{"id":50804,"date":"2026-01-20T13:03:53","date_gmt":"2026-01-20T11:03:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=50804"},"modified":"2026-01-20T13:09:04","modified_gmt":"2026-01-20T11:09:04","slug":"addio-allultimo-imperatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/addio-allultimo-imperatore\/","title":{"rendered":"Addio all&#8217;ultimo Imperatore"},"content":{"rendered":"\n<p>Lo stilista che seppe portare la moda classica nell\u2019eleganza della quotidianit\u00e0, elevando il colore rosso alle massime vette dell\u2019espressivit\u00e0 e del fascino, facendo leva sulla purezza del design e sulla semplicit\u00e0 della bellezza, esaltando lo charme poetico di abiti sartoriali fabbricati da magiche <em>petites mains<\/em>, ci ha lasciato il 19 gennaio. Ma forse non per davvero e non per sempre, dato che le sue straordinarie creazioni e idee restano e continuano ad ispirare splendori. Nei guardaroba delle donne meglio vestite al mondo, negli atelier, archivi e musei di tutto il mondo, ma soprattutto nell\u2019immaginario collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Valentino Garavani<\/strong> era nato a Voghera, in provincia di Pavia, l\u201911 maggio 1932 in una famiglia di commercianti di generi elettrici, e sin da piccolo fu attratto dal mondo fashion, forse per influenza di sua zia Rosa che era negoziante di passamanerie.<\/p>\n\n\n\n<p>Giovanissimo frequent\u00f2 un corso da figurinista a Milano, poi impar\u00f2 il francese e a 17 anni si trasfer\u00ec a Parigi per studiare all<strong>\u2019\u00c9cole des Beaux-Arts e alla Chambre Syndicale de la Couture Parisienne<\/strong>, per approdare infine nell\u2019azienda di alta moda<strong> Jacques Dess\u00e8s<\/strong>, dove rimase per cinque anni; in seguito, per altri due lavor\u00f2 da <strong>Guy Laroche<\/strong>, quindi torn\u00f2 in Italia nel 1959 per avviare un\u2019attivit\u00e0 in proprio grazie al sostegno economico della famiglia e di un socio del padre.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo atelier fu aperto nella prestigiosa via Condotti, a Roma, dove Valentino realizz\u00f2 la prima collezione, in cui era gi\u00e0 presente quello che sarebbe diventato un\u2019icona stilistica: il vestito rosso. Battezzato \u201cFiesta\u201d, era realizzato in tulle rosso brillante, senza spalline e di media lunghezza (qualche decennio dopo, nel 2004, venne indossato da Jennifer Aniston alla prima del film \u201c\u2026 e alla fine arriva Polly\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Un abito rosso non manc\u00f2 mai da allora in ogni sua collezione, al punto che Pantone registr\u00f2 persino la tonalit\u00e0 denominata<strong> \u201cRosso Valentino\u201d<\/strong> (2035 UP). Lo stesso Valentino amava raccontare che la passione per questo colore gli deriv\u00f2 da una serata all\u2019Opera di Barcellona in cui pot\u00e9 osservare una raffinata signora dai capelli grigi con indosso un abito di velluto rosso che la faceva risplendere di charme.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli inizi professionali del nostro couturier non furono particolarmente felici se \u00e8 vero che riusc\u00ec a vendere solo pochi lussuosi capi e il partner del padre si ritir\u00f2 dal business, ma ogni problema nasconde un\u2019opportunit\u00e0 e questa fu rappresentata da <strong>Giancarlo Giammetti<\/strong>, che Valentino conobbe di l\u00ec a poco e che divenne suo socio negli affari e compagno nella vita. Il legame con Giammetti gli permise non solo di potersi concentrare sulla creazione, ma anche di poter contare su una base finanziaria solida per realizzare i suoi progetti, facendosi conoscere e apprezzare dai VIP del tempo, a cominciare dall\u2019attrice Liz Taylor, allora a Roma per girare \u201cCleopatra\u201d, che divenne sua cliente e lo rester\u00e0 per tutta la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La consacrazione oltreoceano Valentino la raggiunse nei primi anni \u201960, dopo la prima sfilata di haute couture a Palazzo Pitti a Firenze, che impression\u00f2 molto i buyer americani, in ammirazione dei vestiti da sera e degli abiti stretti in vita con le spalle larghe e la gonna a tubino.<br><br>Nel 1964, in occasione della collezione haute couture presentata a New York, Valentino fece uno degli incontri fondamentali della sua vita, trovando una cliente, un\u2019amica e una musa in <strong>Jacqueline Kennedy<\/strong>, da poco vedova del Presidente JFK, la quale compr\u00f2 da lui 6 abiti in bianco e nero, da indossare durante l\u2019anno di lutto. In seguito, per anni l\u2019ex-First Lady si vest\u00ec quasi solo in Valentino, incluso l\u2019abito in pizzo avorio sfoggiato nel 1968 per il suo secondo matrimonio, che com\u2019\u00e8 noto si celebr\u00f2 con l\u2019armatore greco Aristotele Onassis. Quell\u2019abito apparteneva ad una delle collezioni pi\u00f9 famose (e costose) di Valentino, che comprendeva solo abiti bianchi, avorio e beige, prodotti con tessuti che costavano anche 2.000 dollari al metro: una sfilata che rese lo stilista un mito planetario.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1969 poi present\u00f2 il suo celebre logo con le iniziali e il primo negozio a Milano, seguito nel 1970 da quelli di New York e Roma. Le sue clienti, intanto, si facevano sempre pi\u00f9 numerose e sempre pi\u00f9 esigenti, appartenenti alla sofisticata high society di ogni continente, da sovrane a mogli di Capi di Stato, da star hollywoodiane a ereditiere, da aristocratiche a capitane d\u2019industria.<\/p>\n\n\n\n<p>Se negli anni \u201970 e \u201980 il brand si rivolse anche ad altre fette di pubblico in ottica commerciale, lo si dovette in particolare a Giammetti, il quale intu\u00ec le opportunit\u00e0 che potevano dischiudersi con il lancio di linee pr\u00eat-\u00e0-porter e per giovani, nonch\u00e9 di fragranze e accessori. La concessione di licenze poi garant\u00ec una notevole solidit\u00e0 finanziaria alla maison.<\/p>\n\n\n\n<p>Valentino era ormai entrato nella leggenda mondiale, tanto che persino <strong>Andy Wahrol <\/strong>gli dedic\u00f2 uno dei suoi celebri ritratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le dive che nei rutilanti anni \u201980 seppero meglio interpretare gli abiti di Valentino, restando indimenticabili nell\u2019immaginario collettivo, vi furono Jane Fonda, Brooke Shields, Jessica Lange, Mercedes Ruehl, Elizabeth Taylor, Susan Sarandon, Jennifer Garner, Nicole Kidman, Kate Winslet, Sophia Loren, Julia Roberts, Anne Hathaway.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019avanzare dell\u2019et\u00e0, e con l\u2019arrivo di proposte economiche sempre pi\u00f9 allettanti, Valentino e Giammetti decisero di vendere l\u2019azienda nel 1998: lo fecero, per circa 300 milioni di dollari, cedendola al gruppo HdP (di cui era co-proprietario Gianni Agnelli, assai critico comunque dello stile di vita faraonico dello stilista), poi al gruppo Marzotto Apparel per 210 milioni di dollari nel 2002, senza che Valentino tuttavia lasciasse mai la direzione creativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2006 il Presidente della Repubblica Francese Jacques Chirac gli confer\u00ec la prestigiosa<strong> Legion d\u2019Onore,<\/strong> il pi\u00f9 alto riconoscimento transalpino. Quell\u2019anno, dopo una grandiosa sfilata a Roma all\u2019Ara Pacis con cui celebrava i 45 anni di carriera, lo stilista annunci\u00f2 che avrebbe lasciato il timone creativo dell\u2019azienda ad Alessandra Facchinetti (ex-Gucci). Di l\u00ec a poco usc\u00ec anche il raffinato documentario \u201cValentino: The Last Emperor\u201d diretto da Matt Tyrnauer, che narrava in modo schietto l\u2019ultima fase del percorso professionale del grande couturier.<\/p>\n\n\n\n<p>Le vicende successive del brand Valentino sono storia recente, con il passaggio dell\u2019ufficio stile nelle abili mani di<strong> Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli<\/strong>, che seppero garantire continuit\u00e0 e successo di vendite (si pensi alla scarpa Rockstud e alla omonima borsa con le loro borchiette quadrate, ad altissimo gradimento di pubblico).<\/p>\n\n\n\n<p>La fortuna del brand fu confermata anche quando Chiuri pass\u00f2 a Dior e Piccioli rimase solo alla direzione creativa, un ambito in cui diede vita a pezzi memorabili come il cappotto rosa con l\u2019orlo tagliato a vivo indossato su morbidi pantaloni in raso rosa e sandali bassi, capaci di emozionare e di offrire saggi di puro design facili da indossare e di grande impatto estetico. Per non parlare dell\u2019introduzione in Pantone di un nuovo colore divenuto un must: il <strong>\u201crosa Valentino\u201d<\/strong> appunto (Pink PP by Valentino). Da sottolineare anche l\u2019attenzione di Piccioli per i valori della diversity e inclusivity, cos\u00ec come la sua valorizzazione del lavoro sartoriale delle <em>petites mains<\/em> e la sua sensibilit\u00e0 per la comunicazione omnichannel.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2012 Valentino fu acquisita dal fondo sovrano emiratino Qatar Mayhoola, che poi del 2023 ne rivendette il 30% al gruppo di lusso francese Kering, con la prospettiva di un controllo totale del marchio entro il 2028.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2024, infine, con l\u2019uscita di Piccioli, \u00e8 subentrato allo stile <strong>Alessandro Michele<\/strong> che, smentendo qualche timore della vigilia, ha saputo capitalizzare la lezione del Maestro Valentino attingendo al suo archivio, senza comunque trascurare il suo gusto personale, contribuendo cos\u00ec a rinnovamento progressivo della maison.<\/p>\n\n\n\n<p>Valentino non \u00e8 rimasto a guardare nel frattempo e non ha mai mancato di dire la sua, elargendo la propria \u201cbenedizione stilistica\u201d a chi si \u00e8 succeduto nelle stanze della creativit\u00e0. L\u2019immagine con cui ci piace ricordarlo e salutarlo \u00e8 quella dei dieci minuti di applauso che suscit\u00f2 durante una sfilata quando il pubblico vide come egli aveva reinventato i fiocchi, in omaggio alla femminilit\u00e0 pura. Con lui se ne \u00e8 dunque andato un Maestro sommo della tecnica e del modo in cui ha trasformato le sue capacit\u00e0 sartoriali in una stella polare che tuttora guida la rotta pi\u00f9 sicura nel mare della moda. Gli applausi continuano\u2026<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-4 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"375\" data-id=\"50809\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentino-con-le-modeller.jpeg\" alt=\"Valentino con le modelle\" class=\"wp-image-50809\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentino-con-le-modeller.jpeg 500w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentino-con-le-modeller-300x225.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Valentino con le modelle<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"465\" height=\"700\" data-id=\"50811\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentino-mostra-Londra-2012.jpg\" alt=\"Valentino - Mostra a Londra 2012\" class=\"wp-image-50811\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentino-mostra-Londra-2012.jpg 465w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentino-mostra-Londra-2012-199x300.jpg 199w\" sizes=\"(max-width: 465px) 100vw, 465px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Valentino &#8211; Mostra a Londra 2012<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"467\" height=\"700\" data-id=\"50813\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentinomostra-Londra-2012.jpg\" alt=\"Valentino - Mostra a Londra 2012\" class=\"wp-image-50813\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentinomostra-Londra-2012.jpg 467w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/valentinomostra-Londra-2012-200x300.jpg 200w\" sizes=\"(max-width: 467px) 100vw, 467px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Valentino &#8211; Mostra a Londra 2012<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" data-id=\"50810\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/Valentino-Garavani@Keystone.AP-photo.Alessandra-Tarantino-1024x576.jpeg\" alt=\"Valentino Garavani@Keystone.AP photo.Alessandra Tarantino\" class=\"wp-image-50810\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Valentino Garavani@Keystone.AP photo.Alessandra Tarantino<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50804?pdf=50804\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo stilista che seppe portare la moda classica nell\u2019eleganza della quotidianit\u00e0, elevando il colore rosso alle massime vette dell\u2019espressivit\u00e0 e del fascino, facendo leva sulla purezza del design e sulla semplicit\u00e0 della bellezza, esaltando lo charme poetico di abiti sartoriali fabbricati da magiche petites mains, ci ha lasciato il 19 gennaio. 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