{"id":50816,"date":"2026-01-22T13:06:24","date_gmt":"2026-01-22T11:06:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=50816"},"modified":"2026-01-22T16:14:17","modified_gmt":"2026-01-22T14:14:17","slug":"cosa-si-intende-per-archeologia-della-moda-un-testo-di-sofia-gnoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/cosa-si-intende-per-archeologia-della-moda-un-testo-di-sofia-gnoli\/","title":{"rendered":"&#8220;Archeologia della moda&#8221;. Un testo di Sofia Gnoli"},"content":{"rendered":"\n<p>Il saggio appena uscito <strong>&#8220;Archeologia della moda\u201d <\/strong>di <strong>Sofia Gnoli<\/strong>, professore associato all\u2019Universit\u00e0 IULM di Milano, dove insegna Storia e cultura della moda, Sociologia degli eventi e Archivi delle industrie creative, avrebbe potuto essere pi\u00f9 esaustivo, lascia un po\u2019 con il desiderio di saperne di pi\u00f9, ma forse ci\u00f2 pu\u00f2 rappresentare uno stimolo all\u2019approfondimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 non toglie che il testo abbia il suo valore per comprendere un tema che ultimamente sta segnando un importante quadro di riferimento per i brand di lusso specialmente per quelli, e sono tanti ultimamente, che stanno sperimentando un cambio di guida nell\u2019ufficio stile, oppure quelli che svolgendo una storia lontana oramai dal fondatore faticano a mantenere l\u2019identit\u00e0 del marchio, il successo degli inizi; un tema essenziale per quelle holding che investono per far rivivere storiche maison di moda.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo capitolo del testo \u00e8 quello essenziale per comprendere i fenomeni che l\u2019autrice esamina nel corso dello svolgimento della sua ricerca: \u201cIl valore strategico del passato\u201d. Il concetto di\u00a0<em><strong>Heritage<\/strong><\/em> cio\u00e8 dell\u2019eredit\u00e0 culturale del marchio ha assunto un&#8217;importanza crescente, dal punto di vista creativo in quanto in fonte di ispirazione e di reinterpretazione o attualizzazione del capo attraverso un approccio diverso e pi\u00f9 moderno. Il lavoro di attualizzazione per\u00f2 deve mantenere la riconoscibilit\u00e0 del brand, fattore che \u00e8 assorbito dai nuovi direttori creativi proprio attraverso l\u2019assimilazione dell\u2019<strong><em>Heritage<\/em><\/strong> del marchio. Da non trascurare inoltre le ripercussioni dal punto di vista economico, perch\u00e9 vendere un articolo con una storia \u00e8 pi\u00f9 facile che venderne uno senza.<\/p>\n\n\n\n<p>Parlare e studiare il passato all\u2019interno del mondo della Moda sembrerebbe un controsenso in quanto il segno distintivo della Moda, il suo carattere di evento segnato dalla modernit\u00e0 \u00e8 la rottura con il passato, la soppressione della tradizione. Il principio della moda \u00e8 il nuovo, la moda si definisce per ci\u00f2 che \u00e8 nuovo; un fenomeno si afferma come moda solo se \u00e8 nuovo. Come diceva <strong>Roland Barthes <\/strong>nel suo testo <strong>\u2018Il sistema della moda\u2019:<\/strong> <em>\u201cOgni nuova moda \u00e8 il rifiuto di ereditare, sovvertimento contro l\u2019oppressione della vecchia moda\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il testo di Sofia Gnoli ci dice qualcosa di diverso e cio\u00e8 che oggi \u00e8 molto importante per il futuro dei brand, per rafforzarne l\u2019identit\u00e0 e il prestigio, riagganciarsi al proprio Heritage, alle sue origini, alla visione iniziale che poi viene svolta nel tempo della vita del brand.&nbsp;<br>Questo fatto comunque evidenzia ancora una volta il legame che esiste tra moda e cultura dell\u2019epoca. E\u2019 un dato evidente nella cultura che stiamo vivendo, che man mano che ci si allontana temporalmente dal 68, momento culmine del rifiuto del passato, e nonostante l\u2019affermarsi della globalizzazione, si \u00e8 andato riscoprendo l\u2019importanza del passato, delle proprie radici culturali, la necessit\u00e0 &nbsp;di mantenere e conservare le tradizioni. Ne fanno fede, proprio nel tempo in cui viviamo, lo sforzo per mantenere le tradizioni artigianali di ogni Paese; accanto a questo si sviluppa il gusto per il collezionismo, per il vintage. Si cerca di preservare prodotti della cultura passata anche creando appositi musei, o raggruppando il materiale in esposizioni temporali, mostre e quanto altro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo di cui parliamo, dopo il focus sull\u2019importanza che riveste oggi l\u2019Heritage, l\u2019anima storica di un marchio di moda che ne rafforza oggi il prestigio e ne alimenta la desiderabilit\u00e0, segnala le conseguenze di questo atteggiamento. Si assiste ad una rivalutazione significativa degli archivi storici di ogni azienda, fonte di studio per nuove sfide creative in un equilibrio tra tradizione e innovazione: mantenere la cifra stilistica del brand perch\u00e9 sia riconoscibile (\u00e8 la tradizione), ma rinnovando e modernizzando il prodotto (\u00e8 il segno del nuovo che la moda esige). La creazione di musei esclusivi del marchio, anticipata dalla presenza di abiti iconici nei musei; la creazione di Fondazioni per la conservazione e valorizzazione del patrimonio custodito dalla Fondazione stessa e per far conoscere la figura del fondatore; le mostre dedicate ad aspetti specifici della produzione del brand o della creativit\u00e0 del fondatore e dei successivi direttori creativi;&nbsp; la comparsa di collezionisti di abiti, che alimentano il mercato del vintage; i prestiti degli abiti a personalit\u00e0 che hanno spesso indossato abiti vintage della maison: sono tutti eventi che rivelano l\u2019importanza che oggi si d\u00e0 alla storia dei marchi di lusso. Il testo offre esempi di realizzazione di questi eventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella narrazione della Gnoli spiccano il riferimento anche ad alcuni personaggi che hanno fatto la storia della moda lavorando per creare &nbsp;&nbsp;e &nbsp;mantenere &nbsp;la memoria di marchi: Cecil Beaton, Diana Vreeland, Anna Piaggi, Umberto Tirelli che la Gnoli definisce archeologo della moda e Quinto Tinarelli, Vittorio Accornero per il suo lavoro per Gucci, e altri.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo si chiude con un elenco di archivi, fondazioni e musei privati e un secondo elenco di Archivi e musei Pubblici e istituzionali alcuni di grande importanza e fama internazionale.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/50816?pdf=50816\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il saggio appena uscito &#8220;Archeologia della moda\u201d di Sofia Gnoli, professore associato all\u2019Universit\u00e0 IULM di Milano, dove insegna Storia e cultura della moda, Sociologia degli eventi e Archivi delle industrie creative, avrebbe potuto essere pi\u00f9 esaustivo, lascia un po\u2019 con il desiderio di saperne di pi\u00f9, ma forse ci\u00f2 pu\u00f2 rappresentare uno stimolo all\u2019approfondimento. 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