{"id":5799,"date":"2009-05-14T12:32:01","date_gmt":"2009-05-14T10:32:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=5799"},"modified":"2009-05-15T13:44:50","modified_gmt":"2009-05-15T11:44:50","slug":"scenari-per-una-moda-etica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/scenari-per-una-moda-etica\/","title":{"rendered":"Scenari per una Moda Etica."},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5809\" title=\"convegno11\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/convegno11-300x122.jpg\" alt=\"convegno11\" width=\"270\" height=\"110\" srcset=\"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/convegno11-300x122.jpg 300w, https:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/convegno11.jpg 496w\" sizes=\"(max-width: 270px) 100vw, 270px\" \/>Per decenni l&#8217;uomo ha pensato di poter sfruttare indiscriminatamente le risorse ambientali ed energetiche, sicuro del suo dominio sull&#8217;intero spazio circostante e convinto dell&#8217;inesauribilit\u00e0 delle ricchezze naturali. Lo sviluppo ha proceduto ad una velocit\u00e0 sorprendente, la tecnologia \u00e8 arrivata a vette prima impensabili. Per ultima la globalizzazione ha reso possibile l&#8217;utilizzo delle medesime tecniche in tutto il mondo, ha omogeneizzato le modalit\u00e0 di produzione e, cosa pi\u00f9 importante, ha livellato le scelte dei consumatori e pi\u00f9 in generale il comportamento di noi tutti. <!--more--><\/p>\n<p>L&#8217;uomo, guidato dalla sete di potere da un lato e dalla smania di comodit\u00e0 dall&#8217;altro, non si \u00e8 mai soffermato a condurre un&#8217;attenta e cosciente riflessione sulle conseguenze dei suoi atti. Solo ora, nel ventunesimo secolo, all&#8217;apice dello sviluppo tecnologico e industriale, ci si rende conto che lo sfruttamento indiscriminato di decenni ha provocato un impoverimento delle materie prime e delle risorse naturali ed energetiche. E finalmente ci si \u00e8 resi conto che la Terra non \u00e8 un serbatoio infinito di approvvigionamenti, i suoi frutti hanno limiti temporali e spaziali. Nonostante la presa di coscienza di tali rischi, il mercato, il sistema industriale e gli stessi consumatori stentano ad adottare misure in grado di far fronte all&#8217;emergenza ambientale. \u00c8 sicuramente difficoltoso e costoso convertire in toto la grande macchina imprenditoriale, significherebbe operare grossi investimenti nel presente, sostenerne i costi e destinare i ricavi al lungo termine. Studiosi, scienziati, universitari si interrogano su quali potrebbero essere le conseguenze<\/p>\n<div id=\"attachment_5803\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5803\" class=\"size-full wp-image-5803\" title=\"moda_responsabile_libro_sma\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/05\/moda_responsabile_libro_sma.jpg\" alt=\"Pubblicazione sul tema dell'Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore\" width=\"200\" height=\"299\" \/><p id=\"caption-attachment-5803\" class=\"wp-caption-text\">Pubblicazione sul tema dell&#39;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore<\/p><\/div>\n<p>dell&#8217;allarmante stato ambientale e tentano di fornire rimedi e misure attuabili. La seconda edizione del convegno internazionale &#8220;Ethical Fashion&#8221;, promosso dall&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, ha fornito notevoli spunti di riflessione sul tema, indagando i risvolti dell&#8217;emergenza ecologica nell&#8217;ambito dell&#8217;industria della moda. Ebbene s\u00ec, il sistema del fashion costituisce una delle produzioni a maggior capacit\u00e0 di trasformazione di materie prime e di consumo energetico del mondo. A conferma di questo trend, i dati ci dicono che solo nel 2007 sono stati prodotti pi\u00f9 di 80 milioni di fibre tessili nell&#8217;intero pianeta e che ogni anno l&#8217;industria della moda provoca un cospicuo incremento del volume di rifiuti. Nel pomeriggio di venerd\u00ec 8 maggio, a chiusura dell&#8217;evento, si \u00e8 tenuta nell&#8217;aula Magna della sede milanese una Tavola Rotonda, in cui hanno preso la parola personalit\u00e0 operanti nel settore delle fibre tessili ed economisti. Il primo intervento \u00e8 stato di Elena Schneider, rappresentante dell&#8217;Associazione Slow Food. Fondata negli anni ottanta da Carlo Petrini, l&#8217;organizzazione promuove, come suo manifesto, il cibo &#8220;buono, pulito e giusto&#8221;. Chiara la filosofia, encomiabili gli intenti. Slow Food ha lanciato nel 2004 la fiera &#8220;Terra Madre&#8221; che riunisce i soli produttori di fibre naturali mondiali, penalizzati dall&#8217;uso eccessivo che il sistema moda fa delle fibre artificiali. Nell&#8217;edizione del 2008 \u00e8 stato firmato da tutti i partecipanti un Manifesto, una dichiarazione ufficiale per dire no al fast fashion e a quella parte del settore che punta su produzioni continue e veloci, a danno della qualit\u00e0 e dell&#8217;utilizzo di materiali naturali. Come ogni tema di grande portata, anche quello ambientale trova sostenitori e detrattori, questi ultimi rappresentati da apparati che, pur rendendosi conto dell&#8217;emergenza, dato peraltro innegabile, sono molto pi\u00f9 cauti sia nelle critiche all&#8217;attuale sistema sia nelle misure future da adottare. Per Paolo Piana, presidente di Assofibre Cirfs Italia, il rapporto costi\/benefici di un&#8217;azienda che tiene conto dello sviluppo sostenibile diventa negativo nel breve termine e il consumatore molto spesso non \u00e8 disposto a pagare il maggior prezzo che la cura ambientale comporta. Piana fa inoltre notare che non tutti i Paesi sono inclini ad implementare politiche di trasparenza ambientale e produttiva, il che produce una falla in un pi\u00f9 ampio piano di risanamento. Assofibre riunisce gran parte dei produttori di fibre artificiali ed \u00e8 nata proprio allo scopo di tutelare il loro operato e i loro prodotti. Le fibre man made rappresentano il 60% delle fibre totali e solo lo 0,4% del consumo mondiale di petrolio. Sono inoltre soggette ad una pi\u00f9 semplice manutenzione che si risolve in un risparmio di acqua, energia e detersivi. Per Piana rappresentano l&#8217;ambito per eccellenza dell&#8217;innovazione grazie alle molteplici prestazioni e applicazioni. Il presidente di Assofibre tiene a sottolineare che buona parte delle preoccupazioni riguardanti l&#8217;emergenza ambientale \u00e8 solo frutto di inutile pessimismo e allarmismo. E conclude citando Alberto Alesina, uno dei principali economisti mondiali: &#8220;Rilanciare la crescita \u00e8 un obiettivo impellente per i prossimi mesi. Salvare l&#8217;ambiente e l&#8217;equilibrio ecologico del pianeta lo \u00e8 per i prossimi decenni&#8221;. All&#8217;intervento di Paolo Piana \u00e8 seguito quello di Enrico Cietta, economista del centro studi Diomedea. I riflettori sono stati puntati sul mercato e le sue regole. L&#8217;eticit\u00e0, per un imprenditore, non \u00e8 a costo zero e soprattutto in un settore come quello della moda, in cui, pi\u00f9 che oggetti, si consumano significati, implementare politiche e strategie che tengano conto del rispetto ambientale in ogni fase non \u00e8 cos\u00ec agevole. Cietta riscontra che ultimamente l&#8217;eticit\u00e0 di un prodotto \u00e8 associata alla sua durata, in un rapporto direttamente proporzionale. Ma tale concezione non \u00e8 un azzardo in considerazione del fatto che la moda, per sua stessa natura, \u00e8 effimera? \u00c8 questa la principale riflessione di Cietta, il quale si interroga poi su un punto abbastanza controverso: \u00e8 la moda a dover essere etica o ultimamente sembra che sia l&#8217;etica ad essere di moda? C&#8217;\u00e8 quindi il rischio che l&#8217;implementazione di misure eco sostenibili finisca solo per essere ai nostri giorni un vanto di natura estetica, sgombro di qualsiasi altra intenzione o progetto seri? I compensatori, gli equo solidali, i prodotti amici dell&#8217;ambiente, le filiere responsabili sono pratiche sostenibili anche nel lungo termine o costituiscono solo una moda degli ultimi tempi? Per Cietta \u00e8 necessario, date le evidenti difficolt\u00e0 dell&#8217;imprenditoria di risanare le modalit\u00e0 di produzione, un sistema di regole chiaro e univoco, affinch\u00e8 l&#8217;informazione e le responsabilit\u00e0 non siano solo a carico delle aziende ma note anche ai consumatori, attori senz&#8217;altro decisivi attraverso le proprie scelte. Una delle ultime testimonianze \u00e8 stata la presentazione di un progetto in corso d&#8217;opera promosso da Marina Spadafora, stilista italiana, Davide Grazioli, artista residente a Berlino e Paolo Pavesi, marketing manager. Il programma consiste nella creazione di un brand, completamente eco sostenibile, la cui produzione sar\u00e0 spostata per intero in Africa. I tessuti provengono dall&#8217;Egitto, da un&#8217;oasi in cui un medico locale, dopo aver studiato in maniera eccellente la biodinamica in Austria, ha impiantato una fabbrica di tessuti naturali che d\u00e0 lavoro a centinaia di persone. La produzione si svolger\u00e0 in Etiopia. \u00c8 un progetto encomiabile ed ambizioso che non trascurer\u00e0 lo styling, in un&#8217;ottica per\u00f2 di sostenibilit\u00e0, non solo ambientale ma anche equo solidale.<\/p>\n<p>La moderatrice della Tavola Rotonda\u00a0Aurora Magni, promotrice tra gli altri dell&#8217; intero evento, potr\u00e0 ritenersi soddisfatta dell&#8217;indagine e del contributo apportati dall&#8217;iniziativa ad un tema di cos\u00ec grande portata quale \u00e8 quello dello sviluppo sostenibile.<\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5799?pdf=5799\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per decenni l&#8217;uomo ha pensato di poter sfruttare indiscriminatamente le risorse ambientali ed energetiche, sicuro del suo dominio sull&#8217;intero spazio circostante e convinto dell&#8217;inesauribilit\u00e0 delle ricchezze naturali. 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