{"id":31260,"date":"2014-05-22T21:08:50","date_gmt":"2014-05-22T19:08:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=31260"},"modified":"2014-06-17T13:23:22","modified_gmt":"2014-06-17T11:23:22","slug":"il-vestito-parla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-vestito-parla\/","title":{"rendered":"Il vestito parla?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-31266\" alt=\"Immagine5\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine5-206x300.jpg\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine5-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine5.jpg 416w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a>Fu <strong>Roland Barthes, <\/strong>semiologo francese, a porsi il problema di un possibile linguaggio vincolato all\u2019abito -ossia se i &#8220;segni&#8221; inerenti all&#8217;abito possano organizzarsi secondo un modello linguistico-, nel suo libro il <strong>\u201cSistema della Moda\u201d<\/strong> pubblicato nel 1967. I risultati della sua indagine non furono all&#8217;altezza delle aspettative e \u00a0fu \u00a0costretto a portare lo studio dall&#8217;abito in s\u00e9, al discorso sull&#8217;abito, cio\u00e8 verso il suo metalinguaggio: in particolare\u00a0 le leggende, i \u201cmiti\u201d, tutti i discorsi che girano attorno ad esso e che riempiono le didascalie delle fotografie di moda o i servizi televisivi. Il discorso di Barthes si sposta insomma sull&#8217;\u00ababito scritto\u00bb cio\u00e8 &#8220;descritto&#8221; nei servizi di moda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora cosa possiamo dire sul tema: se l&#8217;abito in s\u00e8 parla, \u00a0a partire da Barthes e dopo di lui?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A nessuno sfugge la rilevanza antropologica dell\u2019abito in quanto strumento di rafforzamento o indebolimento della propria identit\u00e0 e -sempre di pi\u00f9- di esibizione della propria immagine. Annoveriamo di fatto l\u2019abito tra gli elementi della comunicazione non verbale: gli assegniamo una parte importante nelle relazioni sociali. Incontrando una persona che non conosciamo, osserviamo innanzitutto come \u00e8 vestita e da questo deduciamo una prima impressione sul nostro interlocutore; quando dobbiamo partecipare ad un evento importante o incontrare una persona a cui teniamo, pensiamo innanzi tutto a come ci vestiremo. Insomma sappiamo bene, per esperienza, che l\u2019abito contribuisce notevolmente a quella prima buona impressione, talvolta cos\u00ec importante nelle relazioni sociali, da essere quella che conta e che pu\u00f2 ipotecare il nostro futuro -si pensi ad esempio ad un colloquio di lavoro-. Possiamo quindi sostenere che l\u2019abito, almeno in alcune situazioni, \u00e8 una rappresentazione di noi stessi, o meglio ci presenta agli altri prima delle presentazioni ufficiali e forse in modo pi\u00f9 sintetico e profondo. Pu\u00f2 darsi che la persona occasionalmente incontrata non ricordi il mio titolo professionale o il mio nome, ma certamente ricorder\u00e0 l\u2019impressione generale che la mia presenza ha suscitato in lei, gradevole o sgradevole, di simpatia o meno, di eleganza o meno, di disinvoltura per adeguarmi al contesto, ecc, ecc .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contesto poi ha sull\u2019abito un riflesso\u00a0 molto importante: toccheremo pi\u00f9 avanti questo argomento. Per ora ci limitiamo a dire \u2013l\u2019osservazione non \u00e8 priva di importanza- \u00a0che il contesto rivela la stretta connessione che si stabilisce tra abito e persona: sono a disagio, se non ferita nella mia dignit\u00e0, se mi rendo conto che il mio abbigliamento non \u00e8 adeguato al contesto; per evitare momenti imbarazzanti ed umilianti cerchiamo sempre di adattare il nostro abbigliamento alla situazione, alle persone, all\u2019ambiente in cui ci verremo a trovare. Nessuno di noi, talvolta non lo si vuole ammettere, \u00e8 insensibile di fronte ad una critica sul nostro personale \u00a0modo di vestire: se ci viene detto che abbiamo una macchia sulla camicia, ci sembra che la macchia sia in realt\u00e0 scoperta, individuata, assegnata alla nostra persona. Diceva Fran\u00e7ois de la Rochefoucauld che il nostro orgoglio soffre di pi\u00f9 per il rifiuto del nostro gusto (anche nell\u2019abbigliamento) che della nostra opinione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorniamo all\u2019affermazione iniziale sul linguaggio dell\u2019abito e sulla sua capacit\u00e0 di rappresentare l\u2019identit\u00e0 personale. Queste \u201ccapacit\u00e0\u201d sono inerenti all\u2019abito in s\u00e9 o sono derivate da altri fattori? Lo stesso Roland Barthes dovette ammettere nel corso dei suoi studi che l\u2019abito in se \u00e8 povero di espressione; come sono poveri di significato i suoi elementi costitutivi: gonna, corpino, lunghezza, colore, adorni ecc. La relazione tra questi elementi pu\u00f2 caricare l\u2019abito di un qualche \u00a0significato comunque elementare: un abito scuro comunica rispettabilit\u00e0, una gonna corta regala un aspetto giovanile, il nero in un certo contesto mi parla di lutto. Ma al di l\u00e0 di queste indicazioni, l&#8217;indumento, secondo Barthes, veicola\u00a0 un solo significato principale, ovvero &#8220;il grado di integrazione dell&#8217;individuo nella societ\u00e0 in cui vive.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-31262\" alt=\"Immagine1\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine1-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/05\/Immagine1.jpg 722w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Indossare un vestito non \u00e8 un atto senza significato; &#8220;vestirsi&#8221; costituisce un atto profondamente sociale. L\u2019uomo si veste non solo per proteggersi dalle intemperie, ma, secondo una classica definizione, si veste anche per nascondere la propria nudit\u00e0 o per farsi notare: ad esempio la donna usa l\u2019abito come adorno per farsi ammirare. Seguendo poi i suggerimenti di Barthes possiamo dire che l\u2019uomo si veste per entrare\u00a0 in dialogo con\u00a0 individui di una collettivit\u00e0: come abbiamo detto pi\u00f9 sopra, per presentarsi agli altri, per rappresentarsi in societ\u00e0. Quindi un significato \u2013o un linguaggio- che possiamo assegnare all\u2019abito \u00e8 quello di dire agli altri se apparteniamo o meno ad una certa sfera sociale o culturale. Se mi muovo in un ambito lavorativo creativo o voglio essere ben accetta in tale ambiente, sceglier\u00f2 quell\u2019abbigliamento che identifica con chiarezza gli individui che operano nel settore della creativit\u00e0. Ma pu\u00f2 succedere che in un certo ambiente sociale diventi di moda vestirsi diversamente da come lo si \u00e8 fatto per tanto tempo, allora quella tipologia di abito non mi serve pi\u00f9 per dire agli altri che appartengo a quell\u2019ambito sociale. In definitiva il significato relativo al contesto \u00e8 labile. Possiamo fare un esempio di quanto detto attraverso la storia del jeans: inizialmente \u00e8 l\u2019abbigliamento di chi svolge lavori pesanti, scaricatori, cowboy; poi passa a significare, all\u2019epoca della contestazione giovanile, l\u2019atteggiamento contestatario delle convenzioni sociali; oggi \u00e8 il capo di abbigliamento senza \u201cfrontiere\u201d sociali, geografiche, di et\u00e0 o di sesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino a\u00a0 qualche tempo fa era la <i>griffe<\/i> ad aggiungere un significato \u2013 pi\u00f9 che altro suggestioni- al capo di abbigliamento: non \u00e8 lo stesso esibire una borsa Hermes che un borsa Carpisa. Il significato \u2013 il messaggio- che si veicola con una borsa Herm\u00e9s \u00e8 chiaro: sono una persona che pu\u00f2 permettersi questo accessorio, sono alla pari di Rania di Giordania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possiamo rispondere a ci\u00f2 che ci siamo chiesti all\u2019inizio: \u201cil vestito parla?\u201d. Possiamo dire che nonostante l\u2019abito si <em>vesta<\/em> a sua volta di significati labili e mutevoli, quindi apparentemente privi di importanza, ci\u00f2 non toglie che abbiano una certa importanza di tipo sociale: dobbiamo conoscere questi segnali per non incorrere in situazioni incresciose. E\u2019 inoltre importante avere presente che, pur nella loro labilit\u00e0, questi significati sono tali indipendentemente dalla volont\u00e0 di chi indossa quel capo. I jeans logori vengono sempre letti come abbigliamento trascurato anche se chi lo indossa dovesse pensare che non \u00e8 cos\u00ec; l\u2019abbigliamento succinto, indipendentemente dal fatto che chi lo indossa dichiari di non avere intenzione erotiche, \u00e8 comunque letto come un richiamo sessuale. Anche se io lo ignoro, un abito rosso \u00e8 comunque un capo che richiama su di me gli sguardi dei presenti perch\u00e9 il rosso si fa notare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere. Non \u00e8 attraverso l\u2019abito che indosso come posso lanciare al mondo messaggi importanti, a meno di portarli scritti su una t-shirt. Oggi non \u00e8 l\u2019abito che comunica la mia posizione sociale come avveniva nel Rinascimento; ma l\u2019abito, la scelta di alcuni capi o la scelta di uno stile, sono in grado di comunicare agli altri qualcosa della mia identit\u00e0 o almeno come voglio apparire agli altri in quelle circostanze; oppure manifestare le mie scelte culturali ed anche ideologiche. Non dimentichiamo che alcuni capi di abbigliamento dichiarano ad esempio una funzione. L\u2019aviatore, il sacerdote, -in genere chi porta una divisa-, se veste sempre e ovunque\u00a0 con l\u2019abito che identifica la funzione, evidentemente sempre e ovunque vuole essere riconosciuto per quella funzione. E viceversa chi non la indossa, a parte le situazioni in cui pu\u00f2 prescindere legittimamente, \u00a0indica che non vuole essere identificato con la funzione. L\u2019insegnate che veste come gli alunni, jeans sdruciti e t-shirt, evidentemente comunica agli alunni che vuole essere considerato pari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi se pur l\u2019abito non fa il monaco \u2026\u2026 le alternative sono: o sotto il saio c\u2019\u00e8 comunque un monaco che quindi sta dichiarando la sua identit\u00e0; oppure, se non c\u2019\u00e8 un monaco, c\u2019\u00e8 qualcuno che vuole apparire agli altri come monaco.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/31260?pdf=31260\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fu Roland Barthes, semiologo francese, a porsi il problema di un possibile linguaggio vincolato all\u2019abito -ossia se i &#8220;segni&#8221; inerenti all&#8217;abito possano organizzarsi secondo un modello linguistico-, nel suo libro il \u201cSistema della Moda\u201d pubblicato nel 1967. 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