{"id":40701,"date":"2018-02-03T19:54:44","date_gmt":"2018-02-03T17:54:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=40701"},"modified":"2018-02-03T19:57:51","modified_gmt":"2018-02-03T17:57:51","slug":"influencer-doro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/influencer-doro\/","title":{"rendered":"Influencer d&#8217;oro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ormai non si muove foglia che<em><strong> blogger<\/strong><\/em> non voglia. Sono loro, con i milioni di <em>follower<\/em> che vantano su scala planetaria, i nuovi arbitri dello stile e del gusto, gli opinion leader pi\u00f9 influenti e corteggiati dalle maison del lusso. Basti dire che, secondo una stima, oltre due terzi dei consumatori acquistano un prodotto dopo aver letto un blog! E ci\u00f2 vale soprattutto per i giovani tra i 18 e i 34 anni, desiderosi di notizie e consigli \u201ccool\u201d.\u00a0La questione comunque \u00e8 piuttosto controversa, irta di conflitti di interesse e lacune di trasparenza, talvolta ai limiti della volgarit\u00e0, dal momento che alcuni fashion blogger cedono troppo facilmente alle lusinghe del business e, da consulenti imparziali si trasformano in testimonial di brand, naturalmente a peso d\u2019oro: \u201cVogue America\u201d non ha esitato a definire imbarazzanti e patetici quegli <em><strong>influencer<\/strong> <\/em>che si prestano a indossare i capi ricevuti in dono dagli stilisti, magari di un\u2019eccentricit\u00e0 che rasenta il ridicolo, cercando a tutti i costi di farsi immortalare dagli <em><strong>\u201cstreet photographer\u201d<\/strong><\/em>. In effetti, sempre pi\u00f9 aziende mirano a sfruttare la loro popolarit\u00e0 sui social per accedere ad un\u2019audience pi\u00f9 vasta, che solitamente\u00a0non legge le riviste di moda.<\/p>\n<div id=\"attachment_40703\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/chiara_ferragni_vogue-spagna-abril.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40703\" class=\"size-medium wp-image-40703\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/chiara_ferragni_vogue-spagna-abril-200x300.jpg\" alt=\"Chiara Ferragni Vogue Spagna aprile 2016\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/chiara_ferragni_vogue-spagna-abril-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/chiara_ferragni_vogue-spagna-abril.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-40703\" class=\"wp-caption-text\">Chiara Ferragni Vogue Spagna aprile 2016<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fenomeno dei fashion blogger \u00e8 sbocciato negli anni \u201910 del Terzo Millennio, quando un manipolo di giovani cominci\u00f2 a pubblicare in Internet foto di moda personali. Poi, grazie specialmente ai social network (Facebook e Instagram \u00fcber alles), questo hobby\u00a0\u00e8 diventato per alcuni un vero e proprio lavoro. In molti imputano a tali personaggi di svilire la comunicazione di moda prescindendo dai contenuti e riducendo tutto il discorso alle sole immagini. Comunque, pi\u00f9 che di blog oggi si dovrebbe parlare soprattutto di social, poich\u00e9 sono rimasti davvero in pochi gli influencer che utilizzano ancora il sito da cui sono partiti. Da una parte sono state le aziende medesime a investire maggiormente nelle immagini in quanto di impatto pi\u00f9 immediato, dall\u2019altra i trend-setter hanno compreso che per coinvolgere il pubblico i social sono molto pi\u00f9 efficaci (e convenienti in termini di tempo) dei commenti postati su un blog. Per chiamare in causa colei che \u00e8 stata definita la pi\u00f9 potente fashion blogger della terra, vale a dire l\u2019italiana <strong>Chiara Ferragni<\/strong>, \u00e8 sintomatico che il suo celebre <strong>\u201cThe Blonde Salad\u201d<\/strong> nato nel 2009 si sia trasformato in una sorta di magazine amministrato da un team di collaboratori, mentre la primadonna ha riservato per s\u00e9 la gestione dei social e la partecipazione ad eventi.<br \/>\nOrmai persino le pi\u00f9 prestigiose istituzioni mondiali si trovano a fare i conti con le regine dei social, legittimandone il ruolo di muse e profetesse della societ\u00e0 contemporanea, riconoscendone cos\u00ec\u00a0il peso mediatico e\u00a0la forza comunicativa.\u00a0La Ferragni ha persino tenuto delle lezioni alla Harvard University e la giunonica Kim Kardashian (96,7 milioni di follower su Instagram) \u00e8 stata invitata tra\u00a0le speaker del \u00a0\u201cWomen\u2019s Summit\u201d organizzato da \u201cForbes\u201d in Giugno.<br \/>\nA proposito sempre della Ferragni, sottolineiamo che la sua influenza \u00e8 notevole anche in fatto di gioielli, al punto che gi\u00e0 alcuni anni fa la leggiadra fanciulla si \u00e8 spinta a lanciare una propria linea preziosa prodotta a Los Angeles. Come nome della collezione ha scelto Caia Jewels, prendendo ispirazione dal nomignolo che aveva da bambina. Vi si trovano bracciali (celebre quello a forma di bocca), anelli, eartcuff e le collane Muse, il cui tema \u00e8 l\u2019amore interpretato in modo ora romantico, ora ironico e provocatorio (i messaggi che gli anelli recano, ad esempio, sono del tipo \u201cAmami\u201d, \u201cBaciami\u201d, ma anche l\u2019irriverente \u201cVaff\u2026o\u201d). Tutti i pezzi sono in argento o placcati in oro giallo 750\/000 (18kt), e i prezzi sono piuttosto abbordabili per i portafogli giovani (anche se non sono propriamente da accessori easy to wear, dato che vanno dai 79 ai 229 $). Riguardo agli ultimi trend in fatto di gioielli, sulla piattaforma di moda \u201cThe Blonde Salad\u201d si legge questa headline: <em>\u201cJewel trends: the more you wear, the better\u201d<\/em>.\u00a0 L\u2019imperativo, insomma, \u00e8 esagerare, indossare di tutto di pi\u00f9, come la top-model <strong>Linda Evangelista<\/strong> in una arcinota foto degli anni \u201990, in cui portava gioielli Chanel a profusione. \u201cAbbiamo capito due cose molto importanti\u201d \u2013 si proclama \u2013 \u201cLa prima \u00e8 che non dobbiamo indossare i nostri gioielli pi\u00f9 scintillanti\u00a0esclusivamente\u00a0di sera; iniziate a portarli anche di giorno, dalla mattina alla sera.\u00a0La seconda \u00e8 che si deve scegliere l\u2019outfit giusto. Per portare di giorno tanti gioielli appariscenti pensate a qualcosa di molto basic e carino: se non siete\u00a0fan del mood jeans + crop top (California style) o\u00a0semplicemente fa freddo e preferite qualcosa di pi\u00f9 coperto, andate di minimal: pi\u00f9 easy sar\u00e0 il vostro look, meglio si\u00a0vedranno i gioielli, e sarete ancora pi\u00f9 chic\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla trentenne Chiara, comunque, piacciono anche i preziosissimi e tutt\u2019altro che cheap oggetti di Tiffany &amp; Co. (orecchini a cuore), Cartier (bangle \u201cJust un Clou\u201d e \u201cLove\u201d, collana \u201cAmulette\u201d), Repossi (earcuff della linea \u201cBerb\u00e8re\u201d), Delfina Delettrez (orecchini piercing con perle, oro e diamanti,), N\u00e9tali Nissim (bracciali costellati di gemme), con cui si \u00e8 fatta fotografare pi\u00f9 volte.<br \/>\nSul suo popolare website (che fattura oltre 10 milioni di euro all\u2019anno, d\u00e0 lavoro a 25 persone ed ha \u201cfiliato\u201d un nuovo sito di e-commerce) \u00e8 anche possibile acquistare le calzature disegnate dalla Ferragni, la quale intanto posa come modella per le pi\u00f9 note riviste internazionali e, allo stesso tempo, collabora con prestigiose maison di moda in tutto il mondo (tra cui Yamamay, Hogan, Guess?). Ricordiamo per inciso che questa ragazza diventata icona di stile o it-girl (tra l\u2019altro assurta a global ambassador di Pantene e testimonial di Amazon Moda) conta oltre 8 milioni di follower su Instagram, tanto che \u201cForbes\u201d nel 2016 l&#8217;ha inserita nella lista &#8220;30 Under 30 Europe: The Arts&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo ai blogger del futuro, ha scritto <strong>David Pambianco<\/strong> qualche tempo fa, preconizzando lo scoppio di una \u201cvisual ball\u201d: \u201cIn un mercato ormai saturo, in cui la compravendita dei follower non \u00e8 rara e i contenuti sono sempre pi\u00f9 scarsi, non \u00e8 difficile ipotizzare che la bolla possa scoppiare. Gi\u00e0 si comincia a parlare di ricerca di maggior qualit\u00e0, privilegiando non pi\u00f9 i numeri impressionanti, bens\u00ec contenuti pi\u00f9 approfonditi e un engagement maggiore.\u00a0 Molte delle responsabilit\u00e0, per quello che verr\u00e0, sono in mano alle aziende: in gran parte, dipender\u00e0 dalla loro volont\u00e0 di privilegiare la sostanza rispetto alla pur bellissima e \u2018instagrammabile\u2019 forma\u201d.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40701?pdf=40701\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ormai non si muove foglia che blogger non voglia. 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