{"id":38495,"date":"2017-06-13T12:36:19","date_gmt":"2017-06-13T10:36:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=38495"},"modified":"2017-06-15T13:28:07","modified_gmt":"2017-06-15T11:28:07","slug":"la-milano-metafisica-di-giulio-scapaticci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/la-milano-metafisica-di-giulio-scapaticci\/","title":{"rendered":"La Milano metafisica di Giulio Scapaticci"},"content":{"rendered":"<p>In un quadro c\u2019\u00e8 qualcosa che non vedi e che mai vedrai, impossibile da definire: l\u2019anima, l\u2019intuizione del senso originale delle cose, l\u2019espressione di ferite personali. Cos\u00ec la pensava <strong>Giulio Scapaticci<\/strong> (1933-2006), il pi\u00f9 poetico dei pittori che hanno raffigurato Milano, citt\u00e0 metafisica negli anni \u201950 e \u201960, con le sue caratteristiche case di ringhiera, gli onirici paesaggi urbani dai colori tenebrosi, le periferie industriali fosche e desolate, campi e cascine senza tempo, umili oggetti quotidiani, ma anche immagini inquietanti di macellerie dove sono appesi quarti di bue e pesci, sospesi nel vuoto di un esistenzialismo sartriano. A questo artista dallo sguardo lirico capace di illuminare il presente con le pi\u00f9 sottili memorie, l\u2019<strong>Universit\u00e0 Bocconi<\/strong> ha voluto dedicare una delicata mostra visitabile sino al 23 Giugno.<\/p>\n<p>I suoi tratti di pennello non mirano alla mera riproduzione di una realt\u00e0 esteriore, spesso percepita come ostile per il suo demoniaco potere di destrutturare la personalit\u00e0 umana, ma corrispondono alla ricerca di un senso, forse un tentativo di rappresentare concretamente la sua avversione al male della modernit\u00e0 che porta alienazione, solitudine, angoscia. Nella sua pittura ci\u00f2 che apparentemente \u00e8 figurativo e formale si tramuta nell\u2019informale delle emozioni e dei sentimenti, un grattare la superficie delle cose, un dialogo essenziale tra spirito e materia, tra forma e sostanza, tra arte e vita. Per sentire di esistere, di essere una parte del tutto, di contribuire alla salvezza del mondo, nel suo piccolo.<\/p>\n<div id=\"attachment_38499\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/scapaticci2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38499\" class=\"size-medium wp-image-38499\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/scapaticci2-300x176.jpg\" alt=\"Giulio Scapaticci alla Bocconi \" width=\"300\" height=\"176\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/scapaticci2-300x176.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/scapaticci2-768x452.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/scapaticci2.jpg 850w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-38499\" class=\"wp-caption-text\">Giulio Scapaticci alla Bocconi<\/p><\/div>\n<p>Pubblico e critica hanno riscoperto la poetica grandezza di Scapaticci, riconoscendo\u00a0 che le sue sono sempre state immagini coerenti e affascinanti, efficaci nell\u2019evocazione di ambienti e situazioni morali, stati d\u2019animo tradotti in visioni di citt\u00e0 fantastiche, come se fossero pagine di un amaro diario esistenziale. Si potrebbero anche paragonare a palcoscenici interiori allestiti sulla scorta dei ricordi e in virt\u00f9 di una profonda sensibilit\u00e0, cos\u00ec che questi sfondi vengono ad essere una snervata, inacerbita rielaborazione dei paesaggi dell\u2019animo. Vi si riflettono in modo talvolta struggente i pensieri, i sentimenti, le speranze, le delusioni del pittore, che nei confronti dei suoi quadri si sente completamente responsabile come uomo oltre che come artista.<\/p>\n<p>I colori di Scapaticci sono morbidi, le atmosfere spesso languide e malinconiche, le luci vive e vibranti. Della sua arte \u00e8 stato detto che \u00e8 &#8220;una lucida elegia, un lieve stupore, uno smarrimento di un tempo psicologico e poetico, di cui la pittura restituisce una traccia, un simbolo, una reliquia d&#8217;inconscio, il cielo di un ricordo&#8221; (Stefano Crespi), &#8220;un lirismo del disincanto&#8221; (Vittorio Sgarbi), &#8220;una testimonianza lirica inquieta&#8221; (Leonardo Borgese), \u201cuna musica interiore, una qualit\u00e0 visionaria nel dato reale, con accenti metafisici di sospensione e attesa\u201d (Mario Lepore).<\/p>\n<p>Giulio Scapaticci fu uno dei pi\u00f9 significativi esponenti di quella corrente pittorico-politica che venne battezzata <strong>&#8220;realismo esistenziale&#8221;\u00a0<\/strong>(di cui furono protagonisti anche Vaglieri, Banchieri, Ceretti, Romagnoni, Ferroni, Guerreschi e poi Cazzaniga, Luporini, Martinelli). Studente a Brera con il maestro Aldo Carpi, partecip\u00f2 a svariate mostre. Dopo gli anni giovanili di cantore della \u201cMilano lirica\u201d, si trasfer\u00ec nel Pavese negli anni \u201970 per assaporare le rasserenanti suggestioni artistiche di un mondo ancora bucolico. Negli anni \u201980 per\u00f2 decise di rientrare nel capoluogo lombardo, per dar voce all\u2019afflitta umanit\u00e0 che lo innerva, con i suoi disagi e la sua solitudine, le sue disperazioni e i suoi sogni sofferti, trasognata e trasfigurata metaforicamente sulla tela in muri desolati e in banali insetti, che rendono subito l\u2019idea di una precariet\u00e0 fisica prima ancora che metafisica.<\/p>\n<p>Un altro grande milanese, Carlo Emilio Gadda, affermava che \u201cil fatto in s\u00e9, l&#8217;oggetto in s\u00e9, non \u00e8 che il morto corpo della realt\u00e0\u201d e, qualche secolo prima, l\u2019illuminato Voltaire aveva sentenziato che la metafisica \u201c\u00e8 il romanzo dello spirito\u201d. Scapaticci dipingeva appunto \u201cil morto corpo della realt\u00e0\u201d per scrivere il \u201cromanzo dello spirito\u201d; anzi, la sua pura poesia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38495?pdf=38495\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un quadro c\u2019\u00e8 qualcosa che non vedi e che mai vedrai, impossibile da definire: l\u2019anima, l\u2019intuizione del senso originale delle cose, l\u2019espressione di ferite personali. 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