Il potere salvifico del restauro
Nell’area del vecchio ospedale, nel quartiere del “Borgo”, si trova uno degli edifici più nascosti e più interessanti della città di Casalmaggiore (CR): Santa Maria del Popolo o Chiesa dell’Ospedale, ormai chiusa da molti anni, attigua al complesso dismesso dell’ex-ospedale degli infermi.
Presente sin dall’epoca medievale, ha assunto la configurazione attuale quando venne ricostruita nel 1577 ad opera della Confraternita della Morte. La pianta rettangolare esterna con copertura a capanna, una piccola lanterna ed un campanile (aggiunta più tarda, 1790 circa), nascondono la forma ottagonale dell’originario oratorio cinquecentesco con copertura a cupola. Particolarmente spoglio all’esterno, quest’edificio riserva all’interno una ricchezza decorativa davvero notevole per la gran parte dovuta al pittore Marcantonio Ghislina (Casalmaggiore 1676 – Gussola 1756), protagonista del Barocco Padano tra i più importanti nel panorama cremonese.
Pare che la chiesa versasse in cattive condizioni già a metà del 1600, tanto da richiedere lavori di restauro sia interni che esterni compiuti nel 1727-28 per volontà del vescovo Alessandro Litta. Risalgono probabilmente a questo periodo le sette tele del Ghislina decoranti il tamburo e legate dal filo conduttore del ruolo salvifico di Dio: Abramo visitato da tre angeli, l’Arcangelo Raffaele si manifesta a Tobia, Ester e Assuero, Pentimento di Davide, Ritrovamento di Mosè, Giudizio di Salomone e Daniele che salva Susanna dalla morte.
Sempre nella stessa chiesa, sono presenti due cicli di affreschi, entrambi di difficile attribuzione (forse in parte riconducibili al Ghislina), danneggiati dall’umidità e molto rimaneggiati nel corso del tempo. Il primo, a livello inferiore della chiesa, insiste sulla rappresentazione delle Virtù; fra le figure che ancora si distinguono nelle cappelle ci sono Umiltà, Purezza, Religione, Eternità, Liberalità. Nel piccolo presbiterio-coro, vicino agli affreschi che rappresentano l’Annunciazione e l’Assunzione, sono raffigurate le Virtù Cardinali e le Virtù Teologali. Il secondo ciclo è quello della cupola, di incerta datazione, incentrato su scene del Nuovo Testamento ed in particolare sull’infanzia di Gesù. Oltre al tema della fuga in Egitto (ben tre scene su otto), in alcuni casi è evidente come gli affreschi siano stati ridipinti, in altri si intravede solo una “rinfrescata” ai colori, in altri ancora sembrano emergere tracce sottostanti di raffigurazioni diverse.
Le suddette sette tele del Ghislina sono state collocate di recente nelle stanze nobili del Palazzo Abbaziale a Casalmaggiore, dopo un restauro provvidenziale magistralmente eseguito.
Recuperate per volere del Ministero della Cultura tramite la Soprintendenza ai Beni Culturali di Cremona, Mantova e Lodi, grazie ad un progetto promosso dal Rotary Club Casalmaggiore-Viadana-Sabbioneta, al fine di scongiurare rischi di degrado, le tele sono giustamente divenute oggetto di studio e valorizzazione. Oltre all’organizzazione di visite e approfondimenti, per l’occasione è anche stato pubblicato un libro curato dall’esperto d’arte Gianluca Bocchi e da Filippo Piazza della Soprintendenza, avvalendosi di testi di Nicola Turati, Raffaella Poltronieri e Sebastiano Fortugno.
A Casalmaggiore alcune opere del Ghislina sono conservate anche nella chiesa di Santa Chiara, ma molte altre si trovano in svariate chiese del territorio della Diocesi di Cremona (da Dosolo a Viadana, da Villa Pasquali a Quattrocase, da Gussola a Scandolara e poi Cingia de’ Botti, Cella Dati, Piadena Drizzona, Vescovato, Brancere, San Salvatore, Gazzuolo, Rivarolo del Re, Rivarolo Mantovano, oltre alla città di Cremona, dove si ricordano soprattutto le grandi tele realizzate per il monastero di San Sigismondo e per la chiesa di Sant’Agata).
Tra le tele più pregevoli esposte ora nel Palazzo Abbaziale possiamo citare l’opera Giudizio di Salomone, realizzata intorno al 1727-1728, la cui composizione risulta ben articolata, con effetti scenografici e teatrali; nonché una ricerca di passaggi chiaroscurali con la presenza di diverse fonti luminose. Risalta l’emergenza compositiva e cromatica assunta dai personaggi in primo piano, i quali vengono a costituire una sorta di galleria ideale di eroi della fede le cui vicende si prestano a fungere da monito allo spettatore. Si colgono accenti di accorato lirismo e una vena narrativa e didascalica con un gusto per i gesti e le espressioni caricate. Emerge anche l’aspetto cangiante e setoso delle vesti dei personaggi e i morbidi incarnati dei corpi.
Marcantonio Ghislina, come accennato, operò prolificamente in tutto il territorio cremonese, trascorrendo circa trent’anni nel capoluogo. La sua produzione è quasi integralmente di soggetto sacro, sia che i committenti fossero laici o religiosi (va sottolineato che il fratello Francesco Maria era prete e pure due suoi figli presero i voti).
Allievo di un artista di grido come il cremonese Angelo Massarotti, fin verso i cinquant’anni il Ghislina si espresse solo in ambito casalasco-viadanese ed ebbe la sua prima importante committenza nel 1725 per la chiesa di San Sigismondo a Cremona (forse a seguito della scomparsa del maestro Massarotti e della modesta presenza in loco di altri pittori prestigiosi). Tale esperienza si rivelò poi di grande portata ai fini del suo intervento più espressivamente maturo a Casalmaggiore nella Chiesa dell’Ospedale e di parecchie altre opere nella zona (seppure di varia qualità).
Connotato in gioventù da uno stile piuttosto scenografico e decorativo, abile copista, di rado poetico e talvolta anche formalmente rozzo, ma sempre dignitoso, il Ghislina lascia trasparire nella sua pittura le influenze più disparate, emiliane e lombardo-venete, dal Correggio al Carracci, dal Massarotti al Trotti.







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