{"id":5735,"date":"2009-05-14T13:24:59","date_gmt":"2009-05-14T11:24:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=5735"},"modified":"2009-05-15T13:42:43","modified_gmt":"2009-05-15T11:42:43","slug":"ethical-fashion-il-futuro-della-moda-o-solo-un-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/ethical-fashion-il-futuro-della-moda-o-solo-un-paradosso\/","title":{"rendered":"Ethical Fashion: il futuro della moda o solo un paradosso?"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-5805\" title=\"copia-di-convegno\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/copia-di-convegno.jpg\" alt=\"copia-di-convegno\" width=\"93\" height=\"204\" \/>Ethical Fashion<\/strong> il convegno internazionale promosso dalla Universit\u00e0 Cattolica di Milano (7-8 maggio u.s.) si \u00e8 chiuso lasciando aperta una lunga serie di interrogativi.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 sembrato impossibile riassumere tutte le fasi dei lavori in un quadro coerente e chiaro per chi non fosse addentro al tema. Abbiamo preferito offrire ai lettori una sintesi della tavola rotonda che ha chiuso il convegno ed una trattazione pi\u00f9 generale\u00a0e personale che potesse facilmente orientare i lettori relativamente al tema in discussione. Di seguito le considerazioni e gli interrogativi\u00a0 che ci sono sorti nell&#8217;ascolto dei relatori.<\/p>\n<p>\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=5799\" target=\"_blank\">Scenari per una moda etica<\/a><\/strong> \u00e8 il titolo del secondo articolo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ethical Fashion (moda etica) ha i suoi sinonimi o meglio i suoi complementi nelle espressioni moda critica, responsabilit\u00e0 sociale delle imprese di moda, moda sostenibile, sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale delle imprese di moda, ecc. che vengono a comporre un quadro di complessit\u00e0 del tema che rende ragione di quanto detto sopra a proposito degli interrogativi posti.<\/p>\n<p>La prima giornata del convegno segnala i fronti di lavoro e le tematiche principali che si affronteranno, esse vengono riassunte sotto la difficile parola della <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>, marchio di riconoscimento della moda etica.<\/p>\n<p>Nella trattazione dei temi proposti nelle giornate di studio, appare da subito evidente che non \u00e8 possibile prescindere dal far riferimento a tanti protagonisti dell&#8217;argomento in questione. Lo scenario culturale, la moda, il mercato e il consumatore, la globalizzazione e i mercati emergenti, \u00a0la tradizione artigianale, la creativit\u00e0, l&#8217;innovazione, il lusso, la crisi economica, il business, la tutela dei diritti, il mercato di moda infantile; consumi consapevoli e produzioni responsabili, le responsabilit\u00e0 dei media; il nuovo,l&#8217;usato, il vintage, ecc. \u00a0sono parole ricorrenti.<\/p>\n<p>Ad alcune di esse bisogna dare da subito un contenuto preciso per poter ragionare sulle questioni dibattute.<\/p>\n<p>Anche se\u00a0 sembra un paradosso, per affrontare il tema della moda etica bisogna innanzitutto giustificare la <strong>possibilit\u00e0<\/strong> di una moda nell&#8217;accezione di sostenibile\/critica\/etica, al confronto con l&#8217;essere della moda stessa. Su questo punto i pareri dei relatori sono molto contrastanti e netti, si dividono in fautori e detrattori, senza mezzi termini che possano far pensare ad una composizione del &#8220;conflitto&#8221;<\/p>\n<p>Moda per sua natura \u00e8 novit\u00e0, cambiamento. La moda vive del suo continuo morire, della sua fugace persistenza nel tempo. Ci\u00f2 che oggi \u00e8 di moda e merita di essere acquistato ed indossato, perch\u00e9 in grado di caricare la persona di quei valori semantici e culturali che l&#8217;abito porta con s\u00e9; domani, all&#8217;avvento di una nuova moda, \u00e8 <em>fuori moda<\/em> e <strong>deve <\/strong>essere smesso perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 in grado di assolvere alla sua funzione, quella di rappresentare la persona nel contesto culturale del momento. Perch\u00e9 la moda sopravviva, questo nascere e morire, deve continuamente ripetersi. E se fino a qualche anno fa il ciclo\u00a0 di <em>moda-fuorimoda\u00a0 <\/em>era stagionale, oggi con l&#8217;avvento delle catene definite del <em>Fast Fashion, <\/em>dove il tempo di sopravvivenza del capo di abbigliamento \u00e8 marcato in una settimana, veramente sembra che il <span style=\"text-decoration: underline;\">valore culturale<\/span> del <em>Nuovo, <\/em>sostenuto da Gilles Lipovetsky qualche anno fa, debba essere considerato come il ritmo definitivo della nuova modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Moda sostenibile da parte sua significa altro. Chiama in causa valori non proprio &#8220;alla moda&#8221; \u00a0distanti da <em>Nuovo, <\/em>\u00a0come sobriet\u00e0, durata, riutilizzo, consumo responsabile, responsabilit\u00e0.\u00a0 \u00a0<\/p>\n<p>La moda vive anche, si specchia e riflette, delle cadenze culturali.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio la cultura del momento ad evidenziare le problematiche insite nel tema della moda sostenibile. In relazione all&#8217;essere della moda, la moda critica si colloca allo zenit del processo storico che ha visto la moda passare da fenomeno di \u00e9lite a fenomeno di massa, dove la parola d&#8217;ordine \u00e8: <em>consumo in crescendo<\/em>. La moda critica tende a frenare il consumo, spinge a comprare di meno, in modo oculato e solo ci\u00f2 che serve veramente; a riutilizzare o ad utilizzare meglio ci\u00f2 che gi\u00e0 si possiede; non \u00e8 il nuovo ad avere l&#8217;esclusivit\u00e0 del bello, anche ci\u00f2 che \u00e8 passato pu\u00f2 avere il suo fascino, la sua carica diversa\/nuova di significato, nel momento in cui da &#8220;vecchio&#8221; si trasforma in &#8220;vintage&#8221;; non sar\u00e0 il &#8220;vecchio&#8221; <em>tout court<\/em>, a poter entrare nel mondo della moda, ma il <em>vintage<\/em>, il vecchio che si \u00e8 caricato di un nuovo significato, che possiamo dire glamour.<\/p>\n<p>La moda critica si rif\u00e0 alla cultura della responsabilit\u00e0. Si rivolge ad un soggetto che ha un passato (radici e tradizioni) ed \u00e8 proiettato verso un futuro che ha progettato e che va costruendo giorno dopo giorno, in un costante esercizio di attesa e di condivisione con altri: perch\u00e9 passato e futuro chiamano in causa le relazioni, l&#8217;appartenenza.<\/p>\n<p>Ma \u00a0ci\u00f2 \u00e8 nettamente in contrasto con la cultura del vivere solo nel presente e solo in ascolto della soggettivit\u00e0 personale, caposaldo dell&#8217;individualismo moderno. Il consumismo ad oltranza che sperimentiamo sui mercati della moda sta su una onda diversa. Il consumatore di moda vive nel presente, vive il consumo di moda come una esperienza attuale e sensoriale e per ci\u00f2 stesso individuale e non condivisibile. L&#8217;abito \u00e8 ancora utilizzato per essere riconosciuto, ma non gi\u00e0 come appartenente ad un luogo, un ceto, una categoria professionale o culturale, e neppure serve a indicare una scelta di stile di vita; l&#8217;abito serve ad essere riconosciuto come unico, come singolarit\u00e0 irrepetibile, che nulla pu\u00f2 condividere con la singolarit\u00e0 di chi gli sta accanto. In questo individualismo chiuso in se stesso, non ha spazio la responsabilit\u00e0 reclamata dalla moda critica. Il tema del consumo e l&#8217;identit\u00e0 del consumatore saranno fondamentali al momento della valutazione della possibilit\u00e0 di impiantare la moda etica.<\/p>\n<p>Il rapporto essenziale della moda con estetica, con il bello e il lusso, pone nuovamente la moda critica in una posizione di antitesi con la moda &#8220;ufficiale&#8221; e rispetto alla possibilit\u00e0 di trasformarsi in un fenomeno di massa. La moda critica fa immediatamente pensare a materiali poveri, al loro riutilizzo; sembra indicare la necessit\u00e0 di\u00a0 dover rinunziare a tutto ci\u00f2 -trattamenti fisici o chimici- che oggi serve a nobilitare fibre e tessuti, capo finito, \u00a0per porre il prodotto finale nella nicchia del bello e del lusso, perch\u00e9 questi trattamenti sono non rispettosi dell&#8217;ambiente e dei lavoratori. Proprio nel momento che stiamo vivendo, la moda &#8220;ufficiale&#8221; e il Made in Italy in particolare si appellano, per uscire dall&#8217;empasse di una crisi senza precedenti, alla categoria del lusso, alla esclusivit\u00e0, \u00a0alla personalizzazione che rende unico, all&#8217;accuratezza del prodotto e alla qualit\u00e0 dei materiali. Bisogna per\u00f2 riconoscere che la moda etica vuole spingere l&#8217;acceleratore sulla possibilit\u00e0 di ottenere, anche se con materiali &#8220;poveri&#8221; o fibre naturali non usuali, capi fashion e molti stilisti di fama con sensibilit\u00e0 ecologica si sono cimentati nel&#8217;utilizzo di nuove fibre. A titolo di esempio citiamo il bell&#8217;abito in fibra di mais della collezione Gattinoni, esempio del lavoro di ricerca intrapreso dal<\/p>\n<div id=\"attachment_5801\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5801\" class=\"size-full wp-image-5801\" title=\"gattinoni-haute-couture-collection-spring-summer-2009-21-1\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/gattinoni-haute-couture-collection-spring-summer-2009-21-1.jpg\" alt=\"Abito Haut Couture Gattinoni in fibra di mais\" width=\"200\" height=\"309\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/gattinoni-haute-couture-collection-spring-summer-2009-21-1.jpg 200w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/gattinoni-haute-couture-collection-spring-summer-2009-21-1-194x300.jpg 194w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><p id=\"caption-attachment-5801\" class=\"wp-caption-text\">Abito Haut Couture Gattinoni in fibra di mais<\/p><\/div>\n<p>direttore creativo Guillermo Mariotto. Altro filone di sperimentazione interessante, e dove la moda etica pu\u00f2 trovare un alveo di sviluppo, \u00e8 lo sforzo nell&#8217;utilizzare gli scarti delle produzioni di alta gamma, per ottenere, prodotti di qualit\u00e0 a basso prezzo. Le iniziative su questa linea sono molte e in questo si cimentano anche allievi di scuole di moda.<\/p>\n<p>Insomma da qualsiasi punto di vista si guardi il tema, la moda critica sembra distante dalla possibilit\u00e0 di poter passare essa stessa da un fenomeno di \u00e9lite, perch\u00e9 tale \u00e8 nel momento attuale, \u00a0a fenomeno di massa e tutto concorre ad affermare che sar\u00e0 difficile imprimere un cambio ad un modello di consumo &#8220;irresponsabile&#8221; che sembra consolidando, ma che \u00e8 anche motivo di sopravvivenza dell&#8217;industria della moda.<\/p>\n<p>Ci sembra di dover dire che bisogna marcare una distinzione tra i due fondamentali versanti che il tema della moda etica comporta, quello della responsabilit\u00e0 etica dell&#8217;impresa e quello del business di impresa.<\/p>\n<p>Da una parte dobbiamo considerare il tema della salvaguardia dell&#8217;ambiente e dei diritti dei lavoratori, dall&#8217;altra la possibilit\u00e0 che la moda etica si presenti come un progetto industriale vantaggioso per le imprese; non possiamo trascurare il problema della possibilit\u00e0 di impiantare un cambio nelle abitudini del consumatore tanto da potersi operare un passaggio dal <em>fast fashion<\/em> allo <em>slow fashion<\/em>.<\/p>\n<p>A nostro parere i due ambiti prospettano scenari diversi per la ethical fashion, non riconducibili l&#8217;una all&#8217;altra. Dal momento che i semi culturali trovano nell&#8217;ambito della moda il loro riflesso e sviluppo, sono le tendenze culturali osservabili a &#8220;occhio nudo&#8221; ci\u00f2 che motivano questa distinzione.<\/p>\n<p>Il tema della responsabilit\u00e0 etica sembra aver trovato un posto obbligato nelle maggiori manifestazioni fieristiche del mondo, dalle sezioni di Pitti filati all&#8217;Etical Fashion show di Parigi. Tutte accordano una attenzione rinnovata ai temi della sostenibilit\u00e0 ambientale ed alla utilizzazione di fibre naturali. Queste per\u00f2 devono essere prodotte a partire da coltivazioni con \u00a0cicli di produzione a basso impatto ambientale, senza fertilizzanti, pesticidi, diserbanti \u00a0o altri prodotti nocivi per l&#8217;ambiente, per le falde idriche o per la salute del lavoratore e del consumatore. Le fibre naturali si ribadisce inoltre si prestano a colorazioni di tipo vegetale che non producono scorie chimiche. Altro aspetto importante \u00e8 quello della sostenibilit\u00e0 sociale nella sua prospettiva di tutela dei lavoratori e specialmente dello sfruttamento dei lavoratori minori.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 rispecchia una oramai assestata sensibilit\u00e0 ecologica, a diffusione globale e di rispetto ai diritti del lavoratore. Insomma il tema della responsabilit\u00e0 eco-sociale dell&#8217;impresa \u00e8 un dato assodato. E su questo fronte la moda etica viaggia su un treno sicuro, le tendenze culturali possono solo rafforzare un percorso gi\u00e0 ampiamente battuto. Ne fa fede il fatto che l&#8217;ONU abbia proclamato il 2009 l&#8217;<strong>Anno Internazionale delle Fibre Naturali <\/strong><strong>con l&#8217;<\/strong> obiettivo di dar vita ad iniziative che consentano di far conoscere all&#8217;opinione pubblica internazionale le condizioni di lavoro e di vita delle popolazioni che, nei diversi paesi del mondo, affidano il loro futuro alla coltivazione e alla lavorazione del cotone e del lino, all&#8217;allevamento degli animali da tosa e dei bachi da seta, prima tappa della lunga filiera della moda che trova nei paesi ad alto reddito il suo sbocco naturale. I<strong>n vari Paesi, anche in Italia, <\/strong><strong>sono stati costituiti comitati promotori di iniziative locali. <\/strong>Potremmo anche aggiungere che la responsabilit\u00e0 etica su questo fronte si sta muovendo su un importante fronte di ricerca. Si pensi alle ricerche (o al rinnovato interesse) di nuove fibre naturali, come le fibre dell&#8217;ortica, della caseina o il chitosano; le ricerche su coloranti vegetali di foglie, fiori, bacche e radici, quali l&#8217;edera, noce, sandalo, liquirizia, mirtillo, te, equiseto e tormentilla. I colori sono tenui, forse distanti da quelli accesi che ultimamente la moda ci propone, ma sicuramente sono chic.<\/p>\n<p>Ma guardiamo il problema dal punto di vista della possibilit\u00e0 \u00a0di trasformare la moda etica in un business di interesse per le aziende di moda.<\/p>\n<p>Partiamo dalla constatazione che il modello di consumo della moda che viviamo \u00e8 un modello che si \u00e8 sviluppato a partire dal desiderio del consumatore di possedere un oggetto utilizzato da un \u00e9lite, per soddisfare non un bisogno materiale, ma un bisogno evidentemente immateriale. La natura della moda etica con le sue caratteristiche di riutilizzo, di durevolezza, di tradizionalismo ecc, e in un certo senso di &#8220;povert\u00e0&#8221;, lo abbiamo gi\u00e0 detto, contraddice la natura del fenomeno moda quale la storia ce lo ha consegnato. Ci\u00f2 non toglie che la moda etica, a nostro parere, possa diventare una filone parallelo alla moda di massa. Ma ecco che siamo di fronte ad un paradosso, la moda etica sar\u00e0 quindi una moda di \u00e9lite, che potr\u00e0 trovare campo di sviluppo solo nel mondo avanzato e solo tra quelle persone che ideologicamente condividono i valori portati da questo segmento &#8220;produttivo&#8221;. Da questo punto di vista la moda etica pu\u00f2 rappresentare per qualche azienda il proprio core business. Non sar\u00e0 <em>il nuovo modo di fare moda di massa<\/em> come alcuni slogan ripetono, ma semplicemente un modo <em>alternativo<\/em> di fare moda.<\/p>\n<p>Ci auguriamo per\u00f2 che la moda etica con il suo richiamo al consumo responsabile possa portare, sfruttando anche la crisi economica attuale, ad un modo diverso di consumare, pi\u00f9 razionale, meno emozionale.<\/p>\n<p>Tutto dipender\u00e0 dal consumatore. Il modello di consumo della moda che viviamo \u00e8 un modello che \u00e8 andato incontro alle esigenze del consumatore, ha giocato sull&#8217;esasperazione dell&#8217;individualismo moderno, per interpretare, prevenire e potenziare le esigenze del consumatore. Cosa dovrebbe succedere per sperimentare un cambio che consenta alla moda etica, o meglio ai valori espressi dalla moda etica, di diventare il motore del consumo? Viene da dire, un cambio epocale, una situazione economica globale che determini un cambio culturale e di valori nella societ\u00e0. Ci\u00f2 non \u00e8 auspicabile, ma ci rimane da sperare che i concetti espressi dalla moda etica aiutino a ridimensionare o almeno frenino un processo consumistico che parrebbe irreversibile.<\/p>\n<p>La Moda etica auspica <em>un&#8217;altra moda<\/em>. Che questa aspirazione sia realizzabile, rimane nell&#8217;ambito del possibile. Il merito per l&#8217;equipe\u00a0 della prof. Bovone di aver voluto mettere sul tavolo della discussione i tanti problemi che il tema porta con s\u00e9, ascoltando i fautori e i detrattori, gli entusiasti e gli scettici, e di aver esaminato il tema dal punto di vista teorico, ma di aver anche mostrato le piccole virtuose realizzazioni in questo campo.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5735?pdf=5735\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ethical Fashion il convegno internazionale promosso dalla Universit\u00e0 Cattolica di Milano (7-8 maggio u.s.) si \u00e8 chiuso lasciando aperta una lunga serie di interrogativi. Ci \u00e8 sembrato impossibile riassumere tutte le fasi dei lavori in un quadro coerente e chiaro per chi non fosse addentro al tema. 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