{"id":9728,"date":"2009-11-10T12:14:16","date_gmt":"2009-11-10T10:14:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/?p=9728"},"modified":"2010-06-22T13:19:58","modified_gmt":"2010-06-22T11:19:58","slug":"la-moda-oltre-la-crisi-da-dove-ripartire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.imore.it\/rivista\/la-moda-oltre-la-crisi-da-dove-ripartire\/","title":{"rendered":"La moda oltre la crisi: da dove ripartire?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9729\" title=\"1\u00b0 tavola rotonda\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/media_1443-300x99.jpg\" alt=\"1\u00b0 tavola rotonda\" width=\"300\" height=\"99\" \/>Apre una finestra su una giornata poco luminosa il Convegno &#8220;<strong>La moda oltre la crisi. Quali strategie per competere nel nuovo scenario di mercato&#8221;,<\/strong> organizzato da <strong>Pambianco Strategie di Impresa<\/strong> in collaborazione con <strong>Intesa Sanpaolo, <\/strong><strong>lo scorso <\/strong><strong>3 novembre.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Michele Norsa &#8211;<\/strong> a.d. di <strong>Ferragamo &#8211;<\/strong> sintetizza la situazione attuale in questo modo: &#8220;Eravamo immersi nella nebbia, ora si \u00e8 diradata; ma il futuro non \u00e8 chiaro&#8221;. Pochi i segnali di speranza emersi dal Convegno, mentre \u00e8 emersa in tutta la sua urgenza la necessit\u00e0 di lavorare seriamente: bisogna confrontarsi e rassicurarsi, perch\u00e9, come sottolinea il Presidente della Camera della Moda, Mario Boselli, i segnali di ripresa sono deboli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se la tenuta delle imprese ha del sorprendente in realt\u00e0 afferma <strong>Boselli: \u00a0&#8220;<\/strong>Stiamo andando troppo lentamente e con cali di fatturato del 20-30% per molte aziende riuscire a tenere \u00e8 davvero difficile. Soprattutto senza il sostegno del credito. I bilanci del 2009 saranno per forza orribili e questo sar\u00e0 il momento pi\u00f9 delicato: le banche devono cambiare atteggiamento, non possono guardare solo i numeri&#8221;. Dallo studio<em> <\/em>su un campione di 525 imprese<em>, realizzato da <\/em><strong>Intesa Sanpaolo<\/strong><em> e <\/em><strong><em>Pambianco <\/em><\/strong><strong>e<\/strong><em> presentato nel Convegno stesso da <strong>Gregorio De Felice<\/strong>, Chief economist Intesa Sanpaolo, i dati che emergono non sono positivi: nel 2009 i ricavi delle aziende del segmento moda scenderanno ancora del 6,3% e la chiusura di quest&#8217;anno s<\/em>ar\u00e0 con forti perdite di fatturato e di redditivit\u00e0. &#8220;La contrazione dei fatturati a consuntivo 2009 &#8211; ha detto De Felice &#8211; sar\u00e0 tale da portare a severi rischi di uscita di un numero non trascurabile di imprese, soprattutto quelle piccole, con una nuova riduzione della base produttiva italiana nel settore&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse la fase pi\u00f9 acuta della crisi \u00e8 ormai alle spalle e forse &#8211; avverbio necessario per disegnare con realismo e con un pizzico di speranza la situazione &#8211; si pu\u00f2 parlare di ripresa a partire dal 2010, ma i mercati manterranno per molto tempo una fase di immobilit\u00e0.<em> Per i prossimi cinque anni, infatti, la crescita sar\u00e0 piatta: solo in seguito si <\/em>potranno raggiungere i livelli del 2007. Per ora, anche se &#8220;i segni di miglioramento e di uscita dalla fase di recessione ci sono, la ripresa sar\u00e0 lenta e piena di incognite&#8221; e &#8211; conclude De Felice &#8211; &#8220;avremo s\u00ec una ripresa, ma con fattori di debolezza; le tensioni competitive si accentueranno, mentre la contrazione dei fatturati in questo momento \u00e8 tale che qualche impresa potrebbe non farcela. Mi auguro, per\u00f2, che questa previsione sia totalmente sbagliata&#8221;. Tra i fattori di debolezza<em>, il Chief economist di Intesa Sanpaolo<\/em> indica l&#8217;eccesso di capacit\u00e0 produttiva che frena gli investimenti in capitale fisso, e non aiuta a ridurre la disoccupazione; oltre alla volatilit\u00e0 dei cambi e alla debolezza del dollaro che non favoriscono l&#8217;export.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Michele Tronconi &#8211; Presidente del Sistema Moda Italia &#8211; ha esordito con un invito a pensare a dopo la crisi ed ha lanciato un allarme raccolto nel corso della giornata dai vari ospiti e relatori intervenuti: &#8220;<strong>Pensiamo a cosa saremo dopo se non avessimo pi\u00f9 la filiera produttiva<\/strong>, perch\u00e9 se venisse a mancare il retroterra produttivo della filiera, alla fine crollerebbe anche l&#8217;impresa principale&#8221;. Anche Boselli ha lanciato un appello &#8220;<strong>a mantenere in piedi ad ogni costo il sistema manifatturiero di questo Paese<\/strong>&#8220;. Tra gli ospiti delle tavole rotonde c&#8217;\u00e8 chi vede che il problema della filiera produttiva si tocca gi\u00e0 con mano. Dice <strong>Claudio Orrea<\/strong>, presidente e a.d. di<strong> Patrizia Pepe<\/strong>: &#8220;Noi veniamo da Prato, il 70% del nostro prodotto \u00e8 fatto in Italia, ma vediamo che molte aziende stanno chiudendo. E&#8217; questo che mi preoccupa di pi\u00f9 del futuro. Rischia di scomparire un saper fare unico, frutto di un sistema complesso che racchiude molte competenze specialistiche&#8221;. Lo stesso <strong>Diego Della Valle<\/strong> ribadisce la necessit\u00e0 &#8220;di dare una mano per tenere in vita le piccole aziende del made in Italy, vera ossatura industriale del Paese, detassando la ricerca e rendendo accessibili anche a loro i mercati internazionali&#8221;. Il problema del made in Italy aggiunge <strong>Franco Pen\u00e8<\/strong> per <strong>Gib\u00f2<\/strong> \u00e8 che &#8220;grossa parte della filiera sta scomparendo. Saremo costretti ad andare in Cina non per una questione di costi, ma perch\u00e9 in Italia non ci sar\u00e0 nessuno che vorr\u00e0 fare questi lavori&#8221;. E <strong>Brunello Cucinelli<\/strong> suggerisce di investire sui giovani per entusiasmarli a fare mestieri artigianali necessari alla filiera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devono far pensare i seguenti dati: dei 39 distretti industriali in Italia, solo 2 hanno registrato una crescita dell&#8217;export nel primo semestre 2009. Carpi per maglieria e abbigliamento e la concia di Arzignano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altra parte non possono non preoccupare i dati sull&#8217;esportazione: la diminuzione complessiva delle esportazioni \u00e8 di &#8211; 19, a fronte di un&#8217;importazione dalla Cina cresciuta del 15%. I settori che hanno sofferto di pi\u00f9 sono indubbiamente il tessile, con ricavi di &#8211; 22,4% rispetto al 2008 e l&#8217;oreficeria, con &#8211; 23,4%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quali possono essere i rimedi? Nel suo intervento, Mario Boselli ha indicato tre fattori positivi che potranno dare un po&#8217; di respiro alle aziende: la moratoria dei debiti che \u00e8 stato il segnale tra banche e imprese di voler presidiare un patrimonio comune; l&#8217;avviamento dell&#8217;iter per l&#8217;approvazione a livello comunitario dell&#8217;opzione 2 del &#8220;made in&#8221; obbligatorio per le merci di provenienza extra Ue e l&#8217;apertura del Governo sull&#8217;Irap. &#8220;La mia proposta &#8211; ha detto &#8211; non \u00e8 quella di abolire l&#8217;Irap, ma quella di rinviarne il pagamento per un anno, una sorta di stand still in attesa di modificare sostanzialmente tale imposta; un intervento simile a quanto fatto dalle banche&#8221;. Non \u00e8 l&#8217;unico suggerimento di intervento del governo. Michele Tronconi, ad esempio, propone che, oltre a una diminuzione della pressione fiscale, le imprese possano pagare meno l&#8217;energia. Si \u00e8 anche accennato &#8211; specie nelle tavole rotonde &#8211; ad un appoggio di promozione del made in Italy e di agevolazioni per poter promuovere il prodotto italiano in nuovi mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri rimedi e suggerimenti sono venuti nel corso della giornata dalle testimonianze degli intervenuti, ma anche dalle indagini condotte da Pambianco sul modo di affrontare il dopo crisi. Le risoluzioni fondamentali per affrontare il momento sono da rendere attivi dandosi subito da fare. &#8220;Ora o mai pi\u00f9 &#8211; \u00e8 la sfida che lancia <strong>Diego della Valle<\/strong> &#8211; anche perch\u00e9 dobbiamo ricordarci che non siamo soli nel mondo, e che i francesi sono molto bravi. I prodotti eccellenti non sempre sono sufficienti per vincere la competizione, anche se c&#8217;e molta gente nel mondo che ha una gran voglia di cose italiane. Sono importanti anche altri fattori, per esempio il turismo. E poi auguriamoci che quando qualcuno viene a fare le vacanze in Italia trovi il treno che funzioni, l&#8217;albergo pulito e nessuno che gli rubi la borsetta\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ristrutturarsi<\/strong> per riequilibrare il rapporto costi\/guadagni; ma anche generare utili dall&#8217;attenzione ai costi. Contenere i costi e contrarre i margini; diversificare il mercato, pensare anche ad andare verso mercati difficili. La crisi pu\u00f2 offrire opportunit\u00e0 impensate, &#8220;si entra in zone difficili a costi minori&#8221; suggerisce <strong>Marco Marchi<\/strong> di Liu Jo. Come pure prendere atto con realismo della situazione dei mercati, del cambio di abitudini che sta portando il consumatore a consumare meno, ad essere pi\u00f9 attento al rapporto qualit\u00e0\/prezzo. Si tratta di un cambio strutturale. &#8220;Abbiamo messo il consumatore al centro&#8221; dice <strong>Giuseppe Miroglio <\/strong>&#8220;da azienda industriale ci siamo trasformati in azienda che si occupa di retail per essere vicini al cliente e con la flessibilit\u00e0 necessaria per rispondere alle sue esigenze. Ci siamo ristrutturati anche nel senso di porre fine ad aree produttive e a punti della filiera non efficienti.&#8221; Una ristrutturazione che non pregiudica il posizionamento del marchio.<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-9731\" title=\"2\u00b0 tavola rotonda\" src=\"http:\/\/www.imore.it\/rivista\/wp-content\/uploads\/2009\/11\/media_1444-300x101.jpg\" alt=\"2\u00b0 tavola rotonda\" width=\"300\" height=\"101\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ricapitalizzarsi<\/strong>. Ci\u00f2 potr\u00e0 avvenire in modi diversi, come suggerisce Pambianco, con private equity, \u00a0entrando in borsa, attraverso finanziamenti bancari, con una ricapitalizzazione da parte della famiglia di controllo, oppure entrando in un gruppo, tenendo per\u00f2 presente che in questo momento c&#8217;\u00e8 una stasi delle acquisizioni. Di quest&#8217;ultimo ne parla principalmente Marzotto sotto la \u00a0spinta dell&#8217;acquisizione ultima di Ratti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Michele Norsa<\/strong> di Ferragamo racconta che per far fronte alla crisi, ed essendo un&#8217;azienda globale, Ferragamo si \u00e8 concentrata nei paesi dove ancora c&#8217;\u00e8 crescita, dei Paesi Bric sicuramente la Cina rappresenta ancora un mercato con grandi potenzialit\u00e0, anche se \u00e8 un mercato che bisogna capire come affrontare. I tagli maggiori per Ferragamo sono stati sulla pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In definitiva, i due gruppi di imprenditori intervenuti &#8211; che rappresentano situazioni diverse &#8211; hanno evidenziato elementi comuni ed elementi pi\u00f9 specifici. Nella prima tavola rotonda hanno partecipato Paolo Fontanelli di Furla, Maurizio Carlino di Carpisa, Brunello Cucinelli, Enrico Bracalente di NeroGiardini, Claudio Orrea di Patrizia Pepe,\u00a0 Marco Marchi di Liu Jo e Franco Pen\u00e9 di Gib\u00f2. Le osservazioni rilevate da questo gruppo sono state: l&#8217;importanza di continuare a investire sulle risorse umane, la necessit\u00e0 di una maggiore vicinanza ai propri clienti, mantenere gli investimenti nella pubblicit\u00e0 e le nuove prospettive offerte dall&#8217;e-commerce, argomento introdotto da Furla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda sessione di dibattito sono intervenuti Michele Norsa di Salvatore Ferragamo, Giuseppe Miroglio del Gruppo Miroglio, Vittorio Radice de <strong>La Rinascente<\/strong>, Stefano Sassi di <strong>Valentino Fashion Group<\/strong>, Sergio Tamborini di<strong> Marzotto Groupe<\/strong> e Diego Della Valle di <strong>Tod&#8217;s<\/strong> in videoconferenza. Molto in sintesi, i concetti sono stati quelli di mantenere il posizionamento del brand, guardare con attenzione ai mercati emergenti alternativi ad Usa e Giappone Cina in primis, ma osservare anche l&#8217;America Latina, mettere pi\u00f9 al centro il consumatore, mantenere la qualit\u00e0 del prodotto, ma rivedere anche la politica dei prezzi; cambiare, infine, il modello di business per mantenere la propria posizione.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n\n\n\n\t<div class=\"dkpdf-button-container\" style=\" text-align:right \">\n\n\t\t<a class=\"dkpdf-button\" href=\"\/rivista\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9728?pdf=9728\" target=\"_blank\"><span class=\"dkpdf-button-icon\"><i class=\"fa fa-file-pdf-o\"><\/i><\/span> PDF<\/a>\n\n\t<\/div>\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apre una finestra su una giornata poco luminosa il Convegno &#8220;La moda oltre la crisi. 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