{"id":42269,"date":"2018-10-19T16:33:00","date_gmt":"2018-10-19T14:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=42269"},"modified":"2018-10-19T16:33:00","modified_gmt":"2018-10-19T14:33:00","slug":"limprevedibilita-della-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/limprevedibilita-della-bellezza\/","title":{"rendered":"L\u2019imprevedibilit\u00e0 della bellezza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Pu\u00f2 essere bello un oggetto industriale? Se intendiamo la <strong>bellezza<\/strong> come una qualit\u00e0 che nasce dal confronto con la natura e persegue un\u2019integrazione il pi\u00f9 possibile armonica tra aspetti tecnologico-funzionali e qualit\u00e0 estetico-formali, la risposta \u00e8 indubbiamente s\u00ec.<br \/>\nS\u00ec, ma \u00e8 vera bellezza quella di un macchinario ovvero di un bene strumentale? In realt\u00e0 l\u2019oggetto tecnico, sconfinando dall\u2019ambito strettamente funzionale per cui \u00e8 concepito, diventa oggetto di apprezzamento estetico per i suoi richiami formali e sostanziali ai valori originali, che a loro volta sono suscettibili di fornire ispirazione artistica e suscitare incanto. Il senso di fascino e stupore che si prova, ad esempio, dinanzi alla sezione di un dispositivo elettronico, con i suoi molteplici elementi, la sorprendente minuzia del design, i colori brillanti, \u00e8 forse la stessa provata dai nostri antenati di fronte al fuoco. Decontestualizzato, persino un inverter pu\u00f2 acquistare una nuova dimensione come modello statico\/museale che provoca una sorpresa avvincente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la fruizione della bellezza \u00e8 estremamente diversificata essendo alla base di fenomeni come la moda ed il culto del corpo (ci\u00f2 che Gilles Lipovetsky ha definito \u201cl\u2019impero dell\u2019effimero\u201d); eppure, la fascinazione per la fisicit\u00e0 meccanica continua a coinvolgerci potentemente in una sorta di incantesimo tecnologico. Enfatizzando la componente meccanica alla luce della forma, in un incontro ravvicinato con un pezzo uscito da una catena di montaggio e poi passato nelle abili mani di un tecnico, si comprende come la bellezza sia un mistero, la cui imprevedibilit\u00e0 si pu\u00f2 incontrare persino in una scienza esatta e \u201cfredda\u201d come pu\u00f2 essere l\u2019ingegneria, che evoca prima di tutto l\u2019idea di velocit\u00e0 e interpreta il linguaggio ideale del dinamismo.<br \/>\nIn effetti lo straniamento dall\u2019habitat d\u2019uso originale che spinge l\u2019oggetto tecnico verso aree della percezione inaspettatamente prossime al bello e al godimento estetico si pu\u00f2 cogliere in forme che nascono dall\u2019esigenza di trasformare l\u2019energia, quindi il movimento dell\u2019universo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella nostra cultura e societ\u00e0 non si \u00e8 ancora pienamente consapevoli del fatto che l&#8217;estetica scaturisce in buona parte dall&#8217;industria. E\u2019 nelle macchine che si definiscono le proporzioni, i giochi dei volumi e dei materiali, cosicch\u00e9 alcuni dispositivi possono configurarsi come vere opere d&#8217;arte, in quanto implicano l&#8217;ordine, la proporzione, la misura, ovvero la bellezza nella concezione umanistica e rinascimentale pi\u00f9 pura.<br \/>\nForse aveva torto Th\u00e9ophile Gautier allorch\u00e9 affermava che \u201cquando una cosa diventa utile, cessa di essere bella\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di tutto ci\u00f2, \u00e8 stato senz\u2019altro interessante visitare presso l\u2019<strong>Universit\u00e0 Bocconi a Milano<\/strong> una mostra dedicata all&#8217;estetica dell&#8217;eccellenza industriale (\u201cL\u2019Eccellenza Nascosta \u2013 L\u2019industria italiana tra il 1978 e il 1996\u201d), in cui MIA Photo Fair esponeva gli scatti di <strong>Edward Rozzo,<\/strong> fotografo industriale e docente dell&#8217;Universit\u00e0 stessa nei corsi di innovative retail design e cinema e teoria sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0, quando si parla di eccellenze italiane il pensiero corre subito alle immagini della moda o del design, dimenticando che c\u2019\u00e8 tutto un mondo dietro quella vetrina, un mondo che ne rappresenta la sostanza: le fabbriche e le persone che le hanno realizzate. \u00c8 ci\u00f2 che nella sua trentennale attivit\u00e0 ha cercato di raccontare Rozzo, il quale proprio dell\u2019estetica del processo industriale ha fatto la propria cifra stilistica. Egli, a differenza di tanti colleghi impegnati come lui nella corporate photography, non \u00e8 mai stato interessato a documentare, per esempio, il conflitto sociale insito nella produzione: \u201cHo sempre vissuto la fabbrica come luogo dell\u2019orgoglio dei lavoratori e nei miei lavori ho sempre cercato di rappresentare il processo industriale nel suo lato estetico. Ero affascinato dalla bellezza della complessit\u00e0 insita in esso\u201d.<br \/>\nQuesto impatto estetico, fatto di macchinari o di dettagli della produzione, era ben visibile nelle molte fotografie che MIA Photo Fair ha portato in Bocconi: i suoi lavori, quindi, rompono con le figure stereotipate che spesso hanno contraddistinto la rappresentazione dell\u2019industria italiana, che si limitano a documentare\u00a0 (si tratti di gomma, moda, auto di lusso o macchinari di precisione), e creano immagini iconiche, dove la realt\u00e0 si trasforma in colori e forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa bellezza \u00e8 un enigma\u201d (F\u00ebdor Dostoevskij).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42269?pdf=42269\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pu\u00f2 essere bello un oggetto industriale? 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