{"id":51052,"date":"2026-04-07T18:13:03","date_gmt":"2026-04-07T16:13:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=51052"},"modified":"2026-04-07T18:13:03","modified_gmt":"2026-04-07T16:13:03","slug":"il-cielo-piu-vicino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/il-cielo-piu-vicino\/","title":{"rendered":"Il cielo pi\u00f9 vicino"},"content":{"rendered":"\n<p>Un <strong>Vittorio Sgarbi <\/strong>riflessivo e introspettivo torna in libreria, pi\u00f9 in forma che mai dopo mesi di depressione, con un libro d\u2019arte dedicato alla montagna: <strong>\u201cIl cielo pi\u00f9 vicino. La montagna nell&#8217;arte\u201d<\/strong> (edito da <strong>La nave di Teseo<\/strong>), in cui mostra come la natura e la montagna siano state interpretate dai pi\u00f9 grandi artisti, a partire da Giotto (il primo pittore a raffigurarla, &#8220;il pi\u00f9 umano di tutti&#8221;) passando per le Dolomiti nei quadri di Mantegna, dai cristallini paesaggi di Masolino agli aspri scorci leonardeschi dove le rocce fanno da cornice alle dolci Madonne, agli eterei acquerelli alpini di D\u00fcrer. Accanto ai maestri celebrati, Bellini, Giorgione, Tiziano, Turner, Friedrich, Sgarbi ricorda capolavori di artisti meno noti e provinciali come Ubaldo Oppi, Afro Basaldella, Tullio Garbari. Un viaggio che attraversa le Alpi e le altre vette d\u2019Italia illustrate dal realismo di Courbet e dal simbolismo di Segantini, nei colori di Van Gogh, nell\u2019espressionismo di Munch e nei fantasmi di B\u00f6klin, nelle intuizioni di Italo Mus, Dino Buzzati, Zoran Mu\u0161i\u010d, fino alla nascita del turismo montano, della fotografia e della grafica che raccontano con una lingua nuova la spiritualit\u00e0 delle terre alte.<br><em>&#8220;Niente si oppone alla natura pi\u00f9 dell\u2019arte, per ragioni costituzionali. L\u2019arte infatti tende a istituire un universo proprio e chiuso in se stesso, con sue interne leggi che mirano a determinare una seconda natura. Nelle sue espressioni pi\u00f9 sublimi, l\u2019arte punta all\u2019annullamento della natura, a sostituirsi a essa o a riprodurla a un tal grado di perfezione da farla dimenticare. Di fronte a un paesaggio di Claude Lorrain, di Jean-Baptiste Camille Corot, di Paul C\u00e9zanne o di Giorgio Morandi non sentiamo nessuna nostalgia e nessun desiderio di conoscere i luoghi reali che li hanno ispirati. L\u2019arte finisce in se stessa e non rimanda a nessuna realt\u00e0 esterna, anche se apparentemente evocata. Cos\u00ec di fronte agli stessi luoghi che vediamo dipinti proviamo ben diverse emozioni. E, di pi\u00f9, molto spesso chi resta incantato di fronte ai fenomeni naturali e ammira in estasi tramonti infuocati non ha nessuna reazione e nessuna sensibilit\u00e0 per gli stessi rappresentati in un dipinto; per converso chi sente, conosce e ama con educata sottigliezza le opere d\u2019arte pu\u00f2 essere indifferente davanti alla natura\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quello di cui Vittorio Sgarbi ci rende partecipi nel suo nuovo libro \u00e8 il carattere unico e irripetibile di un\u2019opera d\u2019arte, in cui i luoghi rappresentati appartengono totalmente alla poetica dell\u2019artista e il suo rapporto fenomenico con la realt\u00e0 ha un\u2019incidenza puramente esterna. E ci\u00f2 vale soprattutto per la montagna, il cui tempo \u00e8 il tempo della ricerca dell\u2019uomo che attende un segnale dal cielo.<br>Oltre la montagna c\u2019\u00e8 il cielo pi\u00f9 alto, dove la nostra mente trova i pensieri che la terra non consente. \u201c<em>Nulla \u00e8 pi\u00f9 vicino all\u2019eterno della montagna e allo stesso tempo niente permette di intendere meglio i limiti dell\u2019uomo, la sua fragilit\u00e0\u201d<\/em> scrive Sgarbi.<br>L\u2019arte ha dato un volto alle emozioni che animano chiunque si avvicini alle Alpi, alle Dolomiti, al Sella, le cui vette creano effetti straordinari, sorprendenti, come fossero creazioni artistiche, anzi creazioni di un Dio che diventa artista. Quelle creste, quel ritmo jazz che accompagna la visione dei monti, tra alti e bassi, rocce spezzate e incastri di cielo azzurro e spruzzi di bianco, hanno ispirato artisti non necessariamente di paesaggio, proprio perch\u00e9 la montagna evoca altro. Esse fanno da sfondo a episodi sacri o mitologici, ne determinano a volte il significato, la composizione. E spesso diventano protagoniste del dipinto, accentrando su di s\u00e9 ogni significato, sacro o profano.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIn questa escursione tra le montagne \u2013 <\/em>narra Sgarbi<em> &#8211; ho avuto accanto un compagno, silenzioso e presente, uno dei grandi scrittori del romanticismo, Ren\u00e9 de Chateaubriand\u201d<\/em>. Nella\u00a0Lettera sul paesaggio in pittura\u00a0del 1795, pubblicata solo nel 1830, lo scrittore francese, rivolgendosi a un giovane artista, stabilisce con naturalezza e semplicit\u00e0 i principi dell\u2019estetica romantica, che ancora oggi guidano il nostro sguardo di fronte a certi spettacoli della natura. Chateaubriand scrive pensieri all\u2019apparenza provocatori, ad esempio che i pittori paesaggisti non amano abbastanza la natura e la conoscono poco. Ma \u00e8 davvero una provocazione? I grandi maestri sono coloro che in qualche modo sentono che la montagna deve raccontare qualche cosa che non \u00e8 quello che si vede, ma quello che si sente. La montagna, pi\u00f9 di ogni altro paesaggio, forse solo come il mare, ci pone il problema del rapporto con il cielo, del rapporto con Dio.<br><em>\u201cEcco perch\u00e9 ho voluto questo titolo, Il cielo pi\u00f9 vicino. Percorrendo le strade che salgono verso o dentro le montagne, da ragazzo in compagnia dei miei genitori o da adulto, nei miei viaggi, di giorno o di notte, ho sempre sentito che qualche cosa che sta non di qua, ma di l\u00e0, oltre le nuvole, riguardava la mia anima, non i miei occhi, non il mio sguardo. Il tema della montagna reca con s\u00e9 il pensiero di Dio\u201d <\/em>rivela Sgarbi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come scrive Chateaubriand: <em>\u00abIl pittore che rappresenta la natura umana deve occuparsi dello studio delle passioni. Se non conosce il cuore dell\u2019uomo, conoscer\u00e0 male il suo volto. Il paesaggio, come il ritratto, possiede una parte morale e una intellettuale, eppure \u00e8 necessario che parli, che, attraverso l\u2019esecuzione materiale scaturiscano fantasticherie e sentimenti da cui nascono i diversi scenari\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51052?pdf=51052\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un Vittorio Sgarbi riflessivo e introspettivo torna in libreria, pi\u00f9 in forma che mai dopo mesi di depressione, con un libro d\u2019arte dedicato alla montagna: \u201cIl cielo pi\u00f9 vicino. 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