{"id":43306,"date":"2019-03-20T17:29:34","date_gmt":"2019-03-20T15:29:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=43306"},"modified":"2019-03-20T17:29:34","modified_gmt":"2019-03-20T15:29:34","slug":"lanello-debole-tra-il-politically-correct-e-la-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/lanello-debole-tra-il-politically-correct-e-la-moda\/","title":{"rendered":"L\u2019anello debole tra il politically correct e la moda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non vi sembra che stiamo esagerando con il <strong>politically correct<\/strong> che ha investito (anche) la moda? Ormai non passa settimana in cui qualche marchio fashion non finisca nel tritacarne mediatico per accuse di discriminazione razziale o sessismo. Talvolta a ragione, talaltra (forse il pi\u00f9 delle volte) in modo pretestuoso. \u00c8 il caso, per esempio, di un <strong><em>charm<\/em> <\/strong>di Prada raffigurante una faccia scura con grandi labbra rosse, subito tacciato di razzismo per la somiglianza al <em>clich\u00e8<\/em> caricaturale degli africani.<br \/>\nIl fatto \u00e8 che la moda, sempre alla ricerca di novit\u00e0, \u00e8 facilmente destinata ad urtare la sensibilit\u00e0 di singoli o di gruppi \u2013 sempre pi\u00f9 consapevoli e sempre pi\u00f9 suscettibili &#8211; non foss\u2019altro che per il mero sospetto di appropriazione culturale, per cui \u00e8 quanto mai esposta sia a livello creativo sia a livello comunicativo agli strali degli uni piuttosto che degli altri. E la possibilit\u00e0 di condividere tutto sui social non fa che acuire il fenomeno. Pertanto, in un contesto globale in cui i consumatori esigono che i brand di cui acquistano i prodotti siano al di sopra di ogni ombra o dubbio, le maison devono impegnarsi a dismisura nel prevenire ogni eventuale effetto boomerang.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicevamo di <strong>Prada<\/strong>, ultimo in ordine di tempo ad essere messo sul banco degli imputati per la sua presunta tendenza a stereotipare le sembianze delle persone di pelle scura. In effetti il\u00a0contestato portachiavi per borsa (appartenente alla linea <strong>&#8220;Pradamalia&#8221;<\/strong>) poteva evocare il caratteristico <em>\u201cBlackface\u201d<\/em> grottesco, da molti ritenuto oltraggioso nella sua parodia iperbolica, e puntuale lo scandalo \u00e8 scoppiato su Facebook, divenendo subito virale, per iniziativa di un avvocato del Centro per i Diritti Costituzionali di New York. A seguito di numerose reazioni offese<strong>, Prada<\/strong> ha quindi deciso di ritirare immediatamente dal mercato non solo il\u00a0<em>charm<\/em>, ma anche una serie di accessori e abiti che riproducevano la medesima faccia.<br \/>\nL\u2019azienda, arroccatasi sulla difensiva, ha spiegato con un apposito comunicato stampa: <em>\u201cI Pradamalia sono\u00a0charm\u00a0fantasia costituiti da elementi Prada. Si tratta di creature immaginarie che non intendono riferirsi al mondo reale e certamente non alla Blackface. Il Gruppo Prada non ha mai avuto l&#8217;intenzione di offendere nessuno e noi aborriamo tutte le forme di razzismo e immagini razziste. Ecco perch\u00e9 rimuoveremo tutti i personaggi in questione dalle nostre vetrine e dai nostri negozi\u201d.<\/em><\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 25%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-43306 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/2Pradamalia-T-schirt.jpg\" title=\"Pradamalia -T-Shirt\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/2Pradamalia-T-schirt-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Pradamalia -T-Shirt\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption43307\"><span class=\"imagecaption\">Pradamalia -T-Shirt<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Pradamalia -T-Shirt<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/3Pradamalia-T-schirt.jpg\" title=\"Pradamalia -T-Shirt\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/3Pradamalia-T-schirt-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Pradamalia -T-Shirt\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption43308\"><span class=\"imagecaption\">Pradamalia -T-Shirt<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Pradamalia -T-Shirt<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Paradamalia-6.jpeg\" title=\"Pradamalia -Portachiavi\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Paradamalia-6-150x150.jpeg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Pradamalia -Portachiavi\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption43309\"><span class=\"imagecaption\">Pradamalia -Portachiavi<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Pradamalia -Portachiavi<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/pradamalia-5.jpeg\" title=\"Pradamalia -Portachiavi\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/pradamalia-5-150x150.jpeg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Pradamalia -Portachiavi\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption43310\"><span class=\"imagecaption\">Pradamalia -Portachiavi<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Pradamalia -Portachiavi<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\r\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque una circostanza \u00e8 ormai chiara a tutti: per i marchi sembra affatto inutile cercare di giustificarsi affermando di non aver avuto intenti razzisti (ci mancherebbe!); quello che importa \u00e8 avere una capacit\u00e0 di reazione fulminea, sapendo che in caso contrario i danni potenziali saranno incalcolabili, come ben sanno<strong> Dolce &amp; Gabbana<\/strong>. Infatti la loro lentezza nella risposta \u2013 incongrua, ritardata e forse poco convinta \u2013 ha nuociuto non poco all\u2019immagine del brand in Cina, suscitando una \u201ctempesta perfetta\u201d che ha unito alle polemiche sullo spot con la modella cinese armata di bacchette e cannolo siciliano (\u201ctroppo grande\u201d per lei) l\u2019indebita pubblicazione su Instagram di alcune esternazioni sopra le righe di Stefano Gabbana, fino alla clamorosa cancellazione della mega-sfilata in programma a Shanghai.<br \/>\nDiciamolo francamente: lo spot incriminato di <strong>Dolce &amp; Gabbana<\/strong>, pi\u00f9 che razzista e maschilista, era solo brutto e dappoco! E questo sconsiderato sgarbo estetico e sapienziale gli derivava essenzialmente dal richiamo di fastidiosi luoghi comuni, una tendenza a cui il duo di stilisti siculo-milanesi ha spesso dimostrato di indulgere volentieri. Basti pensare alle campagne pubblicitarie con la banalit\u00e0 di pizze, spaghetti e mandolini per rappresentare il Sud; oppure ricordiamo certe scene di donne anacronisticamente sottomesse, che molti \u2013 compreso il Garante per l\u2019autodisciplina pubblicitaria &#8211; hanno interpretato come un incitamento allo stupro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per chiamare in causa anche altri designer incappati nella tagliola del politically correct, come non citare gli scivoloni antisemiti di un<strong> John Galliano<\/strong> in crisi etilica, che provocarono addirittura il suo licenziamento da parte di Dior?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non solo case di moda d\u2019alta gamma, ma anche quelle di <em>pret-\u00e0-porter<\/em> possono comunque finire nella tempesta, come \u00e8 successo alla svedese<strong> H&amp;M<\/strong> che su un catalogo online ha mostrato l\u2019immagine di un ragazzo di colore con indosso una felpa su cui c\u2019era scritto: <em>Coolest monkey in the jungle<\/em>. Non parliamo poi dell\u2019utilizzo di nomi che possono evocare concetti religiosi, come hanno imparato a loro spese la medesima H&amp;M e Mango, i quali hanno dovuto ritirare dal commercio articoli con scritte che avrebbero potuto suonare blasfeme a qualche ipersensibile orecchio. Anche <strong>Zara<\/strong> venne accusata di razzismo per aver proposto una minigonna su cui appariva una rana somigliante al simbolo dei suprematisti americani. E la milanese <strong>BigUncle<\/strong> \u00e8 stata addirittura imputata di apologia del colonialismo per il suo omaggio stilistico all\u2019epopea del West! Si \u00e8 arrivati a sottoscrivere una petizione online per costringere l\u2019azienda a ritirare la collezione in oggetto appellandosi all\u2019art. 3 della carta costituzionale! Non c\u2019\u00e8 da stupirsi dunque se alcuni anni fa <strong>Adidas<\/strong> decise di non lanciare sul mercato le scarpe<strong> JS Roundhouse Mids<\/strong> griffate da<strong> Jeremy Scott<\/strong> perch\u00e9 le loro catene di gomma arancione potevano evocare a qualcuno i ceppi alle caviglie degli schiavi neri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, oggigiorno i marchi devono essere molto pi\u00f9 vigili e coscienti delle conseguenze che le campagne pubblicitarie e di marketing possono provocare. E il pubblico, lungi da ogni parossismo, dovrebbe allenarsi alla moderazione contrastando gli eccessi polemici dovuti alla permalosit\u00e0, al moralismo, all\u2019astio fine a se stesso, pi\u00f9 che all\u2019integrit\u00e0 etica, alle vere istanze democratiche ed al sano spirito rivendicativo in nome della giustizia, dell\u2019uguaglianza e della solidariet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/43306?pdf=43306\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non vi sembra che stiamo esagerando con il politically correct che ha investito (anche) la moda? Ormai non passa settimana in cui qualche marchio fashion non finisca nel tritacarne mediatico per accuse di discriminazione razziale o sessismo. 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