{"id":46510,"date":"2021-05-04T13:06:54","date_gmt":"2021-05-04T11:06:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=46510"},"modified":"2021-06-21T18:20:30","modified_gmt":"2021-06-21T16:20:30","slug":"una-inclusione-storica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/una-inclusione-storica\/","title":{"rendered":"Una inclusione storica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gennaio 1953.<br \/>\nMostra Internazionale di Alta Moda a Firenze, la Quinta che il <strong>Marchese G. B. Giorgini<\/strong> programma a partire dalla storica data del 12 febbraio 1951 quando, presso la sua residenza privata di Villa Torrigiani, organizza la <strong>\u201cFirst Italian High Fashion Show\u201d.<\/strong> \u00a0La seconda sfilata si tiene nel luglio del 1951 nei saloni del \u201cGrand Hotel\u201d di Firenze; dal 1952, Giorgini predisporr\u00e0 due stagioni di sfilate all&#8217;anno di 5 giorni nella <strong>Sala Bianca di Palazzo Pitti<\/strong>, una a gennaio e l&#8217;altra a luglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cronaca del\u00a025 gennaio 1953 quarta giornata: il testo -purtroppo non abbiamo reperito la testata per cui \u00e8 scritto-, \u00e8 a firma di <strong>Flora Antonioni.<\/strong>\u00a0 L\u2019incipit dell\u2019articolo ha una osservazione interessante, cio\u00e8 che esistono tre modi di vedere una sfilata -concretamente quella a cui \u00e8 presente l\u2019autrice-, secondo tre prospettive di interessi diversi.<br \/>\nLa prospettiva dei compratori: \u00e8 la pi\u00f9 importante? Forse s\u00ec. L\u2019obiettivo primo della manifestazione, nella mens dell\u2019organizzatore e delle maison partecipanti, \u00e8 quello di conquistare i mercati stranieri: riuscire ad \u201cimporre\u201d una moda italiana come espressione di un gusto e di un mondo particolare che affondano le sue radici nel Rinascimento, quando prende vita il <strong>\u201cbello ben fatto\u201d<\/strong> a mano della tradizione artigianale e manifatturiera italiana. Storicamente sappiamo che questo obiettivo \u00e8 stato pienamente raggiunto perch\u00e9 da quelle sfilate inizia la scalata della Moda Italiana sui mercati stranieri, specialmente quello americano a cui gi\u00e0 d\u2019allora \u00e8 capace di presentare un prodotto di moda di elevata qualit\u00e0 a un prezzo competitivo, rispetto a quanto Parigi era in grado di offrire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scia di questa prima osservazione risulta interessante la prospettiva degli industriali descritta meglio, a nostro parere, nel tanto citato articolo di <strong>Oriana Fallaci<\/strong> sul numero 92 di Epoca del 2 agosto 1952. La Fallaci indica innanzi tutto i produttori di <em>\u201cquegli articoli di boutique, generi di esportazione tanto amati dagli americani\u201d,<\/em> chiamati da G.B. Giorgini a presentare le loro creazioni fin dalla \u201cFirst Italian High Fashion Show\u201d: Emilio Pucci, Mirsa, Bertoli e La Tessitrice dell&#8217;Isola. Poi rivolge l\u2019attenzione agli industriali tessili che con acume e preveggenza hanno fatto accordi con le case di moda perch\u00e9 gli abiti presentati utilizzassero i tessuti di una determinata ditta. La giornalista chiude le sue osservazioni affermando che finalmente<em> \u201csi \u00e8 capito che il problema della moda si risolve anzitutto col lancio dei tessuti\u201d<\/em>. In una cronaca del 30 gennaio del 53, ad altra firma ed altra testata, si ritorna su questa intuizione, sul fatto cio\u00e8 che &#8220;<em>i tessuti cos\u00ec originali, dai disegni e colori completamente nuovi hanno sicuramente ispirato i modellisti&#8221;<\/em> -\u00e8 ancora presto per parlare di stilisti-, ma ancora pi\u00f9 importante \u00e8 che <em>\u201channo dato ai compratori stranieri una chiara visione delle possibilit\u00e0 italiane anche in fatto di tessuti\u201d<\/em>. Come non individuare, anche se attraverso queste righe acerbe, gli albori di quello che sar\u00e0 il pr\u00eat-\u00e0-porter Made in Italy e il successo della filiera della moda italiana?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa dice Flora Antonioni cronista della giornata del 25 gennaio sui creatori? \u00c8 singolare che la sua analisi metta l\u2019accento non tanto su ci\u00f2 che si pu\u00f2 osservare sulla passerella, ma penetrando nel \u201cpiccolo mondo inquieto e inquietante del \u201cbox\u201d -equivalente del moderno backstage- che <em>\u201cinalbera il nome della propria casa come un vessillo\u201d<\/em> e dove si muovono <em>\u201dragazze che si chiamano col solo nome di battesimo come le regine\u201d.<\/em><br \/>\nE da qui si dipana una nuova prospettiva da cui seguire le giornate di questa <strong>Quinta Mostra Internazionale di Alta Moda<\/strong> a Firenze che nessuna cronista italiana o straniera tralascia: ed \u00e8 la presenza, per la prima volta su una passerella internazionale di Alta Moda, di una mannequin di colore <strong>Dolores Francine Rhiney<\/strong> preceduta solo da <strong>Dorothea Towles Church<\/strong> \u00a0che nel 1949 \u00a0a Parigi era stata ingaggiata una prima volta da Dior e poi sfiler\u00e0 anche per Elsa Schiapparelli e Pierre Balmain. La presenza di Dolores Francine a Firenze \u00e8 un fatto che potremmo dire storico, perch\u00e8 fece da apripista ad altre modelle di colore nel mondo della Moda fino ad oggi, quando su qualsiasi passerella c\u2019\u00e8 almeno una indossatrice nera. La descrizione che ne danno le nostre croniste forse ci fa sorridere, ma \u00e8 efficace a trasmetterci l\u2019impressione che ha prodotto la giovane mannequin: di origine haitiana, alta un metro e 72, ventidue anni, nera, nera come il carbone, lucente, movenze da gazzella, viso triste ma espressivo, una statuetta color cioccolata. La passerella per cui sfilava era quella di <strong>Vincenzo Ferdinandi<\/strong> che aveva conosciuto Dolores Francine negli Stati Uniti e aveva incontrato in Italia quando lei vi era approdata decisa a rimanervi e fare carriera, dal momento che pare fosse stata rifiutata dalle case di moda statunitensi perch\u00e9 il colore della sua pelle non sarebbe stata di gradimento alle signore dell\u2019aristocrazia americana.<br \/>\nSappiamo che la scelta del couturier\u00a0romano non fu ben accolta, anzi fortemente ostacolata da Giorgini che cedette solo di fronte al \u201cricatto\u201d di Ferdinandi di ritirarsi dalla manifestazione se Dolores Francine non avesse potuto presentare i suoi modelli. I timori di Giorgini di poter offendere le sensibilit\u00e0 europee non abituate a personaggi dalla pelle scura, ma forse anche di toccare un tema sensibile per i compratori statunitensi magari scalfiti da pregiudizi razziali, furono ampiamente smentiti dal successo che l\u2019indossatrice raccolse, anche se non fu fotografata sulla passerella in nessuna delle sue uscite -evidentemente\u00a0si tratt\u00f2 una indicazione categorica per i fotografi ricevuta dall&#8217;alto.<br \/>\nFu tale l\u2019entusiasmo che suscit\u00f2 nel pubblico, specialmente tra i compratori -quelli americani stupiti e divertiti-, da far scrivere a qualcuno (forse la stessa Fallaci) che quella di Ferdinandi fu una autentica e fortunata <strong>\u201ctrovata\u201d.<\/strong> Pi\u00f9 che una trovata \u2013 lo abbiamo gi\u00e0 segnalato nell\u2019articolo a lui dedicato su Imore<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/vincenzo-ferdinandi-un-omaggio-per-non-dimenticare\/\"> \u201cPer non dimenticare\u201d<\/a> &#8211; osiamo dire che quella di Ferdinandi fu innanzi tutto una<strong> intuizione creativa:<\/strong> i suoi tailleur quasi esclusivamente bianchi o dai colori pastello, si sarebbero giovati enormemente dal contrasto con una carnagione color cioccolato; rigorosi e severi nella loro seducente femminilit\u00e0, avrebbero avuto maggior impatto sul pubblico proprio grazie alle \u201cmovenze da gazzella\u201d dell\u2019indossatrice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gesto di Ferdinandi, che a lui cost\u00f2 un certo appartamento dal mondo della moda che ruotava intorno a Giorgini, fu coraggioso, frutto del suo anticonformismo, ma anche della sua chiaroveggenza. Aveva rotto per l\u2019Italia un tab\u00f9, aveva dato inizio alla pratica, oggi cos\u00ec in auge ma allora cos\u00ec sconosciuta, di inclusione di una modella nera accanto a modelle dalla carnagione chiara. Dalle testimonianze di ricordi di Ferdinando figlio di Vincenzo sappiamo che Francine fu chiamata dallo stesso Giorgini l\u2019anno dopo o il successivo, ancora a Firenze ad indossare costumi da bagno al Circolo del Golf e poi anche a Roma da Roberto Capucci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Dolores Francine sappiamo poco altro dopo il suo successo come indossatrice; si \u00e8 dedicata al cinema, vive ancora ed ha 92 anni.<\/p>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 33%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-46510 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail gallery1'><script type=\"text\/javascript\">\r\n\/\/ <![CDATA[\r\n\tjQuery(document).ready(function () {\r\n\t\tjQuery(\".gallery1 a\").attr(\"rel\",\"gallery1\");\t\r\n\t\tjQuery('a[rel=\"gallery1\"]').colorbox({maxWidth:\"95%\", maxHeight:\"95%\",title: function(){ return jQuery(this).children().attr(\"alt\"); }, });\r\n\t});\r\n\/\/ ]]>\r\n<\/script>\n<dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Art.It-291Dolores-MarieClaire.jpg\" title=\"Dolores Francine Rhiney abito di V. Ferdinandi - Marie Claire-courtesy archivio Ferdinandi\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Art.It-291Dolores-MarieClaire-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Dolores Francine Rhiney abito di V. Ferdinandi - Marie Claire-courtesy archivio Ferdinandi\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption46512\"><span class=\"imagecaption\">Dolores Francine Rhiney abito di V. Ferdinandi - Marie Claire-courtesy archivio Ferdinandi<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Dolores Francine Rhiney abito di V. Ferdinandi - Marie Claire-courtesy archivio Ferdinandi<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Art.Str-61-Dolores.jpg\" title=\"Dolores Francine Rhiney abito di V. 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