla stilista. La Valigia diviene il simbolo di trent&#8217;anni di lavoro, un bagaglio a mano foderato all&#8217;interno di tessuti giapponesi antichi che comprende ben cinquanta capi per otto chilogrammi di peso fra contenitore e contenuto. La stilista ha creato tre \u201cno season suitcases\u201d pensando a tre diverse sensibilit\u00e0 femminili nelle varianti small, media e ampia, che non dipendono dalle dimensioni del corpo ma da come a ogni donna va di vestire, pi\u00f9 una valigia da uomo. Tutto ci\u00f2 di cui si pu\u00f2 avere bisogno \u00e8 l\u00ec, abbinabile o scomponibile in diversi strati, comprese scarpe modello ballerina, lingerie e camicie da notte. Le creazioni sono realizzate in almeno dieci tonalit\u00e0 di nero (un&#8217;accortezza evidentemente lontana dai processi d\u2019industrializzazione) con accenni di colore. Come sottolineato da Clara Tosi Pamphili si pu\u00f2 parlare di \u201cun prodotto di lusso non perch\u00e9 rappresenti una firma ma perch\u00e9 rappresenta una storia\u201d.<\/p>\n<p>Il convegno si \u00e8 concluso con l&#8217;intervento di <strong>Alessandra Cigala<\/strong>, docente dei nuovi media e arti performative presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma che, ispirata dal tema del viaggio e del nomadismo, ha ricordato i lavori di<strong> Hussein Chalayan<\/strong>, in particolare la sfilata performativa intitolata \u201cAfterwords\u201d che dopo i fatti del Kosovo ha portato in passerella una particolarissima riedizione del dramma dei rifugiati che, dovendo lasciare le proprie dimore, portano con s\u00e9 non solo gli abiti ma anche parte degli arredi creando una con-fusione creativa fra le parti sullo sfondo di un ambiente sempre pi\u00f9 nudo, mentre il corpo si riveste dell&#8217;ambiente. In sottofondo donne che intonano un canto bulgaro. Il prossimo appuntamento dal titolo \u201cFili e Forme\u201d si terr\u00e0 il 26 di marzo.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30696?pdf=30696\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un appuntamento con le \u201cNuove Creativit\u00e0\u201d ha inaugurato il ciclo di conferenze intitolato \u201cDoppio filo. Arte e moda al Macro\u201d, iniziativa a cura dell&#8217;Ufficio Didattico \u2013 Area Universit\u00e0 e Accademie del celebre museo romano realizzato in collaborazione con Rossana Buono dell&#8217;Universit\u00e0 di Tor Vergata e Tiziana Musi, docente presso l&#8217;Accademia di Belle Arti di Roma&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":140,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[6664,6652,6653,6651,6663,6659,6661,6657,6660,6665,6655,6656,6662,6658,6654],"class_list":["post-30696","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi","tag-afterwords","tag-doppio-filo-arte-e-moda-al-macro","tag-harmonic-motionrete-dei-draghi","tag-nuove-creativita","tag-alessandra-cigala","tag-clara-tosi-pamphili","tag-cristina-bomba","tag-direttrice-dellaccademia-di-belle-arti-di-roma","tag-fondatrice-di-a-i-artisanal-intelligence","tag-hussein-chalayan","tag-macro","tag-manualita-artigianale","tag-susan-crile","tag-tiziana-dachille","tag-toshiko-horiuchi-macadam"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30696"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/140"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30696"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30696\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36799,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30696\/revisions\/36799"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30696"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30696"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30696"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}