{"id":38442,"date":"2017-06-03T19:20:11","date_gmt":"2017-06-03T17:20:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=38442"},"modified":"2017-06-03T19:22:32","modified_gmt":"2017-06-03T17:22:32","slug":"nozze-lvmh-dior-il-cielo-di-francia-e-sempre-piu-blu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/nozze-lvmh-dior-il-cielo-di-francia-e-sempre-piu-blu\/","title":{"rendered":"Nozze LVMH-DIOR: il cielo di Francia \u00e8 sempre pi\u00f9 blu"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La fusione tanto lungamente attesa (ma ugualmente giunta a sorpresa) tra <strong>LVMH e Dior<\/strong> alla fine si materializzer\u00e0: un progetto che la famiglia <strong>Arnault<\/strong>, deus ex-machina del lusso europeo, accarezzava da un quarto di secolo. I mercati hanno salutato con entusiasmo questa operazione, che ha diverse implicazioni industriali e finanziarie e denota tra l\u2019altro la netta preferenza di Monsieur Bernard per Dior rispetto a <strong>Herm\u00e8s<\/strong>, destinata cos\u00ec a restare indipendente, dopo che solo pochi anni fa il magnate francese era andato all\u2019arrembaggio della maison di Rue du Faubourg Saint-Honor\u00e9 con gran dispendio di mezzi (il che ci induce a credere che il futuro di Herm\u00e8s sar\u00e0 caratterizzato da una certa volatilit\u00e0 in Borsa, malgrado il suo sicuro appeal di brand d\u2019alta gamma).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fatto sta che con questo \u201cmatrimonio\u201d annunciato il portafoglio di LVMH (che detiene circa 70 griffe di lusso e ha chiuso il 2016 con vendite record per 37,6 miliardi di euro) si arricchisce di un marchio fortissimo e limita il rischio di acquisizioni di <em>trophy asset<\/em> da parte del gruppo a spese della propria redditivit\u00e0 (in termini di rapporto tra reddito operativo e capitale investito).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque ora che succede? In breve, il gruppo Arnault, che gi\u00e0 detiene il 74,1% della holding Christian Dior, ha lanciato un&#8217;offerta pubblica d\u2019acquisto sulle azioni rimanenti, parte in contanti e parte con azioni Herm\u00e8s (rispettivamente 172 euro e 0,192 azioni per ogni titolo Dior), mettendo complessivamente sul piatto della bilancia 8 miliardi di euro e 8,9 milioni di azioni Herm\u00e8s, dispiegando una manovra alquanto complicata che alla fine richieder\u00e0 oltre 12 miliardi di euro (in definitiva gli Arnault concedono la possibilit\u00e0 di scegliere tra un pagamento completamente in cash, proponendo 260 euro per azione, o tutto in azioni Herm\u00e8s, con uno scambio di 0,566 Herm\u00e8s ogni Dior, nel limite di un pagamento complessivo di 8 miliardi in contanti e 8,9 milioni di azioni Herm\u00e8s, come accennato sopra). Una volta raggranellata la totalit\u00e0 delle azioni della societ\u00e0 Christian Dior SE, la famiglia Arnault\u00a0vender\u00e0 a Lvmh\u00a0la prestigiosa divisione Christian Dior Couture, a cui fanno capo le attivit\u00e0 relative ad abbigliamento ready to wear e haute couture, accessori e gioielli delle griffe <strong>Christian Dior<\/strong> e <strong>Dior Homme <\/strong>(il beauty \u00e8 gi\u00e0 integrato nella divisione profumi e cosmetici di LVMH), per 6,5 miliardi di euro, ossia un valore d&#8217;impresa che rappresenta un multiplo di 15,6 volte l&#8217;ebitda (una super-valorizzazione!).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuesto progetto \u00e8 una pietra miliare per il gruppo\u201d ha affermato Bernard Arnault, spiegando che l\u2019iniziativa consentir\u00e0 di semplificare la struttura societaria e rafforzare la divisione Fashion &amp; Leather Goods di LVMH. E\u2019 sufficiente ricordare, a questo punto, che Dior Couture ha chiuso il 2016 con un fatturato di 1,9 miliardi di euro (+3% sul 2015) ed \u00e8 quindi destinato a divenire il secondo marchio del colosso transalpino dopo <strong>Louis Vuitton<\/strong> e prima di <strong>Fendi <\/strong>(Arnault in Italia possiede anche Emilio Pucci, Bulgari e Loro Piana).<br \/>\nIn questo modo la potente famiglia transalpina si libera altres\u00ec definitivamente delle azioni di Herm\u00e8s che deteneva in\u00a0 cassaforte dal 2014, frutto di un fallito tentativo di scalata alla perla del lusso parigino (alla fine di una complicata vicenda giudiziaria agli Arnault era rimasto l\u20198,5% del capitale di Herm\u00e8s, di cui ora appunto mirano a disfarsi con l\u2019operazione in corso).<br \/>\nSe tutto andr\u00e0 in porto secondo i piani dell\u2019Arnault family group, ovvero se tutti gli azionisti aderiranno all\u2019offerta, il colosso d\u2019oltralpe arriver\u00e0 a controllare il 100% di Christian Dior SE,\u00a0a cui a sua volta far\u00e0 capo il 41% delle azioni di Lvmh, la quale sar\u00e0 proprietaria al 100% di Christian Dior Couture. E\u2019 la finanza, bellezza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dior, che fu fondata dal grande sarto Christian nel 1946, \u00e8 presente nella pelletteria e nelle calzature, nell\u2019haute-couture, nel pr\u00eat-\u00e0-porter per donna e uomo, nella gioielleria, il tutto commercializzato quasi esclusivamente nelle 198 boutique di propriet\u00e0. Negli ultimi cinque anni le vendite sono praticamente raddoppiate, attestandosi a 2 miliardi di euro, con un ebitda di 418 milioni di euro e un risultato operativo di 270 milioni. Christian Dior Couture a questo punto \u201ccostituir\u00e0 un motore di crescita per il gruppo Lvmh\u201d, assicura il medesimo Arnault in un comunicato. E c\u2019\u00e8 da credergli!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, una semplice se non banale considerazione: mentre Dior e LVMH diventano una cosa sola, Herm\u00e8s resta indipendente e <strong>Kering<\/strong> (leggasi <strong>Henri Fran\u00e7ois Pinault)<\/strong> fa faville grazie soprattutto a Gucci e Yves Saint Laurent, tutte le altre maison \u2013 siano esse italiane, americane, giapponesi o cinesi &#8211; restano sommessamente a guardare. Nell\u2019alto dei cieli del lusso per ora non \u00e8 dato vedere astri altrettanto luminosi di quelli francesi. Chapeau!<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 33%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-38442 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Famiglia-Arnault.jpg\" title=\"La Famiglia Arnault\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Famiglia-Arnault-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"La Famiglia Arnault\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption38447\"><span class=\"imagecaption\">La Famiglia Arnault<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">La Famiglia Arnault<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Dior-Haute-Couture-p-e-2017-2.jpg\" title=\"Dior Haute Couture P\/E 17 courtesy Dior \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Dior-Haute-Couture-p-e-2017-2-150x150.jpg\" width=\"150\" 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