{"id":42540,"date":"2018-12-31T22:46:37","date_gmt":"2018-12-31T20:46:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=42540"},"modified":"2018-12-31T22:46:37","modified_gmt":"2018-12-31T20:46:37","slug":"italia-preziosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/italia-preziosa\/","title":{"rendered":"Italia preziosa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non tutti sanno che in alcuni musei italiani \u00e8 possibile ammirare collezioni orafe antiche e moderne di grande pregio e importanza storico-culturale. Per cominciare, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli \u00e8 esposta una magnifica raccolta di gemme incise appartenuta all\u2019illustre casato fiorentino dei Medici. Iniziata da Cosimo il Vecchio verso la met\u00e0 del XV secolo, la ricca serie venne poi ampliata dai suoi figli e nipoti, in particolare il celebre Lorenzo il Magnifico. Le opere glittiche medicee risultano circa una sessantina nell\u2019inventario del 1456 e 76 in quello del 1492, redatto dopo la scomparsa di Lorenzo. Tra le pi\u00f9 celebri (molte delle quali andate perdute) si ricordano la corniola raffigurante Apollo, Marsia e Olympos, per la quale il grande Lorenzo Ghiberti realizz\u00f2 una montatura intorno al 1428; il superbo calcedonio con Diomede e il Palladio; la corniola con il Carro di Fetonte; l\u2019intaglio con Eros che guida una biga e quel capolavoro assoluto che \u00e8 la cosiddetta Tazza Farnese. In proposito, va precisato che nella collezione Medici entrarono numerosi pezzi della straordinaria collezione del cardinale Pietro Barbo, divenuto papa nel 1464. La collezione Barbo era di proporzioni vastissime: gi\u00e0 nel 1457 vantava 821 pietre incise, di cui 243 cammei e 578 intagli. Alla morte del Barbo (1471), il nuovo papa Sisto IV Della Rovere fece probabilmente trasferire la raccolta del suo predecessore in Castel Sant\u2019Angelo appropriandosene e in parte alienandola tramite il banco Medici Tornabuoni. Lorenzo il Magnifico, quando nel 1471 si rec\u00f2 a Roma in veste di ambasciatore della Repubblica fiorentina, ricevette in dono dal pontefice varie antichit\u00e0, tra cui appunto il favoloso calcedonio denominato in seguito <strong>Tazza Farnese<\/strong>. L\u2019originaria provenienza delle gemme antiche era assai varia e talvolta molto incerta: probabilmente alcune erano state rinvenute nelle catacombe e nei cimiteri romani; altre erano giunte dalla Grecia e dal Medio Oriente tramite i Crociati dopo il sacco di Costantinopoli del 1204 oppure grazie a mercanti veneziani; altre ancora erano state importate dai profughi greci in fuga verso Occidente dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei Turchi nel 1453. Attraverso varie peripezie ereditarie la collezione pass\u00f2 ad Alessandro Farnese nella seconda met\u00e0 del \u2018500 e quindi conflu\u00ec nell\u2019immensa collezione farnesiana di tesori d\u2019ogni epoca e tecnica. Poi, nel 1731, il tesoro fin\u00ec nelle mani di Carlo Borbone e nel 1735 fu trasferito a Napoli. Finora sono state individuate 23 gemme incise provenienti dallo \u201cscrigno\u201d di Lorenzo il Magnifico, tutte custodite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 25%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-42540 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); 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L\u2019abilit\u00e0 artistica dei maestri toscani ed il loro eccezionale senso decorativo li resero unici nel loro genere. Gli artigiani senesi si distinguevano soprattutto per l\u2019innovativa tecnica dello smalto traslucido: in effetti cominciarono a lavorare il metallo prezioso a bassorilievo finissimo, in cui le parti erano operate in negativo (&#8220;a figure risparmiate&#8221;, cio\u00e8 lasciate in rilievo nel metallo), creando cos\u00ec perfette concavit\u00e0 dove venivano colati i colori degli smalti; questi a loro volta potevano essere dipinti ulteriormente, di modo che si venivano ad ottenere vere e proprie scene istoriate. Gli oggetti realizzati con tale metodo incontrarono un favore particolare in Francia, dove l\u2019uso di questo tipo di pasta vitrea trasparente si svilupp\u00f2 e diffuse enormemente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pioniere nell\u2019utilizzo di siffatta tecnica \u00e8 considerato Guccio di Mannaia, il quale avvi\u00f2 una florida bottega in grado di sfornare opere di assoluto pregio, in\u00a0 cui veniva lavorato soprattutto l\u2019argento. Il pi\u00f9 antico esemplare del genere \u00e8 il calice prodotto da Guccio per il pontefice Niccol\u00f2 V e conservato nella basilica di San Francesco ad Assisi. Inoltre a Siena, per la prima volta in Italia, venne applicata l&#8217;idea tipica del Nord Europa di costruire complesse architetture gotiche in scala ridotta con ori ed altri metalli preziosi, decorate da veri e propri cicli pittorici a smalto nelle membrature. L&#8217;esempio pi\u00f9 celebre di tale arte \u00e8 senz\u2019altro costituito dal cosiddetto <strong>Reliquiario del corporale del Miracolo di Bolsena,<\/strong> opera di Ugolino di Vieri, che lo realizz\u00f2 per il Duomo di Orvieto tra il 1337 e il 1338. Questa preziosa teca, di dimensioni consistenti (alta 139 cm), \u00e8 eseguita in oro, argento, smalto graffito e sbalzato. Fulgido di colori brillanti in cui domina la tonalit\u00e0 del blu, esso richiama nella forma a cuspide la facciata dello splendido Duomo gotico, ed \u00e8 decorata da magnifici smalti dipinti. Un altro gioiello della scuola orafa senese del XIV secolo \u00e8 il<strong> Reliquiario della testa di San Galgano<\/strong> databile al periodo 1270-1280. Tale capolavoro, attribuito all\u2019orafo Bino Bini, fu realizzato con rame ed argento dorato, sbalzato e cesellato, e raffigura un tiburio ossia una struttura che racchiude una cupola al suo interno (altezza: 101 cm) con tanto di contrafforti e pinnacoli, tra i quali sono collocate le \u201cStorie di San Galgano\u201d e figure di santi a rilievo. Il reliquiario, la cui forma evoca la pietra in cui si conficc\u00f2 la spada del santo, dal 1977 \u00e8 conservato nella prepositura di San Michele a Chiusdino (SI).<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-2 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-2 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 50%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-2 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-2 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-2' class='gallery galleryid-42540 gallery-columns-2 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/reliquario.jpg\" title=\"Reliquario di Bolsena \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/reliquario-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Reliquario di Bolsena\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42545\"><span class=\"imagecaption\">Reliquario di Bolsena <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Reliquario di Bolsena <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Reliquiario-San-Galgano-compr1.jpg\" title=\"Reliquario di S. Galgano\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Reliquiario-San-Galgano-compr1-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Reliquario di S. Galgano\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42546\"><span class=\"imagecaption\">Reliquario di S. Galgano<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Reliquario di S. Galgano<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando a Sud, dobbiamo assolutamente citare gli<strong> \u201cOri di Taranto\u201d<\/strong>, ovvero gli eccezionali preziosi manufatti appartenenti ad un corredo funerario di epoca magno-greca (sec. IV &#8211; I a.C.), emersi da scavi archeologici del 1912, oggi esposti al Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MARTA). Si tratta di orecchini, collane, diademi, ornamenti vari indossati dalle donne e rinvenuti nelle loro tombe; di grande rilievo\u00a0sono l&#8217;orecchino a navicella con lavorazione in filigrana, il diadema della tomba degli ori di Canosa con una straordinaria decorazione a motivi floreali, la teca in argento a forma di conchiglia, oggetto raffinatissimo lavorato a sbalzo, e piccoli oggetti d&#8217;uso comune quali\u00a0spilloni, specchi e\u00a0scatole porta-trucco.<br \/>\nUn vecchio saggio affermava che per conoscere un popolo bisogna conoscere i suoi cimiteri. Ebbene, attorno a Taranto una vasta necropoli ha restituito i resti della grandezza che fu. E di fatto il MARTA deve in gran parte a quelle tombe la sua ricchezza. A cominciare proprio dai magnifici ori che rivelano tecniche di lavorazione le quali gi\u00e0 2300 anni fa avevano poco da invidiare a quelle odierne.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-3 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-3 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 33%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-3 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-3 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-3' class='gallery galleryid-42540 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/anello_in_oro_e_calcedonio_inv_54752_a.jpg\" title=\"Museo Archeologico Nazionale di Taranto  \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/anello_in_oro_e_calcedonio_inv_54752_a-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Archeologico Nazionale di Taranto\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42547\"><span class=\"imagecaption\">Museo Archeologico Nazionale di Taranto  <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Archeologico Nazionale di Taranto  <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/bracciale-inv.-6432.jpg\" title=\"Museo Archeologico Nazionale di Taranto  \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/bracciale-inv.-6432-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Archeologico Nazionale di Taranto\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42548\"><span class=\"imagecaption\">Museo Archeologico Nazionale di Taranto  <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Archeologico Nazionale di Taranto  <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/orecchini_in_oro_a_disco_e_triplice_pendente_in_oro_-inv_54115_ab.jpg\" title=\"Museo Archeologico Nazionale di Taranto  \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/orecchini_in_oro_a_disco_e_triplice_pendente_in_oro_-inv_54115_ab-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Archeologico Nazionale di Taranto\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42549\"><span class=\"imagecaption\">Museo Archeologico Nazionale di Taranto  <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Archeologico Nazionale di Taranto  <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto, risaliamo a nord, facendo tappa a Milano, dove al delizioso <strong>Museo Poldi Pezzoli<\/strong> si trova la pi\u00f9 importante collezione italiana di orologi. Qui all\u2019inizio degli anni \u201970 era stata approntata la Sala degli Orologi per ospitare la prestigiosa raccolta donata da Bruno Falck, che andava ad aggiungersi ai 19 mirabili modelli acquisiti dal \u201cpadrone di casa\u201d Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Col tempo, grazie ad ulteriori lasciti, si \u00e8 andato costituendo un patrimonio eccezionale che oggi vanta oltre 250 esemplari, senza contare i 200 e passa orologi solari e meridiane collezionati dal celebre architetto Piero Portaluppi. Inoltre sono presenti una settantina di chiavi di carica. Tra i pezzi di maggior pregio esposti nel Museo milanese si annoverano i primi orologi da tavolo e da persona realizzati in epoca rinascimentale e poi curiosi automi tedeschi, orologi smaltati barocchi francesi, orologi notturni italiani e altri deliziosi segnatempo che vanno dal Settecento francese e inglese all\u2019Ottocento svizzero. Grazie alle nuove tecnologie, oggi i visitatori possono assaporare tutto il fascino di questi esemplari: un\u2019app touch screen offre infatti un approccio che \u00e8 anche emozionale, porgendo una visione degli oggetti a 360 gradi; ad esempio, \u00e8 possibile ammirare il Carro di Diana (un meraviglioso automa tedesco del 1610) che procede al giusto ritmo, la sveglia a candela che si carica come una pistola, l\u2019orologio che si illumina al buio, oppure ascoltare il suono del \u201crobot\u201d barocco che batte le ore con il tallone.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-4 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-4 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 25%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-4 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-4 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-4' class='gallery galleryid-42540 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Il-Carro-di-Diana.jpg\" title=\"Museo Pol di Pezzoli - Il carro di Diana\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Il-Carro-di-Diana-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Pol di Pezzoli - Il carro di Diana\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42550\"><span class=\"imagecaption\">Museo Pol di Pezzoli - Il carro di Diana<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Pol di Pezzoli - Il carro di Diana<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/la-sala-deegli-orologi.jpg\" title=\"Museo Pol di Pezzoli - La sala degli orologi\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/la-sala-deegli-orologi-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Pol di Pezzoli - La sala degli orologi\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42551\"><span class=\"imagecaption\">Museo Pol di Pezzoli - La sala degli orologi<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Pol di Pezzoli - La sala degli orologi<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Museo-pol-di-pezzoli-Orologi.jpg\" title=\"Museo Pol di Pezzoli \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Museo-pol-di-pezzoli-Orologi-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Pol di Pezzoli\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42552\"><span class=\"imagecaption\">Museo Pol di Pezzoli <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Pol di Pezzoli <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/POl-di-Pezzoli-orologi.jpg\" title=\"Museo Pol di Pezzoli \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/POl-di-Pezzoli-orologi-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Museo Pol di Pezzoli\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42553\"><span class=\"imagecaption\">Museo Pol di Pezzoli <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Museo Pol di Pezzoli <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, ci portiamo a Roma, dove nel quartiere Appio, in un semplice appartamento, \u00e8 allestita la <strong>\u201cJewel House\u201d<\/strong>, un autentico museo di strepitosi gioielli\u2026 tutti rigorosamente falsi. Si tratta, infatti, delle creazioni esclusive del grande attore e artigiano orafo Nino Lembo per il cinema, l\u2019opera, il teatro di prosa, la televisione. Vi si possono ammirare le splendide collane etniche della \u201cMedea\u201d di Pier Paolo Pasolini indossate da Maria Callas o la corona di Ludwig II di Baviera calzata da Helmut Berger nel film di Luchino Visconti, cos\u00ec come le gemme, gli anelli, i bracciali, le parure, i diademi, le decorazioni pi\u00f9 varie utilizzate in film celebri come \u201cLa Traviata\u201d di Franco Zeffirelli, \u201cCasanova\u201d di Federico Fellini, \u201cAmadeus\u201d di Milos Forman, \u201cShakespeare in love\u201d di John Madden, per arrivare alla pi\u00f9 recente \u201cMarie Antoinette\u201d di Sofia Coppola. E poi non mancano i gioielli sfoggiati dalle \u201cmitiche\u201d gemelle Kessler nei balletti di \u201cStudio Uno\u201d, n\u00e9 quelli realizzati per la \u201cTosca\u201d di Luc Bondy al Metropolitan di New York o per il serial televisivo canadese dedicato ai Borgia.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-5 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-5 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 25%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-5 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-5 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-5' class='gallery galleryid-42540 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Jewel-House_690.jpg\" title=\"Jewel House \" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/Jewel-House_690-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Jewel House\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42554\"><span class=\"imagecaption\">Jewel House <\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Jewel House <\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/LINNOCENTE-Brooch-with-Diamond-and-Ruby.jpg\" title=\"Jewel House  Gioiello per &quot; L&#039;Iinnocente&quot;\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/LINNOCENTE-Brooch-with-Diamond-and-Ruby-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Jewel House Gioiello per &quot; L&#039;Iinnocente&quot;\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42555\"><span class=\"imagecaption\">Jewel House  Gioiello per \" L'Iinnocente\"<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Jewel House  Gioiello per \" L'Iinnocente\"<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/LUDWIG-Stomacher-with-gold-fleeche-and-Diamond.jpg\" title=\"Jewel House  Gioiello per &quot; Ludwing&quot;\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/LUDWIG-Stomacher-with-gold-fleeche-and-Diamond-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Jewel House Gioiello per &quot; Ludwing&quot;\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42556\"><span class=\"imagecaption\">Jewel House  Gioiello per \" Ludwing\"<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Jewel House  Gioiello per \" Ludwing\"<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MARIE-ANTOINETTE-Stomacher-3.jpg\" title=\"Jewel House  Gioiello per &quot; Marie Antoinette&quot;\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2018\/12\/MARIE-ANTOINETTE-Stomacher-3-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Jewel House Gioiello per &quot; Marie Antoinette&quot;\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption42557\"><span class=\"imagecaption\">Jewel House  Gioiello per \" Marie Antoinette\"<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Jewel House  Gioiello per \" Marie Antoinette\"<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti Lembo, scomparso nel 1987, ha creato a partire dalla fine degli anni \u201960 autentici capolavori di altissima manifattura, che hanno dato lustro al made in Italy, accompagnando l\u2019intera parabola di Cinecitt\u00e0 e arrivando a conquistare le pi\u00f9 importanti mecche cinematografiche del pianeta, Hollywood compresa. La raccolta, che si compone di circa 15mila pezzi, ad un certo punto tuttavia ha rischiato di cadere in rovina e disperdersi. Si deve al nuovo proprietario, il costumista Carlo Poggioli, il merito di aver rilevato il \u201ctesoro\u201d, averlo preservato, restaurato e addirittura arricchito con nuovi acquisti, tra cui i magnifici collier in smalto colorato creati da Pierre Cardin negli anni \u201970, monili egizi, corone imperiali dell\u2019antica Roma, diademi elisabettiani, spille Dec\u00f2, ventagli ottocenteschi splendenti di strass. Tant\u2019\u00e8 che Poggioli nel 2009 ha deciso di costituire la societ\u00e0 \u201cJewel House\u201d, la cui attivit\u00e0 consiste nel noleggio e nella produzione di bigiotteria artistica per teatro, opera, cinema, televisione e spettacolo, nonch\u00e9 allestimenti scenici. Comunque la maison continua tuttora a sfornare nuove realizzazioni. (Cfr.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/i-gioielli-che-illuminano-la-scena\/\"> http:\/\/www.imore.it\/rivista\/i-gioielli-che-illuminano-la-scena\/<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, dalla preistoria al presente, l\u2019arte orafa \u00e8 di casa in Italia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42540?pdf=42540\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non tutti sanno che in alcuni musei italiani \u00e8 possibile ammirare collezioni orafe antiche e moderne di grande pregio e importanza storico-culturale. Per cominciare, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli \u00e8 esposta una magnifica raccolta di gemme incise appartenuta all\u2019illustre casato fiorentino dei Medici. Iniziata da Cosimo il Vecchio verso la met\u00e0 del XV secolo,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":42555,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[6389,10115,10118,5119,9202,1351,10116,10117],"class_list":["post-42540","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia","tag-jewel-house","tag-ori-di-siena","tag-ori-di-taranto","tag-tazza-farnese","tag-museo-archeologico-nazionale-di-napoli","tag-museo-poldi-pezzoli","tag-reliquiario-del-corporale-del-miracolo-di-bolsena","tag-reliquiario-della-testa-di-san-galgano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42540"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42540"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42558,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42540\/revisions\/42558"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media\/42555"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}