{"id":38486,"date":"2017-06-12T11:54:57","date_gmt":"2017-06-12T09:54:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=38486"},"modified":"2017-06-13T12:18:42","modified_gmt":"2017-06-13T10:18:42","slug":"il-futuro-del-bello-ben-fatto-italiano-linimitabile-valore-del-saper-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-futuro-del-bello-ben-fatto-italiano-linimitabile-valore-del-saper-fare\/","title":{"rendered":"Il futuro del bello ben fatto italiano: l\u2019inimitabile valore del saper fare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Ci sono due strade per aumentare la competitivit\u00e0 dei settori agroalimentare, moda, gioielli e design\u201d &#8211; ha spiegato la <strong>Vicepresidente di Confindustria per l&#8217;Internazionalizzazione Licia Mattioli<\/strong> &#8211; \u201ce queste due strade sono: investire nella manifattura ad alto valore aggiunto e aumentare il numero degli esportatori&#8221;<\/em>. L\u2019occasione \u00e8 stata un recente convegno organizzato da <strong>Confindustria<\/strong> al MUDEC (Museo delle Culture) di Milano, dove \u00e8 stato presentato un interessante rapporto elaborato dal Centro Studi di Confindustria in collaborazione con Prometeia, intitolato<strong> &#8220;Esportare la Dolce Vita, il potenziale del bello e ben fatto italiano nei mercati avanzati&#8221;<\/strong>. Ne \u00e8 emerso un dato sorprendente per positivit\u00e0: in sostanza da qui al 2022 l&#8217;export italiano di alta gamma nei 31 mercati presi in esame potrebbe aumentare di ben 12 miliardi di euro (che addirittura diventerebbero 18 se si considerasse uno scenario pi\u00f9 ambizioso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mattioli ha inoltre puntualizzato: <em>&#8220;Le imprese che hanno scommesso sull&#8217;on-line hanno visto crescere il fatturato, anche quello tradizionale, e secondo i dati dell&#8217;Osservatorio e-commerce B2C di Netcomm e del Politecnico di Milano, l&#8217;export di prodotti italiani a consumatori stranieri \u00e8 cresciuto nel 2016 del 17% e supera i 3,5 miliardi di euro, dove il 78% \u00e8 rappresentato da turismo e moda&#8221;<\/em>. Dunque, sebbene la crescita sia <em>&#8220;ancora troppo al di sotto rispetto al potenziale&#8221;,<\/em> \u00e8 in atto e rappresenta<em> &#8220;un&#8217;altra sfida che dobbiamo affrontare nei prossimi anni mettendo la digitalizzazione tra le priorit\u00e0 della nostra agenda, perch\u00e9 si tratta di un&#8217;innovazione che decider\u00e0 il destino delle nostre imprese&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio, in definitiva, conferma le grandi potenzialit\u00e0 di crescita dei prodotti cosiddetti BBF &#8211; Belli e Ben Fatti \u2013 nel prossimo quinquennio nei Paesi emergenti pi\u00f9 dinamici. Tra i principali importatori di questi beni made in Italy, il pi\u00f9 promettente sia per supporto delle policy sia per propensione al consumo nel lungo periodo \u00e8 la Cina, \u00e7a va sans dire. Anche gli Emirati Arabi Uniti presentano ottime prospettive; d\u2019altro canto Russia e Brasile, nonostante notevoli criticit\u00e0, mantengono una buona propensione al consumo di BBF. Da non trascurare infine la Turchia, pur con tutte le sue incertezze e ambiguit\u00e0 politiche, che \u00e8 assurta a snodo logistico cruciale soprattutto per la destinazione Russia, oltre che per il proprio mercato interno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va sottolineato che l\u2019acquisto di BBF soddisfa i bisogni di qualit\u00e0, sicurezza, moda, design, originalit\u00e0 della nuova classe benestante mondiale. I nostri prodotti sono apprezzati nel mondo, anche e soprattutto per quell&#8217;intangibile valore aggiunto di saper fare, creativit\u00e0, capacit\u00e0 del territorio di cui siamo portatori. Di qui l\u2019importanza per le aziende, specialmente medio-piccole, del \u201cfare sistema\u201d, dell\u2019aggiornarsi continuamente, dell\u2019aderire a progetti istituzionali che le aiutino ad emergere e\u00a0 promuoversi sui mercati, affinch\u00e9 possano cogliere tutte le opportunit\u00e0 su scala globale. Quello che le imprese chiedono, in pratica, non sono pi\u00f9 contributi a pioggia, bens\u00ec azioni mirate e misurabili. Ha osservato <strong>Ivana Ciabatti<\/strong> <strong>Presidente di Federorafi:<\/strong><em> \u201cSiamo ancora deboli sul fronte della capacit\u00e0 di comunicare al meglio le\u00a0qualit\u00e0 dei nostri gioielli e l\u2019unicit\u00e0 delle storie imprenditoriali, ma ci stiamo lavorando con un occhio di riguardo all\u2019utilizzo dei nuovi social media. Allo stesso tempo, la capacit\u00e0 di innovare deve continuare a rappresentare un driver per le nostre imprese. Abbiamo cercato di enfatizzare questa leva che \u00e8 coerente con il nostro progetto rivolto al coordinamento ed al rilancio delle scuole e degli istituti tecnici orafi. Dobbiamo saper raccordare le innovazioni tecnologiche e i fabbisogni professionali espressi dal mondo produttivo con gli obiettivi educativi della scuola per puntare sul talento e sulla qualit\u00e0 e quindi comunicarli e promuoverli perch\u00e9 il valore del saper fare \u00e8 la ricchezza meno imitabile da parte dei concorrenti\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la nostra moda le prospettive sembrano incoraggianti quindi, tanto pi\u00f9 se pensiamo che \u00e8 finalmente una realt\u00e0 <strong>Confindustria Moda<\/strong>, la nuova <strong>Federazione della moda, tessile e accessorio<\/strong>, rappresentativa di oltre 67 mila imprese del Made in Italy, ovvero un business in grado di generare un fatturato di oltre 88 miliardi di euro e dare lavoro a pi\u00f9 di 580 mila addetti. Si tratta dell\u2019eccellenza della manifattura italiana, composta di aziende leader nei mercati internazionali, che nel 2016 hanno esportato il 62%. Presidente del nuovo organismo \u00e8 stato eletto <strong>Claudio Marenzi<\/strong>, dal 2013 Presidente di SMI \u2013 Sistema Moda Italia, mentre Cirillo Marcolin, Presidente di FIAMP (Federazione Italiana dell\u2019Accessorio Moda e Persona) e di ANFAO (Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici), \u00e8 il Vicepresidente. A tutte le imprese associate a SMI e FIAMP \u2013 quest\u2019ultima aggregante entit\u00e0 come Federorafi (Federazione Nazionale Orafi Argentieri Gioiellieri Fabbricanti), AIMPES (Associazione Italiana Manifatturieri Pellettieri e Succedanei), AIP (Associazione Italiana Pellicceria), ANFAO, Assocalzaturifici &#8211; Confindustria Moda si impegna a fornire servizi trasversali di consulenza legale, gestione delle relazioni industriali e un ufficio studi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marenzi ha commentato tra l\u2019altro: \u201c<em>Noi siamo l\u2019eccellenza artigiana nell\u2019immaginare, creare e far sognare i consumatori. Siamo anche uno dei settori trainanti del PIL italiano ed europeo, e ci prendiamo il posto che ci spetta in Italia e in Europa, continuando con pi\u00f9 forza battaglie su temi come la lotta alla contraffazione, la distribuzione, i rapporti sindacali. Insieme rappresentiamo l\u2019industria sinonimo di gusto, creativit\u00e0. Siamo con orgoglio gli ambasciatori del made in Italy<\/em>\u201d<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38486?pdf=38486\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Ci sono due strade per aumentare la competitivit\u00e0 dei settori agroalimentare, moda, gioielli e design\u201d &#8211; ha spiegato la Vicepresidente di Confindustria per l&#8217;Internazionalizzazione Licia Mattioli &#8211; \u201ce queste due strade sono: investire nella manifattura ad alto valore aggiunto e aumentare il numero degli esportatori&#8221;. 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