{"id":51216,"date":"2026-05-05T12:56:07","date_gmt":"2026-05-05T10:56:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=51216"},"modified":"2026-05-05T13:01:09","modified_gmt":"2026-05-05T11:01:09","slug":"quando-la-moda-insuperbisce-i-nodi-vengono-al-pettine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/quando-la-moda-insuperbisce-i-nodi-vengono-al-pettine\/","title":{"rendered":"Quando la Moda insuperbisce, i nodi vengono al pettine"},"content":{"rendered":"\n<p>La moda \u2013 quella italiana in particolare \u2013 si \u00e8 a lungo dimostrata pressoch\u00e9 esente, addirittura \u201cvaccinata\u201d contro crisi sistemiche, strutturali e congiunturali, forte di una straordinaria capacit\u00e0 mitopoietica che ha reso il <strong>Made in Italy <\/strong>una terra su cui mai tramonta il sole.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso sembra arrivato il momento del <em>redde rationem<\/em> e le cause non vanno ricercate solo nella situazione geopolitica, ma devono essere ascritte fondamentalmente a strategie all\u2019insegna di quella che gli antichi Greci avrebbero chiamato hybris. In altre parole, il settore negli ultimi anni \u00e8 apparso in preda ad ansia costante da crescita double-digit e finanza spinta, giustificando cos\u00ec rincari esagerati, acquisizioni sempre pi\u00f9 onerose, investimenti frenetici in lussuose boutique in tutto il mondo. Finch\u00e9 l\u2019abito si \u00e8 strappato e sono rimasti i brandelli da ricucire.<\/p>\n\n\n\n<p>Fuor di metafora, i casi di Dolce &amp; Gabbana, Gucci, Burberry, persino di colossi come Kering e LVMH con performance calanti, dimostrano che il settore \u00e8 pi\u00f9 elastico di quanto si pensasse alle crisi strategiche, finanziarie e addirittura personali degli stilisti\/imprenditori.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli errori compiuti sono sotto gli occhi di tutti: un ricorso smodato alla leva prezzo, l\u2019upgrading del marketing a spese della creativit\u00e0, il miraggio della crescita illimitata, l\u2019illusione di poter contare solo su pochi mercati in continua espansione come la Cina, ora in fase di ripiegamento.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto non resta che scalare la marcia e fermarsi un attimo a riflettere, senza pi\u00f9 perseguire ossessivamente risultati che non possono arrivare perch\u00e9 le regole del gioco sono mutate o, se sono rimaste le stesse, tutto ci\u00f2 che le circonda \u00e8 cambiato. Come direbbe il poeta Montale, \u201cgli addendi sono a posto, ineccepibili, ma la somma?\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di tutto ci\u00f2, la politica italiana, malgrado i proclami e le promesse, si \u00e8 sempre rivelata nei fatti piuttosto insensibile, per non dire riluttante, a puntare sul settore moda, malgrado esso rappresenti una filiera tra le pi\u00f9 importanti e rappresentative dell\u2019economia italiana, oltre che della cultura tout court, con una formidabile valenza in termini di soft power. La verit\u00e0 \u00e8 che manca una vera politica industriale \u2013 non \u00e8 la prima volta che lo denunciamo \u2013 in grado di corroborare il settore in modo strutturale, immunizzandolo almeno parzialmente da colpi avversi.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche valida raccomandazione l\u2019hanno offerta <strong>Confindustria Accessori Moda <\/strong>e <strong>Confindustria Moda<\/strong> in occasione di un recente convegno, con l\u2019obiettivo di produrre effetti concreti sulla filiera, consentendo al Sistema Moda italiano di continuare a crescere e competere a livello globale: favorire e incentivare innovazione e investimenti; potenziare il welfare aziendale; sviluppare marketing e internazionalizzazione; spingere su transizione digitale e green; agevolare l\u2019accesso al credito; rafforzare istruzione, formazione e ridurre i costi energetici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Luca Sburlati,<\/strong> Presidente di Confindustria Moda ha affermato: <em>\u201cI numeri ci dicono con chiarezza che senza interventi il Sistema Moda \u00e8 destinato a perdere imprese, occupazione e capacit\u00e0 produttiva. Una politica industriale mirata serve, invece, a rafforzare il settore, a creare lavoro e generare crescita per il Paese, non solo nell\u2019immediato ma anche nel medio &#8211; lungo termine, mantenendo un unicum del bello e ben fatto nel nostro Paese. Non intervenire, invece, significherebbe accettare un progressivo indebolimento di uno dei simboli pi\u00f9 forti del Made in Italy nel mondo, alfiere di export e gettito fiscale. Va evitato quanto \u00e8 gi\u00e0 accaduto ad altre filiere simbolo del nostro Paese\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La missione ultima \u00e8 quella di tornare a focalizzarsi su distretti produttivi, investimenti e aggregazioni, che restano i pilastri ai quali in concreto \u00e8 legato il futuro della moda italiana.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/51216?pdf=51216\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La moda \u2013 quella italiana in particolare \u2013 si \u00e8 a lungo dimostrata pressoch\u00e9 esente, addirittura \u201cvaccinata\u201d contro crisi sistemiche, strutturali e congiunturali, forte di una straordinaria capacit\u00e0 mitopoietica che ha reso il Made in Italy una terra su cui mai tramonta il sole. 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