{"id":35365,"date":"2016-05-04T17:26:55","date_gmt":"2016-05-04T15:26:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=35365"},"modified":"2016-12-17T10:40:00","modified_gmt":"2016-12-17T08:40:00","slug":"addio-al-sogno-se-vince-il-vedi-e-compra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/addio-al-sogno-se-vince-il-vedi-e-compra\/","title":{"rendered":"Addio al sogno se vince il &#8220;vedi e compra&#8221;"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_35369\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Prada-Cahier-bag.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35369\" class=\"size-medium wp-image-35369 \" alt=\"Prada Cahier bag\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Prada-Cahier-bag-200x300.jpeg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Prada-Cahier-bag-200x300.jpeg 200w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Prada-Cahier-bag.jpeg 427w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-35369\" class=\"wp-caption-text\">Prada Cahier bag<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><\/strong>Se per le sue nuove borse autunno\/inverno 2016<strong> (Pionni\u00e8re<\/strong><b> <\/b>e <strong>Cahier) <\/strong>persino<strong> Prada<\/strong> ha adottato la strategia del <strong>\u201cvedi e compra\u201d<\/strong>, vuol dire che l\u2019argomento merita proprio una riflessione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti la moda disponibile in boutique subito dopo la sfilata rappresenta una vera rivoluzione nel sistema del pr\u00eat-\u00e0-porter: un mutamento che, innescato sulle passerelle newyorkesi e volato sulle ali dei social network, si \u00e8 rapidamente diffuso <i>worldwide<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finora le collezioni sono state presentate sei mesi prima del loro arrivo nelle vetrine dei negozi (mostrate prima a buyer, giornalisti e celebrity, poi al pubblico a debita distanza temporale), ma ora \u2013 complice la forza della multimedialit\u00e0 &#8211; &#8220;i clienti giovani non vogliono pi\u00f9 aspettare. Vogliono vedere e indossare il giorno stesso, o al massimo l&#8217;indomani&#8221; ha dichiarato lo stilista statunitense <strong>Tommy Hilfiger<\/strong>, uno dei pionieri nello sposare la nuova filosofia del <strong>\u201csee now, buy now\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E come lui hanno subito fatto molti altri couturier d\u2019oltreoceano: da Rebecca Minkoff a Diane von Furstenberg, da Tony Burch a Tom Ford, da Tommy Hilfiger a Michael Kors, mentre sul fronte europeo tra i primi a seguire l\u2019esempio vi sono stati il brand britannico Burberry e il \u201cnostro\u201d Versus Versace. L\u2019obiettivo di costoro \u00e8 esplicito: annullare lo spread tra show e vendita convertendo le sfilate da strumento di marketing a evento puramente commerciale, per realizzare il pi\u00f9 alto fatturato possibile nei flagship store. In pratica eliminare lo spettacolo (e il fattore \u201cdesiderio\u201d) per passare immediatamente all\u2019incasso!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Penso che una revisione dei calendari della moda sia in qualche modo auspicabile\u201d \u2013 ha commentato dal canto suo<strong> Giorgio Armani<\/strong>, puntualizzando poi: \u201cPenso per\u00f2 che farsi prendere adesso da facili entusiasmi per il <i>see now buy now<\/i> sia prematuro: perch\u00e9 questa rivoluzione sia effettiva e permanente bisogner\u00e0 intervenire a ogni altezza della filiera in modo da creare un meccanismo operante, non l&#8217;ennesima operazione di sola comunicazione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro una decisione cos\u00ec dirompente da parte di varie maison (avallata addirittura dalla<strong> Camera della moda Usa &#8211; Cfda<\/strong>) si cela senz\u2019altro un tentativo di reagire con forza alle politiche aggressive dei colossi fast fashion (Zara, Gap, H&amp;M, ecc.), i quali hanno cicli produttivi a corto respiro che si traducono in proposte molto competitive.<\/p>\n<div id=\"attachment_35367\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Burberry-AI-2016-17.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35367\" class=\"size-medium wp-image-35367\" alt=\"Burberry A\/I 2016-17\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Burberry-AI-2016-17-300x195.jpg\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Burberry-AI-2016-17-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/Burberry-AI-2016-17.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-35367\" class=\"wp-caption-text\">Burberry A\/I 2016-17<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ora \u00e8 il caso di chiedersi quali effetti avr\u00e0 sul business questa riduzione netta delle tempistiche di funzionamento del pr\u00eat-\u00e0-porter. Se il trend <strong>\u201cinstantly shoppable\u201d<\/strong> continuer\u00e0, che ne sar\u00e0 delle tante aziende terziste italiane che lavorano per i giganti del lusso mondiali, gi\u00e0 adesso costrette ad essere iper-flessibili ed a limare i margini reddituali? E che ne sar\u00e0 dei brand \u201cminori\u201d che non possono reggere certi ritmi manifatturieri? E che ne sar\u00e0 dei buyer, il cui ruolo sar\u00e0 mortificato, per non dire annichilito?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molte realt\u00e0 del made in Italy l\u2019affermazione su larga scala del \u201cvedi e compra\u201d sarebbe una batosta. Ma qualcuno ha detto<strong> NO<\/strong> con convinzione a questa pratica. L\u2019ha fatto nientemeno che un pezzo da novanta come il patron di Kering, <strong>Fran\u00e7ois-Henri Pinault,<\/strong>\u00a0che ha definito una \u201cnegazione del sogno\u201d la scelta di offrire ai consumatori la possibilit\u00e0 di acquistare le collezioni subito dopo le sfilate. Ed ha aggiunto (con una sana aria di sfida): \u201cCi sono alcuni brand per cui le sfilate sono un vero e proprio evento. Burberry ha scelto cosa \u00e8 meglio per s\u00e9, noi decideremo allo stesso modo secondo quella che \u00e8 la nostra visione del lusso\u201d (poi, per la cronaca, anche altri grandi nomi della couture d\u2019oltralpe, come Dior, Chanel e Saint Laurent, hanno respinto un&#8217;eventuale modifica del calendario delle sfilate parigine).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, forse se un po\u2019 di creativit\u00e0 e di know-how italiani si salveranno, sar\u00e0 anche merito di un francese (che ha ben meritato di sedere al tavolo del Presidente del Consiglio Renzi in occasione dell\u2019apertura dell\u2019ultima fashion week milanese).<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35365?pdf=35365\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se per le sue nuove borse autunno\/inverno 2016 (Pionni\u00e8re e Cahier) persino Prada ha adottato la strategia del \u201cvedi e compra\u201d, vuol dire che l\u2019argomento merita proprio una riflessione. 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