{"id":37266,"date":"2017-01-21T19:39:22","date_gmt":"2017-01-21T17:39:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=37266"},"modified":"2017-01-21T19:39:22","modified_gmt":"2017-01-21T17:39:22","slug":"mali-di-stagione-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/mali-di-stagione-2\/","title":{"rendered":"Mali di stagione"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_37271\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-37271\" class=\"size-medium wp-image-37271\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Made-in-Italy-300x224.jpg\" alt=\"Il marchio del Made in Italy\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Made-in-Italy-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Made-in-Italy-768x572.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Made-in-Italy.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-37271\" class=\"wp-caption-text\">Il marchio del Made in Italy<\/p><\/div>\n<p>Segnale negativi hanno turbato sul finire del 2016 i sonni degli operatori del fashion system italiano, a cominciare dal rallentamento delle esportazioni (calate in Marzo del 5% per l\u2019abbigliamento e del 3,5% per la pelletteria), per proseguire con l\u2019allarmante rallentamento dei consumi in USA. Se a ci\u00f2 aggiungiamo il ping pong dei creativi, che ormai vanno e vengono dagli uffici stile delle maison con la velocit\u00e0 delle meteore, i nodi ancora irrisolti delle politiche digitali, la \u201ccrisi di identit\u00e0\u201d delle sfilate, il rapporto \u201csballato\u201d qualit\u00e0\/prezzo, ci rendiamo conto che le aziende della moda hanno parecchi grattacapi in questo momento. Ma se Milano accusa il colpo (trovandosi a met\u00e0 del guado nella ridefinizione delle proprie strategie), n\u00e9 Parigi, n\u00e9 Londra, n\u00e9 New York possono ridere, essendo tutti in difficolt\u00e0 e alle prese con i medesimi problemi, pi\u00f9 o meno.Viene da chiedersi se, in mezzo alla confusione regnante (che va dai calendari delle passerelle al numero astronomico dei brand o aspiranti tali), esistano ancora delle aziende-modello a cui possano guardare con credibilit\u00e0, fiducia e spirito di emulazione tante piccole e medie imprese della filiera della moda Made in Italy.<\/p>\n<p>Guardando ai dati sull\u2019andamento delle vendite al dettaglio di abbigliamento e calzature in Italia, il sorriso non spunta, anzi. \u00a0La ripresa \u00e8 in affanno, con previsioni dei consumi in crescita solo dell\u20191% sia nel 2016 che nel 2017, come stimato dall\u2019Ufficio Economico Confesercenti. Nel 2015 la spesa delle famiglie italiane in articoli di moda si \u00e8 assestata sui 60 miliardi di euro (un modesto 6,5% sul totale della spesa familiare). Se qualche cenno positivo si intravede, esso riguarda quasi esclusivamente la grande distribuzione ed i negozi online (+23,5% di vendite), mentre continua l\u2019emorragia delle boutique indipendenti.<\/p>\n<div id=\"attachment_37269\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-37269\" class=\"size-medium wp-image-37269\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/internazionalizzazione-300x163.gif\" alt=\"Internazionalizzazione\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/internazionalizzazione-300x163.gif 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/internazionalizzazione-768x418.gif 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-37269\" class=\"wp-caption-text\">Internazionalizzazione<\/p><\/div>\n<p>Sempre secondo i dati di Confesercenti, nel 2015 le esportazioni di abbigliamento hanno registrato un risicato incremento del 2,1% ed il saldo con le importazioni ha continuato la cura dimagrante, assestandosi su 5,2 miliardi, quasi mezzo miliardo in meno del 2014. E\u2019 incoraggiante per\u00f2 la notizia del reshoring, ossia il ritorno in patria delle attivit\u00e0 manifatturiere dopo la delocalizzazione (quasi la met\u00e0 delle imprese che appartengono al settore della moda), a dimostrazione del fatto che il know-how del territorio supera i vantaggi del risparmio dei costi.<\/p>\n<p>Un motivo di speranza potrebbe venire dal \u201cplus\u201d dell\u2019italianit\u00e0, un valore apprezzato ovunque (non solo nei ricchi mercati emergenti\/emersi, ma anche in realt\u00e0 completamente nuove come l\u2019Africa o il sub-continente indiano), che pu\u00f2 efficacemente supportare anche le imprese di dimensioni minori, ovvero chi produce l\u2019autentico Made in Italy. E a proposito di selezione dei mercati \u201cgiusti\u201d da approcciare, \u00e8 molto interessante una riflessione del <strong>Prof. Giovanni Berti<\/strong> (Research Fellow of Strategic and Entrepreneurial Management, SDA Bocconi) dedicata alla sfida dell\u2019internazionalizzazione che le piccole e medie imprese italiane si trovano a fronteggiare.<\/p>\n<p>Tali aziende spesso non effettuano adeguate analisi di mercato, n\u00e9 analisi delle risorse necessarie per competere, non fissano obiettivi a lungo termine e non definiscono i propri orientamenti. Capita cos\u00ec che si limitino a seguire opportunit\u00e0 in ordine sparso, oppure decidano di entrare in mercati in cui \u00e8 un must per tutti essere presenti. In realt\u00e0, le evidenze empiriche attestano che le aziende pi\u00f9 performanti nei mercati esteri non sono necessariamente quelle che esportano in un numero elevato di Paesi, ma quelle che concentrano gli investimenti e le risorse in un novero limitato di aree, replicando l\u00ec i fattori determinanti del vantaggio competitivo.<\/p>\n<div id=\"attachment_37268\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-37268\" class=\"size-medium wp-image-37268\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Cover-300x163.jpg\" alt=\"Cover di &quot;La PMI diventa internazionale&quot;\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Cover-300x163.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Cover.jpg 765w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-37268\" class=\"wp-caption-text\">Cover di &#8220;La PMI diventa internazionale&#8221;<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendiamo il caso dei mercati emergenti, sui quali le nostre aziende non sempre hanno informazioni significative e un metodo di analisi del loro effettivo potenziale. Al riguardo, il prof. Berti ha elaborato un modello che pu\u00f2 adattarsi alle esigenze di molte PMI italiane, ponendosi lo scopo di supportarle nel processo di selezione dei Paesi ad hoc. Tale modello propone un processo di selezione in 3 fasi: screening, identificazione e selezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella fase di screening, l\u2019obiettivo \u00e8 escludere dall\u2019analisi quei Paesi che, per fattori macroeconomici, non risultano particolarmente favorevoli all\u2019investimento da parte di societ\u00e0 estere. Questa valutazione si svolge utilizzando l\u2019indice messo a punto dal World Economic Forum, il Global Competitive Index, che misura il grado di competitivit\u00e0 di un Paese considerando le seguenti variabili: istruzione, sanit\u00e0, stabilit\u00e0 governativa, infrastrutture, educazione, mercato delle materie prime, del lavoro e finanziario nonch\u00e9 le dimensioni dell\u2019economia. Altro fattore macroeconomico da valutare \u00e8 il rischio-Paese definito come rischio di guerra e di esproprio governativo. Questi dati sono forniti dalle maggiori agenzie assicurative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Definita la lista di Paesi oggetto di interesse, se ne deve valutare poi la reale attrattivit\u00e0, anche in ottica futura. Per misurarla si pu\u00f2 osservare la capacit\u00e0 del Paese di calamitare investimenti esteri. Un simile dato riguardante il livello di Foreing Direct Investments \u00e8 pure disponibile al pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 attrattivit\u00e0 potenziale del Paese \u00e8 pi\u00f9 complessa da calcolare, ma pu\u00f2 essere stimata considerando le previsioni di crescita del PIL dei singoli Paesi. Potrebbe essere interessante aggiungervi anche un indicatore specifico per il settore in cui si vuole investire. Ad esempio, si pu\u00f2 inserire il livello di consumo di beni di lusso se l\u2019azienda opera nel settore dei preziosi. Tali informazioni possono essere rinvenute grazie alle ricerche di istituzioni come il World Economic Forum.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, dopo aver mappato i Paesi per grado di attrattivit\u00e0 presente e futura, si pu\u00f2 procedere alla selezione dei target, valutando quelli pi\u00f9 accessibili dal punto di vista dell\u2019impresa. Ci\u00f2 significa analizzare le barriere d\u2019ingresso per accedere ad una specifica combinazione settore\u2013Paese, non limitandosi all\u2019esame di minacce e opportunit\u00e0 che scaturiscono dalle dinamiche competitive, ma analizzando anche le distanze a livello culturale, geografico e amministrativo.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37266?pdf=37266\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sonia Sbolzani espone una riflessione del Prof. Giovanni Berti (Research Fellow of Strategic and Entrepreneurial Management, SDA Bocconi) dedicata alla sfida dell\u2019internazionalizzazione che le piccole e medie imprese italiane si trovano a fronteggiare. Le considerazioni sono tratte dal testo &#8220;La PMI diventa internazionale: come selezionare i mercati?&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":37268,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2009],"tags":[8809,8810,8808,4627],"class_list":["post-37266","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-moda-e-consumi","tag-la-piccola-media-impresa-diventa-internazionale","tag-andamento-delle-vendite-nel-2015","tag-giovanni-berti","tag-internazionalizzazione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37266"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=37266"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37266\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37272,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/37266\/revisions\/37272"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media\/37268"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=37266"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=37266"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=37266"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}