{"id":46029,"date":"2021-02-01T13:53:27","date_gmt":"2021-02-01T11:53:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=46029"},"modified":"2021-02-02T12:10:20","modified_gmt":"2021-02-02T10:10:20","slug":"che-meraviglia-i-circoli-virtuosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/che-meraviglia-i-circoli-virtuosi\/","title":{"rendered":"Che meraviglia i circoli virtuosi!"},"content":{"rendered":"<div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>&#8220;Tutto ci\u00f2 che esiste intesse una relazione&#8230;&#8221;<\/strong> <\/em>(<strong>Isabel Allende<\/strong>)<\/p>\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec facile aprire un dono e provare una corrispondenza perfetta di sensazioni con ci\u00f2 che ci si trova tra le mani -come se il contenuto ci parlasse-.<br \/>\nA volte capita quando si spacchetta un libro regalato a nostra volta e nella stessa occasione a chi lo ha pensato anche per noi -in un &#8220;gemellaggio&#8221; emozionante-, a dimostrazione di una affinit\u00e0 vera tra il donatore e il fruitore.<br \/>\nA volte succede quando si riceve un oggetto simile a uno gi\u00e0 posseduto e pronto a trovare la giusta collocazione accanto ad esso come se fosse stato atteso, a riprova di una conoscenza intima e concreta.<br \/>\nA volte accade quando una scia luminosa -un<em> fil rouge<\/em> caloroso che attraversa spazi lontani- si materializza e si fa palpabile nel momento in cui la comunione di sentimenti si palesa e prende corpo.<br \/>\nA volte avviene e basta.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ci stupisce. Ci coinvolge. Ci fa meditare.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Scioglie grovigli. Illumina punti oscuri. Crea simmetrie.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Indica strade preziose e ci fa sentire parte di quella &#8220;astronave&#8221; che ci ospita tutti e che, in certi momenti dell&#8217;anno, ha bisogno di fermarsi per permetterci di prendere coscienza del tempo, di un tempo legato alla memoria, alla tradizione, al significato di ci\u00f2 che si \u00e8 vissuto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><em>&#8220;Se ogni cosa sulla Terra fosse razionale, non accadrebbe nulla&#8221;<\/em>, suggeriva F\u00ebdor Dostoevskij.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 esattamente alla fine di un anno come quello che \u00e8 volto al termine un mese fa &#8211;<em><strong>&#8220;annus horribilis&#8221;<\/strong><\/em> lo hanno definito i pi\u00f9, diverso, decisamente diverso, aggiungeremmo noi-, che toccare con mano l&#8217;esperienza del &#8220;sentire&#8221; il sentire comune come qualcosa di giusto, e vero, e bello&#8230;d\u00e0 all&#8217;anima la possibilit\u00e0 di avvertire un nuovo respiro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Assomiglia quasi a un bisogno -ancor pi\u00f9 che a un desiderio-, e chiama a comprenderne il motivo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Un po&#8217; come quando si cerca di ritrovare quello stato sognante della mente che si affida all&#8217;immaginazione per trarre da essa conforto e speranza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il conforto che si \u00e8 tutti legati e che la vita \u00e8 un atto di cura, la speranza che l&#8217;io diventi sempre pi\u00f9 aperto a un vincente noi&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00c8 la reciprocit\u00e0 dell&#8217;essere che sta alla base di quella serenit\u00e0 che, nutrendosi della bellezza della condivisione, d\u00e0 sollievo nei momenti grami e permette di afferrarne il valore.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, in un periodo in cui gli oggetti &#8220;materiali&#8221; tipici dello scambio dei regali sono stati sostituiti da riflessioni\u00a0confidenziali e da pensieri promettenti che ognuno di noi ha cercato di donare pur non in presenza a qualcun altro, si \u00e8 potuto nuovamente, proprio a partire da qualcosa che si \u00e8 &#8220;patito insieme&#8221;, dare un volto al progetto per il domani.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_46032\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_1369.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-46032\" class=\"size-medium wp-image-46032\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_1369-225x300.jpg\" alt=\"Lia Sabbadini- Venti Venti - Un quaderno prezioso \" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_1369-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_1369-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_1369.jpg 832w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-46032\" class=\"wp-caption-text\">Lia Sabbadini- Venti Venti &#8211; Un quaderno prezioso<\/p><\/div>\n<p><strong>&#8220;VENTI VENTI.\u00a0<\/strong><strong>PICCOLA ANTOLOGIA DI UN ANNO TERRIBILE&#8221;<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Questo il titolo di un apparente quaderno -molto di pi\u00f9- dalla copertina color corda ricevuto da una persona conosciuta da poco, ma sfiorata inconsapevolmente tanto tempo fa&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>Colmo di inaspettate sorprese -esso stesso una sorpresa- e di impreviste note -note a volte inquietanti-, \u00e8 uscito dalla penna amatoriale di chi ha voluto appuntare e\u00a0riunire stralci di parole d&#8217;autore nuove e\/o antiche -per rimarcarle e farle rimanere- che molti di noi hanno probabilmente gi\u00e0 incontrato o rincontrato durante il 2020&#8230;<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Pagine e parole vestite di\u00a0vivo entusiasmo che, come cartoline ricevute con gioia, allacciano, pur in modo differente, fili destinati a risvegliare narrazioni e a non perdersi mai.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Una dedica alla sua famiglia, per iniziare&#8230;poi&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Poi, come una vera ricercatrice di bellezza, ha fatto da tramite tra quel che l&#8217;ha colpita e noi destinatari della sua cortesia -pronti a nostra volta a farci colpire-, servendosi della poesia, della letteratura, degli articoli dei quotidiani, dei fulminei messaggi passati forse per caso nella sua giornata&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Il sacro, il profano, il casuale, lo straordinario. Pezzi di vita incaricati di testimoniare ci\u00f2 che \u00e8 stato.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;impaginazione dall&#8217;elegante forma e curata con minuziosa attenzione per creare un&#8217;armonia estetica gi\u00e0 al primo colpo d&#8217;occhio invita ad aprire con curioso interesse il piccolo &#8220;scrigno&#8221;&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Nove Marzo 2020,<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>di MARIANGELA GUALTIERI<\/strong> [voce poetica persuasiva e terapeutica]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Questo ti voglio dire<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">ci dovevamo fermare.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">ch&#8217;era troppo furioso<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">il nostro fare. Stare dentro le cose.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Tutti fuori di noi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Agitare ogni ora &#8211; farla fruttare.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ci dovevamo fermare<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">e non ci riuscivamo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Andava fatto insieme.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Rallentare la corsa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma non ci riuscivamo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;era sforzo umano<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">che ci potesse bloccare.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Forse ci sono doni.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Pepite d&#8217;oro per noi. Se ci aiutiamo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Guardare di pi\u00f9 il cielo,<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">tingere d&#8217;ocra un morto. Fare per la prima volta<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">il pane. Guardare bene una faccia.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">[&#8230;]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Per la prima volta stringere con la mano un&#8217;altra mano<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">sentire forte l&#8217;intesa.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Che siamo insieme.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Un organismo solo. [&#8230;]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00a0A quella stretta<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">di un palmo col palmo di qualcuno<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">a quel semplice atto che ci \u00e8 interdetto ora-<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">noi torneremo con una comprensione dilatata.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Saremo qui, pi\u00f9 attenti credo. Pi\u00f9 delicata<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">la nostra mano star\u00e0 dentro il fare della vita.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Adesso lo sappiamo quanto \u00e8 triste stare lontani un metro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Mariangela Gualtieri<\/strong><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">9 marzo 2020 &#8211; Doppiozero<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_46035\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8337.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-46035\" class=\"size-medium wp-image-46035\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8337-225x300.jpg\" alt=\"La galleria al tempo del Covid ph Simona Como Bersani\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8337-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8337-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8337.jpg 832w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-46035\" class=\"wp-caption-text\">La galleria al tempo del Covid ph Simona Como Bersani<\/p><\/div>\n<p>&#8211;<strong>Come cambia Milano: la &#8220;dolce vita&#8221; che dovr\u00e0 scomparire, di ANTONIO SCURATI<\/strong> [penetrante disamina del cambiamento di Milano nei giorni bui del lockdown]<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Come posso convincere mia moglie che, mentre guardo fuori dalla finestra, sto lavorando? \u2014 si chiedeva Joseph Conrad al principio del secolo scorso. Io, invece, mi chiedo: come posso spiegare a mia figlia che, quando guardo fuori dalla finestra, vedo la fine di un&#8217;epoca? L&#8217;epoca in cui lei \u00e8 nata ma che non conoscer\u00e0, l&#8217;epoca del pi\u00f9 lungo e svagato periodo di pace e prosperit\u00e0 goduto dalla storia dell&#8217;umanit\u00e0. Vivo a Milano, fino a ieri la pi\u00f9 evoluta, ricca e brillante citt\u00e0 d&#8217;Italia, una delle pi\u00f9 desiderabili al mondo. La citt\u00e0 della moda, del design, dell&#8217;Expo. La citt\u00e0 dell&#8217;aperitivo, che ha regalato al mondo il Negroni sbagliato e la happy hour e che oggi \u00e8 la capitale mondiale del Covid-19, il capoluogo della regione che da sola conta trentamila contagi accertati e tremila morti. Un tasso di letalit\u00e0 del 10 per cento, le bare accatastate davanti ai padiglioni degli ospedali, una pestilenza vaporosa che aleggia sulle guglie del suo Duomo come sulle citt\u00e0 maledette delle antiche tragedie greche. Le sirene delle ambulanze sono diventate la colonna sonora dei nostri giorni; le nostre notti sono tormentate da uomini adulti che frignano nel sonno: \u00abCosa c&#8217;\u00e8, ti senti bene?\u00bb; \u00abNiente, non \u00e8 niente, torna a dormire\u00bb. Migliaia dei loro amici, parenti, conoscenti tossiscono fino a sputare sangue, da soli, fuori da ogni statistica e da qualsiasi assistenza, nei letti dei loro monolocali arredati da architetti di grido.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Se, in questo istante, guardo fuori dalla finestra, vedo un povero minimarket gestito con ammirevole laboriosit\u00e0 da immigrati cingalesi. Fino a ieri era una singolare anomalia in questo quartiere semicentrale, e a suo modo elegante, una nota stonata. Oggi \u00e8 un luogo di pellegrinaggio. In coda per il pane davanti alle sue vetrine spoglie, vedo uomini e donne che fino a ieri lo disdegnavano perch\u00e9 sprovvisto della loro marca preferita di crusca. Sostano, sorretti dalla disciplina dello scoramento, a un metro di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro, al tempo stesso minacciosi e minacciati, con mascherine di fortuna, ricavate da brandelli di tessuto con il quale, fino a ieri, proteggevano le piante esotiche dei loro terrazzi, garze sfilacciate che pendono dai loro volti con la malinconia floscia di scampoli di un&#8217;epoca finita.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Vedo questi uomini e queste donne tristi, incongrui a loro stessi. Li guardo. Non ho nessuna intenzione di sminuirli o deriderli. Sono uomini e donne adulti eppure sopra le mascherine mostrano lo sguardo sgomento di bambini deprivati. Sono arrivati del tutto impreparati all&#8217;appuntamento con la loro storia eppure, proprio per questo motivo, sono donne e uomini coraggiosi. Hanno fatto parte del pezzetto di umanit\u00e0 pi\u00f9 agiato, protetto, longevo, meglio vestito, nutrito e curato che abbia mai calcato la faccia della terra e, adesso, giunti ai cinquant&#8217;anni, sono in coda per il pane. Il loro apprendistato alla vita \u00e8 stato un lungo apprendistato all&#8217;irrealt\u00e0 televisiva. Avevano vent&#8217;anni quando hanno assistito dal salotto di casa alla prima guerra in diretta televisiva della storia umana, trenta quando sono stati bersagliati attraverso gli schermi televisivi dal terrore mediatico, quaranta quando l&#8217;odissea dei dannati della terra \u00e8 approdata alle spiagge delle loro vacanze. Tutti appuntamenti fatidici che non potevano non mancare. Le grandi scene della loro esistenza si sono consumate in eventi mediatici, sono stati guerrieri da salotto, bagnanti sulle spiagge dei migranti, reduci traumatizzati da serate trascorse davanti alla tv. E ora sono in coda per il pane.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">La loro infanzia \u00e8 stata un manga giapponese, la loro giovinezza un party in piscina \u2014 ricordi? Era sabato sera e si andava a una festa; era sempre sabato sera e si andava sempre a una festa \u2014 la loro et\u00e0 adulta un tributo a una trinit\u00e0 insulsa e feroce: frenesia del lavoro, estasi dell&#8217;outlet, sublime da centro benessere. Hanno vissuto bene, meglio di chiunque altro, ma pi\u00f9 vivevano e pi\u00f9 erano inesperti della vita: mai conosciuto il morso della guerra, mai sfiorati dal sentimento tragico dell&#8217;esistenza, mai un interrogativo sul loro posto nell&#8217;universo. E adesso, a cinquant&#8217;anni, con i capelli gi\u00e0 bianchi, gli addomi prolassanti e l&#8217;ansia che impaccia i loro polmoni, sono in coda per il pane. Turisti compulsivi, hanno girato il mondo senza mai uscire di casa e adesso la loro casa segna per loro i confini del mondo; hanno sofferto quasi solo drammi interiori e adesso il dramma della storia li catapulta sulla linea del fuoco di una pandemia globale; hanno la casa al mare e il cellulare di ultima generazione eppure adesso sono in coda per il pane; hanno avuto pi\u00f9 cani che figli e adesso rischiano la vita per portare il loro barboncino a pisciare.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Li guardo dalla finestra del mio studio mentre scrivo. Li osservo mentre i decessi salgono a quattromila, mentre l&#8217;ascissa del contagio cresce esponenzialmente, mentre trattengo il respiro per non inalare l&#8217;aria del tempo. Li guardo e li compiango perch\u00e9 sono stati la generazione pi\u00f9 fortunata della storia umana ma, poi, gli \u00e8 toccato di vivere la fine del loro mondo proprio quando iniziavano a diventare troppo vecchi per sperare in un mondo a venire. Eppure dovranno farlo, lo faranno, ne sono sicuro. Dovranno immaginare il mondo che sono stati costretti a sperimentare in questi giorni: un mondo che s&#8217;interroghi su come educare i propri figli, su come preservare un&#8217;aria respirabile, su come prendersi cura di se stessi e degli altri. Un&#8217;epoca \u00e8 finita, un&#8217;altra comincer\u00e0. Domani. Oggi si sta in coda per il pane. Oggi i quotidiani titolano: resisti Milano! E Milano resiste. Getto un ultimo sguardo dalla finestra ai miei coetanei cinquantenni, ai miei concittadini milanesi, ai miei ragazzi improvvisamente invecchiati: quanto sono grandi e patetici con le loro scarpe da runner e le loro mascherine chirurgiche! Provo piet\u00e0, li comprendo, li compatisco. Fra pochi secondi sar\u00f2 in coda insieme a loro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Antonio Scurati<\/strong>, 24 Marzo 2020 &#8211; Corriere della Sera e Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014-<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Microtragedia in tre quadri, di FRANCO BUFFONI<\/strong> [puntuto e incisivo grido in versi]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Qui come tante Lady Macbeth<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">A lavarci le mani di continuo<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Coro: Non va via&#8230;Non va via&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Rimpiangendo cattedrali ripiene<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Di fedeli convinti al Te Deum<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Coro: Cos\u00ec sia&#8230;Cos\u00ec sia&#8230;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">E a scansarci nei supermercati<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Riforniti d&#8217;ogni bendidio<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Coro: Vada via&#8230;Vada via&#8230; [&#8230;]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Franco Buffoni<\/strong>, 12 Maggio 2020 &#8211; poesia.blog.rainews<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014-<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">-Papa Bergoglio e il vuoto di Piazza San Pietro.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Un&#8217;idea di Dio, fra cinema e sacro, di HELGA MARSALA<\/strong> [lucida\u00a0firma descrittiva della realt\u00e0]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">[&#8230;] Bergoglio \u00e8 solo, all&#8217;imbrunire, sotto una pioggia battente, tra le luci grigio-azzurre di una metropoli fantasma. Solo, dinanzi alla magniloquenza di una piazza implosa nel silenzio, mondata dai rumori, dal brusio, dall&#8217;ordinario accumulo di corpi e di preghiere, dalle idolatrie, dagli esercizi imperfetti di una fede che rassicura, dalla grammatica immutabile della venerazione. San Pietro come non si era visto mai. L&#8217;obelisco che collega al cielo. La strada di fronte, verso l&#8217;infinito. Una scenografia dalla potenza squarciante. L&#8217;immenso spazio sacro davanti alla Basilica \u00e8 pi\u00f9 vuoto di sempre, a confronto con la piccola sagoma bianca, immobile sul palco. Prega, il Papa, vicario di Cristo e messaggero di Dio, per un pianeta alle prese col pi\u00f9 violento dei nemici: il contagio virale. Invisibile, sconosciuto, subdolo, rapido, mortale. La pandemia mette in ginocchio il mondo, la Chiesa fa sentire la sua voce e la condensa in un&#8217;immagine che ambisce a interpretare la tragedia attuale, drammatizzata nella cornice sontuosa di un immutabile, religioso mainstream.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Inedita la scena di quest&#8217;omelia solitaria, al centro della gigantesca agor\u00e0 vaticana; e antichi i simboli, lo sfarzo, i significati e le figure, dall&#8217;ostensorio aureo allo sfavillio dei paramenti, dal crocefisso quattrocentesco della Chiesa di San Marcello \u2013 lo stesso che fu portato in processione per sconfiggere la peste nel 1522 \u2013 all&#8217;invocazione della Madonna Salus populi romani, fino al trigramma di San Bernardino, ricamato in oro sul bianco mantello papale, con le iniziali dell&#8217;espressione &#8220;Iesus Hominum Salvator&#8221;, incastonate nei 12 raggi (come i 12 apostoli) di un sole che scalda, salva, purifica, guarisce. [&#8230;]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Helga Marsala<\/strong>, 27 Marzo 2020 &#8211; Artribune<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">&#8211;<strong>Del cadere e rialzarsi, di VIVIAN LAMARQUE<\/strong> [delicato e gentile sussurro\u00a0lirico che dialoga col presente]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Era cos\u00ec pulito il cielo tutt&#8217;intorno<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">che strano dicevano dai rami<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u00e8 pi\u00f9 leggera l&#8217;aria e il nido meno nero.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma sotto cadevano vecchini come foglie<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">uno le sue gialle per paura nascondeva<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">le tingeva di verde le legava strette al ramo<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">come bambine spaventate a una grande mano.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">O infanzia nostra e del mondo, se cadevamo,<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">un cerotto un bacio e via ci rialzavamo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Le parole erano nuove, si baciavano in rima,<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">era il primo tempo, il tempo d&#8217;oro del Prima.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">(camminavamo, cammineremo, ci rialzeremo).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Vivian Lamarque<\/strong>, 23 Giugno 2020 &#8211; poesia.blog.rainews.it<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014-<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div id=\"attachment_46038\" style=\"width: 235px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8345.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-46038\" class=\"size-medium wp-image-46038\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8345-225x300.jpg\" alt=\"Piazza Duomo al tempo del Covid ph Simona Como Bersani\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8345-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8345-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/IMG_8345.jpg 832w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-46038\" class=\"wp-caption-text\">Piazza Duomo al tempo del Covid ph Simona Como Bersani<\/p><\/div>\n<p>&#8211;<strong>I Promessi Sposi &#8211; Capitolo XXXVII, di ALESSANDRO MANZONI<\/strong> [l&#8217;indimenticabile allegria di Renzo nei confronti della pioggia purificatrice]<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Appena infatti ebbe Renzo passata la soglia del lazzaretto [&#8230;] principi\u00f2 come una grandine di goccioloni radi e impetuosi [&#8230;] e prima che arrivasse alla viottola, la veniva gi\u00f9 a secchie. Renzo, invece d&#8217;inquietarsene, ci sguazzava dentro, se la godeva in quella rinfrescata, in quel sussur\u00eco, in quel brulichio dell&#8217;erbe e delle foglie, tremolanti, gocciolanti, rinverdite, lustre; metteva certi respironi lunghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come pi\u00f9 liberamente e pi\u00f9 vivamente quello che s&#8217;era fatto nel suo destino.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ma quanto pi\u00f9 schietto e intero sarebbe stato questo sentimento, se Renzo avesse potuto indovinare quel che si vide pochi giorni dopo: che quell&#8217;acqua portava via il contagio; che, dopo quella, il lazzeretto, se non era per restituire ai viventi tutti i viventi che conteneva, almeno non n&#8217;avrebbe pi\u00f9 ingoiati altri; che, tra una settimana, si vedrebbero riaperti usci e botteghe, non si parlerebbe quasi pi\u00f9 che di quarantina;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">e della peste non rimarrebbe se non qualche resticciolo qua e l\u00e0; quello strascico che un flagello lasciava sempre dietro a s\u00e9 per qualche tempo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Andava dunque il nostro viaggiatore allegramente, senza aver disegnato n\u00e9 dove, n\u00e9 come, n\u00e9 quando, n\u00e9 se avesse da fermarsi la notte, premuroso soltanto di portarsi avanti, d&#8217;arrivar presto al suo paese, di trovar con chi parlare, a chi raccontare, soprattutto di poter presto rimettersi in cammino&#8230; [&#8230;]<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><strong>Alessandro Manzoni,<\/strong> 1840-42<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014\u2014<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Passi scelti con grazia e consapevolezza, votati a trasformarsi in &#8220;righe buone&#8221; da rileggere pi\u00f9 e pi\u00f9 volte (<em>&#8220;Ci sono delle cose che io ho scelto perch\u00e9 sapevo che era giusto. Ho scovato la bellezza dove gli altri non la vedevano, o meglio non la vedevano ancora&#8221;<\/em>, diceva Franco Maria Ricci, acuto selezionatore della qualit\u00e0).<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Forse ora \u00e8 davvero il tempo di tenersi ben strette bussole capaci di guidarci verso i nostri propositi pi\u00f9 coraggiosi.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Con adeguati e sicuri modi, con limpidi e attenti sguardi, con ferma e indispensabile pazienza.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Con fiducia, soprattutto.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Grazie a Lia Sabbadini, ispiratrice, con quel che ha raccolto nel suo generoso e denso cahier, di questo articolo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta un circolo virtuoso si \u00e8 fatto riconoscere.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, perch\u00e9, come afferma Osho in un suo saggio famoso,<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><em>&#8220;Il mio messaggio \u00e8 molto semplice. Hai sentito parlare del circolo vizioso: una cosa porta a un&#8217;altra, e la seconda riporta alla prima, creando un circolo vizioso. Questo invece io lo definisco il circolo virtuoso: una cosa porta all&#8217;altra, e tu ti elevi sempre di pi\u00f9, sali a sempre maggiori altezze, a una sempre maggiore pienezza. La pi\u00f9 alta vetta che io possa concepire \u00e8 l&#8217;amore e la beatitudine uniti in una profonda armonia, che, lungi dall&#8217;interferire l&#8217;uno con l&#8217;altra, si arricchiscono a vicenda.&#8221;<\/em><\/div>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46029?pdf=46029\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Tutto ci\u00f2 che esiste intesse una relazione&#8230;&#8221; (Isabel Allende) Non \u00e8 cos\u00ec facile aprire un dono e provare una corrispondenza perfetta di sensazioni con ci\u00f2 che ci si trova tra le mani -come se il contenuto ci parlasse-. 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