{"id":48646,"date":"2024-07-04T10:30:45","date_gmt":"2024-07-04T08:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=48646"},"modified":"2024-07-04T10:30:45","modified_gmt":"2024-07-04T08:30:45","slug":"la-poesia-del-tempo-rintocchi-di-bellezza-nel-cuore-di-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/la-poesia-del-tempo-rintocchi-di-bellezza-nel-cuore-di-milano\/","title":{"rendered":"La poesia del Tempo. Rintocchi di bellezza nel cuore di Milano."},"content":{"rendered":"<p>La pi\u00f9 importante collezione italiana di orologi si trova al Museo Poldi Pezzoli di Milano, dove \u00e8 stato messo a punto un allestimento all\u2019avanguardia tecnologica ed espositiva che risponde ai pi\u00f9 aggiornati standard di conservazione e di visibilit\u00e0 dei preziosi manufatti, offrendo una panoramica della storia dell&#8217;orologeria dal XVI al XX secolo. In effetti non \u00e8 da meno, per rilevanza storico-artistica, di alcuni musei europei dedicati esclusivamente all\u2019orologeria e pu\u00f2 competere con la collezione del British Museum di Londra.<\/p>\n<p>La Sala degli Orologi era stata impostata all\u2019inizio degli anni \u201970 per ospitare la prestigiosa raccolta donata da Bruno Falck, che andava ad aggiungersi ai 19 mirabili modelli acquisiti dal \u201cpadrone di casa\u201d Gian Giacomo Poldi Pezzoli. Col tempo, grazie ad ulteriori lasciti, si \u00e8 andato costituendo un patrimonio eccezionale che oggi vanta circa 500 esemplari. Ci piace menzionare, in particolare, i 200 e passa orologi solari e meridiane collezionati dal celebre architetto Piero Portaluppi, che approfondiremo pi\u00f9 avanti. Inoltre, sono presenti una settantina di chiavi di carica.<\/p>\n<p>Grazie a generosi mecenati (tra cui merita una citazione soprattutto Luigi Delle Piane), l\u2019autorevole sede museale negli ultimi anni \u00e8 andata accogliendo a rotazione mostre di prim\u2019ordine, con materiali sia interni sia esterni, che letteralmente permettono di viaggiare nel tempo e col tempo, visti gli oggetti protagonisti. Si tratta di un progetto che in verit\u00e0 mira a conservare lo spirito identitario del passato proiettandosi nel futuro, esaltando un luogo che, come afferm\u00f2 Patrick Heiniger, grande collezionista di orologi a cui \u00e8 stato dedicato il nuovo allestimento, deve essere <em>\u201cclassico e desiderabile, senza tempo, ma sempre al passo con il tempo\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tra i pezzi di maggior pregio esposti al Museo Poldi Pezzoli si annoverano i primi orologi da tavolo e da persona realizzati in epoca rinascimentale e poi curiosi automi tedeschi, orologi smaltati barocchi francesi, orologi notturni italiani e altri deliziosi segnatempo che vanno dal Settecento francese e inglese all\u2019Ottocento svizzero.<\/p>\n<p>Per trasmettere pienamente ai visitatori il fascino di questi orologi \u00e8 messa a disposizione anche una app <em>touch screen<\/em> che offre un approccio non solo educativo, ma anche emozionale, porgendone una visione a 360 gradi, macrofotografie dei particolari, filmati degli esemplari pi\u00f9 curiosi in funzione: ad esempio, \u00e8 possibile ammirare il <em>Carro di Diana<\/em> (un meraviglioso automa tedesco del 1610) che procede al giusto ritmo, la sveglia a candela che si carica come una pistola, l\u2019orologio che si illumina al buio, oppure ascoltare il suono del \u201crobot\u201d barocco che batte le ore con il tallone. In realt\u00e0, le nuove tecnologie si rivelano essere sempre pi\u00f9 un efficace ausilio per valorizzare i pezzi da museo, scongiurando il rischio che sembrino delle mere \u201cnature morte\u201d. Basti pensare che a Londra, per preservare dal logorio meccanico le storiche pendole della Wallace Collection, il classico ticchettio viene originato da una registrazione digitale (mentre gli antichi meccanismi \u201criposano\u201d).<\/p>\n<p>Tra gli esemplari pi\u00f9 significativi si distingue l&#8217;orologio di Jacques Goullons, realizzato a Parigi nel 1650-1660, la cui cassa miniata da Robert Vauquer riprende scene dall\u2019affresco della Battaglia di Costantino contro Massenzio, eseguito da Giulio Romano nelle Stanze Vaticane. Si tratta di un pezzo di grande virtuosismo tecnico e decorativo. Sono rappresentati al Poldi Pezzoli anche molti orologiai che hanno fatto la storia come Abraham Louis Breguet (1742-1823), il pi\u00f9 innovativo costruttore di segnatempo della sua epoca anche dal punto di vista della ricerca estetica, di cui \u00e8 esposto un avveniristico orologio a ricarica automatica del 1785. Non a caso tra i suoi estimatori c\u2019era Napoleone Bonaparte. Tra i modelli pi\u00f9 rari e bizzarri vi sono poi il Lover&#8217;s eye (destinato a un amante segreto) o quello universale \u00e0 remontoir di inizio &#8216;900, che segna simultaneamente l&#8217;ora di 43 citt\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>Emblemi della complessit\u00e0 per eccellenza, gli orologi sono strumenti in cui la perfezione tecnico-scientifica e l\u2019optimum dell\u2019artigianato orafo si devono coniugare armoniosamente, per offrire capolavori assoluti\u2026 paradossalmente senza tempo. Quello scrigno che \u00e8 il Poldi Pezzoli ce li mostra in tutto il loro valore e ce li declina in tutti i loro valori, consentendo ai visitatori anche una riflessione filosofico-antropologica sul tempo e sul suo fluire.<\/p>\n<p>Un focus meritano, infine, gli orologi solari portatili che costituiscono la pregiata collezione del grande architetto milanese Piero Portaluppi (1888-1967), progettista tra l\u2019altro del Planetario Hoepli, appassionato di astri e di cose belle di questo mondo, che amava raccogliere tra le mura della sua elegante Casa degli Atellani.<\/p>\n<p>Donati al Museo Poldi Pezzoli, 200 di questi poetici segnatempo sono esposti in una sezione ad hoc, dove spicca un raro orologio solare in avorio a forma di navicella (chiamato<em> Navicula de Venetiis<\/em>), probabilmente fabbricato nella prima met\u00e0 del XVI secolo per la casa reale di Francia (una volta all\u2019albero della barchetta era appeso un filo con una perla mobile che indicava l\u2019ora sulla stiva).<\/p>\n<p>Tra gli altri oggetti curiosi presenti nelle teche museali vi sono piccoli orologi portatili a forma di libro o inseriti in un anello, in un cuore, in una scatolina per gli aghi, in una pantofola, in una ghianda, in un cappello, in un\u2019arpa, in una penna, in uno scarabeo, in un occhialino e via fantasticando.<\/p>\n<p>Ricordiamo che gli orologi solari sono privi di meccanismi e di lancette, non hanno bisogno di essere caricati e per funzionare necessitano soltanto del Sole.<\/p>\n<p>Definiti anche \u201cmeridiane portatili\u201d, questi creativi gioielli sono presenti in Europa sin dall&#8217;antichit\u00e0 ed hanno conosciuto la loro massima diffusione tra il \u2018500 e l\u2019800.<\/p>\n<p>Dapprima l\u2019orologio portatile era usato in sostituzione o in abbinamento all&#8217;orologio meccanico (molto costoso e non sempre affidabile); in seguito, con i progressi della meccanica e la produzione a costi sempre pi\u00f9 competitivi, il segnatempo solare and\u00f2 perdendo importanza fino quasi a scomparire all&#8217;inizio del \u2018900.<\/p>\n<p>Ne esistono diversi tipi: la maggior parte presenta l\u2019asta (detta gnomone) rivolta verso il Polo Nord celeste e utilizza per la misurazione dell&#8217;ora l&#8217;angolo orario che il Sole determina nel suo movimento apparente attorno all&#8217;asse terrestre (360 gradi in 24 ore). Altre meridiane impiegano invece l&#8217;altezza dell\u2019astro oppure l&#8217;azimut (l&#8217;angolo formato dal piano verticale passante per un astro con il piano meridiano del luogo d&#8217;osservazione).<\/p>\n<p>I sistemi orari su cui si basa l\u2019efficacia degli orologi solari sono generalmente due: quello delle cosiddette ore italiche, in auge in Italia e nei Paesi latini, che prevedeva l\u2019inizio del giorno al tramonto e la fine 24 ore dopo; e quello delle ore francesi o oltramontane (utilizzato al di l\u00e0 delle Alpi), in uso nel resto dell&#8217;Europa, con il giorno che iniziava e terminava a mezzanotte, come avviene oggi.<\/p>\n<p>Il vero tempo solare di un luogo \u00e8 diverso da quello segnato dai nostri attuali orologi meccanici (ossia quello del meridiano medio del fuso orario dell&#8217;Europa Centrale) e ci\u00f2 avviene sostanzialmente per tre motivi:<\/p>\n<ul>\n<li>la differenza fra il tempo vero e quello medio, imputabile principalmente alla diversa velocit\u00e0 del pianeta Terra nel percorrere la sua orbita ellittica attorno al Sole nei vari periodi dell&#8217;anno (variabile entro un massimo di 15 minuti primi);<\/li>\n<li>la differenza fra il tempo vero solare locale corrispondente ad un meridiano di riferimento (per il fuso dell&#8217;Europa Centrale \u00e8 quello che passa per l&#8217;Etna) e il meridiano che passa per il luogo di calcolo dell&#8217;orologio solare (vale 4 minuti primi per ogni grado di differenza delle longitudini dei suddetti due meridiani);<\/li>\n<li>l&#8217;ora legale nel periodo estivo in cui essa \u00e8 vigente. Per noi del Terzo Millennio il tempo ha forse perso l\u2019aura poetica preziosa che coglieva in esso Portaluppi, ma \u201cpu\u00f2 darsi che fra cent\u2019anni, in regime di meridiane, questo segnacolo diventi l\u2019orologio e che l\u2019architetto Piero senza averlo voluto appaia essere stato l\u2019annunziatore di tempi nuovi, il Battista dell\u2019ultima Rivoluzione, quella che ci riporti alla serenit\u00e0\u201d (cos\u00ec scriveva Marco Ramperti nel 1921).<\/li>\n<\/ul>\n\r\n\t\t<style type='text\/css'>\r\n\t\t\t#gallery-1 {\r\n\t\t\t\tmargin: auto;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\r\n\t\t\t\tfloat: left;\r\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\r\n\t\t\t\ttext-align: center;\r\n\t\t\t\twidth: 25%;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 img {\r\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\r\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\r\n\t\t\t}\r\n\t\t<\/style>\r\n\t\t<!-- see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php -->\n\t\t<div id='gallery-1' 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Pezzoli<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><br style=\"clear: both\" \/><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/download.jpg\" title=\"Orologi al museo Poldi Pezzoli\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/download-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" alt=\"Orologi al museo Poldi Pezzoli\" \/><\/a>\r\n<\/dt><dd class=\"gallery-caption\" id=\"caption48653\"><span class=\"imagecaption\">Orologi al museo Poldi Pezzoli<\/span><br \/>\n<span class=\"imagedescription\">Orologi al museo Poldi Pezzoli<\/span><br \/>\n<\/dd><\/dl><dl class=\"gallery-item\">\n<dt class=\"gallery-icon\">\r\n<a href=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/images.jpg\" title=\"Orologi al museo Poldi Pezzoli\" rel=\"gallery1\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" 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