{"id":35349,"date":"2016-04-20T17:11:10","date_gmt":"2016-04-20T15:11:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=35349"},"modified":"2016-12-17T10:53:10","modified_gmt":"2016-12-17T08:53:10","slug":"chi-di-prezzo-ferisce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/chi-di-prezzo-ferisce\/","title":{"rendered":"Chi di prezzo ferisce..\u2026"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_35353\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Simonetta-Ravizza-AI-2016-17-courtesy-S.-Ravizza.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35353\" class=\"size-medium wp-image-35353\" alt=\"Simonetta Ravizza A\/I 2016-17 courtesy S. Ravizza\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Simonetta-Ravizza-AI-2016-17-courtesy-S.-Ravizza-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Simonetta-Ravizza-AI-2016-17-courtesy-S.-Ravizza-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Simonetta-Ravizza-AI-2016-17-courtesy-S.-Ravizza.jpg 553w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-35353\" class=\"wp-caption-text\">Simonetta Ravizza A\/I 2016-17 courtesy S. Ravizza<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parla spesso di abiti, stili, sfilate; non si parla abbastanza di moda come settore che oggi, a livello globale, sta subendo profondi cambiamenti (strutturali e congiunturali insieme). Per farsene un\u2019idea, basta pensare al turnover di direttori creativi che ha animato le maison negli ultimi mesi, con pezzi da novanta sballottati da destra a manca in balia dei flutti (o meglio, dei flussi) contabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, l\u2019industria fashion \u00e8 irrequieta e le sta provando tutte per trovare un nuovo \u201ccentro di gravit\u00e0 permanente\u201d, per dirla alla Battiato. Prezzi esagerati, strapotere dei social, finanziarizzazione dell\u2019economia, gigantismo degli eventi e delle campagne pubblicitarie dei grandi marchi (mentre i piccoli stanno a guardare), isteria collettiva dei saldi su cui ormai si concentra il grosso degli acquisti, consumatori sempre pi\u00f9 smaliziati ed oculati nonch\u00e9 spossati da anni di crisi\u2026 E se a tutto ci\u00f2 si aggiungono le bizze del meteo che ci fa quasi saltare a pi\u00e8 pari l\u2019inverno con i capi pesanti chiusi nell\u2019armadio, possiamo farci una vaga idea del <em>Maelstr\u00f6m<\/em><b> <\/b>in cui la moda si dibatte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo poi considerare un altro aspetto, non per rincarare la dose, ma per mettere in campo quanti pi\u00f9 fenomeni in atto e capire in quale direzione ci si sta muovendo. Il marchio inglese <strong>Burberry<\/strong> ha deciso di abbattere il concetto di stagionalit\u00e0, organizzando d\u2019ora in poi due sole sfilate con l\u2019unione di menswear e womenswear (durante le edizioni della London Fashion Week di Settembre e di Febbraio). L\u2019obiettivo \u00e8 di aprirsi ad un consumatore globale interessato ai social media e desideroso di indossare immediatamente i capi visti in passerella. Infatti le collezioni saranno acquistabili subito (dicesi subito!) nei punti vendita fisici e online, cosicch\u00e9 si annuller\u00e0 il gap di alcuni mesi tra presentazione e disponibilit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 da meno <strong>Tom Ford<\/strong> che pure ha annunciato di voler proporre il menswear e il womenswear Autunno-Inverno 2016-17 all\u2019inizio di Settembre, in contemporanea alla consegna dei capi negli store. Lo stilista americano ha spiegato: \u201cIn un mondo sempre pi\u00f9 veloce l\u2019attuale sistema di presentazione quattro mesi prima della vendita \u00e8 antiquato e non ha pi\u00f9 alcuna ragione di esistere. Stiamo spendendo enormi quantit\u00e0 di denaro e di energie per mandare in scena eventi che suscitano clamore molto prima che le collezioni siano a disposizione del mercato. Un cambiamento in questa direzione sar\u00e0 sicuramente utile a dare una spinta alle nostre vendite\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moda europea ha reagito a tali mosse \u201cin direzione ostinata e contraria\u201d (copyright: Fabrizio De Andr\u00e8), ovvero affermando quanto segue per bocca dei suoi massimi rappresentanti istituzionali: per <strong>Carlo Capasa<\/strong>, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, l\u2019esigenza delle nostre case di moda \u00e8 quella di mettere la creativit\u00e0 in primo piano; d\u2019altronde bisogna evitare \u201cuna perdita di appeal dei brand emergenti, impossibilitati ad aggredire il mercato dall\u2019assenza di un\u2019adeguata struttura industriale alle spalle\u201d. Gli ha fatto eco da oltralpe <strong>Ralph Toledano<\/strong>, Presidente della F\u00e9d\u00e9ration fran\u00e7aise de la couture du pr\u00eat-\u00e0-porter des couturiers et des cr\u00e9ateurs de mode, che ha proclamato: \u201cNon credo che saremo comandati dalla tecnologia n\u00e9 che la tecnologia affosser\u00e0 l\u2019industria. La sposeremo e sapremo trarre da essa il meglio. Il design, la creativit\u00e0 e l\u2019artigianato avranno sempre un ruolo da protagonisti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passando al capitolo prezzi, dobbiamo riconoscere onestamente che da qualche tempo non sono pi\u00f9 congrui n\u00e9 logici, specie quelli legati a marchi che vivono quasi solo di immagine. Con i chiari di luna del nostro tempo (in cui la crisi economica non molla), c\u2019\u00e8 s\u00ec una nicchia di straricchi disposti a spendere in \u201cspecchietti per le allodole\u201d, ma il resto dei consumatori se ne guarda bene e, semmai, punta soltanto sui saldi. Non a caso una decana del giornalismo di moda come <strong>Paola Bottelli<\/strong> va ripetendo che \u201candrebbe fatto un ripensamento generale sui listini: se a prezzo pieno si vende cos\u00ec poco, i flussi finanziari vanno a picco. E rischiano di mettere fuorigioco tutta l\u2019industria della moda\u201d. Intanto in Italia gran parte delle boutique tradizionali \u2013 sottocapitalizzate, spesso alle prese con il ricambio generazionale, prive di chance in termini di credito bancario, con fatturati relativamente modesti e comunque insufficienti a permettere significativi investimenti &#8211; hanno dovuto chiudere i battenti, stritolate dalle spire competitive della distribuzione organizzata, delle catene di fast fashion, dei monomarca degli stilisti.<\/p>\n<div id=\"attachment_35352\" style=\"width: 234px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Rossella-Jardini-AI-2016-17-foto-da-Lookbook101.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35352\" class=\"size-medium wp-image-35352\" alt=\"Rossella Jardini A\/I 2016-17 foto da Lookbook\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Rossella-Jardini-AI-2016-17-foto-da-Lookbook101-224x300.jpg\" width=\"224\" height=\"300\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-35352\" class=\"wp-caption-text\">Rossella Jardini A\/I 2016-17 foto da Lookbook<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crisi ha cambiato il modo di ragionare della gente, per cui ora i dettaglianti devono sforzarsi di proporre articoli che, oltre ad essere \u201cbelli e ben fatti\u201d, possiedono una precisa destinazione d&#8217;uso: i clienti non sono pi\u00f9 meramente definibili come \u201caspirazionali\u201d, n\u00e9 capricciosi, tanto meno distratti e ancor meno astratti. Certo, possiamo pur sempre contare su tanti turisti stranieri disposti a spendere decine di migliaia di euro per una borsa in pellami pregiati cucita a mano, ma\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se non ci si riposiziona a 360\u00b0, scoppier\u00e0 un\u2019altra \u201cbolla\u201d. Vediamo le vetrine piene di prodotti con prezzi di gran lunga superiori al loro valore intrinseco e siamo consapevoli che non esiste pi\u00f9 un pubblico che vuole e compra queste cose, attirato soprattutto dallo status symbol del logo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una via d\u2019uscita?<br \/>\nDevono abbassare le penne i marchi costruiti solo con la forza dell\u2019immagine: comunicazione, celebrities, passerelle ed eventi, ossia un sistema di alimentazione di sogni e illusioni che fatalmente fa lievitare i costi del prodotto. Per limitare i danni, alle aziende della moda non resta che tornare a lavorare a testa bassa sulla qualit\u00e0, sul servizio, sulla coerenza del brand rispetto ai contenuti dell\u2019offerta. In altre parole, esse devono tagliare sui costi dell\u2019intangibile fine a se stesso, per focalizzarsi sul prodotto e sui valori dell\u2019heritage. E, parallelamente, non possono permettersi di trascurare la distribuzione. Come sintetizza il Professor<strong> Salvo Testa<\/strong>, Responsabile della Piattaforma Moda della SDA Bocconi, \u201cla gente deve poter trovare il pezzo che ad essa piace in tutti i canali distributivi: dalla piccola boutique al department store, dal monomarca a Internet. La forza di una buona rete distributiva sar\u00e0 sempre di pi\u00f9 la multicanalit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35349?pdf=35349\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si parla spesso di abiti, stili, sfilate; non si parla abbastanza di moda come settore che oggi, a livello globale, sta subendo profondi cambiamenti (strutturali e congiunturali insieme). 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