{"id":51030,"date":"2026-04-03T11:11:02","date_gmt":"2026-04-03T09:11:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=51030"},"modified":"2026-04-05T11:35:43","modified_gmt":"2026-04-05T09:35:43","slug":"londra-accoglie-elsa-schiapparelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/londra-accoglie-elsa-schiapparelli\/","title":{"rendered":"Londra accoglie Elsa Schiapparelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Intitolata<strong>&nbsp;\u201c<em>Schiaparelli: Fashion Becomes Art<\/em>\u201d<\/strong> il&nbsp;<strong>28 marzo 2026<\/strong>, e fino all\u20198 novembre del 2026 il&nbsp;<strong>Victoria &amp; Albert Museum<\/strong>&nbsp;di Londra accoglie una mostra interamente dedicata a&nbsp;<strong>Elsa Schiaparelli.<\/strong> Non si tratta di una \u201cprima\u201d assoluta perch\u00e9 preceduta da altre retrospettive ugualmente significative della stilista italiana, ma naturalizzata francese.<br><strong>\u201cShocking! The Art and Fashion of Elsa Schiapparelli\u201d<\/strong>, viene presentata negli Stati Uniti al<strong> Philadelphia Museum of Art<\/strong> dal 23 settembre 2003 al 4 gennaio 2004 e successivamente \u00e8 portata a Parigi dal 17 marzo al 29 agosto del 2004 &nbsp;dal titolo generico <strong>\u201cElsa Schiapparelli\u201d<\/strong> presso il <strong>Mus\u00e9e des Arts D\u00e9coratifs (MAD)<\/strong>. Le due mostre condividono lo stesso ricco catalogo, esaustivo per quando riguarda la vita e la produzione della stilista.<br>Il <strong>MAD<\/strong> parigino le dedica una seconda grande esposizione, <strong>\u201c<em>Shocking! Les Mondes surr\u00e9alistes d\u2019Elsa Schiaparelli<\/em>\u201d <\/strong>(dal 6\/7\/2022 al 22\/1\/23). La retrospettiva \u00e8 stata inaugurata in occasione della sfilata Haute Couture Autunno-Inverno 2022 di Schiaparelli, realizzata dall\u2019attuale direttore creativo <strong>Daniel Roseberry<\/strong>. Si proponeva di evidenziare come la carriera della stilista si costruisca grazie alla collaborazione con gli artisti del Movimento Surrealista, cui \u00e8 legata da una profonda affinit\u00e0\u0300. La stessa Schiapparelli scriveva nella sua autobiografia <strong>\u201cShocking life\u201d:<\/strong> \u201c<em>Lavorare con artisti come B\u00e9b\u00e9 B\u00e9rard, Jean Cocteau, Salvador Dal\u00ed, Vert\u00e8s e Van Dongen e fotografi come Hoyningen-Huene, Horst, Cecil Beaton e Man Ray era esaltante. Mi sentivo aiutata, incoraggiata, al di l\u00e0 della realt\u00e0\u0300 materiale e noiosa che \u00e8 la fabbricazione di un oggetto da vendere<\/em>\u201d. Cos\u00ec, spinta da una costante ricerca verso la dimensione del meraviglioso e del sorprendente, e incoraggiata da questi contatti, specialmente dal genio di Salvador Dal\u00ec, le creazioni della stilista vanno oltre l\u2019idea del bello, nascono dal far proprio le basi del movimento surrealista che mira a liberare la creativit\u00e0 esplorando l&#8217;inconscio, il sogno, l&#8217;irrazionale. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esposizione di Filadelfia del 2004 e quella di Londra 2026 gi\u00e0 nel titolo evidenziano l\u2019intento dei curatori di sottolineare i forti legami del lavoro della Schiapparelli con l\u2019arte del \u2018900 evidenziando quindi come sia stata una figura centrale dell&#8217;avanguardia artistica di quel tempo: il riferimento costante \u00e8 il suo legame con il<strong> surrealismo di Salvator Dal\u00ec,<\/strong> il cubismo, e anche il dadaismo.<br>Meno evidente \u00e8 il suo contatto con il Futurismo, prima avanguardia storica europea del Novecento, fondata ufficialmente da Filippo Tommaso Marinetti quando pubblica il <em>Manifesto<\/em> su <em>Le Figaro<\/em> il 20 febbraio 1909, con l&#8217;obiettivo di rivoluzionare l&#8217;arte, la letteratura e il costume. \u00a0Il Futurismo rimane in lei come sottofondo e non come ispirazione immediata e visibile nella realizzazione dei suoi abiti. <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>\u2018Per me, disegnare abiti non \u00e8 una professione, ma un&#8217;arte.&#8217; <\/em><\/strong><br>Questa affermazione pu\u00f2 essere riportata come il punto centrale di contatto della Schiapparelli con il <strong>Futurismo<\/strong>, perch\u00e9 possiamo allacciarla alla visione Futurista dell\u2019abito\/l\u2019abbigliamento come opera d\u2019arte. Nel &#8220;<strong>Manifesto Futurista della Moda Femminile<\/strong>&#8221; elaborato da Vincenzo Fani nel 1920 la moda viene definita come un\u2019altra arte che deve possedere la stessa forza creativa dell\u2019architettura e della musica. Inoltre, secondo i postulati futuristi, deve rompere gli schemi, azzardare, essere stravagante, essere provocatoria, dirompente, di forte impatto emotivo attraverso le forme, i colori e l\u2019uso di materiali inusuali; continuamente cangiante, attraverso l\u2019uso degli accessori (i modificanti nel linguaggio futurista). L&#8217;abito femminile deve essere una creazione continua, capace di stupire e rompere gli schemi tradizionali, non solo della moda, ma anche della femminilit\u00e0. <br>Molte di queste caratteristiche le ritroviamo nel lavoro della Schiapparelli, anche se in lei questi presupposti non approdano a evidenti risultati riconducibili al concetto futurista di abito, perch\u00e9 assorbiti totalmente nella visione surrealista distintiva delle creazioni della stilista. Ciononostante, le sue creazioni stupivano, pensiamo ai cappelli, il cappello a forma di scarpa, o l\u2019abito scheletro, o anche la boccetta del <strong>profumo &#8220;Shockins &#8220;<\/strong>che riproduce la siluetta di Mae West. Ciononostante,  Elsa Schiapparelli appare influenzata dal dinamismo Futurista, quando introduce maniche ispirate alle fusoliere degli aerei, quando decora i suoi abiti, o assume i colori accesi, quando introduce materiali nuovi come il <strong>kasha<\/strong>. Si trattava di un tessuto di cachemire molto morbido, caldo ed elastico; Schiaparelli utilizz\u00f2 questo materiale innovativo per creare, all\u2019inizio della sua carriera, maglieria dai colori brillanti e audaci. L&#8217;uso del kasha, gli permise di creare capi che univano l&#8217;eleganza a una nuova concezione di comodit\u00e0 e praticit\u00e0: e siamo ancora in presenza di altro assioma futurista relativo all\u2019abito che deve liberare e non costringere il corpo. In sintesi, il kasha \u00e8 stato uno dei &#8220;materiali nuovi&#8221; scelti da Schiaparelli per stravolgere le regole della moda puntando su texture moderne e colori vivaci. Siamo nuovamente di fronte ad un postulato futurista quando evidenziamo la rottura con la tradizione: in senso lato la Schiapparelli ha stravolto i canoni tradizionali dell\u2019abbigliamento. Troviamo in lei espressioni del voler andare oltre ci\u00f2 che \u00e8 abituale: la Schiaparelli \u00e8 stata una delle prime a utilizzare la <strong>cerniera lampo (zip)<\/strong> anche a vista, sia come elemento funzionale che decorativo. Ha sperimentato materie plastiche come il <strong>plexiglas<\/strong> che ha usato per collane trasparenti; ha utilizzato il <strong>rayon<\/strong>, un tessuto innovativo per l&#8217;epoca che manteneva la forma; il <strong>lurex<\/strong> per effetti metallici e brillanti. Nelle sue collezioni sono apparsi materiali come ceramica, metallo (ad esempio per bottoni a forma di parti del corpo, insetti o animali) e cristallo. \u00a0Spesso i tessuti esibivano stampe con motivi surrealisti o trompe-l&#8217;\u0153il: basta ricordare i bellissimi maglioni dell\u2019inizio della sua carriera, lavorati a mano con il fiocco sul davanti. Ha usato anche direttamente la pittura sugli abiti come l\u2019aragosta dipinta da Salvator Dal\u00ec su un abito bianco indossato da Wallis Simpson oppure l\u2019abito da sera che presenta un pliss\u00e9 dipinto a mano dall\u2019 artista <strong>Jean Dunand<\/strong>. Talvolta usava in modo inusuale i materiali naturali, come nel bracciale coperto di pelliccia.<br>Per fare un esempio, alcune di queste innovazioni sono utilizzate in uno dei pi\u00f9 iconici dei suoi vestiti: <strong>l\u2019abito &#8220;Lacrime&#8221;<\/strong> creato assieme a Dal\u00ec. La chiusura dell&#8217;abito \u00e8 una cerniera in plastica bianca; il tessuto \u00e8 rayon, al posto della seta che era lo standard nell&#8217;alta moda. L\u2019abito rimane nella memoria per la purezza delle sue linee e per la drammaticit\u00e0 che riesce a comunicare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il discorso su Elsa Schiapparelli potrebbe proseguire a lungo. Esaurire il tema Schiapparelli richiederebbe dire tante altre cose di lei che hanno influenzato la moda dopo di lei; fatti anche marginali , come per esempio dare un nome, un tema alle collezioni: \u201cCirco\u201d, \u201cZodiaco\u201d, \u201cCosmo\u201d, \u201cMelodie\u201d; l\u2019aver creato un nuovo colore, il rosa Schiapparelli, il rosa shocking e averlo usato pur se cos\u00ec appariscente: ma anche questo \u00e8 significativo della sua personalit\u00e0 dirompente. Infine, andrebbe approfondito il suo la voro come costumista, ha disegnato costumi per il cinema e il teatro e ha vestito star dell&#8217;epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma ci fermiamo per dedicare alcune righe alla retrospettiva di Londra.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzi tutto, dobbiamo segnalare che l\u2019esposizione attuale allarga il suo sguardo dalle origini della maison e del suo rapporto con l\u2019arte e le avanguardie del suo tempo, fino alla sua evoluzione con la attuale direzione creativa di Daniel Roseberry dopo il succedersi a breve distanza di\u00a0Christian Lacroix, Marco Zanini, Bertrand Guyon. \u00a0Questo susseguirsi di direttori creativi ci fa pensare alla difficolt\u00e0 che possono aver incontrato nel rendere contemporaneo l\u2019Heritage di una maison dall&#8217;heritage cos\u00ec peculiare e allo stesso tempo a riconoscere a Daniel Roseberry la capacit\u00e0 di mantenersi audace e visionario, guidato da un inesauribile estro creativo, per rendere indossabili e desiderabili oggi abiti che si muovono sulla scia della matrice surrealista che ha segnato il lavoro di Elsa Schiapparelli. \u00a0Per giudicare appropriatamente l\u2019attuale lavoro di Daniel Roseberry e del suo patron Diego della Valle, bisogna uscire dagli schemi applicabili a un brand di abbigliamento quotidiano, anche sei lusso. Non si pu\u00f2 pensare che l\u2019intento e lo sforzo di <strong>Diego della Valle<\/strong> nel rilevare l\u2019archivio, la sede e il marchio della maison Schiapparelli ormai quasi dimenticato, sia stato quello di trasformarlo in un brand del\u00a0 circuito del pret-a- porter. E&#8217; possibile invece leggervi la volont\u00e0 di mantenere ancora oggi il particolare target delle estimatrici dei capi Schiapparelli: una clientela d&#8217;\u00e9lite composta da donne indipendenti, intellettuali e celebrit\u00e0, audaci, dirompenti anche nello stile dell\u2019abbigliamento. Quindi va bene il lavoro di Daniel Roseberry di creare abiti Schiapparelli indossabili sui red carpet o in altre occasioni speciali dalle celebrity come gi\u00e0 avvenuto per Kim Kardashian o Lady Gaga o Beyonc\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra si sviluppa secondo quattro percorsi:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Designing the Modern Wardrobe<\/strong>&nbsp;racconta l\u2019evoluzione della carriera di Schiaparelli e dei suoi capi rivoluzionari, dai completi pantalone agli abiti da sera fantasiosi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Creative Constellations<\/strong>&nbsp;evidenzia il rapporto della designer con artisti surrealisti e innovatori, tra cui salvator Dal\u00ed, Jean Cocteau e il fotografo Man Ray, mettendo in dialogo le opere d\u2019arte con i suoi capi iconici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Beyond Paris<\/strong>&nbsp;ripercorre l\u2019espansione internazionale della Maison, con focus sulla filiale londinese e sulla sua influenza nel mondo dello spettacolo, teatro e cinema.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Golden Thread<\/strong>&nbsp;celebra l\u2019eredit\u00e0 della Maison, oggi portata avanti da&nbsp;<strong>Daniel Roseberry<\/strong>, con creazioni scultore e innovative che intendono reinterpretare oggi la visione surrealista della fondatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>Come concludere? Elsa Schiapparelli merita di essere conosciuta di pi\u00f9 anche in Italia, sua Patria d\u2019origine anche se mai \u00e8 tornata a soggiornarvi: sicuramente facendolo avrebbe accusato l\u2019assenza di tanti stimoli culturali, artistici, di amicizie ecc. di cui si era circondata a Parigi. Ci\u00f2 non toglie che risulterebbe molto interessante una retrospettiva anche in Italia. L\u2019iniziativa spetta all\u2019attuale patron Diego della Valle che tanto si sta adoperando per conservare, ridare voce a una maison che ha fatto storia nel mondo della Moda.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-4 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"767\" height=\"1024\" data-id=\"51032\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Abito-Scheletro-Schiapparelli-e-Dali-1938-VA-Museum-copyright-2025-Salvador-Dali-Fundacion-Gala-Salvador-Dali-DACS-ph-Emil-Larsson-767x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51032\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Abito-Scheletro-Schiapparelli-e-Dali-1938-VA-Museum-copyright-2025-Salvador-Dali-Fundacion-Gala-Salvador-Dali-DACS-ph-Emil-Larsson-767x1024.jpg 767w, 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Museum<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"767\" height=\"1024\" data-id=\"51034\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/cappotto-Elsa-Schiapparelli-e-Jean-Cocteau-1937-ph-Emil-Larsson-2025-ADAGP-DACS-comite-Cocteau-courtesy-VA-Museum-767x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51034\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/cappotto-Elsa-Schiapparelli-e-Jean-Cocteau-1937-ph-Emil-Larsson-2025-ADAGP-DACS-comite-Cocteau-courtesy-VA-Museum-767x1024.jpg 767w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/cappotto-Elsa-Schiapparelli-e-Jean-Cocteau-1937-ph-Emil-Larsson-2025-ADAGP-DACS-comite-Cocteau-courtesy-VA-Museum-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/cappotto-Elsa-Schiapparelli-e-Jean-Cocteau-1937-ph-Emil-Larsson-2025-ADAGP-DACS-comite-Cocteau-courtesy-VA-Museum-768x1025.jpg 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Museum<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"512\" data-id=\"51038\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51038\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_2.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_2-600x400.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Schiaparelli Exhibition Photography, 23rd March 2026 courtesy V&amp;A Museum<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"479\" data-id=\"51037\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51037\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_3.jpg 768w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_3-300x187.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Schiaparelli Exhibition Photography, 23rd March 2026 Courtesy V&amp;A Museum <\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"451\" data-id=\"51039\" src=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-51039\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/SCHIAPARELLIXVA_5.jpg 768w, 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<\/figcaption><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51030?pdf=51030\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intitolata&nbsp;\u201cSchiaparelli: Fashion Becomes Art\u201d il&nbsp;28 marzo 2026, e fino all\u20198 novembre del 2026 il&nbsp;Victoria &amp; Albert Museum&nbsp;di Londra accoglie una mostra interamente dedicata a&nbsp;Elsa Schiaparelli. 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The Art and Fashion of Elsa Schiapparelli\u201d, viene presentata negli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":51043,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,25],"tags":[12345,12351,12349,12350,107,1702,2556,429,12393,12391,12348,3074,12390,12392,12352,7591],"class_list":["post-51030","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-eventi","category-storia","tag-schiaparelli-fashion-becomes-art","tag-shocking-life","tag-shocking-les-mondes-surrealistes-delsa-schiaparelli","tag-daniel-roseberry","tag-diego-della-valle","tag-elsa-schiaparelli","tag-elsa-schiapparelli","tag-futurismo","tag-kasha","tag-labito-lacrime","tag-musee-des-arts-decoratifs-mad","tag-philadelphia-museum-of-art","tag-profumo-shockins","tag-salvator-dali","tag-surrealismo-di-salvator-dali","tag-victoria-albert-museum"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51030"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=51030"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51030\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51050,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51030\/revisions\/51050"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media\/51043"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=51030"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=51030"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=51030"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}