{"id":45160,"date":"2020-04-09T16:46:39","date_gmt":"2020-04-09T14:46:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=45160"},"modified":"2020-04-10T16:51:44","modified_gmt":"2020-04-10T14:51:44","slug":"lombra-sotto-la-tela","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/lombra-sotto-la-tela\/","title":{"rendered":"L&#8217;ombra sotto la tela"},"content":{"rendered":"<p>Conobbi Carla casualmente, al telefono, domandando del fratello. <strong>Tino Aroldi,<\/strong> il celebre pittore, non era molto in l\u00e0 con gli anni, ma gi\u00e0 non parlava pi\u00f9: il trigemino lo faceva impazzire dal dolore, contraendogli il viso in una smorfia terrificante.<br \/>\nViveva ritirato in casa con la sorella, entrambi non sposati, in una bella palazzina liberty che, per quanto trascurata, tradiva un passato glorioso. Raro profeta in patria, Tino era molto apprezzato dai concittadini. Le sue quotazioni erano piuttosto alte; il mercato dell\u2019arte fibrillava e lui non vendeva un\u2019opera da molti anni; semmai, ne regalava qualcuna ogni tanto ai pochi amici intimi.<br \/>\nAnch\u2019io naturalmente, incantata dalle sue tele che trasudavano amore gentile e nello stesso tempo passionale per quella terra che era anche la mia e dei miei avi, desideravo avere almeno un suo quadro. Dunque, mi ero decisa a telefonargli per chiedere un appuntamento, con il pretesto (meschino, lo riconosco) di voler solo visitare la sua raccolta di opere. Sapevo che non opponeva rifiuti a richieste di questo genere.<\/p>\n<div id=\"attachment_45161\" style=\"width: 259px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/carla_aroldi__sorella_del_pittore_tino_aroldi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45161\" class=\"size-medium wp-image-45161\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/carla_aroldi__sorella_del_pittore_tino_aroldi-249x300.jpg\" alt=\"Carla Aroldi\" width=\"249\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/carla_aroldi__sorella_del_pittore_tino_aroldi-249x300.jpg 249w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/carla_aroldi__sorella_del_pittore_tino_aroldi.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-45161\" class=\"wp-caption-text\">Carla Aroldi<\/p><\/div>\n<p>Concordato l\u2019incontro con la sorella, che dall\u2019altro capo dell\u2019apparecchio mi aveva immediatamente colpito per il suo stile forbito d\u2019altri tempi, andai a casa Aroldi un sabato pomeriggio. E fu allora che la conobbi. Ne sarebbe seguita, negli anni, una sincera amicizia, bench\u00e9 io allora avessi solo 25 anni e lei avesse gi\u00e0 varcato i 60, e bench\u00e9 la mia foga giovanile mi portasse talvolta a contestarle certe idee o certe scelte. Non avrei mai potuto immaginare, prima di allora, che al mondo esistessero persone come lei. <em>Extra ordinem<\/em>.<br \/>\nVenne ad aprirmi. Mi apparve, l\u00ec per l\u00ec, una creatura insignificante: piccola, incredibilmente esile, capelli grigi raccolti in una retina, tailleur ghiaccio intristito dal suo aspetto goffo. E un volto cereo, dai lineamenti regolari ma senza fascino, il cui unico guizzo era dato dai piccoli occhi castani, mobilissimi. Il fratello non c\u2019era. Afflitto dalla solita nevralgia, era gi\u00e0 salito in camera, da cui ogni tanto provenivano lunghi lamenti, come ululati, che la sorella si sforzava di giustificare con sicura eloquenza medica (era stata farmacista, in effetti).<\/p>\n<p>Carla in ogni occasione si esprimeva in una lingua che definirei letteraria, frutto di sensibilit\u00e0 e di cultura non comuni. Mi guid\u00f2 lei nella visita ai quadri del fratello, custoditi nella mansarda-atelier. Mi sentivo profondamente turbata, forse sgomenta, da quella donna e dalla sua casa, che ebbi modo di esplorare in buona parte salendo dal pianterreno al tetto.<br \/>\nIl soggiorno in cui mi aveva ricevuto era una copia perfetta degli anni Trenta, anzi era proprio un ambiente degli anni Trenta, e non sarebbe sfigurato al Vittoriale. Persino l\u2019odore d\u2019antico doveva essere il medesimo. Addirittura la polvere sembrava la stessa, gelosamente custodita. Drappi di tessuti pregiati morbidamente adagiati sui divani, assieme a fasci di fiori appassiti, cristalli e porcellane in calcolato disordine su tavolini di legno nero ed in vetrine austere, sculture bronzee di ispirazione decadente, rabbrividenti nella penombra che le avvolgeva, alle pareti quadri di tanti artisti amici, nessuno di Tino.<\/p>\n<div id=\"attachment_45163\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-paesaggio_del_po.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45163\" class=\"size-medium wp-image-45163\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-paesaggio_del_po-300x220.jpg\" alt=\"Tino Aroldi - Paesaggio del Po\" width=\"300\" height=\"220\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-45163\" class=\"wp-caption-text\">Tino Aroldi &#8211; Paesaggio del Po<\/p><\/div>\n<p>Le finestre, protette da pesanti inferriate, sembravano murate e la luce meridiana del mite ottobre ne pareva respinta. Da ogni oggetto emanava nostalgia del passato, che la voce piana, ma cantilenante, di Carla acuiva.<br \/>\nIl secondo piano era nell\u2019oscurit\u00e0 pressoch\u00e9 totale. In mansarda, finalmente, la luce elettrica giunse a rinfrancarmi lo spirito.<br \/>\n\u201cSe esco di qui \u2013 pensavo tra me e me \u2013 non ci torno nemmeno se me li regalano i quadri\u201d. Ma poi mi facevo coraggio considerando che \u201csi sa come sono fatti gli artisti\u201d, tutti un po\u2019 bizzarri, compresa quella donna che a forza di vivere con un fratello simile si era stranita pure lei, e cos\u00ec via.<br \/>\nCarla mi mostr\u00f2 su cavalletto alcune opere di Tino che riteneva meglio riuscite. Il Po, i pioppeti, i barcaioli, gli isolotti, i campi di mais, i braccianti al lavoro erano i temi preferiti, espressi con un\u2019eleganza narrativa ed una sensibilit\u00e0 cromatica che mi facevano pensare ad un carattere romantico. Glielo dissi e lei sembr\u00f2 gradire. Approfittai, quindi, per rivolgerle la fatidica domanda, con la massima disinvoltura che l\u2019emozione mi consentiva: \u201cE\u2019 possibile acquistare quadri del Maestro?\u201d. Rispose subito, con voce ventriloqua, ferma: \u201cLa prego di non rivolgermi pi\u00f9 questa domanda. Andremo d\u2019accordo\u201d.<\/p>\n<p>E, come se niente fosse, riprese gentilmente a descrivermi altre opere. La sua ombra sulla parete bianca fremeva, percorsa da bagliori metallici. Deglutii e mi misi ad ascoltarla senza fiatare. Cos\u00ec, mi rassegnai ad ammirare i dipinti di Tino Aroldi solo in mostre e gallerie, oltre che a casa sua. Era chiaro, del resto, che non erano i soldi ad interessare a quella coppia fraterna. In quel momento, a sorpresa, arriv\u00f2 il pittore in persona, trascinandosi faticosamente, con le mani premute su met\u00e0 del volto dolorante. Sollecita, la sorella gli corse appresso e lui le sussurr\u00f2 qualcosa a modo suo.<br \/>\nDa che incubo usciva \u2013 mi chiedevo \u2013 quel vecchio alto, smunto, dagli occhi glauchi allucinati e dalle grandi mani tremanti, che emanavano per\u00f2 un\u2019insolita delicatezza? Sembr\u00f2 non scorgermi neppure, tutto intento a dialogare con Carla. Lei, allora, lo condusse verso di me e lui, a testa bassa, si limit\u00f2 a spiegare qualcosa a gesti, che finsi di capire ed approvare. Poi and\u00f2 a sedersi su una poltroncina in un angolo oscuro e l\u00ec rimase quieto per tutto il tempo. Il suo sguardo \u2013 lo percepivo \u2013 seguiva i gesti di Carla.<br \/>\nIl Maestro \u2013 mi era stato riferito \u2013 amava la sorella di un sentimento tenerissimo, puro, grato, quasi infantile. Ed anche quello di lei per lui era un affetto assoluto, materno, ma in apparenza pi\u00f9 controllato. Fu lei ad interpretare per me l\u2019atteggiamento del fratello, al quale sembrava leggere nel pensiero. Mi disse che lui stesso avrebbe voluto parlarmi dei suoi lavori e raccontarmi come erano nati, ma purtroppo\u2026<br \/>\nMi interessava, in particolare, la sua tecnica pittorica raffinatissima e al riguardo posi molte domande, alle quali replic\u00f2 lei, con una precisione ed una competenza che mi lasciarono sbalordita. Le sue parole erano diventate forti, nitide, vibranti. Mi accorsi che si era fatto tardi e dovetti interromperla, scusandomi. Mi salut\u00f2 con un lieve sorriso, dicendomi che le sembravo una persona sensibile e non le sarebbe dispiaciuto rivedermi. Uscire da casa Aroldi mi rec\u00f2 sollievo e di ci\u00f2 provai un certo senso di colpa.<\/p>\n<div id=\"attachment_45162\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-cascina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45162\" class=\"size-full wp-image-45162\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-cascina.jpg\" alt=\"Tino Aroldi - Cascina\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-cascina.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-cascina-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/aroldi_tino-cascina-80x80.jpg 80w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-45162\" class=\"wp-caption-text\">Tino Aroldi &#8211; Cascina<\/p><\/div>\n<p>Nei giorni successivi parlai della visita con un gallerista, amico comune, e cos\u00ec ebbi conferma di quello che in fondo sospettavo: la vera \u201cmente\u201d delle opere di Tino Aroldi era la sorella. Lei talvolta gli suggeriva persino le pennellate; lei decideva a chi cederle ed a chi no; lei amministrava tutto. Lui, sebbene non fosse un mero esecutore, era comunque diligente e preciso nel seguire i dettami di Carla.<br \/>\nMi parve sconcertante quella storia, e tuttavia verosimile. Ma subito pensai anche che Carla faceva tutto ci\u00f2 per amore del fratello, per onorarlo, per proteggerlo dal mondo. Mi assentai da Casalmaggiore per alcuni interminabili mesi, tutta assorbita dal lavoro. Quando tornai, seppi che Tino era morto di ictus cerebrale poche settimane prima. La notizia non era stata diffusa immediatamente. La sepoltura era avvenuta senza funerali alla presenza di pochi amici.<br \/>\nDi Carla, rimasta sola in quella grande dimora ancorata ad un eterno ieri, tutti parlavano come di una donna vanificata dal dolore, scarnificata dalle privazioni che si imponeva, senza pi\u00f9 desideri se non quello di dissolversi nell\u2019ombra. Restava per giorni e giorni chiusa in casa e, quando usciva, lo faceva mentre gli altri pranzavano o cenavano. Andava a passeggiare in riva al Po, quel Po che tante volte compariva sulle tele del fratello. Non avevo il coraggio di chiamarla. Temevo che mi respingesse. Finalmente, un giorno le telefonai. Si sfog\u00f2 lungamente, raccontando in dettaglio come era morto il caro Tino, quanta desolazione fosse piombata sulla sua vita, quanta solitudine, quanta voglia di annullarsi.<br \/>\nNon credeva in Dio, non ci aveva creduto nemmeno da bambina, educata dai genitori a diventare una \u201clibera pensatrice\u201d e spinta, invece, a venerare le Muse, le somme arti: la musica, la pittura, le lettere, la filosofia.<br \/>\nCominciammo a frequentarci piuttosto regolarmente da allora e fu cos\u00ec che potei inoltrarmi nello straordinario mondo di Carla Aroldi, la donna che ad un occhio superficiale sarebbe apparsa poco pi\u00f9 di un ectoplasma, e che a me sembr\u00f2, invece, possedere quella tempra umana che solo la dignit\u00e0 pi\u00f9 alta pu\u00f2 produrre.<br \/>\nEra nata in una famiglia della buona borghesia intellettuale \u2013 una rarit\u00e0 nella bassa padana agraria \u2013 e fin da piccola aveva maturato una forte predisposizione per i valori della cultura. Si era laureata in farmacia, platonicamente innamorata di un farmacista morto giovane sotto i bombardamenti del \u201944. Il suo cuore non avrebbe pi\u00f9 battuto cos\u00ec per nessuno. Durante la guerra aveva coraggiosamente aiutato alcuni pittori ebrei in clandestinit\u00e0, procurando loro viveri, tele, colori e pennelli, oltre al suo conforto morale. Per un po\u2019 aveva lavorato nella farmacia comunale della cittadina, accettando l\u2019incarico a condizione che fosse saltuario. Era fatta cos\u00ec, una creatura spirituale.<br \/>\nPer tanti anni aveva assistito i genitori invalidi a casa, curandoli con pazienza e dedizione infinite. Scomparsi loro, aveva riversato sul timido fratello tutte le sue premure. La dimora di famiglia, in apparenza sconcertante nella sua estraneit\u00e0 al presente, era volutamente rimasta come l\u2019avevano arredata i genitori sessant\u2019anni prima. Perfino i fiori appassiti, le ragnatele e gli strati di polvere erano quelli dell\u2019epoca d\u2019oro, quando tutta la famiglia Aroldi era unita e serena. Togliere solo un granello di quella polvere era per lei un autentico sacrilegio. Pi\u00f9 volte dei ladri avevano tentato di penetrare nella bella palazzina. E c\u2019erano pure riusciti: in un caso, la temeraria Carla li aveva colti in flagrante e freddati con\u00a0 parole di sincero perdono come solo lei sapeva pronunciare e quelli, deposta ogni cattiva intenzione, le avevano addirittura chiesto scusa prima di andarsene a mani vuote; in un\u2019altra occasione i ladri erano stati catturati dai Carabinieri, ma lei si era rifiutata di denunciarli.<br \/>\nMi raccont\u00f2, inoltre, di avere scoperto un giorno una banda di ragazzini che compivano azioni vandaliche nel suo giardino: a bastonate stavano decapitando alcune vecchie statue. Allora li aveva ammoniti sui valori della vita, ricordando loro i sacrifici di ogni genitore per crescere rettamente un figlio, e aveva addirittura impartito una lezioni sull\u2019arte della scultura. A qualche ragazzo erano venuti gli occhi lucidi. Era legatissima ai suoi numerosi gatti, che vegliava con trepidazione anche di notte, se malati, e con i quali parlava in modo dolcissimo, per me commovente. Ecco, se volessi immaginare Carla davvero felice, dovrei pensarla insieme ai suoi piccoli felini.<\/p>\n<p>Adesso Carla non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Forse aveva preparato da tempo la sua partenza, compresa la generosa e saggia destinazione dei quadri di Tino al Museo\u2026<br \/>\nMa chi avr\u00e0 cura della vecchia polvere di casa, cos\u00ec preziosa? Ripasser\u00e0 ancora tra i foschi cristalli, lieve pi\u00f9 del nulla, un\u2019ombra di libert\u00e0?<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45160?pdf=45160\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conobbi Carla casualmente, al telefono, domandando del fratello. Tino Aroldi, il celebre pittore, non era molto in l\u00e0 con gli anni, ma gi\u00e0 non parlava pi\u00f9: il trigemino lo faceva impazzire dal dolore, contraendogli il viso in una smorfia terrificante. 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