“Il bello della Moda”. L’ osservatorio di CNMI
Si chiama “Il Bello della Moda” ed è un osservatorio, nato da Camera Nazionale della Moda Italiana e realizzato con la collaborazione con McKinsey & Company in qualità di Knowledge Partner, per misurare e valorizzare l’impatto del settore della moda in Italia da più punti di vista: da quello occupazionale a quello sociale, passando per quello culturale e formativo. L’Osservatorio è stato presentato a Milano giorno 1 luglio al termine dell’Assemblea ordinaria dei Soci di Camera Nazionale della Moda Italiana, che ha rieletto Carlo Capasa all’unanimità come Presidente e Consigliere Delegato per il biennio 2026-28.
Il progetto vedrà il coinvolgimento progressivo di Università, centri di ricerca, tra cui Open Impact digital company e spin-off di ricerca dell’ Università di Milano-Bicocca, di Istituzioni italiane e internazionali: insieme queste realtà lavoreranno per pubblicare periodicamente ricerche che mettano in luce di volta in volta diverse dimensioni che compongono il quadro della moda italiana.
Carlo Capasa, neo-rieletto, ha spiegato l’intento dell’osservatorio con la necessità di valorizzare un settore davvero importante per l’Italia: «La moda italiana è chiamata ad affrontare sfide importanti, e al tempo stesso, a riaffermare il proprio valore strategico per il Paese. È da questa consapevolezza che nasce Il bello della moda, primo osservatorio dedicato a misurare il valore sistemico del nostro settore. Attraverso dati e analisi vogliamo contribuire a raccontare la moda italiana in tutte le dimensioni che la compongono, offrendo una lettura ampia del valore economico, culturale, occupazionale, sociale e innovativo che la nostra industria genera ogni giorno per il Paese».
Nel corso dell’evento i primi dati delle prime ricerche, presentati da Gemma D’Auria, Senior Partner di McKinsey & Company e responsabile globale della practice Apparel, Fashion & Luxury, confermano il ruolo strategico della moda italiana come motore di crescita economica, sociale e culturale del Paese. In sintesi il settore rappresenta circa il 5% della produzione industriale italiana e si fonda su una filiera produttiva diffusa in 47 province, con i celebri distretti della moda, da Biella con i suoi filati pregiati a Como con le sete, Prato con i tessuti e i filati di lana fino a San Mauro Pascoli, le Marche e la Riviera del Brenta per le calzature, passando anche per Carpi celebre per la maglieria femminile e Valenza per i gioielli; gli occupati diretti nel settore sono oltre 500mila e circa un milione gli addetti considerando l’intera catena del valore. La moda si conferma inoltre uno dei principali fattori di attrattività internazionale dell’Italia: fino al 70% degli studenti delle principali scuole di moda italiane proviene dall’estero e quasi 7 visitatori su 10 indicano la moda tra le principali ragioni della scelta dell’Italia come destinazione di viaggio.
Le prossime pubblicazione de “Il bello della moda” saranno presentate il prossimo inverno (‘L’ecosistema della moda: contributo economico all’economia italiana’), nell’estate (‘Made in Italy: l’Italia come marchio globale di lifestyle’) e nell’inverno del 2027 (‘La moda come forza culturale e il suo impatto sulle prossime generazioni’), nell’estate 2028 (‘La moda per il prossimo secolo: sostenibilità, innovazione e filiera del futuro’).
L’ assemblea ordinaria dei soci di Cnmi ha inoltre rieletto il nuovo consiglio direttivo per il biennio 2026-2028. Carlo Capasa, come già detto, è stato rieletto all’unanimità presidente e consigliere delegato. Sono stati eletti all’unanimità i consiglieri: Francesca Bellettini (Gucci), Riccardo Bellini (Valentino), Roberta Benaglia (Msgm), Lorenzo Bertelli (Prada Group), Alfonso Dolce (Dolce&Gabbana), Leonardo Ferragamo (Salvatore Ferragamo), Luca Lisandroni (Brunello Cucinelli), Luigi Maramotti (Max Mara Fashion Group), Giuseppe Marsocci (Giorgio Armani), Ramon Ros (Fendi), Renzo Rosso (Otb), Remo Ruffini (Moncler Group), Carla Sozzani (Magliano) ed Ermenegildo Zegna (Ermenegildo Zegna Group). Al Consiglio si aggiunge il presidente onorario Mario Boselli.
Nel corso dell’incontro, Renzo Rosso e Alfonso Dolce hanno condiviso le proprie riflessioni sul ruolo della moda come motore di crescita economica, culturale e sociale del Paese. Il presidente e founder di Otb ha riflettuto sul ruolo cruciale dell’intelligenza artificiale: “L’AI è uno strumento straordinario per rendere le aziende più efficienti, liberare le persone dalle attività più ripetitive e permettere loro di dedicare più tempo a ciò che nessuna tecnologia potrà mai sostituire, ovvero osservare il mondo, comprendere i consumatori, alimentare la creatività e ricevere stimoli dalle relazioni umane. …..Solo chi saprà integrare competenze, tecnologia e la capacità di raccontare la propria identità attraverso questi nuovi strumenti continuerà a fare del made in Italy un modello di riferimento globale e un motore di crescita economica, culturale e sociale per il Paese. Allo stesso tempo, è fondamentale valorizzare il legame con i territori, dove nascono e si sviluppano tradizioni e filiere produttive che sono il vero valore aggiunto della moda italiana e ne rafforzano l’identità nel mondo. Noi imprenditori abbiamo la responsabilità di restituire valore ai territori e alle comunità in cui operiamo, perché la crescita di un’azienda ha senso solo se contribuisce a generare un impatto positivo sulle persone”.
“La moda rappresenta uno degli asset strategici più importanti per il nostro Paese e ha una responsabilità che va ben oltre il prodotto: sostenere la crescita economica del Paese, valorizzare i territori e preservare un patrimonio di competenze che tutto il mondo ci riconosce. – ha dichiarato il Presidente e CEO del Gruppo Dolce&Gabbana – Per continuare a essere competitivi dobbiamo investire nella formazione, favorire il dialogo tra tradizione e innovazione e creare le condizioni affinché il sapere artigianale possa essere trasmesso alle nuove generazioni. Solo così il Made in Italy continuerà a essere non soltanto un motore di crescita, ma anche un’espressione autentica della nostra identità culturale e sociale







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