{"id":511,"date":"2006-06-21T18:38:55","date_gmt":"2006-06-21T16:38:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=511"},"modified":"2008-12-17T09:47:10","modified_gmt":"2008-12-17T07:47:10","slug":"%e2%80%9centhusiastic-fashion%e2%80%9d","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/%e2%80%9centhusiastic-fashion%e2%80%9d\/","title":{"rendered":"&#8220;Enthusiastic fashion&#8221;\u009d"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"general_text\"> <\/span><\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"0\" width=\"160\" align=\"left\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"\/rivista\/artman\/uploads\/assistente-ridimensionament.gif\" border=\"1\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"98\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Interessante analisi delle nuove abitudini del consumatore al Convegno internazionale &#8220;Le geografie del vestire&#8221; svoltosi all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Milano. I consumatori -afferma uno dei realtori- prendono sempre pi\u00f9 spunto da altri consumatori e tramite i mezzi di comunicazione elettronici. Da parte sua l&#8217;industria della moda tenta di servirsi delle diverse forme di &#8220;agor\u00e0 virtuali&#8221; (siti internet, sms,&#8221;\u00a6) per coinvolgere il consumatore nella fase creativa di produzione del prodotto di moda, tanto da definirlo quasi un co-autore del prodotto\/consumo. <!--more--><span class=\"general_text\"><span class=\"article_text\">\u00abLa creazione e il consumo di moda includono la costituzione della stessa vita sociale, coniugando globale e locale, intessendo relazioni fra il mondo dei soggetti e quello degli oggetti, ponendo questioni di necessit\u00e0, di scelta e di cittadinanza. I vestiti sono una categoria unica di beni, la loro vera materialit\u00e0 \u00e8 data dal fatto che essi si muovono attraverso il tempo e lo spazio in una relazione non lineare (design, creazione, selezione, acquisto, uso e durata), ma attraverso i &#8220;contesti corporei&#8221; , nelle diverse forma della quotidianit\u00e0 dove essi vengono indossati. Gli abiti sono dunque &#8220;indicatori di identit\u00e0&#8221;. \u00bb E&#8217; Louise Crewe, Professore di Geografia Umana all&#8217;Universit\u00e0 di Nottingham a trasmetterci queste riflessioni in occasione del Convegno &#8220;Le geografie del vestire&#8221;, organizzato lo scorso 4 e 5 maggio a Milano dal Centro per lo studio della moda e della produzione culturale. Lavora sui temi della vendita al dettaglio, del consumo, della mercificazione e della sistemazione, e i suoi interessi di ricerca si rivolgono in particolare all&#8217;industria di moda.<br \/>\nLa Crewe ha messo a fuoco un cambiamento relativamente recente nel campo del capitalismo: le produzioni che un tempo erano viste come alleanze di ripiego e improvvisazioni ispirate, stanno progressivamente diventando nuovi modelli di relazione tra produttori e consumatori, che hanno il potere di ridefinire le innovazioni e i mercati. La docente di Nottingham parla di produzione di consumo elettronico entusiastico, una nuova fusione tra le imprese, i consumatori e il processo creativo di produzione di ci\u00f2 che pu\u00f2 essere descritto come un &#8220;impasto culturale&#8221; ibrido. I consumatori prendono sempre pi\u00f9 spunto da altri consumatori pi\u00f9 che dai canali convenzionali come le grandi corporazioni o le pubblicazioni a stampa, catalizzati in parte attraverso i mezzi di comunicazione e di consumo elettronici, i sofisticati siti internet, gli sms e le reti sociali elettroniche. Anche i produttori stanno cercando nuovi meccanismi per imbrigliare le conoscenze dei consumatori attraverso una vasta schiera di modalit\u00e0 di collocazione del marchio e di strategie estensive di pubblicit\u00e0 ambientale, consenso alla registrazione dei dati su siti internet e campagne di marketing basate sul passaparola. Di qui l&#8217;intenzione di esplorare i contorni di questo fenomeno correlato nello specifico all&#8217;industria di moda. Basandosi su alcuni studi di caso, tra cui il sito Oki-ni.com e Levi-Strauss, la Crewe ha messo in discussione che cosa tale cambiamento comporti in termini della pi\u00f9 generale concettualizzazione dell&#8217;origine, del valore e dell&#8217;autenticit\u00e0 della pratica di consumo.<\/span><\/span><\/p>\n<p>Sembra infatti che l&#8217;industria della moda tenda a servirsi dei comportamenti &#8220;entusiastici&#8221; e &#8220;comunicativi&#8221; dei consumatori di tendenze per creare un&#8217;idea di mercato che \u00e8 pi\u00f9 simile a quella di un grande &#8220;forum&#8221; pubblico e globale, che a quella del tradizionale (e oramai obsoleta) catena di produzione e consumo. Si utilizzano quindi le diverse forme di &#8220;agor\u00e0 virtuali&#8221; (siti internet, sms,&#8221;\u00a6) per coinvolgere il consumatore nella fase creativa di produzione del prodotto di moda, tanto da definirlo quasi un co-autore del prodotto\/consumo.<br \/>\nAnche gli spazi -le agor\u00e0 reali- giocano la loro parte: i mega-store di moda vengono progettati perch\u00e9 il consumatore possa fruire di una vera e propria shopping experience, dove il valore del marchio possa essere entusiasticamente percepito e sperimentato. La collocazione architettonica degli store deve facilitare al consumatore la percezione del valore del brand, che potrebbe essere sintetizzato da queste cinque parole chiave: variet\u00e0 del marchio, esclusivit\u00e0 e, al tempo stesso mutevolezza, qualit\u00e0 del servizio, &#8220;non commerciabilit\u00e0&#8221;.<br \/>\nE&#8217; inoltre importante che il consumatore possa fare questa esperienza di moda in tempo rapido (&#8220;shopping is boring&#8221;- Rem Koolhaus) e a costi relativamente bassi. Una questione che il consumatore &#8220;entusiastico&#8221; di moda deve ancora risolvere all&#8217;interno di queste nuove forme di consumo di moda, \u00e8 quella del rapporto qualit\u00e0\/prezzo, autorialit\u00e0 e &#8220;cittadinanza&#8221; del prodotto di moda. Questa d&#8217;altra parte appare un&#8217;interessante ambiguit\u00e0, oggigiorno, del processo creativo di produzione e consumo di moda all&#8217;interno del &#8220;villaggio globale&#8221; nel quale viviamo.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/511?pdf=511\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Interessante analisi delle nuove abitudini del consumatore al Convegno internazionale &#8220;Le geografie del vestire&#8221;\u009d svoltosi all&#8217;Universit\u00e0\u00a0 Cattolica di Milano. I consumatori &#8220;\u201cafferma uno dei realtori- prendono sempre pi\u00f9 spunto da altri consumatori e tramite i mezzi di comunicazione elettronici. 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