{"id":32303,"date":"2014-11-19T21:09:23","date_gmt":"2014-11-19T19:09:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=32303"},"modified":"2016-12-18T12:50:52","modified_gmt":"2016-12-18T10:50:52","slug":"back-to-italy-se-non-ora-quando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/back-to-italy-se-non-ora-quando\/","title":{"rendered":"BACK TO ITALY: se non ora quando?"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_32305\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Convegno-Pambianco-14.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32305\" class=\"size-medium wp-image-32305\" alt=\"\u201cBack to Italy\u201d la sala del Convegno\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Convegno-Pambianco-14-300x227.jpg\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Convegno-Pambianco-14-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Convegno-Pambianco-14.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-32305\" class=\"wp-caption-text\">\u201cBack to Italy\u201d la sala del Convegno<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cBack to Italy\u201d <\/strong>\u00e8 stato il tema, quanto mai accattivante<strong>, del 19\u00b0 convegno Pambianco <\/strong>svoltosi di recente a Milano presso la Borsa, organizzato in collaborazione con <strong>Deutsche Bank.<\/strong> Proprio il massimo rappresentante italiano del gruppo tedesco, <strong>Flavio Valeri<\/strong>, ha aperto i lavori suggerendo le linee programmatiche per gli anni a venire: \u201cI cambiamenti strutturali e le eccellenze locali rendono il back to Italy un trend\u00a0che deve essere maggiormente comunicato, valorizzato e appoggiato nel prossimo futuro\u201d. Ha quindi spiegato: \u201cDal 2008 a oggi, 90 aziende italiane hanno iniziato a riportare le produzioni in patria. Non sono tante se confrontate con il pool globale delle aziende, ma \u00e8 indicativa la loro crescita e la nuova attitudine a questo tipo di fenomeno. Sicuramente la qualit\u00e0 del prodotto, la performance aziendale, la marginalit\u00e0, la capacit\u00e0 di guadagnare quote di mercato all\u2019estero, sono tutte caratteristiche importanti per il sistema italiano nell\u2019affidare e supportare le aziende che lavorano nel made in Italy\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul tema \u00e8 intervento anche <strong>Mario Boselli<\/strong><b>,<\/b> Presidente di<strong> <\/strong><strong>Camera Nazionale Moda Italiana<\/strong>, il quale ha rimarcato che nell\u2019ultima\u00a0fase critica le aziende pi\u00f9 forti si sono rivelate quelle <strong>\u2018full made in Italy\u2019<\/strong>: \u201cDi certo \u00e8 finita l\u2019epoca della delocalizzazione e questo sar\u00e0 importante per tornare a valorizzare la nostra filiera, i cui testimonial migliori al momento sono <strong>Kering<\/strong><b> <\/b>e<b> <\/b><strong>Lvmh<\/strong>\u201d. A proposito di quanti trasferiscono la produzione in Cina, Boselli ha puntualizzato di \u201cnon avere nulla contro\u201d, a patto per\u00f2 che \u201cla produzione made in China sia chiara\u201d, cosicch\u00e9 \u201ci furbi\u201d non siano di danno all\u2019intero sistema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>David Pambianco<\/strong>, Vicepresidente di <strong>Pambianco Strategie di Impresa<\/strong>, ha mostrato i risultati di una ricerca da cui emerge che la quota media prodotta in Italia \u00e8 rimasta stabile (da 52 a 53%) negli ultimi tre anni, ma il 30% dei delocalizzatori prevede di incrementare il made in Italy riportando a casa gli impianti. Pambianco ha spiegato che sono le aziende di fascia alta ad avere \u201coggi la forza, in termini di margini, per ritornare in Italia. Le altre hanno pi\u00f9 difficolt\u00e0\u201d. La rilocalizzazione \u00e8 di fatto gi\u00e0 iniziata (in primis da Cina, Romania e Turchia), come lo stesso speaker ha dimostrato dati alla mano: \u201cIl lusso negli ultimi cinque anni \u00e8 cresciuto del 30% e si stima che l\u2019incremento sar\u00e0 di un ulteriore 17% nei prossimi quattro anni. Le aziende di fascia media si stima\u00a0producano 1\/3 dei loro prodotti in Italia e i 2\/3 all\u2019estero, in una sorta di scelta obbligata tra filiera\u00a0italiana e manifattura estera\u201d. Comunque il listino di Piazza Affari sembra premiare con convinzione il fattore\u00a0made in Italy.<\/p>\n<div id=\"attachment_32306\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Davide-Pambianco.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-32306\" class=\"size-medium wp-image-32306\" alt=\"\u201cBack to Italy\u201d Davide Pambianco\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Davide-Pambianco-300x200.jpg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Davide-Pambianco-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Davide-Pambianco.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-32306\" class=\"wp-caption-text\">\u201cBack to Italy\u201d Davide Pambianco<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Erika Andreatta<\/strong> di <strong>Pricewaterhouse Coopers<\/strong> ha presentato in anteprima un osservatorio sulla filiera, evidenziando un mondo che si sente assai indebolito, ma che pure manifesta una notevole consapevolezza sulla necessit\u00e0 di fare rete. L\u2019intento unanime \u00e8 quello di \u201caccrescere la condivisione tra imprese\u201d, per darsi una \u201cvisione comune\u201d, su cui porre le basi per un piano strategico-industriale di lungo periodo, come negli USA, che favorisca la rilocalizzazione e la valorizzazione di progetti locali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molto stimolante \u00e8 stato il contributo di<strong> Diego della Valle<\/strong>, al vertice del gruppo Tod\u2019s, che ha esordito affermando: \u201cNon bisogna demonizzare chi non pu\u00f2 pi\u00f9 produrre qui e anzi bisogna rispettarlo. Tutti a casa abbiamo una riga finale da compilare che si chiama conto economico e non c\u2019\u00e8 imprenditore contento di lasciare il Paese\u201d. L\u2019imprenditore marchigiano ha quindi proposto tre vie per agevolare il rimpatrio delle produzioni. La prima riguarda il fabbisogno di mezzi finanziari: rivolgendosi alla Borsa, ha dichiarato il patron di Tod\u2019s, \u201cservirebbero investitori impegnati a restare nel capitale almeno tre anni, per preparare le aziende al salto, magari alla quotazione\u201d. La seconda proposta concerne la manodopera, che in Italia ormai si fatica a trovare \u201ce che invece bisognerebbe costruire con un impegno delle scuole professionali e di sistema\u201d. Infine, \u201ca tutti quelli che producono made in Italy si fa uno sconto dal punto di vista fiscale e tutto torna\u201d. Sono tre regole che \u201cil legislatore impiega 24 ore a definire. Se non vanno bene, ce lo dicano. Senn\u00f2 le facciano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il numero uno del gruppo<strong> Calzedonia<\/strong>, <strong>Sandro Verones<\/strong>i, ha invece osservato come \u201cil back to Italy sia ancora un fattore che incide pi\u00f9 sulle strategie del lusso che su quelle della moda\u201d. Inoltre ha sottolineato l\u2019importanza del rapporto qualit\u00e0-prezzo e del controllo della filiera produttiva, riconoscendo che sono soprattutto i consumatori a promuovere una produzione responsabile. Tuttavia ha concluso con uno sfogo amaro: \u201cL\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico Paese al mondo a non aver compreso l\u2019importanza dell\u2019impresa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A margine del convegno Pambianco, <strong>Claudio Marenzi<\/strong>, <strong>Presidente Herno e di Sistema Moda Italia<\/strong>, ha dichiarato di credere fortemente nel \u201cmade in Italy\u201d e di aver attuato con la sua azienda &#8220;un esempio inverso di delocalizzazione&#8221;, producendo per aziende straniere, soprattutto francesi, che avevano sciaguratamente demolito la loro filiera pezzo dopo pezzo. &#8220;In effetti l&#8217;Italia \u2013 ha proseguito Marenzi &#8211; \u00e8 l&#8217;unico Paese occidentale in cui c&#8217;\u00e8 la filiera da monte a valle per un totale di 48 mila aziende con 52 mld di fatturato. Sistema Moda Italia conta ad oggi circa 1.100 aziende del settore iscritte per un fatturato totale di 35 mld di euro circa, quasi lo stesso che totalizzano insieme i due colossi del lusso francese<strong> Kering e LVMH<\/strong>, che sono riusciti a fare &#8216;relazione&#8217;, cosa che invece non riesce ancora in Italia, dove s\u00ec la filiera \u00e8 importante, ma bisognerebbe puntare di pi\u00f9 sul &#8216;fare associazione&#8217; ed unire la nostra vocazione artigiana contro la loro vocazione finanziaria. Perch\u00e9 se un pezzo della filiera verticale viene a mancare, \u00e8 tutta la filiera che crolla e l\u00ec se non c&#8217;\u00e8 nessuno che pu\u00f2 aiutarla, rischia di sparire. Per esempio in Italia esistono CNMI e SMI e perch\u00e9 non pensare ad un&#8217;unica associazione che rappresenti tutti gli industriali del settore?&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E lo Stato che ruolo pu\u00f2 avere in questa dinamica? Prima di fare qualcosa, dovrebbe forse non fare qualcosa, ovvero non infierire con i lacci della burocrazia. Sarebbe di per s\u00e9 un passo fondamentale per favorire un deciso <strong>reshoring<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32303?pdf=32303\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cBack to Italy\u201d \u00e8 stato il tema, quanto mai accattivante, del 19\u00b0 convegno Pambianco svoltosi di recente a Milano presso la Borsa, organizzato in collaborazione con Deutsche Bank. 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