{"id":33128,"date":"2015-06-03T18:28:55","date_gmt":"2015-06-03T16:28:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=33128"},"modified":"2016-12-17T12:56:32","modified_gmt":"2016-12-17T10:56:32","slug":"pochi-debiti-siamo-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/pochi-debiti-siamo-italiani\/","title":{"rendered":"Pochi debiti, siamo italiani!"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_33131\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Prada-P-E-2014.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33131\" class=\"size-medium wp-image-33131\" alt=\"Prada P-E 2014\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Prada-P-E-2014-300x221.jpg\" width=\"300\" height=\"221\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-33131\" class=\"wp-caption-text\">Prada P-E 2014<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno scenario con luci e ombre emerge dai dati recentemente diffusi sulla moda italiana. Secondo un<strong> <\/strong>rapporto dell\u2019<strong>Area Studi di Mediobanca,<\/strong> elaborato in base ai bilanci 2009-2013 e presentato in occasione della Fashion Week milanese, le nostre imprese possono fregiarsi di una struttura finanziaria eccellente\u2026 persino troppo, nel senso che un livello cos\u00ec basso di indebitamento denota un ricorso eccessivo ai mezzi propri ovvero uno scarso utilizzo della leva finanziaria per migliorare la redditivit\u00e0 (e potrebbe pure rivelare che non sono stati compiuti molti sforzi in termini di investimenti), in decisa controtendenza rispetto a quanto accade all\u2019estero. Se si circoscrive l\u2019analisi alle 10 principali aziende con sede in Italia (TopModa), risulta che nel 2013 i debiti finanziari rappresentano solo l\u20198,6% del patrimonio netto e il 25% della liquidit\u00e0, la quale \u00e8 pari a 3,9 mld (in crescita del 6,6%). In generale il settore moda risulta possedere <strong>un \u2018tesoretto\u2019 di liquidit\u00e0 da 7,3 miliardi di euro,<\/strong><b> <\/b>che comunque potrebbe essere prezioso in vista di eventuali acquisizioni. Sotto il profilo del rating, su dieci imprese sei mostrano dati di bilancio \u2018investment grade\u2019, tre sono intermedie, solo una appare finanziariamente fragile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Direzione Studi e Ricerca di Intesa Sanpaolo,<\/strong><strong>\u00a0<\/strong>nella settima edizione del rapporto annuale <strong>\u201cEconomia e finanza dei distretti industriali\u201d<\/strong>, ha invece catalizzato l\u2019attenzione sul fatto che i distretti del Sistema Moda, anche se si confermano tra i migliori nel panorama nazionale, hanno prodotto numeri meno brillanti di altri comparti sotto l\u2019aspetto della crescita e della redditivit\u00e0. Al vertice, infatti, svetta il settore agroalimentare che ottiene i primi tre posti; la moda segue aggiudicandosi i successivi cinque gradini del podio con l\u2019occhialeria di Belluno, le calzature di San Mauro Pascoli, la concia di Arzignano, la pelletteria di Arezzo, le calzature napoletane, mentre il distretto fiorentino delle scarpe si posiziona sull\u2019undicesimo scalino.<\/p>\n<div id=\"attachment_33130\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Giorgio-Armani-con-le-modelle.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33130\" class=\"size-medium wp-image-33130\" alt=\"Giorgio Armani con le modelle\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/Giorgio-Armani-con-le-modelle-300x199.jpg\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-33130\" class=\"wp-caption-text\">Giorgio Armani con le modelle<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo le simulazioni di <strong>Intesa Sanpaolo<\/strong>, i distretti della moda, che come le altre localizzazioni produttive italiane hanno messo a segno una performance migliore rispetto al manifatturiero, dovrebbero aver chiuso il 2014 in linea (+1% di fatturato, valori mediani) e crescere del 2,7% nel 2015, per poi scendere tuttavia a +1,7% circa nel 2016. In effetti i distretti, che per i prossimi due anni si attendono un incremento delle vendite (+3,1 nel 2015 e +3,2% nel 2016), gi\u00e0 nel 2014\u00a0hanno mostrato qualche segnale di ripresa, con un fatturato in crescita dell\u20191% (contro lo 0,7 del 2013 e il -3,2% del 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda il tema della <strong>rilocalizzazione<\/strong>, il rapporto ha posto in luce che \u201cil processo di re-shoring sembra essere particolarmente diffuso all\u2019interno dei distretti del sistema moda, dove la riduzione di capacit\u00e0 produttiva italiana nelle fasce qualitative pi\u00f9 basse ha ridotto la domanda di valore aggiunto intermedio importato e, al contempo, l\u2019affermazione delle produzioni italiane del lusso ha favorito le filiere produttive interne, sempre pi\u00f9 attivate anche dalle maison della moda internazionali che nei distretti sono presenti con rapporti di fornitura e\/o di propriet\u00e0. Si sta dunque assistendo sia al rientro o al ritorno di investimenti produttivi da parte di aziende italiane (che creano nuovi impianti o esternalizzano la produzione affidandola a terzisti del territorio), sia all\u2019arrivo di marchi europei in cerca di qualit\u00e0\u201d. Basti pensare a Burberry, Tod\u2019s, LV, Prada, Ferragamo, Zegna, Cucinelli, che continuano ad ampliare e rafforzare la loro presenza sul suolo del Bel Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 non toglie che l\u2019attenta <strong>Paola Bottelli<\/strong> abbia scritto sul \u201cSole-24 Ore\u201d pochi giorni fa: \u201cNonostante le intenzioni di <strong>reshoring<\/strong>, cio\u00e8 di rimpatrio delle produzioni delocalizzate, al momento il radicamento di molte imprese in Paesi a minor costo della manodopera non sembra virare verso i confini nazionali. Inoltre, sui conti dell\u2019import pesano i massicci acquisti dall\u2019estero delle catene fast fashion, italiane e internazionali, che si approvvigionano di enormi volumi di prodotti dall\u2019Asia, dal bacino del Mediterraneo e dall\u2019Est europeo\u201d.<\/p>\n<div id=\"attachment_33132\" style=\"width: 211px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/R.-Capucci-1959-ph-C.-Primangeli-archivio-Fondazione-Capucci.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33132\" class=\"size-medium wp-image-33132\" alt=\"R.-Capucci 1959 ph C.Primangeli archivio Fondazione Capucci\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/R.-Capucci-1959-ph-C.-Primangeli-archivio-Fondazione-Capucci-201x300.jpg\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/R.-Capucci-1959-ph-C.-Primangeli-archivio-Fondazione-Capucci-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/R.-Capucci-1959-ph-C.-Primangeli-archivio-Fondazione-Capucci.jpg 322w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-33132\" class=\"wp-caption-text\">R.-Capucci 1959 ph C.Primangeli archivio Fondazione Capucci<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando infine alla questione strategica dell\u2019<strong>internazionalizzazione<\/strong> delle nostre aziende fashion, va detto che nel 2014, secondo le stime di <strong>Sistema Moda Italia<\/strong>, l\u2019incidenza dell\u2019export sul fatturato del segmento femminile \u00e8 cresciuta di due punti percentuali rispetto a un anno prima, malgrado l\u2019handicap dimensionale, arrivando a sfiorare il 60%: le esportazioni incidono per ben il 59,7% sul totale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fronte di consumi paralizzati sul mercato interno (dove, secondo un\u2019elaborazione di Sita Ricerca per Smi, l\u2019unico canale realmente in crescita per lo shopping \u00e8 l\u2019online che, malgrado pesi solo per il 3% sul totale, \u00e8 aumentato del 30%: dato riferito all\u2019autunno-inverno 2013-14), per la moda femminile l\u2019export nel 2014 ha conquistato il record assoluto, salendo del 4,2% a 7,3 miliardi, mentre il fatturato ha realizzato un leggero incremento: +0,7% a 12,3 miliardi. Positivo per 3,3 miliardi il surplus della bilancia commerciale, in linea con quello dell\u2019anno precedente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il messaggio \u00e8 chiaro dunque: la situazione \u00e8 promettente, ma si pu\u00f2, anzi si deve, fare di pi\u00f9 investendo con maggior determinazione sui valori distintivi del made in Italy d\u2019eccellenza, quello che fa (e far\u00e0 sempre, ci auguriamo) impazzire i clienti internazionali.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/33128?pdf=33128\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno scenario con luci e ombre emerge dai dati recentemente diffusi sulla moda italiana. 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